1963, il massacro dei comunisti.

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L'Iraq obiettivo e vittima delle grandi manovre dell'imperialismo - Cercle Léon Trotsky
8 novembre 2002

Il regno di Kassem stava per finire. I due ultimi anni prima del suo rovesciamento furono segnati da alcune mosse spettacolari per rialzare il suo prestigio, come il suo tentativo, già allora, di annettere il Kuwait dopo l'accesso di questo Stato all'indipendenza nel 1961. Tutto sommato sarebbe stato giusto. Ma la marina britannica sbarcò in forza nell'emirato e Kassem dovette fare marcia indietro.

Alcuni mesi più tardi, dopo vane trattative per ottenere dalla compagnia IPC un aumento della produzione di petrolio iracheno, Kassem limitò i diritti di sondaggio e ricerca di nuovi pozzi fonte di sfruttamento da parte dell'IPC alle sole zone in cui questa aveva pozzi in funzionamento. Questo fece svanire le prospettive di profitti per le compagnie occidentali, e provocò un bello scandalo nelle capitali coinvolte !

Nonostante queste mosse destinate a rialzare la sua immagine di dirigente antimperialista, Kassem non voleva in alcun modo appoggiarsi alle masse. Al contrario aveva cominciato a reprimerle. Finalmente, l'8 febbraio del 1963 un colpo di Stato militare rovesciò Kassem. Migliaia di manifestanti invasero le strade, in un tentativo disperato di proteggere il regime, chiedendo armi che Kassem rifiutò di dare loro. Molti tra di loro, tra cui molti militanti e simpatizzanti del partito comunista, furono massacrati dai carri dell'esercito mentre cercavano di proteggere con i loro corpi i locali del ministero della Difesa dove Kassem si era rifugiato.

Malgrado la facilità di questa vittoria, i dirigenti del colpo di Stato non vollero affrontare alcun rischio. Diffidendo probabilmente della lealtà dei loro propri soldati, organizzarono immediatamente una milizia a loro fedele, la Guardia Nazionale di cui molte reclute venivano dai bassofondi di Bagdad e di cui uno dei sicari era un certo Saddam Hussein. La stessa sera un comunicato della giunta chiamava all'"annichilamento" degli "agenti comunisti, sostenitori di Kassem, il nemico di Dio".

Fu un bagno di sangue. Nei quartieri poveri la popolazione si difese con le poche armi di cui disponeva. Quelli di Bassora caddero in ultimo dopo quattro giorni di combattimenti di strada. Poi per intere settimane, la guardia nazionale fece la "pulizia", con in mano l'elenco degli indirizzi di "sospetti". Quelli che resistevano all'arresto furono freddati sul campo. Gli altri furono parcheggiati come bestiame negli stadi. Molti morirono sotto tortura nei locali di un vecchio palazzo reale trasformato in centro di interrogatorio della guardia nazionale. I più fortunati, se così si può dire, furono condannati a lunghi anni di detenzione : molti non sopravvissero, tanto le condizioni delle carceri erano dure. In seguito si stimò che il numero delle vittime dirette di questo macello ammontava a 5000 tra i militanti comunisti, e a più di 30 000 per l'insieme della popolazione, senza parlare di tutti quelli che "sparirono" nelle carceri del regime.

Sembra chiaro peraltro che questo colpo di Stato sanguinoso fu attuato con il consenso e probabilmente l'incoraggiamento attivo dei servizi speciali occidentali, tra l'altro della CIA americana e dello SDECE francese. Il fatto che De Gaulle scelse proprio quel momento per ristabilire le relazioni diplomatiche con l'Iraq, dopo sette anni di rottura in seguito all'affare del Canale di Suez- non poteva essere casuale.