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Al centro del complotto c'erano i generali Mola a Pamplona e Franco nelle Isole Canarie. Da lì, quest'ultimo organizzò il
sollevamento in Marocco.
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E' là, a Melilla, che il colpo di forza cominciò il 17 luglio. Il giorno dopo, gli ufficiali ribelli erano padroni del Marocco
spagnolo. Franco lanciava via radio un appello al sollevamento che cominciò immediatamente in Spagna.
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Il governo ha paura più degli operai che dei golpisti
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Il governo di Casares Quiroga si affrettò a minimizzare gli avvenimenti. Fece diffondere il comunicato seguente : "un nuovo tentativo d'insurrezione è fallito. (...) Nessuno, assolutamente nessuno si è giunto nella penisola a
questa impresa assurda..." E il giorno dopo : "si può affermare che l'azione del governo basterà ad
ottenere il ritorno alla normalità".
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I comitati nazionali dei partiti socialisti e comunisti si schierarono col governo e pubblicarono, il 18 luglio, un comunicato
comune : "se le risorse del governo non fossero sufficienti, la repubblica è assicurata solennemente che il
Fronte popolare, che riunisce sotto la sua disciplina tutto il proletariato spagnolo, deciderà d'intervenire nel conflitto con
serenità ed imparzialità non appena il suo intervento sarà richiesto. Il governo comanda ed il Fronte popolare
obbedisce".
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Di tutta evidenza, il governo non voleva fare ricorso alla classe operaia. Dichiarò perfino che quelli che avrebbero
distribuito armi ai lavoratori sarebbero stati fucilati. La sottomissione del Fronte popolare agli ordini del governo
rappresentava un vero tradimento degli interessi della classe operaia. E questo perché, già dal 18 luglio, guardie civili,
guardie d'assalto e falangisti si unirono al golpe. I governatori, seguendo le istruzioni del governo, rifiutarono di
distribuire le armi alla popolazione, quando non passavano essi stessi armi e bagagli dal lato dei militari golpisti.
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Ciò che successe in Andalusia illustra bene le conseguenze della politica del governo. Esso rifiutò al governatore di Huelva
l'autorizzazione di arrestare il generale d'estrema destra Queipo de Llano. Questi andò a Siviglia. Da solo, destituì le
autorità militari, arrestò gli ufficiali che rifiutarono di giungersi alla ribellione e prese il comando delle truppe. Tra gli
ufficiali, nessuno volle resistergli. Il governatore di Siviglia si arrese con le truppe d'assalto. Le truppe inviate dal
governo contro Queipo de Llano si giunsero a lui. La sola resistenza venne dai quartieri operai di Siviglia quasi sprovvisti di
armi. La repressione fece 9000 morti. Nel quartiere di San Julian, i legionari fecero uscire tutti gli uomini in strada e li
uccisero a colpi di coltello. La periferia di Triana fu distrutta a colpi di cannone il 20 luglio.
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Ma la sera del 18, Radio-Madrid annunciava che la ribellione era domata dappertutto, anche a Siviglia !
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Casares Quiroga diede le dimissioni nella notte. Prieto, dirigente della destra del partito socialista, suggerì un governo
Martinez Barrio per tentare un compromesso con i generali. Tutto, piuttosto che armare i lavoratori !
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Ma bastò qualche telefonata affinché il nuovo governo riceva una sgarberia dai generali contattati.
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L'insurrezione operaia mette in difficolta' il golpe
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La classe operaia cominciò disperatamente a cercare da sola le armi che le rifiutavano, scavalcando le istruzioni dei dirigenti
del Partito Socialista e dell'UGT. Ne trovò un po' con le quali si lanciò all'attacco con un'energia impresionnante. Ne trovò
altre impadronendosi di caserme, disarmando le guardie civili, con le prime vittorie. Dappertutto ci fu un vero sollevamento
popolare che segnò una brutale battuta d'arresto ai successi dei militari. Il governo Martinez Barrio non durò che qualche ora
ed il governo Giral che gli succedette dovette accettare l'armamento dei lavoratori sanzionando semplicemente uno stato di
fatto.
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A Barcellona, capitale della Catalogna, gli operai avevano iniziato già ad impadronirsi delle armi sulle navi di guerra del
porto, sui guardiani dei palazzi in città, nelle case dei falangisti, nelle armerie, ed anche in qualche deposito del governo
grazie alla complicità di qualche guardia d'assalto. Si impadronirono anche della dinamite dei cantieri di costruzioni. La loro
determinazione spinse la guardia civile e la guardia d'assalto a schierarsi contro i militari che si erano trincerati nelle
caserme della città. Dopo furiosi combattimenti, i militari dovettero capitolare. Fu una vittoria importante : la seconda
città di Spagna era in mano ai lavoratori in armi.
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A Madrid, alla fine bisognò certo distribuire delle armi ai lavoratori in collera. Ma la maggior parte era inutilizzabile
poiché mancavano gli otturatori, stoccati nella caserma di La Montaña nelle mani degli ufficiali ribelli. Galavanizzata dai
successi eroici della classe operaia di Barcellona, la popolazione operaia si lanciò il 20 luglio all'assalto della caserma per
recuperare gli otturatori. Più volte, i militari alzarono la bandiera bianca, poi tirarono con le mitragliatrici sulla folla.
La rabbia permise alla popolazione di fare cedere le porte e d'invadere la caserma. I primi arrivati lanciarono le armi alla
folla dalle finestre. Quanto agli ufficiali, spesso furono gettati anch'essi dalle finestre.
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I lavoratori si impadronirono delle caserme della città una dopo l'altra. Il proletariato era armato e padrone della città.
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In molte città industriali, come nei villaggi, i lavoratori prendevano le cose in mano. Il sollevamento militare, che aveva per
obiettivo di schiacciare la classe operaia e salvare la borghesia dalla rivoluzione, aveva scatenato la rivoluzione lui stesso.
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E' solo a causa del tempo perso dalle tergiversazioni del governo e soprattutto dal legalitarismo dei dirigenti dei partiti
operai che il sollevamento militare aveva potuto vincere su una parte del territorio, obbligando così i lavoratori a combattere
la reazione in condizioni ben più sfavorevoli.
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In effetti, un terzo del paese fu preda dei militari, che massacrarono gli operai ed installarono una feroce dittatura.
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L'attitudine delle grandi potenze
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Prima del sollevamento, i congiurati ricevettero l'aiuto di Mussolini che sperava estendere la sua influenza nel Mediterraneo.
Poi Hitler decise di aiutare la Spagna di Franco.
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Il governo francese di Fronte popolare di Léon Blum, chiamato alla riscossa dal governo spagnolo, autorizzò l'invio di alcune
armi. Ma dal 25 luglio, di fronte alle proteste della destra ed ai rimproveri dell'Inghilterra, Blum rifiutò di fornire
qualunque materiale militare alla repubblica spagnola, malgrado il timore di vedere une Spagna franchista alle porte. La
borghesia francese aveva almeno altrettanto paura della rivoluzione. La borghesia inglese, che aveva interessi in Spagna, non
voleva inimicarsi nessuna delle due parti e raccomandava una "neutralità inflessibile", benché le sue simpatie andassero
incontestabilmente a Franco.
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Quanto a Stalin, questi aveva molti motivi per intervenire in Spagna. Certo, temeva il rafforzamento di Hitler in Europa. Ma
temeva ancora di più la possibilità di una rivoluzione proletaria che avrebbe rimesso in discussione l'esistenza stessa della
burocrazia sovietica. Per lui, aiutare il governo repubblicano a contenere la minaccia rivoluzionaria era una necessità, e
nello stesso tempo un mezzo per dimostrare ai suoi alleati che i partiti comunisti non sarebbero un fattore di destabilizzazione
ma, al contrario, i difensori dell'ordine borghese. L'URSS consegnò molte armi alla repubblica, ma queste armi non cominciarono
ad arrivare che nell'ottobre '36, quando il governo aveva già ritrovato una certa autorità.
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