La CGT grida alla vittoria

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Maggio 1971

La CGT, dopo aver violentemente denunciato gli "irresponsabili" del "comitato dei provocatori", che avevano proseguito lo sciopero da soli malgrado i suoi appelli alla ripresa, si concede ovviamente il beneficio della nuova vittoria. Non esita a scrivere che è "la sezione sindacale" che "proseguendo l'azione"(?) ha ottenuto i 1600 franchi per tutti. Precisa perfino: "QUESTA VITTORIA fu ottenuta, dopo due nuove ore di discussione, dalla nostra delegazione nell'ufficio del ministro del Lavoro Daniel Meyer e in presenza della direzione".

Due ore di discussione per la CGT o una settimana di sciopero supplementare per il settore Collas? I redattori del volantino non esitano né di fronte alle menzogne più ovvie, né di fronte al ridicolo.

Sono diventati maestri nell'arte di fabbricare la verità a posteriori. Ma hanno con loro l'enorme "forza d'urto" della CGT e dispongono di mezzi di propaganda eccezionali.

In effetti, questo volantino è caratteristico dell'atteggiamento della CGT durante tutto lo sciopero.

L'abbiamo visto. La CGT si è prima opposta fermamente e brutalmente allo sciopero. Ma in seguito ora per ora, ha saputo fare le mosse necessarie per non lasciarsi aggirare. Quando ha visto che non poteva spezzare la determinazione del settore Collas, ha cercato di isolarlo politicamente e materialmente.

La campagna di calunnie è stata intensificata allorché la CGT stessa ha partecipato allo sciopero. Per il tramite di tali tattiche complementari la direzione sindacale aveva perseguito un medesimo scopo : riprendere l'iniziativa e la direzione del movimento limitando l'influenza del comitato di sciopero al solo settore Collas, indubbiamente irrecuperabile. E l'abbiamo anche visto, non è stata cosa da poco. La CGT ha pensato di cavarsela una prima volta chiamando a fare un'ora di sciopero in tutta la fabbrica. Ma i lavoratori non hanno voluto riprendere il lavoro alla fine della sospensione ufficiale. E quando, mercoledì 30 aprile, il comitato di sciopero ha dato l'ordine di sciopero generale a tutta la fabbrica, la CGT, davanti al successo di tale consegna, è stata ad organizzare la votazione segreta. Venerdì 2 maggio, lo sciopero essendo ratificato, la CGT si è ritrovata in testa al conflitto Renault e ha moltiplicato febbrilmente gli incontri con la direzione e col ministero del Lavoro per trovare un compromesso accettabile.

Risulta chiaramente che la CGT, non avendo potuto impedire l'ondata del malcontento operaio alla Renault, ha fatto nella serata del 2 maggio la scelta di portarsi in testa al movimento per controllarlo meglio. E' una tattica oggi tradizionale, ma che nel 1947 era il risultato di una scelta politica. Una scelta che il PCF si rassegna a fare, cosciente di tutte le conseguenze politiche.

Ma è una scelta fondamentale, e assolutamente significativa della natura contradditoria e della politica del PCF in Francia.

Il PCF partecipava al governo dal 1944. All'epoca del primo rimpasto ministeriale (il 22 gennaio 1947, il nuovo presidente della Repubblica, Vincent Auriol, un socialista, ha incaricato Ramadier, un altro socialista, di formare il nuovo consiglio dei ministri), il PCF ha ottenuto un numero di posti senza precedenti : Maurice Thorez, ministro di Stato, è vice-presidente del Consiglio. François Billoux ha ottenuto il tanto desiderato posto alla Difesa Nazionale e ovviamente Ambroise Croizat conserva il ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale. Un altro comunista, Georges Marrane, è ministro della Sanità. In quanto a Charles Tillon, ha ottenuto questa volta il posto di ministro della Ricostruzione e dell'Urbanizzazione.

I ministri sono legati dalla solidarietà governativa. Vale a dire che non possono votare contro il governo, pena l'espulsione. Su molti punti, il PCF per avere cura della sua base operaia, si oppone rispettosamente, nella sua stampa, alla politica governativa, ma ha trovato espedienti per continuare a "partecipare" al governo, pur dimostrando qualche velleità di opposizione.

Così sulla guerra d'Indocina, i ministri "comunisti" votano la fiducia al governo mentre i deputati "comunisti" (sono 183) si astengono. Nello stesso modo, il 16 aprile 1947, quando il presidente del Consiglio chiede la rimozione dell'immunità parlamentare dei tre deputati malgasci, ritenuti responsabili dell'insurrezione scattata laggiù il 29 marzo, i ministri comunisti lasciano la riunione del Consiglio dei ministri per non dovere prendere una posizione.

Tuttavia queste dimostrazioni regolate e accettate in anticipo dai collaboratori governativi del PCF non mettono in causa la sua partecipazione al governo.

Per lo sciopero Renault le cose andranno diversamente.

Fin dal 30 aprile, quando lo sciopero non è ancora stato votato ufficialmente, ma mentre 20.000 lavoratori avevano già sospeso il lavoro, inseguono le consegne del comitato di sciopero. L'Ufficio politico del PCF denuncia "il rifiuto di adeguare equamente i salari dei lavoratori" e Maurice Thorez al Consiglio dei ministri annuncia che il PCF non solidarizza con la politica dei prezzi e del blocco dei salari perseguito dal governo.

E' l'inizio della "crisi". Ramadier, presidente del Consiglio, finge di credere che il PCF stia per approfittare del Primo maggio per organizzare disordini !

Fa stabilire un dispositivo di sicurezza discreto intorno all'Eliseo e a vari ministeri. Manda ai comandanti delle circoscrizioni militari l'ordine di "preavviso del dispositivo di emergenza" e fa tornare a Parigi Edouard Herriot, presidente della Camera, ammalato, per sostituire Auriol, presidente della Repubblica, in viaggio.

Questo panico ostentato copre la decisione di Ramadier di rompere coi ministri comunisti. In effetti, per compiere la rottura decide di portare il dibattito all'Assemblea Nazionale, per forzare i ministri in disaccordo ad indicare chiaramente la loro posizione in una votazione pubblica.

Venerdì 2 maggio, secondo uno scenario previsto in anticipo, il governo è interpellato all'Assemblea da un deputato socialista (su richiesta di Ramadier) sul problema dei salari e dei prezzi. La votazione di fiducia viene fissata al 4 maggio.

Il 4 maggio, con 360 voti contro 186, è votata la fiducia al governo. I ministri comunisti, come tutti i deputati comunisti, hanno votato contro il governo.

La sera stessa, Ramadier chiede ai ministri comunisti di dare le dimissioni. Rifiutano. Ramadier allora ritira la delega dei poteri che aveva dato loro.

E il Giornale Ufficiale del 5 maggio registra il decreto che modifica la composizione del governo in questi termini:

"Si considera che le funzioni dei Signori Maurice Thorez, ministro di Stato, vicepresidente del Consiglio, François Billoux, ministro della Difesa Nazionale, Ambroise Croizat, ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale, Charles Tillon, ministro della Ricostruzione e dell'Urbanizzazione sono cessate, in seguito al voto espresso all'Assemblea Nazionale, il 4 maggio 1947".

Il quinto ministro comunista, George Marrane, ministro della Sanità, non è revocato perché non essendo deputato non ha partecipato alla votazione. Dà le dimissioni la stessa sera.

Il tripartitismo ha finito di vivere.