Francia: Con il movimento dei "gilet gialli" si fa strada la rabbia delle classi popolari

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20 dicembre 2018

Dal settimanale "Lutte ouvrière" - 20 dicembre 2018

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In Francia il governo Macron è stato decisamente messo in difficoltà dal movimento di protesta dei cosiddetti "gilet gialli". La sera di lunedì 10 dicembre, in un intervento televisivo, Macron ha dovuto annunciare alcune concessioni, in realtà ben poco sostanziali. Ma quali che siano gli ulteriori sviluppi del movimento, il suo governo è già in gran parte discreditato.

Il movimento è nato a fine ottobre dagli appelli su internet di alcuni cittadini arrabbiati per l'aumento delle tasse sul gasolio decise col pretesto della lotta al riscaldamento globale. Queste tasse colpiscono particolarmente coloro che per trovare affitti più convenienti sono andati a vivere in qualche paese o borgo di campagna lontano e, dovendo ogni giorno fare decine di chilometri per andare e tornare dal lavoro, non ce la fanno più con il loro magro stipendio. Così si spiega perché la lotta è partita in particolare dalle zone di provincia, coinvolgendo artigiani, alcuni padroncini del trasporto ma anche e sempre più gli operai, i lavoratori più precari e sottopagati, quelli che al solito sono i più lontani dalle grandi città ed anche dalle organizzazioni sindacali.

La questione del potere d'acquisto è sul tavolo

Rapidamente si è arrivati ad un largo movimento popolare che, ben oltre la rabbia iniziale sulla questione del caro carburante, protestava contro l'aumento generale dei prezzi, la diminuzione del potere d'acquisto, il degrado dei servizi pubblici quali i trasporti e la sanità, l'arroganza del potere politico e in particolare di Macron.

Il successo dell'appello a manifestare in tutta la Francia il 17 novembre, con l'installazione di posti di blocco sulle strade ed autostrade o all'entrata dei centri commerciali, vestiti col giubbotto giallo reso obbligatorio in tutte le automobili, ha rafforzato il movimento. I suoi partecipanti hanno deciso di manifestare a Parigi e nelle grandi città il 24 novembre, poi il primo e l'8 dicembre, nonostante la violenta repressione della polizia. Malgrado le campagne allarmiste dei mass media e dei politici dell'area di governo contro le violenze ed i danni provocati dalle manifestazioni i sondaggi hanno reso noto che più dell'80% della popolazione approvava il movimento e i suoi obiettivi. Con fini evidentemente strumentali anche i vari politici d'opposizione, di sinistra, di destra ed anche d'estrema destra hanno dichiarato di capirlo, mentre la maggior parte dei "gilet gialli" dichiarava di non fidarsi più di alcun partito e di alcun sindacato, stimando che nessuna di queste organizzazioni rappresenta le loro aspirazioni.

Il governo indebolito

Si è vista rapidamente l'incapacità del governo a fermare il movimento, tra l'altro perché era partito dalla base ed era impossibile trovare nel suo seno i soliti "interlocutori" con cui si sarebbe potuto trattare o far finta di trattare. Il 3 dicembre il movimento ha cominciato ad allargarsi nella gioventù, quando numerosi alunni delle scuole medie superiori a loro volta hanno cominciato a manifestare contro le condizioni sempre più degradate che subiscono nel settore dell'educazione. Nella classe operaia stessa si notava un forte interesse per il movimento e numerosissime discussioni. Molti lavoratori partecipavano al movimento nei posti di blocco, anche se non si sentivano abbastanza forti e sicuri da cominciare a scioperare nelle loro fabbriche.

Questi segni che il movimento poteva sfociare in una vera esplosione di rivendicazioni sociali sono stati certamente alla base della decisione del governo di fare delle concessioni. È stato un passo indietro e un chiaro segnale di debolezza da parte di questo governo che pretendeva di essere forte e di non mollare mai davanti alle proteste. Ma d'altra parte se queste concessioni comportano per esempio la sospensione degli aumenti di tasse e l'aumento del salario minimo legale, sono fatte in modo da non cambiare niente all'orientamento generale della politica governativa, e innanzitutto in modo da non costare niente al gran padronato e ai capitalisti. Vuol dire che in un modo o nell'altro si cercherà poi di fare pagare alle classi popolari, forse in modo più subdolo, ciò che oggi si fa finta di concedere loro.

A questi gesti di Macron si sono aggiunte le pressioni del governo e della maggior parte dei politici e dei mass media per dire che ormai il movimento deve fermarsi, deve lasciare che le feste di fine anno si svolgano tranquillamente, che il commercio messo in difficoltà riprenda a funzionare. Le condanne contro le "violenze" si sono moltiplicate, chiaramente senza parlare mai di quelle della polizia, della sua brutalità e degli arresti massicci, che sono stati più di 2000 durante la sola giornata dell'8 dicembre. Si parla anche di una concertazione fatta di discussioni al livello dei territori che dovrebbero durare tre mesi e mireranno ovviamente ad annegare le rivendicazioni in un fiume di chiacchiere.

Un clima sociale cambiato

Non è detto però che tutte queste manovre riusciranno a fermare lo sviluppo del movimento, di cui molti partecipanti sono apparsi molto decisi. Comunque, ha già impresso il suo segno nella società, messo all'ordine del giorno la questione dei salari, della precarietà, delle crescenti difficoltà delle classi più popolari di fronte alla crisi ed alle politiche di un governo che obbedisce agli ordini dei grandi capitalisti, industriali e finanziari, che gliela vogliono fare pagare.

Inevitabilmente la crisi continuerà a provocare simili esplosioni popolari, con rivendicazioni sociali e riprese della combattività popolare che all'inizio potranno apparire confuse perché vi si mischiano le domande di vari strati sociali, talvolta dagli interessi contraddittori. Solo se la classe operaia a sua volta si mobiliterà in quanto tale attorno ai suoi obiettivi, vi potrà portare più chiarezza ed aprire alla società una vera prospettiva di cambiamento che consenta di prendersela davvero con il potere dei capitalisti. Cambiando il clima sociale, mettendo in difficoltà il governo, il movimento dei "gilet gialli" ha aperto la strada a questa possibilità.

A.F.