Il PC iracheno e l'agitazione del dopoguerra

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L'Iraq obiettivo e vittima delle grandi manovre dell'imperialismo - Cercle Léon Trotsky
8 novembre 2002

Tutte queste contraddizioni politiche e sociali si sarebbero sviluppate ed inasprite ancora in seguito, e tra l'altro nel periodo che seguì la seconda guerra mondiale.

Questo periodo fu segnato nel Medio Oriente dal crescente disimpegno delle vecchie potenze coloniali. La pressione degli Stati Uniti, ormai potenza imperialista fece la sua parte. Ma in Libano e in Siria, fu la mobilitazione della popolazione a costringere la Francia ad andarsene. Il caos creato dalla guerra nel sistema di dominio imperialista fece sorgere movimenti politici e sociali di ampio respiro, tra l'altro in Siria e Iraq. E per la prima volta in parecchi paesi, i partiti comunisti giocarono un ruolo di primo piano.

Da parte sua il partito comunista iracheno era riuscito a conquistare un certo radicamento operaio durante gli avvenimenti del 1935-37, ed aveva saputo conservarlo nonostante la repressione successiva. Durante la guerra poté ancora consolidare questo radicamento, al punto da apparire come il principale partito d'opposizione mentre il regime era tanto più odiato dalle masse popolari in quanto la guerra aveva significato per loro un aggravamento drammatico delle loro condizioni di vita.

L'agitazione che segnò gli anni 46-48 dimostrò tutta l'importanza conquistata dal partito comunista iracheno. La prima ondata fu nel maggio 1946, con una serie di manifestazioni che chiedevano la partenza delle truppe britanniche insediatesi durante la guerra. All'inizio di luglio gli operai del petrolio di Kirkuk scesero in sciopero. Rapidamente il movimento si estese a macchia d'olio. Nel frattempo la popolazione del Kurdistan iracheno si era sollevata con aiuto di armi fornite dall'URSS. Il potere militare di Bagdad dichiarò lo stato d'emergenza, scatenando una feroce repressione che durò tutto l'anno 1947.

Nel gennaio 1948 Bagdad firmò l'accordo di Portsmouth con la Gran Bretagna. Questo non era altro che il prolungamento del trattato del 1930 che faceva dell'Iraq formalmente indipendente un vassallo di Londra. Questo accordo gettò olio sul fuoco.

Ci furono prima due settimane di sciopero e di manifestazioni nelle università. Poi, il 20 gennaio 1948, la polizia sparò su una grande manifestazioni di studenti alla quale partecipavano anche numerosi operai. Ci furono parecchi morti. Da quel giorno la mobilitazione aumentò ogni giorno e si estese a tutto il paese. Dopo una settimana di questa ondata ascendente, l'esercito sparò a mitraglia sui manifestanti. Si parlò di 3/ 400 morti.

Dopo questo bagno di sangue, per istigazione di Londra il governo diede le dimissioni e l'accordo di Portsmouth fu ripudiato. Lo stesso il potere ebbe ancora ricorso alla repressione per fare dimenticare il suo fallimento di fronte alle manifestazioni. E il partito comunista iracheno fu il primo a pagarne il prezzo, tra l'altro con le impiccagioni pubbliche dei suoi tre principali dirigenti, organizzata dal regime nel febbraio del 1949.

Nonostante tutto, questa ascesa dei movimenti di massa che si svolgeva su scala dell'insieme del Medio Oriente, era solo all'inizio. Movimenti di emancipazione cominciavano a scuotere l'insieme dei popoli del Terzo mondo. Ma nel Medio oriente, in Siria e Libano, in Egitto e Iraq, tutta una generazione operaia si stava destando alla lotta di classe ed aveva rapidamente accumulato un'esperienza. Gran parte dei suoi militanti ormai si ritrovavano nei partiti comunisti, in cui vedevano una possibilità di emancipazione non solo nazionale, ma anche sociale.

Ma la politica dei partiti comunisti arabi fu ben lungi dall'essere all'altezza di queste speranze. In conformità con la politica dell'URSS, ben lungi dall'essere rivoluzionaria, la politica dei partiti comunisti si espresse nel codismo rispetto ai vari movimenti nazionalisti borghesi. Nel contesto del Medio Oriente, questa politica si sarebbe rivelata un vero e proprio suicidio per i partiti comunisti, e un disastro per le masse popolari che cominciavano a fidarsi di loro.

Così in tutti questi movimenti dell'indomani della seconda guerra mondiale, il PC iracheno seguì la politica raccomandata da Mosca, di alleanza a qualsiasi costo con le forze nazionaliste irachene. Non propose mai alle masse povere una politica veramente autonoma. Gli obiettivi che portò avanti, come per esempio quello di un governo nazional- democratico, mettevano le masse povere a rimorchio della piccola borghesia nazionalista o addirittura della borghesia e dei generali antimonarchici.