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Il Comitato Esecutivo di Lutte Ouvrière ha preso la decisione, il 28 giugno 2003, di indirizzare la seguente lettera alla
direzione della LCR, per preparare un incontro, a settembre, destinato, prima dei nostri rispettivi congressi, a discutere di
eventuali candidature e campagne comuni alle prossime elezioni regionali ed europee.
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All'ufficio politico della LCR
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Cari compagni,
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A causa dei movimenti sociali, avete dovuto rimandare al fine settimana del 1 novembre il vostro congresso previsto per giugno
2003 e, secondo quanto ci ha detto Alain Krivine, ciò vi pone un problema rispetto alle nostre attitudini rispettive alle
elezioni Regionali ed Europee. In effetti all'inizio voi non dovevate prendere a giugno che delle decisioni di principio e le
decisioni definitive erano riportate ad una riunione speciale a dicembre, mentre la nuova data del vostro congresso vi porta a
dover fare le vostre scelte definitive all'inizio di novembre.
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Per queste ragioni, Alain Krivine ci ha detto che gli sembrava preferibile avere almeno uno scambio di punti di vista a
settembre. È evidente che un tale scambio sia auspicabile ma, dato che i tempi sono corti - solo due mesi tra settembre e il
vostro congresso all'inizio di novembre- e che da parte nostra, come sapete, abbiamo le nostre scadenze all'inizio di dicembre
dove decideremo definitivamente della nostra attitudine in queste elezioni, pensiamo che non sia inutile preparare un tale
scambio di punti di vista esponendovi o piuttosto ri-esponendovi fin da adesso il nostro modo di vedere le cose per queste
future campagne elettorali.
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In primo luogo, riaffermiamo che non abbiamo alcuna obiezione di principio a presentarci con voi. La nostra attitudine l'ha
largamente provato negli anni scorsi, in particolare alle Europee in cui ci siano presentati due volte insieme e in cui, tre
volte, siete stati fuori perché non avete voluto candidarvi né con noi, né da soli.
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Il problema di un accordo tra di noi per una campagna o per delle candidature comuni è solo politico, cioè è quello del
centro di gravità di una tale campagna.
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Fatto sta che le vostre e le nostre opzioni politiche sono, ben spesso, differenti. Tra queste divergenze alcune sono
circostanziali, se non tattiche, e non sono necessariamente fondamentali e poi ce ne sono altre più fondamentali. Queste ultime
riguardano in particolare il partito rivoluzionario da costruire, vale a dire la sua composizione, il suo programma o l'assenza
di programma definito, e la politica che può sostenere rispetto agli altri partiti, associazioni o correnti, che si diano
obiettivi politici dichiarati o no. Noi abbiamo, come sapete, concezioni profondamente diverse su tale questione.
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Ciononostante ce ne sono altre, apparentemente più circostanziali, ma che potrebbero rivelarsi importanti in futuro. Per
esempio, l'elezione Presidenziale in cui ci siamo candidati separatamente ha visto, tra i due turni, apparire una frattura grave
e profonda tra di noi.
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Noi abbiamo rifiutato di chiamare a votare Chirac mentre voi l'avete fatto senza riserve. Certo, avete utilizzato una formula
che vi evitava di dire precisamente che chiamavate a votare Chirac. Ma avete detto, in maniera indiretta, che bisognava "battere
Le Pen nelle piazze e nelle urne". Non dicevate "votate Chirac !" Ma il militante, il simpatizzante, il lavoratore che voleva
seguire la vostra consegna, vale a dire battere Le Pen nelle urne, cosa doveva fare nella cabina elettorale, se non votare
Chirac ?
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Questa formulazione ambigua poteva sembrare astuta ad alcuni dei vostri militanti, ma ciò non toglie che voi fate parte, oggi e
per molto tempo, della maggioranza che ha eletto o piuttosto plebiscitato Chirac.
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Possiamo dirvi che in questi momenti, eravamo quasi unanimi a Lutte Ouvrière, all'eccezione forse di alcuni compagni della
nostra minoranza, ad essere contenti di non aver presentato una candidatura comune al primo turno, per vedere poi, 48 ore dopo,
le nostre organizzazioni dividersi su una questione politica cruciale poiché, da parte nostra, noi consideriamo la vostra
attitudine come un tradimento delle vostre idee e delle nostre.
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Voi dite che era per essere nella corrente della "politicizzazione della gioventù " contro Le Pen. Ma la mobilizzazione di
questa gioventù spinta da voi e da altri a considerare Chirac come il male minore, un salvatore potenziale, non era una presa
ma una perdita di coscienza, e da un anno ne vediamo le conseguenze.
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Con questo pretesto, voi vi siete piazzati nella corrente della maggioranza di Chirac. Da parte del PCF e del PS, ciò non ci
stupisce. Al governo durante cinque anni, hanno agito in modo tale da perdere una grande parte del loro elettorato, facendo il
letto alla destra -d'altronde non è neanche la prima volta- e demoralizzando i lavoratori durante cinque anni. E, ciliegia
sulla torta, invitando a votare Chirac, consegnavano i lavoratori all'offensiva antioperaia attuale. E con la vostra modesta
parte voi ci avete contribuito. E se noi abbiamo perduto numerosi voti alle legislative seguenti, voi ne avete perduto quasi
altrettanti, vale a dire che non avete neanche ricevuto il prezzo della vostra assenza di coraggio politico.
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Ciò vuol dire che non basta un accordo superficiale per presentarsi insieme. Avete detto e ripetuto che noi eravamo settari, ma
non era forse questo un modo per nascondere il vostro opportunismo? E quello che voi chiamate settarismo, non è semplice
fedeltà alle idee?
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Per ritornare alle elezioni e definire il quadro nel quale potremmo ricercare tale accordo, ricordiamo che il nostro obiettivo
principale è, appunto, di approfittare delle campagne elettorali per difendere le nostre idee. Ciò vuol dire difendere il
ruolo che il mondo del lavoro può giocare nella trasformazione sociale, senza fare il gioco delle correnti piccolo borghesi,
vale a dire opportuniste per definizione, anche se le loro lotte e le loro idee sono, per poco o molto tempo, nobili e generose
e se alcune delle loro azioni meritano di essere sostenute, senza tuttavia alcuna concessione alla loro ideologia riformista.
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Noi militiamo per costruire un partito che difenda gli interessi politici e sociali del mondo del lavoro, vale a dire un partito
che ha per obiettivo di distruggere il capitalismo per costruire una società basata sulla proprietà collettiva dei grandi
mezzi di produzione. Ciò vuol dire un partito proletario, di cui tutti i militanti accettino questi obiettivi, poiché l'idea
che ci possano essere diversi anticapitalismi, come voi scrivete, ci è totalmente estranea. Certo, una campagna elettorale non
è la preparazione di una rivoluzione sociale e, in funzione della situazione sociale e politica, deve poggiare su uno o più
assi limitati, ma noi consideriamo che le nostre campagne non possono che iscriversi nei nostri obiettivi più generali.
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Noi non pensiamo che "l'altermondialismo" sia un "nuovo internazionalismo", né che manifestazioni come Porto Alegre, Seattle,
Genova, ecc., per quanto possano essere legittime e positive, siano lo schizzo di una lotta antiimperialista efficace e di una
organizzazione internazionale dei lavoratori. E dunque non riuscirete a farci dire o scrivere tali affermazioni. Non solo
rifiutiamo di allinearci su organizzazioni come Attac o i Verdi, ma ci teniamo a prendere le distanze dai loro obiettivi
enunciati, per i primi, e dalla loro politica per i secondi.
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E' profondamente erroneo secondo noi considerare il femminismo, la lotta contro l'omofobia, l'ecologia o "l'altermondialismo"
come lotte che si collocherebbero tutte sullo stesso piano ed in particolare sullo stesso piano della lotta anticapitalistica,
poiché ciò vuol dire sminuire quest'ultima. Ricordiamo per inciso che noi siamo la prima organizzazione politica ad aver
scelto una donna come portavoce alle elezioni e che siamo ancora la sola organizzazione di estrema sinistra a farlo. E' con le
nostre scelte e con i nostri atti che portiamo avanti una lotta femminista, e non a parole. Sarà la sostituzione della società
capitalistica basata sulla proprietà privata, sullo sfruttamento, sulla ricerca del profitto, le ineguaglianze che potrà
definitivamente risolvere gli altri problemi. Far credere il contrario, o non dirlo esplicitamente, vuol dire condurre quanti
possono unirsi a noi in strade senza uscita. E' per questo che noi non utilizziamo formule di questo tipo. Noi rifiutiamo anche,
per esempio di utilizzare le formule ambigue che voi utilizzate per definire il partito che voi auspicate, del tipo "a sinistra
della sinistra " oppure "100% a sinistra". Se il vostro scopo, in queste campagne, è di attirare le correnti di cui riprendete
a vostro conto le idee, è meglio non contare su di noi. In primo luogo, perché noi non difendiamo formule ambigue che
nascondono idee che non sono le nostre. E poi, perché tutto il passato recente ha mostrato che quelli di cui voi dite che sono
" orfani di partito " sono fondamentalmente ostili ad ogni idea di partito, soprattutto con voi (e ancora di più con noi).
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Per noi è necessario che il mondo del lavoro possa contare su almeno un partito che difende gli interessi politici e sociali,
in altre parole gli interessi di classe, dei lavoratori. Un partito che denuncia le menzogne della borghesia e dei suoi uomini
politici, ma che nello stesso tempo illumina i lavoratori sui discorsi delle correnti opportuniste di cui non si può dire che
non raggiungano il campo della borghesia. Un partito che non mente, che non trucca, che non utilizza astuzie per giustificare
politicamente i suoi allineamenti, come al secondo turno della Presidenziale, sulla sinistra governativa, col pretesto di
combattere un pericolo fascista allora inesistente.
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Riassumendo, il contenuto delle nostre campagne è la ragione maggiore della nostra presenza nelle elezioni.
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Il numero dei voti, oppure il fatto di avere degli eletti, non rappresentano per noi che la misura del riscontro avuto dalle
nostre affermazioni. Ecco perché le nostre campagne devono riflettere chiaramente le idee che noi difendiamo.
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Di più, evidentemente, non abbiamo alcuna intenzione, per ottenere degli eletti, di fare accordi tra i due turni delle
regionali con membri dei partiti che hanno partecipato al governo, poiché non vogliamo dare alcuna legittimazione alla politica
che ha portato i lavoratori nella situazione in cui si trovano oggi. Dunque, se faremo insieme delle liste comuni alle regionali
ed alle europee, ciò non potrà essere che sulla base di una politica comune che difenda esplicitamente questa attitudine.
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Non potremo accettare, alle regionali come alle europee, che un testo di dichiarazione d'intenti identico per tutte le liste,
steso al livello nazionale, comune alle nostre due organizzazioni. Di più, un accordo fra di noi dovrebbe comprendere, per le
regionali come per le europee, una lista comune in tutte le regioni, e non una ripartizione delle regioni con un sostegno
reciproco.
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Evidentemente noi non porremo ostacoli al fatto che ci siano, su tali liste, rappresentanti altre tendenze che LO o la LCR, ma
in nessun caso accetteremo che siano capolista. D'altronde, queste liste dovrebbero figurare con la sigla LO-LCR, poiché
l'accordo sarebbe tra di noi.
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Vi facciamo notare che, benché le nostre discussioni al momento delle precedenti comunali su eventuali accordi siano state
paralizzate dal vostro desiderio di esplorare 36 000 piste presso associazioni e movimenti tanto diversi quanto mal definiti,
non siete mai riusciti a trovare qualcun altro che LO per concludere un tale accordo su scala nazionale. Nella situazione
attuale, le elezioni regionali non hanno alcun carattere locale, di fatto si tratta di un'elezione nazionale e noi non dobbiamo
tenere ai lavoratori un linguaggio diverso secondo le regioni. La stessa cosa vale evidentemente per le europee, malgrado il
cambiamento del modo di scrutinio. È per questo che preferiamo fare questa premessa fin dall'inizio, affinché i nostri
incontri incomincino su basi chiare e non si anneghino in mezzo al guado.
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Alain Krivine ci ha detto che la maggioranza dei compagni della LCR era favorevole a candidature comuni con noi. Ma noi abbiamo
potuto notare da quanto si era espresso nei vostri testi preparatori che ciò supponeva che noi adottassimo la vostra politica e
le vostre formule. Cosa che rifiutiamo e dovete sapere che ciò non è negoziabile.
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Dunque vi spediamo questa lettera affinché possiate discutere su basi chiare delle nostre eventuali possibilità di accordi
elettorali al momento della preparazione del vostro congresso.
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Vi ricordiamo che non abbiamo, né gli uni negli altri, perduto niente presentandoci separatamente all'elezione presidenziale.
Come ve lo avevamo detto prima della presidenziale, tutta la stampa, compresa la vostra, ha costantemente utilizzato nei suoi
ragionamenti il totale dei risultati dell'estrema sinistra, vale a dire che le nostre candidature, benché separate, non hanno
diviso il nostro impatto.
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Per quanto vi riguarda, avete d'altronde potuto verificare, o più esattamente verificare per la seconda volta dopo le comunali
del 2001, che la vostra politica sotto la vostra bandiera incontrava un elettorato non insignificante. In questo senso vi
abbiamo reso un servizio, senza nuocere né a voi né a noi, poiché noi abbiamo fatto lo stesso risultato che nel 1995.
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In più, sul piano militante avete, come dite, guadagnato dell'influenza ma avete potuto constatare negli ultimi movimenti che
sul piano del credito come anche su quello dell'influenza militante, noi non abbiamo perduto rispetto a voi né credito né
forze, al contrario.
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Infine, fin da adesso, noi ripetiamo la nostra opposizione totale per le regionali ad accordi tra i due turni con chiunque,
tranne accordo formale delle nostre due organizzazioni. Il non rispetto di una tale clausola, anche in una sola regione,
comporterebbe automaticamente la rottura del nostro accordo per le europee, accordo che dovrebbe d'altronde, per ragioni di
vicinanza delle campagne, essere concluso nello stesso tempo che quello per le regionali.
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Nel caso di candidature comuni, noi non abbiamo nessuna intenzione di imporvi le nostre proprie idee e le nostre proprie
formulazioni, ma non accetteremo la reciproca. E' per questo che ci abbiamo tenuto a precisarvi in anticipo il quadro ed i
limiti di quanto noi potremmo fare e ci sembra evidente che le regionali condizionano le europee, poiché è impossibile
presentarsi separatamente alle regionali e insieme alle europee, data la semi-regionalizzazione di queste ultime e la
prossimità nel tempo delle due elezioni.
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Detto questo, sarebbe assolutamente possibile ed utile trovare un accordo per trasformare queste campagne elettorali in una
lotta sul terreno delle rivendicazioni essenziali e vitali del mondo del lavoro. In primo luogo sulla questione
dell'occupazione, dei licenziamenti collettivi e della disoccupazione, con rivendicazioni essenziali quali l'interdizione
assoluta dei licenziamenti collettivi e la requisizione delle imprese che licenziano e fanno profitti nello stesso tempo, e
soprattutto il controllo pubblico della collettività sulla contabilità delle grandi imprese.
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Una tale campagna dovrebbe prolungare la lotta contro le misure governative sulle pensioni, la regionalizzazione futura di
tutta l'educazione nazionale, e dovrebbe denunciare le ambiguità sindacali e quelle (per non dire di più) del PS.
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Sviluppando una campagna su tali questioni da cui dipende la vita quotidiana e l'avvenire dei lavoratori, senza fare un catalogo
di rivendicazioni, abbiamo largamente i mezzi di una tale lotta comune. Soprattutto dopo gli ultimi scioperi in cui la parola
"lavoratore" ha preso tutto il suo senso per numerose categorie di salariati che, come gli insegnanti, hanno preso coscienza del
fatto che appartengono, con i ferrovieri, i lavoratori delle poste e ben altri, alla stessa classe sociale.
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In un tale quadro, se vogliamo intenderci, lo possiamo, e voi avete adesso, al momento di preparare il vostro congresso, tutti
gli elementi per giudicare su quali basi le nostre discussioni potrebbero incominciare.
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Con i nostri saluti fraterni,
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Per il Comitato Esecutivo di Lutte Ouvrière,
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Georges KALDY
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Cari compagni,
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E' con grande interesse che abbiamo letto la vostra lettera del 28 giugno 2003. In effetti, dopo i vostri rifiuti successivi di
presentare liste o candidati comuni alle comunali del 2001, all'elezione presidenziale del 2002, e alle legislative del 2002,
sembra, questa volta, che proponete una discussione seria per esplorare le possibilità di azione comune in occasione delle
prossime scadenze elettorali.
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Si tratta di un cambiamento di posizione che accogliamo positivamente.
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Come sapete, e come lo indica il progetto di tesi del nostro prossimo congresso, "abbiamo disaccordi programmatici e divergenze
di orientamento politico ma l'unità d'azione con Lutte Ouvrière costituisce una preoccupazione permanente" e una delle
dimensioni della nostra politica. E' in questo senso che tanto nelle elezioni che nelle lotte, noi siamo attenti, ogni volta che
ciò è possibile, a scambiare punti di vista e valutare le possibilità di azione comune. Questo è una costante della nostra
politica dalle elezioni europee del 1999, quando abbiamo riuscito una campagna comune e ottenuto l'elezione di cinque deputati
al parlamento europeo.
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Ma una discussione seria tra organizzazioni rivoluzionarie esige in primo luogo mutuo rispetto.
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Ora alcuni termini o caratterizzazioni della vostra lettera sono inaccettabili. Sulla questione della consegna di voto al
secondo turno delle elezioni presidenziali del 2002, voi dite : "consideriamo la vostra attitudine come un tradimento delle
vostre idee e delle nostre". Più avanti, spiegate "voi vi siete, con questo pretesto, piazzati nella corrente della maggioranza
di Chirac". Addirittura !
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Delle due cose l'una: "o noi siamo dei traditori chiracchiani" e Lutte Ouvrière fa prova di una inconseguenza totale, perché
come mai una tendenza comunista proletaria potrebbe discutere di eventuali azioni comuni con degli chiracchiani !
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Oppure discutiamo azioni comuni, e tutto ciò che rileva più dell'insulto che del giudizio politico deve essere bandito dalle
nostre relazioni. Si tratta di discussioni tra organizzazioni rivoluzionarie. Quanto alla sostanza politica, discutiamone !
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E' vero che abbiamo disaccordi programmatici e divergenze circostanziali, come quelle delle indicazioni di voto al secondo turno
dell'elezione presidenziale.
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Come lo riconoscete voi stessi, non abbiamo invitato a "votare Chirac", né d'altronde al voto bianco o all'astensione. Abbiamo
detto che "bisogna battere Le Pen nelle piazze e nelle urne".
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Si poteva discutere tale o tal altra formulazione per il voto del secondo turno della presidenziale, formulazione
necessariamente intrappolata dalla logica dei voti a due turni della quinta Repubblica, ma si trattava di una questione tattica.
Poiché per noi, l'essenziale, era, in quel momento, di operare per favorire la mobilitazione unitaria contro Le Pen e il
pericolo fascista. Le indicazioni di voto dovevano adattarsi a quest'obiettivo prioritario. Ed è su questo punto che c'è una
divergenza tra le nostre due organizzazioni.
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Per la LCR, e le prossime scadenze elettorali rischiano sfortunatamente di dimostrarlo una nuova volta : la crisi sociale,
politica, istituzionale e il discredito dei partiti tradizionali, sono tali che il Fronte nazionale può, in alcune condizioni,
sfruttare la situazione, per sfondare e giocare un ruolo centrale. E in questo tipo di situazione, l'esperienza storica e la
fedeltà alle nostre idee ci porta a mettere al centro la lotta antifascista, la battaglia per la mobilizzazione unitaria
dell'insieme dei lavoratori, della gioventù e delle loro organizzazioni per la difesa dei loro diritti sociali e democratici.
Voi siete liberi di valutare che il Fronte nazionale non costituisce un pericolo. Ma molto più grave é il fatto che vi siete
opposti a questo movimento di massa, denigrandolo e assimilandolo ad un'operazione politica di sostegno... a Chirac. E per
quanto ci riguarda, opporsi ad un movimento di massa antifascista, costituisce un errore ben più importante di tale o tale
altra formulazione per la consegna di voto!
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Una prova supplementare che la consegna di voto è una questione tattica, è il fatto che questa non ha in nessun modo diviso il
movimento di scioperi nella primavera 2003 tra quelli che avevano votato Chirac e quelli che si erano astenuti. Centinaia di
migliaia di scioperanti e, tra di loro, i non meno combattivi, hanno, con la morte nell'anima sicuramente, votato per Chirac.
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Seconda questione che voi sollevate, quella dell'antiglobalizzazione. Ma come, dopo le manifestazioni di centinaia di migliaia
di giovani nel mondo, dopo l'emergenza di nuovi movimenti contro la mondializzazione capitalista e la guerra, potete ancora
praticare la politica della poltrona vuota in queste mobilitazioni ? Non credete che c'è un legame tra gli scioperi, le
mobilizzazione sociali, in particolare del personale dell'educazione nazionale e questo movimento ? Quante discussioni ci sono
state, nelle assemblee generali, sulla mondializzazione, i rapporti tra il liberalismo e l'educazione, sulla questione delle
privatizzazioni, ecc... Pensate veramente che queste mobilitazioni di migliaia di giovani possono ridursi a manifestazioni di
correnti piccolo borghesi ?
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Terza questione, quella del partito. In effetti si tratta di una questione fondamentale. Noi siamo un'organizzazione marxista
rivoluzionaria, ma pensiamo che la fine di tutto un ciclo storico dominato dallo stalinismo e dalla socialdemocrazia, pone il
problema di un nuovo partito. Di più, la situazione politica francese, con lo sviluppo delle lotte sociali, il declino
accelerato del PCF, l'evoluzione social liberale della socialdemocrazia, l'emergenza di nuove generazioni di lotta pone il
problema con maggiore acutezza. I risultati eccezionali dell'estrema sinistra alle ultime presidenziali come il ruolo dei
rivoluzionari nelle lotte gli conferiscono una particolare responsabilità. Si tratta di provare oggi, sulla base di un piano di
emergenza sociale e democratico, di un programma transitorio anticapitalistico, a riunire tutti i militanti, le correnti, le
organizzazioni che si schierano sul terreno della lotta di classe. Certo, noi non proponiamo un nuovo partito sulla totalità
del nostro programma, ma come l'abbiamo affermato numerose volte, si tratta di costruire un partito che difenda fino in fondo
gli interessi dei lavoratori, rigettando tutte le politiche di collaborazione di classe, e che si collochi in una prospettiva di
rottura col capitalismo. Così come, quando utilizziamo la referenza "100% a sinistra", partiamo dall'aspirazione di settori
importanti della classe operaia e del popolo di sinistra per chi, storicamente, la sinistra, è la soddisfazione delle loro
proprie rivendicazioni, e opponiamo questo sentimento alla politica delle direzioni della sinistra ufficiale. Siamo convinti che
questo tipo di formula non costituisce un'alterazione del nostro programma ma indica ciò che siamo e dove ci troviamo. E' il
mezzo per stringere un dialogo fecondo con le classi popolari che hanno ancora illusioni sulla sinistra e che votano nella loro
maggioranza a sinistra. Questa è la nostra concezione di una nuova forza anticapitalista. E' in questo senso che noi
articoliamo una prospettiva anticapitalistica e le lotte femministe, ecologiste, o per un altro mondo. Si tratta di prendere in
conto le specificità di queste lotte e nello stesso tempo di dare loro un'orientamento anticapitalistico. In effetti, se la
sostituzione del capitalismo con una società socialista democratica è una condizione fondamentale per liberare l'umanità
dallo sfruttamento e da tutte le oppressioni, l'esperienza storica mostra che ciò non basta e che bisogna definire anche
obiettivi e mezzi specifici contro tutte le oppressioni. Per esempio si tratta del senso che noi diamo alla costruzione di un
movimento autonomo delle donne.
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Infine, più recentemente, in occasione delle mobilizzazione sociali della primavera 2003, potremmo discutere anche delle
divergenze tra le nostre due organizzazioni. Non ne avete parlato nella vostra lettera. Forse sono secondarie per voi, vale a
dire che più o meno, la LCR e i suoi militanti si sono globalmente opposti al progetto Fillon e al governo Chirac-Raffarin. Non
credete che, alla luce di quanto abbiamo fatto nelle ultime lotte, le accuse di "tradimento" o di "chiracchiani" sono assurde e
disqualificano il giudizio portato nella vostra lettera ?
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Ma se facciamo una vera discussione sull'intervento dei rivoluzionari nelle ultime lotte, questa -come si è fatto in occasione
del dibattito LO-LCR alla vostra festa- farà apparire le convergenze e le divergenze tra le nostre due organizzazioni. Le
convergenze - non trascurabili in questo tipo di situazione- sono di spingere nello stesso senso, di difendere le stesse
rivendicazioni, quelle del movimento, di mobilitare, di estendere e provare a generalizzare gli scioperi. Ma ci sono anche delle
divergenze. Siamo stati sorpresi dalla vostra opposizione all'obiettivo di uno sciopero generale per esigere il ritiro del piano
Fillon. Sembra anche, scondo quanto ha riportato la stampa, che uno dei vostri dirigenti abbia dichiarato che si trattava "di
un'asineria della LCR". Davvero, mentre centinaia di migliaia di manifestanti scandivano questa parola d'ordine e i dirigenti
sindacali si opponevano frontalmente ? La divergenza su questo punto porta forse su una questione di parole : tra sciopero
generale e generalizzazione degli scioperi. Ma forse ci sono stati apprezzamenti divergenti sulla dinamica del movimento e sulla
possibilità per il movimento di porre praticamente tale questione ? I nostri compagni insegnanti hanno discusso anche delle
modalità di organizzazione della coordinazione del coordinamento delle scuole in lotta. Noi abbiamo insistito fin dall'inizio
per costruire una direzione del movimento unitaria e democratica. Ciò supponeva di combinare l'autoorganizzazione degli
scioperanti e l'unità dei sindacati presenti nella lotta. Ciò implicava anche coordinamenti che rappresentassero delegati
eletti dal personale riunito in assemblee generali e col mandato di queste. Voi non avete creduto opportuno seguire questa
strada, e avete trasformato i coordinamenti in assemblee di tutti e di tutte quelle che volevano parteciparvi senza rispettare
le regole elementari di democrazia. Cosa che vi ha portato qualche volta a prendere iniziative rischiose. Queste divergenze
rinmandano certamente a disaccordi su questioni come la democrazia o i rapporti con le organizzazioni sindacali...
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Sappiate anche che, come voi, "noi non abbiamo alcuna intenzione di imporvi le nostre proprie idee e le nostre proprie formule
ma non accetteremo il contrario" e che se da parte nostra abbiamo ben capito che la vostra lettera presenta "il quadro ed i
limiti" di un accordo per LO, la LCR vi indicherà dopo il suo CC di settembre, quello che per noi traccia "il quadro ed i
limiti" di quella che dovrebbe essere una base politica, che sottometteremo alla discussione pubblica, che permetta di condurre
efficacemente le due campagne elettorali dell'anno prossimo.
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Non crediamo di aver elencato tutte le questioni politiche sollevate nella vostra lettera, né delle divergenze che indichiamo
tra le due organizzazioni.... Ma sappiate che abbiamo, anche noi, numerosi disaccordi, che spiegano d'altronde il fatto che
siamo due organizzazioni separate e che spesso è difficile agire insieme...
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Ma pensiamo anche che queste divergenze non sono ostacoli insormontabili per l'azione comune nelle elezioni o nelle lotte.
Abbiamo posizioni politiche che convergono nelle lotte contro il padronato ed il governo, delle reazioni comuni di fronte alle
lotte per le libertà democratiche, contro la guerra, contro le politiche delle classi dominanti su scala europea intorno a
rivendicazioni come il divieto dei licenziamenti, la difesa del servizio pubblico, delle pensioni e della previdenza sociale.
Per finire, siamo due organizzazioni che agiscono in completa indipendenza da tutti i governi, compreso quello della sinistra
plurale. Ciò rappresenta un buon numero di questioni che permettono di formulare prese di posizione comuni anche se ognuna
delle nostre organizzazioni lo fa con il suo orientamento ed il suo stile. Ciò rappresenta anche un buon numero di differenze
tra, da un lato, le nostre due organizzazioni e, dall'altro, le altre organizzazioni dell'ex sinistra plurale.
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Come vedete, sono queste considerazioni che ci portano ad esplorare le possibilità di azione comune e di un accordo elettorale
per le prossime elezioni regionali ed europee in una situazione che dà alle nostre due organizzazioni responsabilità
particolari.
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E' con questo stato d'animo che affronteremo una discussione con la vostra organizzazione. Sull'insieme delle questioni
politiche ed organizzative legate alle campagne elettorali delle regionali e delle europee, avremo una prima discussione al
nostro comitato centrale di settembre, ed è il nostro congresso di fine ottobre che deciderà le disposizioni definitive per le
due campagne elettorali. Vi proponiamo dunque di iniziare la discussione fin dal mese di settembre 2003.
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Ricevete i nostri saluti rivoluzionari.
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Per la LCR :
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Léonce Aguirre e François Sabado
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Alla direzione della LCR
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Cari compagni,
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Accusiamo ricevuta della vostra lettera del 16 luglio seguente alla nostra lettera del 28 giugno.
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Notiamo che non ci date il minimo parere, in mancanza di risposta, sul quadro ed i limiti che vi abbiamo sottoposto per
un'eventuale accordo e che per noi è essenziale fissare prima di ogni altra discussione.
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Vi ricordiamo che la nostra lettera rispondeva alla proposizione di Krivine d'incontrarci a settembre e che aveva per oggetto
giustamente di scartare, prima di ogni negoziazione in senso stretto, quanto potrebbe costituire un ostacolo maggiore.
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Ripetiamolo, siamo pronti a incontrarci per discutere degli assi politici e sociali di una campagna comune alle regionali ed
alle europee, poiché abbiamo terreni di intesa, ma con la riserva di essere già d'accordo sui punti che vi abbiamo esposto e
che vi ricordiamo :
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- accetteremo solo un accordo limitato esclusivamente alle nostre due organizzazioni e non un fronte elettorale mal definito ;
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-il nostro accordo per le europee dovrà essere concluso con quello delle regionali. Ogni rottura dell'accordo alle regionali
comporterà automaticamente la rottura dell'accordo alle europee ;
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-ci presenteremo, in tutta la Francia, in comune con le nostre due sigle ;
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-tutte le nostre liste dovranno essere comuni alle nostre due organizzazioni, con un testo nazionale unico per le dichiarazioni
d'intenti in tutte le regioni, tanto alle regionali che alle europee ;
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-rifiuteremo ogni intesa, per il secondo turno delle elezioni regionali, con altre formazioni politiche anche se ciò implica di
perdere eventuali eletti, e ogni organizzazione sarà responsabile dell'attitudine dei sui candidati ;
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-rifiuteremo il nome "100% a sinistra" per le nostre liste e le nostre schede elettorali comuni ;
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-non faremo l'apologia delle idee dei teorici riformisti altermondialisti ;
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-non inviteremo a sostenere alle regionali chiunque sia dell'ex sinistra governativa al secondo turno, anche se la sinistra è
minacciata dalla destra o se la destra è minacciata dal Fronte nazionale. Il problema è che alla presidenziale avevate detto
che non avreste invitato a votare per la sinistra al secondo turno : le circostanze hanno fatto sì che avete rispettato la
parola ma avete invitato a votare per Chirac ! Nel caso in cui una lista di sinistra fosse minacciata dal Fronte nazionale,
l'attitudine della nostra lista tra i due turni dovrà fare l'oggetto di un accordo formale delle nostre due organizzazioni.
Anche in questo caso ogni organizzazione sarà responsabile dell'attitudine dei suoi candidati. Ricordiamo che noi non ci
avvieremo di nuovo in un vicolo cieco come per i negoziati delle comunali 2001 quando avemmo una discussione di diversi mesi che
voi sembrate aver dimenticato e quando si è rivelato che non auspicavate realmente un accordo con noi ma un accordo a geometria
variabile, secondo le città, con movimenti che siete stati incapaci di indicarci in anticipo. L'accordo con noi era
soprattutto, per voi, un mezzo per convincere quanti volevate attirare e, facendo durare i negoziati, pretendere che l'accordo
era in corso.
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Se volete, ancora una volta, mantenere indefinitivamente più ferri al fuoco, lo farete senza di noi.
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Ecco perché auspichiamo un impegno preciso su questi problemi prima di ogni negoziato conto tenuto che la data limite per un
accordo completo e definitivo sarà, necessariamente, l'inizio di dicembre, dopo i nostri congressi rispettivi. Se i negoziati
non saranno conclusi, ognuno riprenderà allora la sua libertà di azione.
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In questo caso, ognuna delle nostre due organizzazioni otterrebbe meno voti ma, come per la presidenziale, il pubblico come i
commentatori faranno il totale dei nostri voti e ciò non cambierà niente all'impatto politico di un eventuale buon risultato.
La differenza è che avremo molto meno probabilità di ottenere qualche eletto ma, per noi, ciò non è l'essenziale della
nostra partecipazione alle elezioni e non è certo questo che ci farà concludere un cattivo accordo.
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Ecco perché pensiamo che sarebbe opportuno che voi discutiate rapidamente tra di voi delle nostre proposte poiché se volete
discuterne, noi auspichiamo di farlo pubblicamente, per scritto, prima di prevedere un incontro, affinché i nostri eventuali
negoziati non procedano verso un vicolo cieco.
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Voi rimandate il seguito di questa discussione tra due mesi, dopo il vostro comitato centrale di settembre. Va bene, ma vi
facciamo notare che veri e propri negoziati, vale a dire incontri tra di noi, non potranno cominciare che una volta d'accordo
sul quadro, comune alle nostre due organizzazioni, che noi vi proponiamo. Il negoziato sugli assi politici non verrebbe che in
secondo momento.
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Se voi rifiutate questo quadro, elementare tra due alleati, ci sarà impossibile di presentarci in comune ed ogni negoziato
politico ulteriore diventerebbe di conseguenza inutile.
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Al contrario, se siamo d'accordo sul quadro di questa campagna che abbiamo proposto il 28 giugno, e che ricordiamo all'inizio di
questa lettera, avremo da fare i negoziati, che prenderanno tempo, sulla ripartizione delle liste ed i capolista, sulla
dichiarazione d'intenti alle regionali ed alle europee, ma non ci impegneremo in negoziati prima di aver deciso il quadro
generale nel quale si inserirà il nostro accordo. Speriamo dunque di non incontrare ostacoli dopo la riunione del vostro
comitato centrale di settembre, vale a dire ancora prima di aver potuto negoziare.
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In questo caso rischiamo di ritrovarci in un vicolo cieco, come nel 2001 al momento dei nostri negoziati maratona per le
municipali.
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Ci sarebbero, in caso di accordo, abbastanza cose da negoziare: l'asse della campagna, il testo della dichiarazione d'intenti,
la ripartizione dei capolista tra le nostre due organizzazioni, i manifesti, i volantini ed i meeting, la campagna materiale e
le sue spese, ecc. E poi, certo, le modalità di una campagna comune.
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Per quanto riguarda la campagna stessa, voi citate le nostre posizioni politiche convergenti come le lotte contro il padronato
ed il governo, per le libertà, contro le politiche delle classi dominanti, per il divieto dei licenziamenti, la difesa dei
servizi pubblici, delle pensioni, della previdenza sociale, alle quali aggiungeremo il controllo della contabilità delle grandi
imprese e questi assi sarebbero anche i nostri.
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Sarebbe dunque un peccato che voi rifiutiate quanto vi proponiamo volendo imporci eventuali alleanze. Speriamo dunque che voi
accettiate le nostre proposte di accordo, nel quadro che vi abbiamo sottoposto.
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Ciononostante, senza che ciò cambi nulla a quanto già detto, non possiamo lasciar passare senza commenti alcune affermazioni
della vostra lettera.
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Sapete da molto tempo quello che noi pensiamo della vostra attitudine al secondo turno della presidenziale e la vostra
attitudine in quel momento non ci impedisce di prefigurare una campagna comune. Ma non è questa eventualità che ci farà
rivedere quello che pensiamo.
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Voi potete giudicare tutto ciò inconseguente ma allora sarebbe altrettanto inconseguente da parte vostra, sia accettare una
campagna comune, sia esigere che noi non pensiamo più ciò che pensiamo.
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Inoltre, perché deformare le nostre affermazioni ? Dove l'avete trovato che vi trattiamo di "traditori chiracchiani" o che
avremmo scritto che sareste divenuti definitivamente degli "chiracchiani" ? Questa tecnica ben nota di discussione che aggrava i
propositi dell'interlocutore non è la più adatta a convincerci della vostra buona fede e non è certo una manifestazione del
"mutuo rispetto" di cui parlate.
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Nessuno può negare che voi avete, di fatto, invitato a votare per Chirac e che vi siete collocati, all'epoca, nella maggioranza
che ha eletto Chirac. Dire ciò è una semplice constatazione politica e non un insulto. Se ciò vi disturba fino a questo
punto, non bisognava prendere una tale posizione.
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E se non rileviamo tutte le altre deformazioni delle nostre affermazioni contenute nella vostra lettera, è solo per non
polemizzare e perché non è l'oggetto di questa lettera, ma ci riserviamo il diritto di discuterne in un altro contesto.
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Ci fate notare che la nostra lettera non fa allusione alla lotta degli insegnanti, ci rimproverate di esserci opposti a dei
coordinamenti con delegati eletti, mentre noi eravamo per una più larga partecipazione degli scioperanti alle assemblee
generali nelle quali ognuno poteva intervenire e partecipare alle decisioni, democrazia diretta che era la base stessa della
loro motivazione, delle loro iniziative, della loro volontà di lotta. La vostra politica mirava al contrario a fabbricare un
apparato dirigente, che non facesse appello alla volontà collettiva degli scioperanti e non era il migliore esempio del
"rispetto delle regole elementari di democrazia" di cui parlate.
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Per finire, abbiamo letto attentemente quanto dicevate sulla vostra politica rispetto alla nostra. Tutto questo lo sapevamo già
prima di scrivervi. Voi avete le vostre concezioni, noi abbiamo le nostre. Non vi chiediamo di cambiare le vostre. Noi
manterremo il nostro apprezzamento della vostra politica ma ciò non ci impedisce di prefigurare una campagna comune alle
elezioni regionali ed europee.
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Dunque, ancora una volta, aspettiamo la vostra risposta.
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Saluti fraterni,
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Per Lutte Ouvrière,
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George KALDY
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Alla direzione nazionale di Lutte Ouvrière
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Compagni,
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Come annunciato, il CC della LCR ha discusso le proposizioni da sottomettere al suo congresso riguardo alle elezioni regionali
ed europee del 2004. La prima di queste proposizioni è di confermare che la LCR sarà presente alle due elezioni.
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La mobilitazione dei salariati contro gli attacchi del padronato, espressasi durante i movimenti sociali della primavera e
dell'estate 2003, il rigetto della politica della destra e del governo Chirac-Raffarin, l'esigenza della lotta contro il Fronte
nazionale, la necessità di opporsi alla politica social-liberale dell'ex sinistra plurale, ci portano a proporre l'unità di
tutte le forze anticapitalistiche per preparare le prossime scadenze tanto nelle lotte che nelle elezioni.
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Su scala nazionale, ciò riguarda le nostre due organizzazioni che hanno particolari responsabilità in questa nuova situazione
politica. Auspichiamo dunque di intraprendere con voi delle discussioni per presentare ai nostri congressi rispettivi di
novembre e dicembre proposizioni che permettano un accordo elettorale tra le nostre due organizzazioni.
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Ci avete segnalato una lista dei punti sui quali auspicate sia fatta chiarezza prima di dibattere della piattaforma in senso
stretto. Proveremo a rispondere alle vostre domande. Ma ci teniamo a ripetervi che non possiamo accettare, ancor prima
dell'apertura di una discussione, una serie di preliminari o di ultimatum. Vi avevamo già detto nella risposta alla vostra
prima lettera che non potevamo accettare una serie di caratterizzazioni. Visibilmente, persistete con lo stesso tono, gli stessi
processi alle intenzioni nella vostra seconda lettera. Sappiate che con questo tipo di lettere, al di là delle divergenze
politiche, non fate nulla per favorire le relazioni tra le nostre due organizzazioni. Al contrario, crea inutilmente una
tensione. Di più, vi ripetiamo il nostro stupore per il fatto che questioni di forma (di cui non neghiano l'importanza)
prendano il passo sul dibattito politico. Le formulazioni che utilizzate, lo spirito di chiusura che coltivate, la diffidenza
evidente ed a priori su eventuali alleati locali è condannabile. Per noi l'essenziale risiede nel contenuto politico di una
campagna comune. Si tratta di verificare se le basi di un accordo politico esistono per condurre insieme le prossime campagne
elettorali. Poiché milioni di lavoratori, che votano LO o LCR, non capirebbero, nella situazione attuale, una divisione delle
nostre due organizzazioni. Soprattutto nel quadro delle nuove leggi elettorali che penalizzano, in particolare l'estrema
sinistra.
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Certo i disaccordi politici tra le nostre organizzazioni sono numerosi e noti. Senza ritornare sull'insieme di questi ( sono
riportati nel nostro scambio di lettere ), il giudizio che portiamo rispettivamente sulla natura e la dinamica del movimento
altermondialista è un pomo della discordia maggiore, anche se noi giudichiamo positiva la vostra partecipazione alla
manifestazione che denunciava il vertice di Cancun. Ma ciò non annulla l'importanza di altri punti, anch'essi ben noti, sui
quali possiamo presentarci insieme.
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In particolare, la rivendicazione chiave di un piano di emergenza sociale e democratico al servizio dell'interesse dei
lavoratori, la difesa di una politica anticapitalistica e una presa di posizione generale contro la politica del governo
Chirac-Raffarin e un distanziamento netto rispetto ai partiti dell'ex sinistra plurale.
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Pensiamo che possiamo sviluppare insieme degli assi di una campagna elettorale che mettano l'accento sui seguenti punti
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- Contro i "piani sociali" ed i licenziamenti, a difesa dell'occupazione, dei diritti dei disoccupati, per una legge di divieto
dei licenziamenti collettivi e la messa sotto controllo pubblico o la requisizione delle imprese che licenziano e nello stesso
tempo fanno profitti.
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- La difesa della previdenza sociale e del settore sanitario contro i piani del governo e del Medef.
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- Il rigetto delle leggi Fillon-Raffarin sulle pensioni, e la difesa delle rivendicazioni portate avanti dalle lotte sociali
della primavera 2003 : trentasette anni e mezzo di contributi, 75%, sessanta anni, l'abrogazione delle misure Balladur e Fillon.
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- Una politica di aumento dei salari e di difesa del potere d'acquisto.
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- La difesa e l'estensione dei servizi pubblici e l'opposizione radicale ad ogni forma di privatizzazione dell'EDF, alla posta,
alla SNCF.
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- L'uguaglianza dei diritti.
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- Il rifiuto dei piani di smantellamento dell'educazione nazionale.
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- Il rigetto di tutti gli attacchi in materia di ambiente e di ecologia.
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- Un'altra ripartizione delle ricchezze prelevando sui profitti capitalistici.
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Proposizioni che mirano a mettere al centro il controllo dei lavoratori e della popolazione sui loro luoghi di lavoro o nei
comuni per rimettere in discussione il potere assoluto delle banche e delle multinazionali.
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Per le prossime elezioni europee, potremmo, appoggiandoci sulle conquiste comuni della campagna elettorale del 1999, combattere
l'Europa capitalistica, ed in particolare, il progetto di costituzione europea, e difendere così la prospettiva di un'Europa
sociale e democratica al servizio dei lavoratori.
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Quanto ai punti sollevati dalla vostra iniziativa, ci teniamo a precisarvi che:
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a) Siamo favorevoli ad un accordo nazionale tra le nostre due organizzazioni, LO e LCR. I capolista saranno dei responsabili
delle nostre due organizzazioni. Noi proponiamo, nel caso in cui gruppi o militanti vogliano unirsi al quadro fissato dalle
nostre due organizzazioni, che questi ultimi decidano in comune, come assicurare la loro partecipazioni sulle liste o nella
campagna.
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b) Proponiamo una dichiarazione d'intenti nazionale stesa dalle delegazioni delle nostre due organizzazioni. Ma ci sembra
difficile che non comportino alcun elemento locale: come sarebbe possibile nella regione PACA non dire niente sulla presenza di
Le Pen o nella regione di Tolosa di non evocare nulla circa il dramma di AZF ? Come sarebbe possibile che gli eletti uscenti che
voi e noi abbiamo non facciano il bilancio della loro azione ? Sarebbe compatibile con quanto difendiamo insieme a questo
proposito? Se la vostra preoccupazione è di evitare venti negoziati locali per venti piattaforme, siamo d'accordo. Vi
proponiamo che questi adattamenti regionali siano discussi in un quadro nazionale.
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c) Per le elezioni regionali, proponiamo che al secondo turno, le nostre liste non diano alcuna indicazione di voto. Nel caso in
cui ci fosse un rischio di vittoria del FN e il mantenimento di una lista di sinistra pensiamo che le nostre liste dovrebbero
invitare a votare per la lista di sinistra. La posizione delle liste sarebbe decisa di comune accordo. Anche noi respingiamo,
per queste prossime scadenze elettorali, ogni ipotesi di fusione delle nostre liste al secondo turno con le liste della sinistra
plurale.
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Molte questioni restano da discutere, ma noi speriamo che questa lettera che presenta le deliberazioni della nostra direzione
nazionale aiuterà a creare le migliori condizioni per una campagna comune tra le nostre due organizzazioni.
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Vi proponiamo una prima riunione tra le delegazioni delle nostre due organizzazioni nei prossimi giorni.
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Saluti rivoluzionari.
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Per l'Ufficio Politico della LCR,
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François Sabado e Léonce Aguirre.
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All'ufficio politico della LCR
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Cari compagni,
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Il comitato centrale di Lutte Ouvrière, riunito questo fine settimana, ha esaminato il contenuto della vostra lettera del 10
settembre riguardo ai negoziati tra le nostre due organizzazioni per la costituzione di liste comuni alle elezioni regionali ed
europee del 2004.
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Troverete qui di seguito quanto il nostro CC sottometterà al nostro congresso di dicembre 2003.
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Beninteso, questa piattaforma sarà accompagnata dalle conclusioni alle quali le nostre delegazioni incaricate di questa
negoziazione saranno giunte, speriamo, ed è su questo insieme che il congresso si pronuncerà.
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Già da ora, possiamo confermarvi che siamo pronti ad un incontro di delegazioni LO/LCR per realizzare un accordo sulla base
della vostra lettera.
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Fate una lista dei punti sui quali potrebbe portare una campagna comune.
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Riassumendo:
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- L'opposizione al governo Chirac-Raffarin.
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- Un piano di urgenza per salvaguardare gli interessi dei lavoratori, tra l'altro la difesa dell'occupazione, il divieto dei
licenziamenti collettivi
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- La difesa della protezione sociale e delle pensioni,
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tutti punti che noi apprezziamo tanto più che sono stati il centro delle nostre diverse campagne precedenti.
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- E diversi altri punti che possiamo accettare con riserva d'inventario e di ponderazione tra di loro.
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- Un punto che solleverà ciò nonostante una discussione approfondita é, nella campagna delle europee, il problema della
costituzione europea poiché se evidentemente non difendiamo quest'ultima, non difenderemo neanche la costituzione borghese
della Francia, vale a dire che non potremmo opporre la costituzione nazionale ad una costituzione europea. Bisognerà dunque,
per esempio, metterci d'accordo su una presentazione popolare di un'Europa socialista.
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Ma d'altra parte, tutti questi punti costituiscono una ben lunga enumerazione che non lascia spazio all'argomentazione per
convincere. Noi siamo per limitare l'asse della nostra campagna ad alcuni di questi punti, da discutere tra di noi, ma di non
elencarli tutti anche se siamo d'accordo con tutti.
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Per l'aspetto pratico e concreto, ci dichiariamo favorevoli :
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1) ad un accordo nazionale tra le nostre due organizzazioni, i capolista sarebbero dei responsabili delle nostre due
organizzazioni. Benché questo punto non sia stato precisato nella nostra prima lettera, va da sé che era implicito.
Aggiungeremo, ma è sicuramente inutile, che questa ripartizione sarà uguale ed equilibrata tra LO e la LCR, e che la
composizione di ogni lista sarà paritaria, rispettando l'alternanza dei sessi (liste dette "chabada") e l'alternanza di
appartenenze a LO e alla LCR.
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Non parlate della sigla di queste liste ma vi ricordiamo che noi auspichiamo che sia "lista Lutte Ouvrière-Ligue Communiste
Révolutionnaire".
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2) La vostra formulazione "nel caso in cui dei gruppi o dei militanti vorrebbero raggiungere il quadro fissato dalle nostre due
organizzazioni" è una formulazione che potremmo accettare se tali gruppi o organizzazioni accettano realmente il quadro così
come noi l'avremo fissato, senza voler imporci modificazioni notevoli, il tutto essendo deciso in comune dalle nostre due
organizzazioni.
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3) Per quanto riguarda la dichiarazione d'intenti, noi non saremmo opposti ad adattamenti regionali a condizione, come lo
proponete, che siano discussi a livello nazionale al fine di evitare venti negoziazioni locali di piattaforme.
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Ciononostante la taglia delle dichiarazione d'intenti è limitata e non bisognerà che questi problemi prendano il passo su
quanto abbiamo da dire al livello nazionale, a meno che non ci si integrino a titolo di esempi locali.
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4) Per il secondo turno delle regionali, siamo perfettamente d'accordo sul fatto che le nostre liste non daranno consegne di
voto, tanto più che era la nostra posizione iniziale. E, certamente, siamo d'accordo sul fatto che non ci sia, al secondo turno
delle regionali, fusione delle nostre liste con le liste della sinistra plurale.
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Se c'è un rischio di vittoria del FN contro una lista di sinistra, possiamo prevedere di invitare a votare per la lista di
sinistra, caso per caso, ma ciò dovrebbe essere l'oggetto di un accordo a livello nazionale.
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Dunque c'incontreremo al più presto.
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Per quanto riguarda l'inizio della vostra lettera, ci teniamo a dirvi che non cerchiamo volontariamente e inutilmente di rendere
le nostre relazioni più tese, poiché non abbiamo fatto altro che rispondere alle vostre affermazioni.
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Parlate di spirito di chiusura da parte nostra. Sembrate dimenticare che siamo noi ad aver preso l'iniziativa di questi scambi e
che non è certo la prima volta nella nostra storia comune. La diffidenza che esprimiamo rispetto ad eventuali alleati locali
non è una diffidenza a priori ma poggia su una ben lunga esperienza e conoscenza del panorama politico.
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Voi dite che questa diffidenza è condannabile, eppure si tratta di una diffidenza politica. Affermate che l'essenziale è il
contenuto politico di una campagna comune -affermazione con la quale siamo perfettamente d'accordo- ma, giustamente, noi non
vogliamo lasciar trasformare il contenuto della nostra campagna comune dall'apporto di militanti che difendono idee che non
sarebbero le nostre. Una politica è un tutto, non un montaggio.
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Dite che non abbiamo fatto niente per favorire le relazioni tra le nostre organizzazioni ed i nostri militanti ma, tanto nella
campagna della presidenziale che nella lotta degli insegnanti, neanche voi avete fatto alcunché per favorire le relazioni tra
le nostre due organizzazioni ed i nostri militanti. Certo, le considerazioni di interesse politico comune, prenderanno il passo
sulle ferite che possono sussistere, ma permetteteci di fare, un po', quanto vi permettete di fare largamente.
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Vi facciamo notare che, durante la campagna presidenziale, non abbiamo ad alcun momento formulato la minima critica contro la
LCR o il suo candidato. Il che non è certo il vostro caso.
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Nello stesso modo durante il movimento degli insegnanti, mai, durante intere settimane, abbiamo criticato o attaccato la LCR.
Abbiamo affermato il nostro punto di vista senza polemizzare ma non abbiamo detto niente contro la LCR, soprattutto presso i
giornalisti (contrariamente a quanto affermate).
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Il diritto di critica e di difendere le proprie idee non è a senso unico e non è limitato al vostro uso esclusivo.
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In seno alla LCR, esistono numerose sensibilità diverse e, se accettiamo di credere che i militanti del LCR sono politicamente
disciplinati e seri, non ci teniamo, tramite discussioni locali, a vedere rimessi in discussione i nostri accordi nazionali. E'
per questo che, benché tutto possa essere discusso localmente tra i nostri compagni rispettivi, ci teniamo a che tutto quanto
potrebbe porre problema sia risolto al livello nazionale, senza rimandare nulla a decisioni locali.
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Nell'attesa di incontrarvi, vogliate accettare, cari compagni, i nostri saluti rivoluzionari.
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Per il Comitato Esecutivo di Lutte Ouvrière,
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Georges Kaldy e Jean-Pierre Vial
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