Unione Comunista Internazionalista

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50 anni dopo la morte di Stalin, 15 anni dopo la perestroika, 11 anni dopo la scomparsa dell'Urss, dove va la Russia ? - Cercle Léon Trotsky

25 aprile 2003


La degenerazione dello Stato operaio

Lenin aveva intuito questo fenomeno contro cui aveva impegnato battaglia. Ma morì nel gennaio 1924 . Da quel momento, Trotski incarnò e diresse la lotta dei bolscevichi fedeli agli ideali dell'ottobre contro la degenerazione del primo Stato operaio, alla testa del quale, diceva, si era imposta una "casta incontrollata, altro che socialista."
Trotski e i suoi compagni condussero questa lotta innanzitutto in Urss, in seno al partito bolscevico. Ma già alla fine degli anni venti, questo partito era diventato la cinghia di trasmissione del potere di Stalin appoggiatosi alla nascente burocrazia.
E' di Trotski l'analisi marxista rivoluzionaria della società sovietica burocratizzata. Nel testo in cui l'ha fatta in modo più sistematico, la rivoluzione tradita, Trotski diceva con insistenza : "temiamo soprattutto, nella nostra analisi, di fare violenza al dinamismo di una formazione sociale che non ha precedenti e non conosce analogie". Ecco quello che dice Trotski sui fondamenti sociali e le modalità con cui la burocrazia esercita il suo parassitismo :
"(...) La nazionalizzazione del suolo, dei mezzi di produzione, dei trasporti, degli scambi, come pure il monopolio del commercio estero, formano le basi della società sovietica. E queste conquiste della rivoluzione proletaria definiscono ai nostri occhi l'Urss come uno Stato proletario.
Per la sua funzione di regolatrice e di intermediaria, (...) per l'utilizzazione nel suo interesse dell'apparato dello Stato, la burocrazia sovietica rassomiglia a qualsiasi altra burocrazia (...). Ma se ne distingue pure per caratteristiche di estrema importanza. Sotto nessun altro regime, la burocrazia ha raggiunto una simile indipendenza. Nella società borghese, la burocrazia rappresenta gli interessi della classe possidente e colta, che dispone di un gran numero di mezzi di controllo sui suoi amministrati. La burocrazia sovietica si è posta al disopra di una classe (il proletariato) che usciva appena dalla miseria e dalle tenebre e non aveva tradizioni di comando e di egemonia. (...) In questo senso, non si può negare che sia qualcosa di più di una semplice burocrazia. Essa è lo strato sociale privilegiato e dominante nella società sovietica, nel significato più ampio della parola.

(...) Ma il fatto stesso che si sia appropriata del potere in un paese in cui i mezzi di produzione più importanti appartengono allo Stato, crea fra essa e le ricchezze nazionali rapporti interamente nuovi. I mezzi di produzione appartengono allo Stato. Lo Stato appartiene in qualche modo alla burocrazia. (...) La burocrazia non ha creato una base sociale per la sua dominazione, sotto forma di condizioni particolari di proprietà. Essa è obbligata a difendere la proprietà dello Stato, fonte del suo potere e dei suoi redditi."
Durante più della metà della sua storia, la società sovietica ha subito la dittatura personale assoluta di Stalin. Questo è tornato d'attualità recentemente, poiché Stalin morì cinquant'anni fa, il 5 marzo del 1953. E approfittiamo dell'occasione per ricordare che a quell'epoca, i trotskisti erano soli a denunciare, in nome del comunismo, questa dittatura odiosa. E spesso quelli che inneggiavano allo stalinismo quando era all'apice della sua potenza sono gli stessi che si fanno oggi gli accusatori più violenti, non dello stalinismo bensì del comunismo.

L'URSS dopo Stalin

Al contrario della menzogna inventata dallo stalinismo, diventata durante tre quarti di secolo una religione di Stato per la burocrazia, l'Urss non poteva creare una società socialista nell'ambito di un paese solo, anche se immenso. La società socialista futura necessita un grado di sviluppo raggiunto da molto tempo dall'economia capitalista, ma solo su scala internazionale e, ovviamente, a condizione di includere i paesi più sviluppati che hanno concentrato la maggior parte delle ricchezze materiali e scientifiche, e della competenza, che risultano dall'accumulo del lavoro umano dell'intero pianeta.
Nondimeno, di fronte al compito di gestire a modo suo l'economia di un gran paese, cioè ponendo fine alla proprietà privata dei mezzi di produzione, alla concorrenza, alla corsa al profitto, pianificando l'economia, lo Stato operaio ha dimostrato la superiorità del sistema economico che la classe operaia porta in se.
Nonostante l'enorme regressione rappresentata dalla degenerazione burocratica, l'Urss ha evidenziato per parecchi decenni il suo dinamismo. E infatti grazie alla rivoluzione d'ottobre e agli sconvolgimenti sociali che ne risultarono, questo paese estremamente povero ha conosciuto un nuovo e notevole sviluppo.
La rivoluzione del 1917 sbarazzò la Russia dalla classe dei nobili proprietari fondiari e dal tributo enorme che la società doveva pagare per mantenerli. Lo Stato nato dalla rivoluzione prese la direzione dell'economia dalle mani di una borghesia comunque debole e subordinata al gran capitale occidentale. La Russia arretrata, solo sfiorata dallo sviluppo capitalistico, riuscì grazie alla liberazione delle forze produttive a compiere in pochi decenni buona parte della strada che il capitalismo aveva percorso in Occidente in parecchi secoli.
L'industrializzazione fu non solo rapida, ma anche qualitativamente diversa, e per di più su un territorio immenso. Poiché gli investimenti non erano concepiti in funzione del profitto, ad approfittarne non furono solo le poche regioni vicine alle grandi città o alle risorse minerarie, bensì molte altre che lo zarismo aveva lasciate nel sottosviluppo.
Lo sviluppo rapido dell'industria prolungò ed accentuò gli sconvolgimenti sociali del periodo rivoluzionario. La crescente urbanizzazione strappava milioni di esseri umani dall'orizzonte limitato delle campagne. La classe operaia che nel 1917 costituiva solo una piccola minoranza, in pochi decenni divenne la classe sociale di gran lunga più importante. Tra la seconda guerra mondiale e gli anni '80, il numero dei lavoratori aumentò da 24 a 83 milioni. Si trattò di uno sviluppo numerico senza paragone, reso unico dal fatto che l'industrializzazione e il rafforzamento del proletariato si svolsero senza borghesia.
Lo sviluppo dell'educazione, innanzitutto quella elementare ma anche quella secondaria ed universitaria, su scala di un paese immenso, l'entrata massiccia delle donne nel sistema educativo, furono un'altra espressione del soffio rivoluzionario ancora vivo nonostante il controllo burocratico, così come lo espressero la moltiplicazione e la democratizzazione dei mezzi di cultura.
Mentre la dittatura instaurata da Stalin si prolungava, dopo la sua morte, sotto forma appena attenuata, la società sovietica cominciò a cambiare dall'interno. Questo non si vedeva tanto, siccome l'effetto di ogni dittatura è di mascherare la vita reale. Ma nonostante il suo controllo l'economia evolveva, e anche la società.
Ogni tanto si avvertiva qualche segno di questi cambiamenti. Fu così nel 1956, quando Krusciov denunciò alcuni crimini dello stalinismo e aprì le porte dei campi . L'avvenimento fu clamoroso. Non significava la scomparsa della dittatura, ma un certo disgelo, secondo il titolo di un romanzo dell'epoca.
Riassorbite le considerevoli distruzioni della guerra, lo sviluppo economico si tradusse con un accumulo che, a sua volta, portava a dei cambiamenti sociali poco percettibili, ma ben reali.
La società sovietica diventava più complessa. Mentre la classe operaia continuava a crescere numericamente, anche la burocrazia cresceva, allargava la sua base e si diversificava. Cresceva anche la differenziazione sociale tra un'alta burocrazia che, dal suo modo di vivere, si avvicinava alla borghesia occidentale, e una massa di piccoli burocrati che, pur approfittando di qualche vantaggio, aveva solo un tenore di vita poco superiore a quello dei lavoratori. D'altra parte, diventava più consistente la piccola borghesia fatta di artisti, scrittori, scientifici, sportivi di alto livello ed altri che approfittavano delle lacune della pianificazione burocratica per fare affari più o meno legali.
Nonostante tutto questo la società sovietica conservava un'originalità fondamentale : di fronte ad un proletariato numeroso, non esisteva una borghesia capitalistica nel senso marxista del termine, cioè una classe che possedeva a titolo privato i mezzi di produzione, accumulava capitali e li reinvestiva nella produzione per accrescere il suo profitto.
L'unico ceto privilegiato era la burocrazia, il ceto di quelli che amministravano, gestivano, comandavano, dall'alto verso il basso, i vari apparati dello Stato e del partito. C'era al vertice il migliaio di persone che dirigevano i ministeri, i grandi apparati dello Stato, i membri dell'ufficio politico. Poi, sotto, c'erano i membri delle direzioni di partito e dei governi nazionali e regionali, i direttori delle imprese di Stato, poi ancora più giù i presidenti dei soviet delle città, ecc. Questo ceto sociale, per riprendere l'espressione di Trotski e più ancora che ai tempi di Trotski, era "privilegiato e dominante nel significato più ampio della parola". Era una casta sempre più cosciente dei suoi interessi e della sua identità come ceto dominante, e che tendeva ad aumentare i suoi grandi e piccoli privilegi.
Per molti aspetti, il suo posto nella società somigliava a quello della borghesia delle società capitaliste, almeno della borghesia nel significato più ampio. Cioè non solo l'alta borghesia, ma anche questa borghesia media che domina la società locale delle città, che i giornalisti chiamano volentieri "l'élite", che a sua volta poggia sul largo zoccolo della piccola borghesia, cioè tutti quelli che possiedono qualcosa, uniti intorno all'idea di proprietà privata.
A differenza della borghesia, la dominazione della burocrazia non era collegata alla possessione di capitali, bensì al potere. Il posto di ogni burocrate nella gerarchia sociale era legato alla sua posizione nella gerarchia statale. Più alta era questa posizione, e più aveva accesso a vantaggi che il sistema burocratico prelevava collettivamente sui lavoratori.
L'ultima immagine rimasta di quel periodo tra la morte di Stalin e gli anni '80 è di questi dirigenti invecchiati, allineati sulla piazza Rossa nei giorni di parata, e di un regime che sembrava ben sistemato.

La storia si accelera

Eppure una pagina della storia dell'Urss stava per chiudersi, ed era l'ultima. La natura compiva la sua opera e faceva sparire, gli uni dopo gli altri, tutti i membri della generazione di alti burocrati che avevano diretto il paese dopo Krusciov . La scomparsa di Breznev, seguita rapidamente da quella dei suoi successori Andropov e Cernenko, aprì una crisi che fu visibile solo dopo l'arrivo di Gorbaciov ai comandi, nel marzo 1985.
Forse con la volontà di riformare un sistema che sembrava esaurito, forse soltanto per consolidare il suo potere, e probabilmente per queste due ragioni, Gorbaciov decise di portare a conoscenza del pubblico il dibattito sulla ristrutturazione, la perestroika in russo. Per scavalcare l'apparato del partito e dell'amministrazione, fece quello che i vertici della burocrazia si erano rifiutato di fare, a parte qualche tentativo di Krusciov : si rivolse alla popolazione per farla testimone, o addirittura arbitro.
Questa Glasnost, la trasparenza, un altro slogan dell'epoca di Gorbaciov, innescò una dinamica tale che Gorbaciov, scavalcato dalle esigenze della burocrazia e dalla sua volontà di sbarazzarsi di ogni controllo centrale, dovette lasciare il posto a Boris Eltsin, che stava per incarnare la trasformazione sociale dell'ex Urss. Infatti questa non c'era più poiché scoppiò nel dicembre 1991.
Gorbaciov si mantenne sei anni. L'epoca dei suoi successori dura da quasi dodici anni.
Almeno fin dall'arrivo di Eltsin al potere, la politica affermata dai dirigenti della burocrazia fu di ristabilire il capitalismo. Qual'era in questo programma, all'inizio, la parte di demagogia rivolta ai privilegiati che si precipitavano sulla proprietà statale e ai quali piaceva sicuramente l'idea di trasformare in proprietà privata questi loro beni recentemente e male acquisiti ? Qual'era la parte destinata all'Occidente in modo che aprisse grande il rubinetto dei crediti ? Qual'era infine la parte della volontà politica dei vertici dirigenti della burocrazia ?
Trasformare in proprietà privata la proprietà statale di cui aveva solo l'usufruito, era un vecchio sogno della burocrazia. Ma passare da questa aspirazione alla sua concretizzazione implicava uno sconvolgimento economico e sociale, la liquidazione di ciò che rimaneva dell'opera della rivoluzione operaia del 1917, cioè una vera controrivoluzione sociale. Dodici anni dopo che la direzione politica della burocrazia abbia proclamato la sua volontà di andare in questa direzione, a che punto è questa controrivoluzione sociale ?

La fine dell'URSS e le sue conseguenze

Gli anni di Gorbaciov furono quelli della decomposizione del potere politico e della frantumazione aperta della burocrazia in clan rivali. Fu praticamente un implosione della burocrazia, senza intervento militare esterno e anche, d'altra parte, senza rivoluzione proletaria. Questa evoluzione fu rapida proprio perché la dittatura della fine degli anni Breznev non aveva fatto altro che mascherare un già inoltrato processo di decomposizione della burocrazia.
La dittatura personale di Stalin era nata a suo tempo per rispondere ad una profonda necessità sociale : preservare il potere e i privilegi della burocrazia contro la borghesia, ma ancora di più contro la classe operaia, in nome della quale la burocrazia si era accaparrato il monopolio del potere. La dittatura proteggeva collettivamente il ceto burocratico contro le due classi, proletariato è borghesia, tra le quali si sarebbe deciso il futuro dell'Urss. Ma aveva anche un'altra funzione, interna alla burocrazia. Ci voleva un arbitrio supremo per decidere chi, e in quali proporzioni, avrebbe potuto accedere all'usufrutto collettivo, e per costringere la burocrazia, a pena di morte, a rispettare tale disciplina. Perché questa casta ovviamente non era democratica, neanche al suo interno.
La posizione di ogni burocrate, il suo potere e i privilegi che ne derivavano, erano strettamente fissati dall'alto, mentre i burocrati non volevano altro che potere approfittarne senza intralci. Da sempre avevano avuto tendenza a completare la loro remunerazione gerarchica con la corruzione, o con le malversazioni quando era possibile . Ora, queste possibilità aumentavano con l'ammorbidimento della dittatura sotto Krusciov e dopo di lui.
Sotto Stalin i burocrati avevano paura per la loro vita , e sotto Krusciov per il loro posto ; sotto Breznev non avevano più niente da temere e niente limitava le loro attività da predatori. Queste attività hanno creato sempre più incrinature nella burocrazia tra le reti di interessi, secondo le relazioni tra le direzioni delle imprese, le autorità locali, la polizia ed altri pezzi, locali o centrali, dell'apparato dirigente.
Già sotto Krusciov l'edificio burocratico era stato sottomesso a forti tensioni che minacciavano di frantumarlo, anche se non apparivano ancora apertamente. Ognuno degli alti burocrati alla testa dei numerosi ministeri dell'economia tendeva a favorire i suoi interessi settoriali rispetto agli organismi di direzione politica. Come riflesso a questa incrinatura dall'alto in basso della macchina dello Stato tra i vari apparati, un altro tipo di sfaldatura, orizzontale questo, apparve negli anni sessanta in seno alla burocrazia territoriale.
Di fronte al peso dei ministeri economici, Krusciov volle sostituirli con organi di coordinamento regionale dell'economia, i Sovnarkhoz . Si diceva che si sarebbe dato più scioltezza alla gestione dell'economia col sostituire un mucchio di ministeri che agivano autonomamente gli uni dagli altri, e gli apparati centrali di pianificazione che decidevano a Mosca di tutti i particolari dell'approvvigionamento di tutte le imprese del paese.
Questo sembrava derivare dal semplice buonsenso, ma corrispondeva anche ai desideri della burocrazia che, nelle regioni, non sognava altro che sbarazzarsi di ogni controllo centrale. Alla fine, senza neanche indebolire gli apparati centrali, questa riforma portò ad un altro tipo di frantumazione del regime, assicurando alle burocrazie locali il controllo delle "loro" imprese.
Ai tempi dell'Urss, ognuna delle strutture dirigenti, centrale o territoriale, aveva al suo vertice un alto esponente che era capofila di una piramide di comandi. Legati da una comunità di destino politico e di interessi, questi raggruppamenti hanno avuto molte forme diverse man mano dell'evolversi delle relazioni nella burocrazia e tra le istanze del potere.
Sotto Breznev, si erano costituiti in quanto stati nello stato, il più delle volte sotto la direzione di un membro dell'ufficio politico che gestiva il suo mondo senza interferenza dei colleghi, a patto che ognuno rispettasse la stessa regola.
C'era una rivalità permanente tra questi apparati centrali . La necessaria cooperazione tra di loro comportava sempre di più un permanente mercanteggiamento, per esempio tra i ministeri industriali, gli apparati di pianificazione e le grandi imprese, per ottenere in tempo, e in quantità sufficienti, le forniture previste dal piano.
Ognuno di questi apparati era naturalmente portato a ricercare la massima autonomia. Ma questa corsa all'autonomia comportava un formidabile spreco. La società sovietica, cioè le sue classi lavoratrici, pagava il prezzo non solo di ciò che la burocrazia prelevava per il suo uso personale, ma anche delle condizioni che consentivano questi prelevamenti : il rifiuto di ogni controllo dal basso, la ricerca di scappatoie rispetto al controllo venuto dall'alto.
Per di più, i mercanteggiamenti tra gli apparati burocratici generarono un intero ceto di intermediari, in parte ufficiosi se non ufficiali, e in parte illegali. Pur non appartenendo alla burocrazia stessa, questi intermediari le erano però indispensabili. Arrangiavano gli affari per conto dei burocrati e al tempo stesso si arricchivano. Questo ambiente di intermediari era anche, per la natura stessa delle sue attività, qualche volta legato all'ambiente criminale stesso. Le mafie erano il prolungamento naturale del sistema burocratico.
Sotto Breznev si vide un'esplosione di questo fenomeno. La più famosa di queste mafie politico-criminali, la cosiddetta mafia del cotone, aveva come padrini i dirigenti della Repubblica dell'Uzbekistan, e soprattutto il genero di Breznev e vice ministro degli interni.
Quando Gorbaciov a sua volta arrivò al segretariato generale, ereditò quindi un potere già ben minato. La crisi di successione poteva solo aggravare quella del potere. Per sistemare il suo, Gorbaciov provò a raccogliere il sostegno di alcuni ceti della burocrazia. Ma la demagogia verso le aspirazioni di numerosi ceti della burocrazia liberò delle forze che erano rimaste relativamente contenute, emananti dalla burocrazia stessa. Il confronto pubblico e i maneggi occulti tra queste forze avrebbero segnato tutto il periodo ulteriore.
La mischia si sarebbe allargata con l'entrata in lizza degli intellettuali. Sotto Breznev quelli più attivi formavano la dissidenza che denunciava gli aspetti più odiosi del regime in generale, in nome di idee che riflettevano le aspirazioni della piccola borghesia sovietica ad avere lo stesso modo di vita dei suoi omologhi dei paesi capitalisti sviluppati.
All'inizio Gorbaciov ebbe il sostegno di questa dissidenza. Ma essa non si limitò a plaudire la sua volontà di riformare : cominciò a sognare ad alta voce a quello che riteneva essere la libertà, quella che hanno le sue sorelle occidentali di idealizzare il regno del denaro e la proprietà privata.
I primi ad approfittare della situazione furono i movimenti nazionalisti. Sin dal 1987, si svilupparono in certe repubbliche periferiche, si opposero al Cremlino e spesso, più drammaticamente, alle minoranze di queste regioni : Azeri contro Armeni, Abkhazi contro Georgiani, ecc... Anche oggi, è difficile misurare fino a che punto questi movimenti riflettevano le reali aspirazioni popolari e fino a che punto erano favoriti, o addirittura suscitati dai burocrati desiderosi di sbarazzarsi del controllo centrale. Comunque, fu tra le istanze dirigenti delle repubbliche che le tendenze nazionaliste trovarono, il più delle volte se non sempre, i loro rappresentanti o capifila.
Questo fece scoppiare guerre che non hanno finito di dilaniare gli stati nati dall'unione sovietica, la cui frantumazione in quindici paesi indipendenti non ha dato la libertà ai loro popoli. A parte i paesi baltici, annessi all'Urss nel 1944, le altre repubbliche periferiche sono regimi autoritari, o perfino dittature che opprimono i loro popoli e ancora di più le loro minoranze nazionali.
Nel campo economico, Gorbaciov si attaccò a certi blocchi che frenavano la produzione.
Trascurare i beni di consumo, o produrli solo in quantità insufficiente e di bassa qualità, era per la burocrazia un modo di ridurre la parte delle classi popolari nel prodotto nazionale. Diversificare l'approvvigionamento e migliorarne la qualità era certamente un'aspirazione di tutte le categorie sociali, ad eccezione dell'alta burocrazia che si riforniva nei negozi riservati, o addirittura in Occidente.
Al contrario di ciò che dicono i denigratori del comunismo, questi blocchi non derivavano dalla pianificazione stessa, bensì dal suo carattere burocratico. La pianificazione ha bisogno del controllo dei consumatori, della popolazione. Ma i privilegi economici della burocrazia sono incompatibili con questo controllo.
Nel dibattito economico che cominciò sotto Gorbaciov, come nel dibattito politico, la liberalizzazione si tradusse con l'emergenza di una moltitudine di tendenze, fra cui alcune chiedevano la liquidazione dell'economia statalizzata. Ma l'economia non era soltanto l'oggetto di una discussione astratta. Mentre politici e intellettuali ne stavano discutendo, altri agivano.
Nel 1988, Gorbaciov aveva autorizzato le cooperative e la piccola proprietà privata. Difatti aveva preso atto di un fatto compiuto poiché, sotto Breznev, ben che ufficialmente rifiutate, le pratiche affaristiche erano diventate una potente realtà, e avevano anche ricevuto un nome : l'economia dell'ombra. Ormai questa si ostentava alla luce del sole. Ma il personale subalterno dell'economia dell'ombra, dai maneggi di basso livello, ci guadagnò molto meno, e per meno tempo, della burocrazia.
Gli apparati burocratici che avevano già delle agenzie e società fantasma all'estero fecero evadere gran parte di quello che poterono raccogliere prima dell'inizio ufficiale delle privatizzazioni, e ancora di più dopo. Si sa come i reucci locali della burocrazia approfittarono della frattura orizzontale dello Stato. Ma quelli che avrebbero approfittato di più dell'occasione sarebbero stati i grandi apparati centrali -Kgb, alto apparato del partito, dogane, ministeri settoriali, innanzitutto quelli dell'energia- che raggrupparono sotto il loro controllo i più redditizi pezzi dello Stato e dell'economia.
Quelli che sarebbero stati chiamati dopo "oligarchi" o "nuovi russi", questi nuovi ricchi che riuscirono in tre o quattro anni a costruirsi fortune stravaganti, erano spesso una specie di agenti dei clan burocratici.
Non possiamo fare l'elenco di tutte le varietà tecniche del saccheggio. Ma se ne possono dare alcuni esempi. Un tale Abramovic, considerato uno dei più importanti nuovi ricchi del paese, con un piede nella burocrazia come governatore di una regione, un altro nella mafia, cominciò la sua carriera rubando carburante all'esercito e rivendendolo all'estero. Certo, bisogna essere in posizione di farlo e beneficiare di numerose complicità per mettere la mano sul carburante, trasportarlo, passare la dogana, ecc..
Potanin , famoso miliardario russo attuale, era un giovane burocrate sotto Gorbaciov. La sua carriera negli affari cominciò a questa epoca sotto la protezione di padrini dell'alta gerarchia del partito e del governo rimasti nell'ombra. Uno dei suoi pari, Gussinski, costituì allora il gruppo Most intorno alla banca omonima controllata dall'apparato del Kgb, la polizia politica, rappresentata al suo consiglio d'amministrazione dal suo primo vicepresidente.
Era l'epoca in cui l'ottenimento di licenze d'esportazione di materie prime consentì alla gente che aveva il posto giusto di acquisire in poco tempo fortune considerevoli . Questi prodotti erano comprati al prezzo interno russo, poi rivenduti all'estero al prezzo mondiale, tra cinque o dieci volte superiore. Ad ogni operazione, gli esportatori moltiplicavano di altrettanto il loro investimento, e così anche le autorità che lo permettevano.
Un altro dirigente, Berezovski, si servì di queste differenze di prezzi, ottenendo il monopolio della vendita delle macchine Lada che pagava alla fabbrica al prezzo russo e vendeva all'estero al prezzo occidentale, facendo così un beneficio del 3000% ! Lo stesso Berezovski, accompagnato dal genero di Eltsin, riuscì a mettere la mano sulla vendita in Occidente dei biglietti della compagnia Aeroflot. Era un'operazione d'oro ! Le spese erano fatte in rubli dalla compagnia e lui intascava le entrate, in valuta estera !
Fu la piccola borghesia a segnare con le sue aspirazioni economiche e politiche questo periodo di effervescenza piuttosto breve. La burocrazia espresse tanto più facilmente le sue aspirazioni in quanto alcuni dei suoi settori, da molto tempo legati alla piccola borghesia, le condividevano. E per quelli, venuti in generale dall'alto apparato dello Stato e del partito, che stavano davvero per approfittare del periodo, le aspirazioni della piccola borghesia potevano fare da paravento. La loro volontà di sbarazzarsi di ogni controllo centrale prendeva la maschera della democrazia. Invocavano "l'economia di mercato" per mettere la mano sul settore dell'economia di cui avevano la direzione.
Ci furono numerosi scioperi ma la classe operaia non era in situazione di approfittare dell'effervescenza per tentare di fare prevalere, fosse in modo parziale o embrionale, una propria visione dell'organizzazione dell'economia e della società. Bisogna dire che, massacrando tutti quelli che avrebbero potuto trasmettere l'eredità rivoluzionaria dei bolscevichi e la loro alta coscienza di classe, Stalin aveva facilitato le cose ai suoi lontani successori. Ma bisogna anche dire che l'intellighenzia, che avrebbe potuto ritrovare questa eredità e trasmetterla alla classe operaia, aveva occhi solo per l'Occidente capitalista. Questa intellighenzia russa che, un secolo prima, era stata capace di far nascere parecchie generazioni di rivoluzionari, questa volta era completamente assente.
Per i rivoluzionari il problema non era di speculare sulle possibilità dei lavoratori di intervenire in questa situazione (non più che in nessun altro paese). Avevano da difendere il programma dell'indipendenza politica della classe operaia, in modo che il dibattito sul futuro dell'Urss non fosse deciso tra le forze che rappresentavano sia la preservazione del dominio della burocrazia sulla società, sia il ritorno al capitalismo.
Contro il rafforzamento visibile e rapido delle correnti politiche favorevoli al ritorno al capitalismo, una tendenza proletaria avrebbe imperniato il suo intervento presso i lavoratori intorno alla difesa dalla proprietà di Stato contro i burocrati o i piccoli borghesi che volevano appropriarsi le imprese ; sulla difesa della pianificazione e del controllo del commercio estero contro l'anarchia capitalista ; sulla necessità di procedere a cambiamenti radicali nel funzionamento dell'economia, ma sulla base dell'economia pianificata.
Detto in altre parole, si sarebbero opposti ad ogni ritorno della borghesia come, e questo è in fondo la stessa cosa, all'imborghesimento di una parte della burocrazia. Cacciare i burocrati dai comandi, ridare vita al potere democratico della classe operaia e sottomettere l'economia al controllo democratico della popolazione, questi obiettivi già formulati da Trotski mezzo secolo prima, rimanevano pienamente validi.
Ma non fu così.
Il movimento sociale innescato dalla perestroika rimase limitato alla burocrazia, fiancheggiata dalla piccola borghesia. Non era un movimento diretto dall'alto, con un progetto politico, fosse quello della controrivoluzione borghese. La direzione politica della burocrazia non fece altro che seguire il movimento, sorvolando gli avvenimenti e lusingando le aspirazioni di un ceto burocratico che voleva che il potere centrale gli lasci il diritto di agire come voleva.
Su questo terreno Gorbaciov fu scavalcato da Eltsin che aveva preso la direzione della principale repubblica del paese, cioè la Russia.
Per indebolire quello di cui invidiava il posto, Eltsin stava per utilizzare gli stessi mezzi demagogici usati prima da Gorbaciov, ma su scala decuplicata. Alla piccola borghesia fece intravedere la prospettiva di instaurare la "democrazia" e il "mercato". Alla burocrazia delle repubbliche lanciò "prendete tanta autonomia quanto ne potrete ingoiare". E a tutti, lui che era stato membro dell'Ufficio politico si presentò come quello che avrebbe spezzato il monopolio del partito unico, detto comunista. Questo partito sparì come il guscio vuoto che era diventato.
Cercando di togliere tutto quello che rimaneva di potere a Gorbaciov, Eltsin comprometteva anche la propria posizione. Sparita l'Urss, ebbe un potere ristretto al solo territorio russo e qualche volta, come è stato detto, al solo perimetro del Cremlino.

La decomposizione dello Stato della burocrazia

Preoccupato per il disfarsi del paese più vasto del pianeta, l'Occidente scoprì in Eltsin il salvatore che avrebbe saputo evitare che la situazione portasse ad un incendio minaccioso per l'ordine mondiale. I dirigenti ufficiali e la stampa fecero di questo vecchio burocrate del periodo brezneviano un fautore della democrazia, che associavano invariabilmente al mercato.

Dal miraggio all'incubo

Secondo loro, la Russia stava per ricollegarsi con il mercato. La sua economia ne sarebbe rivivificata e si sarebbe reintegrata nell'economia mondiale. Si sarebbe visto fiorire una Russia modernizzata su una base capitalistica, con una proprietà privata consolidata e delle imprese funzionanti all'occidentale. Sarebbe finita con il grigio dei negozi di Stato ben poco forniti, sostituiti da negozi pieni zeppi di merci.
In realtà ci furono le lotte tra i clan di burocrati, o le loro "mafie" come si diceva allora nella popolazione, poi tra gli "oligarchi". Questo accadeva al vertice e nelle regioni, di cui alcune erano saccheggiate mentre altre cadevano sotto controllo delle mafie al potere o che se lo contendevano.
Dappertutto ci fu l'esplosione della disoccupazione, un male da tempo dimenticato dalla popolazione. I salari sovietici non erano molto alti ? Ma dopo la scomparsa dell'Urss, in pochi mesi, la popolazione vide questo debole potere d'acquisto sciogliersi come neve al sole sotto l'effetto di un'inflazione galoppante.
Con l'indebolimento del potere centrale, crollava anche la pianificazione centralizzata. Non sparivano necessariamente però tutti i collegamenti che i piani anteriori avevano stabiliti tra le imprese. Queste potevano conservare un certo coordinamento tra di loro solo sulla base delle relazioni stabilite dalla pianificazione tra clienti e subappaltatori. Questi collegamenti diventavano però sempre più deboli man mano che il piano veniva sostituito da un sistema di baratto. Tanto più che la frantumazione dell'Urss aveva innalzato confini di Stato tra imprese complementari.
Questo sistema è sopravvissuto in gran parte fino ad oggi. Ma questo indebolimento dei legami economici ha aggiunto un fattore supplementare di declino della produzione a ciò che era dovuto al saccheggio puro e semplice.
E poi c'era l'altro aspetto, quello della democrazia, di cui si parlava sempre. I burocrati seppero rapidamente servirsi delle elezioni per farsi confermare al loro posto. E nella maggior parte delle enti nazionali o regionali, quello che diventava il presidente era lo stesso che, poco prima, controllava l'apparato di Stato regionale, in generale l'ex primo segretario del PC.
La parola "democrazia" copre qualche volta il regno aperto dei predatori al potere, qualche volta quello delle mafie e dei signori della guerra. L'arrogante arbitrario dei governanti corrotti e ladri non si copriva più col nome di comunismo, ma venne giustificato con l'Islam o col buddismo.
In alcune regioni autonome, preferibilmente poco abitate, ci sono elezioni nella forma dovuta, ma il governatore ha semplicemente comprato una maggioranza degli elettori. E' il caso dell'uomo d'affari mafioso Abramovic, a cui abbiamo già accennato. In Russia, nelle elezioni presidenziale o politiche, non si comprano gli elettori -o non tutti almeno !- ma le reti televisive.
I dirigenti delle grandi democrazie occidentali non hanno mai trovato niente da dire contro l'elezione di Eltsin o di Putin, né contro il fatto che in questa bella democrazia russa Eltsin abbia ordinato di sparare a cannonate sul parlamento , eletto più o meno legittimamente ma che le dispiaceva.
E questo tanto democratico potere conduce da anni una guerra infame in Cecenia. Ma ovviamente non sarà la grande democrazia americana a rimproverarglielo, tanto è vero che anche essa ha in conto una lunga serie di guerre di dominazione, di cui l'ultima è la guerra in Iraq.
Poiché bisogna rispettare le tradizioni, gli ex esponenti dell'Urss e del PC fanno benedire il loro regime dai popi, in Russia e anche in Ucraina. Uno dei più famosi personaggi della democrazia a Mosca è il metropolita ortodosso Alexis che, per i suoi accomodamenti col regime dell'ex-Urss si è conquistato il soprannome di "Metropolitburo" ! E questa nuova democrazia russa, dopo avere preso il visto del titubante ubriaco Eltsin, oggi è incarnata dall'ex capo della polizia politica Putin.
Non si può parlare di tutte la peripezie della vita politica russa. Al livello centrale, è segnata da dodici anni dagli scontri tra apparati, dalle manovre e dai colpi bassi ; è anche segnata dalla decomposizione di fatto della federazione russa in una moltitudine di poteri locali.
Per fare il bilancio, dobbiamo citare lo storico Moshe Lewin che, qualche anno fa, riassunse in questo modo lo stato della Russia: "attualmente, se le istituzioni assomigliano complessivamente al governo di uno Stato, governano in realtà un crescente vuoto politico ed economico. La Russia si sta svuotando della sua sostanza. Una nazione in cui, storicamente, la potenza pubblica ha sempre avuto una parte importante e addirittura onnipotente, così si ritrova praticamente senza Stato. Le leggi non esistono o sono calpestate ; la giustizia è impotente ; le forze armate sembrano truppe di vagabondi, le forze di polizia sembrano banditi ; delle regioni si separano ; alle più importanti il presidente propone uno scambio, e si contrattano diritti speciali per i governatori in cambio di un sostegno politico al presidente ; i salari non sono più pagati ; le tasse non sono più pagate, per frode o in mancanza di risorse ; la popolazione dipende sempre di più dal baratto e dal prodotto dei propri orti."

Un piccolo quadro della popolazione

Questa società russa sarebbe "divenuta molto simile a tutte le società del continente europeo" afferma però la storica Hélène Carrère d'Encausse, ammiratrice degli zar e di Putin . Vediamo quale è la sorte della sua popolazione.
Ogni anno la Russia perde più di mezzo milione di abitanti, una catastrofe per la sua importanza e per la miseria di cui risulta. La natalità e l'aspettativa di vita sono in forte calo mentre contemporaneamente la mortalità aumenta continuamente. C'è prima l'esplosione dell'alcolismo e della tossicomania, e anche l'aumento della percentuale dei suicidi. I servizi medico-sociali gratuiti, privi di mezzi, sono impotenti di fronte al riapparire delle malattie della povertà, tra cui la tubercolosi, flagelli che l'Urss aveva praticamente sconfitti. Le medicine disponibili, spesso importate, si trovano solo a prezzi proibitivi.
C'è anche la malnutrizione, che colpisce molta gente. Secondo i medici, risulta dalle visite di leva che due terzi dei coscritti presentano patologie legate alla sottoalimentazione. Se ne può dire altrettanto della maggior parte della gente anziana, le cui pensioni non sono superiori a due decine di euro. L'ispezione dell'igiene pubblica, da parte sua, è in allarme per il numero crescente di morti per intossicazione, perché i pirati del commercio non esitano a vendere prodotti impropri al consumo o vietati in Europa e in America.
D'inverno la situazione peggiora ancora per il clima. A Mosca, città più ricca del paese, già più di 250 persone sarebbero morte di freddo all'inizio di gennaio. E' peggio nelle regioni che subiscono interruzioni del riscaldamento. Difatti le autorità sviano anche i fondi destinati al servizio pubblico del riscaldamento urbano, le cui installazioni sono in fin di vita in mancanza di manutenzione.
Si può riassumere con una cifra questo rapido quadro. Secondo l'indice del programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, la Russia, erede di ciò che era stato la seconda potenza mondiale, è scesa al 72° posto mondiale, accanto alla Malesia e alle Filippine.

I ricchissimi

Ma non tutta la popolazione è caduta nella miseria. O meglio, così è stato per l'immensa maggioranza proprio per colpa di una minoranza di privilegiati .
Infatti, l'impoverimento violento di decine di milioni di persone, la rovina di un'economia saccheggiata dai privilegiati, il sacco delle finanze pubbliche, furono le condizioni del fulmineo arricchimento di una folla di profittatori venuti dalla burocrazia o che avevano la sua protezione.
Sono questi parassiti che si vedono oggi, secondo i giornali occidentali, spendere "20 000 euro al giorno nella stazione della jet set", Courchevel, in una "Francia, paradiso per i ricchi moscoviti", dove "le clienti russe delle botteghe di lusso possono spendere parecchie migliaia di euro alla volta" e dove i palazzi della costa azzurro "competono per mettersi all'altezza della loro clientela venuta dal freddo". A Londra, alcuni vivono con un alto tenore di vita vicino alla City, il cuore della finanza mondiale dove la loro fortuna si sta arrotondando. A Mosca si è appena aperto, proprio per loro, il centro commerciale Crocus che si proclama il tempio mondiale del lusso. Forse questo evita ai burocrati e ai nuovi russi fortunati di prendere l'aereo per andare a fare le spese.

La classe media

Accanto a questo, grandi ipermercati mirano ad una clientela più larga, e anche più modesta, di questo piccolo ceto di super ricchi. A Mosca o Pietroburgo, si possono comprare i prodotti delle marche più conosciute in Occidente , a condizione di avere abbastanza denaro per questo.
Così oltre ai ricchissimi, e malgrado l'esplosione della disoccupazione e la caduta della produzione da un decennio, alcuni ceti della popolazione hanno potuto mantenere, anzi migliorare, il loro tenore di vita. A Mosca e in una misura minore in provincia, formano una piccola borghesia di qualche milione di persone su 145 milioni di russi. Essa è debole e anche fragile, poiché il crollo del rublo l'aveva praticamente spazzata via durante il crac del 1998 provocato dai super ricchi e dai privilegiati del regime. Da quel momento si è sviluppata di nuovo, ma non molto rapidamente. Alcuni dei suoi membri sono anche divenuti dei borghesi, degli "imprenditori" in esercizio nell'edilizia o i trasporti, o più spesso, nel commercio e i servizi.
Esiste anche una piccola borghesia salariata, i cui ceti meglio pagati dipendono dalle attività bancarie e di import export concentrate a Mosca e in una misura minore a Pietroburgo. In queste agglomerazioni di nove e cinque milioni di abitanti, una forte minoranza lavora nella sfera dei servizi in senso largo , i settori legati alle ditte straniere, i liberi professionisti, la ristorazione, il commercio, le cliniche, le agenzie di viaggio o le agenzie immobiliari e per i ricchi grandi e piccoli.

La massa dei poveri

Quanto ai lavoratori, alcuni se la cavano un po' meno male, nelle poche imprese che esportano, soprattutto delle materie prime. Ma la gran massa dei salariati delle imprese industriali o agricole, e quelli dei servizi destinati alla popolazione, percepiscono salari miseri, quando vengono pagati.
Se a Mosca il salario medio di tutte le categorie messe insieme si avvicina a 500 euro al mese, molti lavoratori prendono molto meno, cominciando dall'ex centinaia di migliaia di provinciali o di immigrati delle repubbliche dell'ex Urss che ci vivono senza il diritto di residenza, a Mosca come nelle grandi città dove questi paria sono la preda degli sfruttatori di ogni genere. E nel resto del paese, i salari ben di rado superano 100 euro. Quanto ai milioni di lavoratori che la disorganizzazione dell'economia ha lasciati senza reddito stabile , ben pochi percepiscono indennizzi, comunque irrisori.
Lontano dai grandi centri, ne risulta una miseria materiale e addirittura fisiologica, tra l'altro nel Nord, l'estremo oriente, e quasi la totalità della Siberia, cioè in più di tre quarti del territorio, da cui quelli che lo possono cercano di scappare. Ci si aggiungono le mille forme di miseria morale prodotte dalla regressione sociale, con l'enorme regresso di ciò che serve d'educazione per i figli delle classi popolari, con la cultura ormai a prezzi inaccessibili nelle grandi città e in completo abbandono da tutte le altre ; con l'appoggio dato dai dirigenti politici alla Chiesa ortodossa che si arricchisce in vari traffici e incrosta i pori della vita sociale.
E poi c'è il deterioramento di pezzi interi della società, con la delinquenza come modo di sopravvivenza, il traffico di droga, la prostituzione, tra cui quella dei bambini. Si vedono risorgere con forza costumi e pregiudizi medievali, il giogo del patriarcato, una maggiore oppressione delle donne. E questo non solo in alcuni popoli periferici che la società sovietica aveva fatto sfuggire al loro arretramento, ma un po' dappertutto.

Un quadro dell'economia e del suo funzionamento

L'economia che si è installata dopo la fine dell'Urss può essere chiamata, in mancanza di meglio, "di sopravvivenza". Lavoratori e pensionati che non percepiscono più né salario, né pensione, devono per forza arrangiarsi. Alcuni vendono prodotti della loro fabbrica in strada o nei treni; nelle città, donne anziane propongono quello che hanno lavorato a maglia o i legumi del loro orto, come e in molti paesi poveri dove esiste una cosiddetta economia "parallela".

"L'economia della sopravvivenza" e l'arte di arrangiarsi su scala industriale

Prive dei legami e del sostegno del piano, anche le imprese sono sprofondate in questa economia di sopravvivenza. Hanno semplicemente tentato di sopravvivere con la corruzione e una forte dose di arte di "arrangiarsi", come già ai tempi dell'Urss. Le fabbriche che avevano perso i loro fornitori ne hanno cercato altri. Altre hanno modificato la loro produzione. Se lo Stato non ordinava più materiale ferroviario, il combinato colpito cominciava a produrre carrozzine per bambini o utensili di cucina.
Cercare di mantenere un'attività era una reazione logica da parte di quelli che dirigevano queste imprese per provare a conservare il loro feudo. Si adattavano alle condizioni che la scomparsa dell'Urss comportava per loro.
Alcuni hanno piuttosto facilmente trovato dei mercati, nelle regioni di confine aperte a tutti i traffici e soprattutto a Mosca, che beneficia della maggior parte dei flussi finanziari e di una popolazione che ha un certo potere d'acquisto. Ma non c'è niente di tale nel resto del paese, soprattutto in queste città fabbriche costruite intorno ad un combinato industriale gigante.

I burocrati alla rincorsa...

La Russia sovietica contava milioni di burocrati, la cui situazione variava considerabilmente. Nella loro immensa maggioranza, questi non avevano responsabilità dirette nella vita delle imprese, non potevano sperare di mettere la mano su una fabbrica o un kolchoz, e a maggior ragione diventarne padrone. In compenso, rappresentavano una parte del potere dello Stato. Mentre altri accaparravano l'impresa o il settore dell'economia che controllavano, la maggioranza di questi burocrati che avevano una frazione del potere di Stato facevano man bassa su questa parte dell'amministrazione. E attraverso una regione, una città o un distretto, questi burocrati locali hanno acquisito un diritto di prelievo anche sulle imprese che ci si trovavano e su quanto queste potevano fruttare . Tutto ciò grazie alla corruzione sotto ogni forma e a tutti i livelli , la protezione imposta, l'estorsione di fondi da parte di mediatori mafiosi o con la spoliazione tramite la giustizia quando gli imprenditori erano restii a versarne una parte a chi deteneva una parcella di autorità.

... di tutto ciò che può fruttare

Accaparrare scorte di materie prime, di macchine, addirittura di fabbriche , è un problema di circostanze, di rapporti di forza, forse di abilità. Al contrario, consolidare tutto questo tramite la proprietà privata non è più una questione di volontà individuale. La proprietà privata è una nozione sociale. Per esistere, esige che la società la riconosca come uno dei suoi fondamenti, la protegga tramite le leggi, un apparato giudiziario, la polizia e, finalmente, tutto un consenso sociale.
Ora, tutto questo non esisteva nella Russia sovietica, almeno per i mezzi di produzione. Certo, ciò fu messo in cantiere in modo balbuziente sotto Gorbaciov ed in modo aperto sotto Eltsin. Ma, mentre aspettava che la proprietà privata si ristabilisca pienamente - detto altrimenti, che sia compiuta la controrivoluzione sociale distruggendo tutto quanto risulta dalla rivoluzione proletaria, finanche in modo lontano e deformato- ogni burocrate sapeva che "il suo" bene appena acquisito poteva essergli preso da un altro, più furbo e soprattutto beneficiario di protezioni più potenti. Poiché, in Russia, prima di essere economico, il problema della privatizzazione era, e resta, principalmente politico.
La storia nella Russia post-sovietica è marcata da lotte che opponevano diversi candidati all'appropriazione di questa o di quella fonte di ricchezza. L'aspetto più spettacolare ne è la guerra tra bande più o meno legate a questo o quel circolo del potere. In generale ciò si decide in modo radicale : tramite l'eliminazione fisica di uno dei competitori. Ma, spesso, queste lotte oppongono semplicemente diversi livelli del potere politico : una regione si appropria un bene federale per essere a sua volta espropriata da un municipio. E viceversa.
Questa proprietà, sogno di quanti riuscivano ad impadronirsi di qualcosa, incontrava delle difficoltà, e le incontra ancora, a stabilizzarsi. Segno ne é che i burocrati hanno preferito, fin dall'inizio, trasferire i proventi del loro saccheggio nelle banche occidentali. Per trasformarsi in proprietà privata, la proprietà dello Stato aveva ed ha ancora bisogno di oltrepassare le frontiere.
L'abbiamo già detto, quelli che potevano produrre con una fabbrica passata sotto il loro controllo hanno continuato a farla funzionare, altri preferivano smembrarla . E poi c'erano quelli che, molto più numerosi, non disponendo di un'impresa ma di un posto di responsabilità politica o amministrativa, ricattavano la popolazione, così come i direttori che cercavano di diventare proprietari delle loro fabbriche.
Un punto comune a tutti è che i proventi di queste operazioni non erano investiti nella produzione : filavano in Svizzera o nelle isole Caimano. Ecco perché, man mano che le imprese passavano dalle mani dello Stato a quelle dei burocrati, gli investimenti produttivi crollavano .

Dichiarazioni di intenti e realta'

I dirigenti della burocrazia, che si dicevano comunisti nel passato, affermano, da Eltsin in poi, di voler instaurare il mercato capitalistico. Ma il cammino tra le intenzioni proclamate e la realtà che concretamente si realizza è lungo e tortuoso. Il mercato capitalistico non è un'idea che basterebbe invocare affinché prenda corpo e vita.
Il mercato capitalistico in Europa non è sorto né in un giorno né in qualche anno. E' il prodotto di una lunga storia. La Russia, da parte sua, ha ereditato dall'Urss un'economia che, durante tre quarti di secolo, fu creata completamente dallo Stato e poi sviluppata su basi in cui la proprietà privata delle imprese non esisteva, né il profitto era il motore dell'economia, e dove i legami tra le imprese non si stabilivano tramite il mercato. Malgrado i proclami, la trasformazione capitalistica della società russa non è ancora compiuta.

Quando la burocrazia "privatizza"

Le imprese russe funzionano sotto statuti diversi, e il 70% sono privatizzate stando ai dati ufficiali . Lo diciamo perché si tratta di un cambiamento in confronto al periodo precedente. Ma anche perché il contenuto reale di questo cambiamento è ben più complesso di quanto non lascerebbero credere sigle che, in Russia, significano "società per azioni" o "società aperte per azioni".
Già quest'ultima denominazione è significativa poiché designa quelle il cui capitale non è "chiuso" e si trova in parte sul mercato borsistico, il che le distingue dall'immensa maggioranza delle altre. Con le società dal capitale chiuso, la burocrazia si è assicurata che la maggior parte del capitale industriale resti nelle sue mani e non divenga la proprietà di gruppi occidentali, come in Polonia e in Ungheria.

I feudi burocratici e la loro privatizzazione ante litteram

Anni prima del lancio dei programmi ufficiali di privatizzazione, i grandi settori economici, in particolare l'energia, erano stati confiscati da coloro che li dirigevano nella Russia di Gorbaciov.
Questo processo che sottraeva al controllo centrale interi settori dell'economia fu l'esatto parallelo di un processo della stessa natura : l'implosione dell'Urss sotto la pressione dei capi dell'alta burocrazia territoriale. Tali fenomeni gemelli si manifestarono apertamente nello stesso tempo, a cavallo degli anni 90. I baroni della burocrazia e i loro clan si sentirono abbastanza forti da imporre al centro questa privatizzazione ante litteram dei loro feudi regionali o settoriali. Due anni dopo, quando la loro opera di disorganizzazione sistematica del paese raggiunse uno stadio irreversibile, questo smembramento ricevette una doppia consacrazione : con la divisione dell'Urss in quindici stati e con il riconoscimento giuridico dell'implosione dell'economia rappresentato dalle privatizzazioni.
Una delle ragioni principali dell'arretramento considerabile della produzione è precisamente l'implosione dell'Urss. Per un'economia così integrata, così interdipendente da una regione all'altra, è una vera catastrofe.
Un'altra ragione è che il saccheggio continua.
Certo, il differenziale tra i prezzi russi e i prezzi mondiali, uno dei mezzi del saccheggio degli anni '90, si è ridotto. Ma resta sufficiente affinché l'esportazione di petrolio, di gas, di legno, di nichel, di alluminio, ecc. sia ancora la principale fonte di arricchimento per vasti settori della burocrazia e la posta in gioco delle guerre scatenate intorno a questa manna.
Ecco una delle cause del fatto che più dei tre quarti dei valori prodotti dall'economia russa risultano da un solo settore : quello delle materie prime. Se i "nuovi ricchi" non investono nell'industria, neanche nelle "loro" imprese, è perché nessun investimento produttivo, ammortizzato su cinque o dieci anni, renderebbe quanto l'esportazione di materie prime, ammortizzata subito.

Gruppi privati e diritto burocratico

Dopo una fase sfrenata, questo saccheggio è stato coperto dalle leggi di Eltsin che riprendevano le misure preconizzate dai consiglieri occidentali. Ma queste leggi nello stesso tempo ufficializzavano il fatto che, per esempio, i responsabili del settore del gas l'avevano sottratto alla tutela dello Stato creando la società privata Gasprom, numero uno mondiale del gas.
Questo gruppo, l'ex ministro sovietico del gas Tchernomyrdin lo presiedeva non in quanto capitano di industria, ma in quanto capo di un clan di burocrati potenti e numerosi.
Dietro lui, ancora prima della creazione di Gasprom, c'era una moltitudine di responsabili dell'industria, dello Stato, delle regioni di estrazione e di transito del gas, delle dogane, ecc., che gli permettevano di prelevare la rendita del gas e che si arricchivano personalmente.
In Occidente si suole presentare Tchernomyrdin come un grosso azionario di Gasprom diventato miliardario. Ma quello che somiglia ad una proprietà piena ed intera è in realtà governata dal "diritto di fatto" di una società dominata dal potere disgregato di una burocrazia divisa in fazioni rivali e dai rapporti di forza tra queste fazioni.
In quanto primo ministro, Tchernomyrdin aveva avuto carta bianca all'epoca di Eltsin.Ma fu battuto nella lotta per succedergli. Il vincitore, Putin, poté finalmente installare un uomo del suo clan alla testa del consiglio d'amministrazione di Gasprom. Uno scenario identico si produsse con altri due magnati degli affari, Berezovsky e Gussinsky.
Durante gli anni di Eltsin, questi avevano approfittato della debolezza del potere centrale a cui si erano legati, per accumulare una fortuna enorme.
Avevano accaparrato società di televisori, di importazioni ed esportazioni, una compagnia aerea, partecipazioni bancarie e petrolifere e quello che era indispensabile per fare tutto il resto: il patrocinio interessato della figlia di Eltsin per l'uno, quello del sindaco di Mosca e della Kgb per l'altro. Il guadagno era grosso, ma bisognava comprare i loro protettori.
Accedendo al Cremlino, Putin ha spinto in avanti i suoi propri protetti e protettori, ha rimesso un po' d'ordine nella dimora. Berezovsky e Gussinsky ne hanno fatto le spese. E questo perché il potere di arricchirsi che gli era attribuito all'epoca di Eltsin era, appunto, solo provvisorio. Certo possedevano delle aziende, ma questo possesso non costituiva una proprietà. Era un appannaggio concesso dal potere. E per riprenderlo, bastò una semplice decisione, che fu sufficiente poiché il procuratore generale diede il suo avallo .
Approfittando dell'occasione, Putin lanciò i suoi commando sulle sedi delle banche e delle società petrolifere di altri affaristi per fargli capire che, dovendo tutto al potere, dovevano smettere di tessere intrighi contro lui come l'avevano fatto con Eltsin.
Per indicare questa gente, non utilizziamo il termine di oligarchi usato dalla stampa qui come in Russia. In primo luogo, perché l'oligarchia designa il governo di un piccolissimo numero. Ora i super affaristi russi sono poco numerosi ma non governano, Putin l'ha ricordato in modo deciso. E soprattutto, questo termine maschera la realtà più di quanto non l'elucidi.
Le loro posizioni, questi individui le devono ai clan della burocrazia che li hanno propulsati in primo piano per essere una vetrina dei loro affari alla fine dell'Urss. Quando non sono essi stessi burocrati, provengono dai circoli dell'economia dell'ombra, o da cosche, legati a questi stessi clan. Di fatto, dietro a queste brillanti figure di punta degli affari, si finisce sempre per trovare i grandi corpi dell'amministrazione, centrale o regionale, politica o economica. E non è un caso se il Cremlino e la stampa additano questi super ricchi : odiati dalla popolazione che li considera dei ladri, funzionano come uno schermo tra questa e i loro padrini dell'alta burocrazia.

Tra lo Stato centrale e i clan, chi detta legge... E quale legge ?

Putin ha dichiarato che aveva "liquidati in quanto classe" questi affaristi, riprendendo ciò che Stalin diceva dei contadini ricchi, i kulaki, negli anni trenta. La collettivizzazione staliniana della terra aveva certo espropriato i kulaki, ma soprattutto aveva violentato tutti i contadini, il che indebolì in modo duraturo l'agricoltura sovietica. Putin, lui, ha giusto scalfito qualche capro espiatorio, senza prendersela con quelli che restano nell'ombra.
Putin può obbligare Gussinsky e Berezovsky ad abbandonare il paese. Ma non può toccare gli apparati che li hanno patrocinati : quello del Kgb, sul quale si appoggia per cercare di stabilire il suo potere ; quello di Eltsin, a chi deve il potere, o quello di un sindaco di Mosca abbastanza forte per imporre una spartizione al cinquanta per cento dei benefici alle imprese che vogliono impiantarsi nella capitale !
Putin dice di voler ristabilire l'autorità dello Stato centrale. Ma le leggi che edita non sono tanto più rispettate di quelle dei suoi predecessori . Il clan al potere può disciplinare i deputati e i mass-media, ridurre le magre protezioni legali di cui dispongono i lavoratori, schiacciare i ceceni, non ha il potere di disciplinare la folla dei clan che si sono appropriati lo Stato e i grandi settori dell'economia. Per il momento non riesce neanche a far pagare le tasse ai ricchi.

Giganti industriali ed instabilita' del diritto di proprieta'

Sotto Eltsin, quando le cosche mafiose al potere si battevano per accaparrarsi le ricchezze pubbliche, numerosi uomini di affari occidentali si lamentavano dell'incertezza e del non rispetto del diritto di proprietà in Russia, del fatto di essere a volte espropriati senza possibilità di ricorso, dell'arbitrio dell'amministrazione e dei giudici venduti agli affaristi, della corruzione generalizzata che avvolgeva il tutto. Da allora, le cose non sono veramente cambiate, si sono appena un po' stabilizzate.
Pur continuando a mandare all'estero quanto potevano, i burocrati hanno cercato di consolidare il loro controllo sulle fonti di arricchimento industriale, minerario, energetico o commerciale, fosse solo per assicurarsi di continuare a tirarne il massimo e semplicemente perché non possono trasferire all'ovest tutto quanto hanno accaparrato in Russia.
Allora sono apparsi grandi gruppi privati : Gasprom già citata, RussAl, numero uno mondiale dell'alluminio, Norilsk, leader mondiale del nichel, e qualche altro altrettanto potente, o anche più, di alcuni trust occidentali.
Le dodici prime società private del paese frutterebbero a quelli che le controllano altrettanto che le ricette del governo federale russo . Anche se bisogna relativizzare le cose: il budget annuo dello Stato russo equivale a... tre settimane del budget federale americano !
Ma bisogna ricordare che questi giganti economici non risultano per niente dallo sviluppo organico di un'economia capitalistica. Sono gli eredi dei grandi gruppi sovietici dell'alluminio, del gas, e sono sotto la loro forma privatizzata attuale i prodotti della decomposizione dello Stato operaio degenerato.
Siccome questo processo non ha precedenti ne analoghi storici, ci si potrebbe vedere il punto di partenza di una forma di capitalismo. Ma, per il momento, questi conglomerati industriali e finanziari corrispondono soprattutto a una spartizione delle sfere di influenza tra i grandi raggruppamenti della burocrazia.
In questi ultimi anni, gli scontri intorno a questi giganti sono stati violenti. Ma stando al corrispondente di un quotidiano economico , adesso si rischia meno di farsi uccidere all'occasione di una negoziazione di affari in Russia. Ciò resta da vedere. L'anno scorso, il capo della più grande società di vendita di legno d'esportazione è stato abbattuto in questa stessa Siberia che governatori e mafiosi tondono di una parte della sua copertura forestiera. A Mosca, recentemente, due governatori affaristi sono stati colpiti da pallottole di killer e il vice direttore della seconda compagnia petrolifera è stato vittima di un sequestro. Quanto ai dirigenti di RussAl, uno è morto di morte violenta, due si nascondono all'estero colpiti da mandati di cattura, l'ultimo è "solo" sospettato di legami con la mafia .
Anche sotto Putin che diceva di voler rimettere dell'ordine nel casino sociale, economico e politico lasciato da Eltsin, questa realtà non è cambiata .

L'Occidente e la Russia

Quanto all'intervento dell'Occidente imperialista nei cambiamenti in Russia, questo ha certamente giocato un certo ruolo tramite le sue istituzioni finanziarie internazionali .
Durante l'era di Eltsin, alcuni di questi organismi hanno concesso dei prestiti alla Russia.
Non tanto nella speranza di trasformarla, quanto per aiutare lo Stato russo a tirare fino alla fine del mese ed evitare il suo crollo. Abbiamo visto con quale risultato : i clan al potere hanno dirottato questi soldi.
Alcuni crediti erano finalizzati ad incoraggiare i trust occidentali in assenza di investitori autoctoni, senza convincerli però a rischiarsi sul mercato russo che avrebbe potuto tentarli. Per molti versi, oggi siamo nella stessa situazione di cinque o dieci anni fa, e per le stesse ragioni.
Emorragia di capitali, regressione della produzione e debolezza degli investimenti esteri produttivi
Dopo la scomparsa dell'Urss, che ha provocato un decennio di caduta continua della produzione, e il crac del 1988, che l'ha fatta sprofondare nella recessione, l'indice del prodotto interno lordo ( Pil) manifesta una leggera progressione. Ma la produzione non ha fatto che ritrovare il suo livello precedente il crac, e neanche quello del 1990, quando la paralisi economica iniziava. Il suo livello attuale rappresenta solo il 70% di quello di allora.
Krusciov, famoso per le sue spacconate, fissava all'Urss l'obiettivo di sorpassare la Gran Bretagna in venti anni. Putin si voleva più modesto quando, scommettendo su una crescita annuale del 8%, diceva di voler raggiungere il Portogallo in quindici anni. Ma anche questo sembra un po' difficile .
La fuga di capitali non si è interrotta. Il suo ritmo sarebbe sceso a 15 miliardi di dollari all'anno, contro i venti precedenti il 1999. In ogni caso, la razzia sulle risorse del paese continua, da più di un decennio.
L'estate scorsa, Putin ha pubblicamente chiesto ai più ricchi affaristi di rimpatriare una parte dei loro soldi all'estero in cambio, diceva, di un'amnistia per procedere ad investimenti indispensabili, mentre questi sono ad un punto morto. Putin non ha ricevuto risposta : dell'avvenire del paese, della sua economia, questa gente se ne frega completamente !
Ecco come un giornale vicino al governo russo presenta la situazione economica per il 2002 : "gli investimenti esteri (sono ) in aumento del 33% in un anno circa. Gli investimenti diretti, da parte loro, continuano a decrescere e il volume di investimenti russi all'estero è ancora più elevato del volume degli investimenti stranieri in Russia".
Senza neanche parlare della fuga illegale dei capitali, quelli che desertano legalmente il paese sorpassano dunque in volume gli investimenti stranieri in Russia. Fra questi, il giornale distingue gli investimenti imprecisati e quelli qualificati di "diretti ", i soli che teoricamente dovrebbero servire a produrre beni reali, secondo la terminologia internazionale. Ora, questi, appena un quinto del totale, sono diminuiti di oltre il 10% in un anno.
Eppure la Russia sembra disporre di numerosi argomenti ritenuti attraenti agli occhi dei capitalisti. Da un lato, i salari sono di molto inferiori a quelli di vari paesi poveri nei quali i capitalisti occidentali delocalizzano ; di più, la Russia dispone di una manodopera qualificata.
Ma nel 2002 come negli anni precedenti, i principali investitori nell'industria russa non sono le grandi potenze del mondo imperialista. No, il primo, senza contesto, è Cipro, noto per la vendita di bandiere di compiacenza e per offrire un paradiso fiscale ad imbroglioni e mafiosi, tra cui quelli dell'ex unione sovietica. Subito dopo, si trova un'altra piattaforma di transazioni in cerca di discrezione, la Svizzera.
Ma anche quando si aggiungono ai fondi ciprioti e svizzeri quelli, molto minori, provenienti dai Paesi Bassi, terzo paese della lista, dalla Germania, dall'Italia, dagli Stati Uniti, dall'Inghilterra, dalla Francia, ecc. si ottengono 4 miliardi di dollari di investimenti diretti per l'anno 2002 . Per avere un'idea precisa del loro significato, basta ricordare che la BNP (Banca Nazionale di Parigi, francese) ha messo sulla tavola la stessa somma, nello spazio di una sola settimana di novembre, per cercare di impadronirsi semplicemente di un sesto del capitale del Credito Lionese . Quasi altrettanto di ciò che la Russia ha ricevuto globalmente in un anno ! Si misuri fino a che punto i flussi finanziari verso la Russia sono marginali nell'attività del capitalismo internazionale, poiché alla portata di una sola banca di un paese imperialista di secondo rango.
Detto questo, anche se a dosi infinitesimali, dei capitali occidentali penetrano in Russia.
Dopo Mc Donald's, Auchan, Ikea e qualche altro hanno investito nelle grandi città. Possiamo citare: Danone, che già produce in Russia e conta acquistare il numero uno locale dei succhi di frutta; le firme del tabacco, come Phillip Morris che lancia la produzione della sigaretta Next nei pressi di San Pietroburgo, in una zona franca. Troviamo anche la Coca-Cola . Questo è quanto per il commercio o l'agroalimentare. Nell'industria, il bilancio è ancora più magro .

A proposito della rendita petrolifera e del suo uso

Il petrolio, secondo il governo russo, sarebbe "il carburante della transizione". La Russia, che è il primo esportatore mondiale di petrolio davanti all'Arabia Saudita, ne ricava la maggior parte degli introiti di divise.
Si capisce che la burocrazia voglia tenere per sé la gallina dalle uova d'oro e si oppone alla possibilità che dei trust stranieri ci mettano le mani sopra. Ciò spiega gli scarsi investimenti esteri nel petrolio russo in rapporto alle altre ex repubbliche sovietiche, soprattutto l'Azerbaijan . La fusione annunciata, qualche giorno fa, tra Lukos e Sibneft per creare una grande compagnia russa che rappresenterebbe il quarto gruppo mondiale del settore, mira ancora a mantenere le risorse petrolifere sotto il controllo nazionale.
Eppure, a febbraio, BP ha annunciato la creazione di una società con le holding russe Alfa e AAR, che permetterebbe a BP di aumentare del 25% la sua produzione. Quest'accordo, dice il presidente dell'Alfa, sarebbe il segno di una "crescita della fiducia degli investitori esteri".
Perché questo ammorbidimento di fronte ai capitali esteri ? Lo Stato russo non aveva scelta. Da mesi, si chiede cosa potrà vendere e a chi, per far fronte al suo debito internazionale . Di più, associarsi a BP gli permette di sperare che questa investirà in Russia i 6,7 miliardi di dollari promessi in un settore, vitale per lo Stato russo ma che subisce un'assenza relativa di investimenti. E questo perché le società russe che controllano il petrolio e il gas non investono che dopo aver utilizzato le attrezzature fino alla corda, visto che una buona parte dei proventi accresce il flusso dei capitali in fuga. Il resto ritorna sotto le forme più opache possibili.
Questi capitali petrolieri, che rappresentano l'80% del totale degli investimenti esteri diretti in Russia, non sono fatti essenzialmente dai trust occidentali, ma dai gruppi russi, attraverso le loro strutture basate nei paradisi fiscali, dove finalmente tornano i profitti di tali operazioni. Si può dire che, anche senza petrolio, la Svizzera, Cipro e le isole Caimano profittano dei petrodollari più della Russia .
L'economia russa rovinata dal saccheggio burocratico è diventata quasi esclusivamente un'economia di rendita di cui approfitta in primo luogo l'Occidente. In fin dei conti, anche il petrolio, solo fattore un po' dinamico dell'economia russa, contribuisce allo sviluppo... dell'Occidente imperialista.

Le banche russe e quelle occidentali

Si potrebbe dire altrettanto della pletora di banche sorte in questo paese dalla fine dell'Urss.
Presentando il suo rapporto 2002, i rappresentanti della Banca mondiale in Russia , constatano che : "non ci sarà crescita economica in Russia senza investimenti massicci". E aggiungono che gli occidentali "restano nei blocchi di partenza praticamente dalla dissoluzione dell'Urss, in assenza di un quadro generale che gli accordi le garanzie sovrane" (dello Stato) mentre le banche russe "non fanno il loro mestiere poiché i loro crediti non rappresentano che dal 3 al 5% del PIL" e che queste "sono il cuore di un sistema di corruzione" dove si proteggono interessi molto potenti .
Effettivamente, le banche private russe non giocano alcun ruolo nel finanziamento di un embrione di mercato e di sviluppo di un'economia capitalistica. Nell'Europa dell'ovest e nell'America del Nord del XIX° secolo, una moltitudine di piccole e piccolissime banche avevano giocato in questo campo un ruolo primordiale. Avevano rastrellato il risparmio pubblico mettendolo a disposizione dei capitalisti affinché questi sviluppino l'industria. L'attività delle banche russe è tutt'altra, se non l'esatto opposto. Create dai clan della burocrazia, le servivano a proteggere all'estero quanto prelevano sull'economia. Se consideriamo il cumulo su un decennio, il montante è fenomenale: corrisponde a diversi anni del bilancio della Russia e almeno al doppio del suo debito internazionale , che è esploso nel frattempo.

Il mercato, più facile da decretare che da fare sorgere

Dissanguata, privata di investimenti da più di un decennio, l'economia russa ha visto sorgere qualcosa che somigli al mercato ?
Crearne uno nel campo del consumo è relativamente facile : in ogni caso, si è assistito spontaneamente all'apertura di commerci un po' dappertutto.
Ma, per parlare di mercato nel vero senso della parola, non basta che ci siano da vendere e da comprare articoli di consumo. Bisogna che ciò sia vero per i mezzi di produzione. Ed in questo campo, la Russia continua, in gran parte, a scontare l'eredità politica, economica e sociale lasciata dall'Urss.
Su questo terreno, gli investitori occidentali hanno avuto largamente il tempo di fare le loro esperienze. Sono quelle -citiamo una pubblicazione del padronato francese della costruzione automobile consacrata all'ex Urss - delle "incertezze di regole" e dell'assenza di leggi stabili e di uno Stato che le faccia rispettare. Sono anche quelle di un sistema economico la cui evoluzione, dodici anni dopo, "non risponde ad alcuno schema conosciuto" dai capitalisti ; un sistema di cui "la trasformazione (è) incerta" e che non è ancora riuscito a creare una rete di attrezzature automobilistiche, condizione indispensabile ma non sufficiente, dice il padronato automobilistico francese, per poter produrre sul posto.
Questa constatazione vale per altre branche dell'industria. In Russia, dice la Bers (Banca europea di ricostruzione e sviluppo), le piccole e medie imprese hanno "un ruolo minore". "Di più (le loro) attività (...) riguardano essenzialmente il commercio e l'approvvigionamento, mentre pochissime producono beni reali". La Russia non dispone ancora di questa rete densa di subappalti, di piccoli e piccolissimi fornitori, indispensabili all'industria capitalistica.

L'eredita' economica dell'Rrss

Difatti l'economia di questo paese, malmenata dai burocrati e dalle riforme consigliate dal mondo imperialista, resta dominata dai giganti industriali concepiti al tempo dell'Urss secondo una logica estranea alle leggi di mercato. E' su questa base che si sono sviluppate le entità industriali e, intorno, il resto dell'economia sovietica modellato a loro immagine e secondo i loro bisogni durante tre quarti di secolo.
Queste imprese, oggigiorno formalmente privatizzate, funzionano sempre in un contesto economico e politico dove molti uomini d'affari occidentali confessano di non capirci più niente.
Questo contesto è il prodotto di una lunga storia e di rapporti sociali differenti, e resta marcato, per esempio, dall'assenza di piccole e medie industrie. E questo perché gli organizzatori dell'economia sovietica avevano scelto di concentrare in grandi poli tutta la catena della produzione di un solo prodotto spesso molto complesso.
A tutto ciò si sovrappongono dei tratti dovuti al funzionamento della burocrazia stessa. La necessità, per esempio, per la direzione di queste imprese di legare relazioni d'interdipendenza permanenti con le autorità, locali o no, poiché solo da esse dipendeva la risoluzione dei problemi di rifornimento, di manodopera, ecc. Tutto ciò funzionava, e non poteva che funzionare, su delle basi molto lontane da quelle che conosciamo in Occidente. E se, nella Russia attuale, ciò funziona ancora bene o male, é in gran parte in questo quadro.
Certo, a differenza dell'Urss, nella Russia di oggi i grandi ricchi esibiscono un livello di vita a volte superiore a quello di numerosi dirigenti capitalisti occidentali. Possiamo vedere questi miliardari come dei prototipi del regno della fortuna in Russia. Ma, precisamente, sono solo dei prototipi sorti dalla decomposizione dello Stato e dalle riforme di Eltsin, e non dei tipi socialmente definiti di una società capitalistica fondata sul mercato. E ciò per una ragione fondamentale: né l'una né l'altro esistono in Russia, o in ogni caso, non ancora.
Il baratto, che dominava circa i tre quarti dell'economia all'epoca di Eltsin, non è scomparso. Si è ridotto, ma resta un modo di funzionamento "normale" per questa economia le cui relazioni generalmente non si stabiliscono sul mercato.
Inoltre, questa deve vivere praticamente senza investimenti, poiché investire suppone avere buone ragioni di pensare che i capitali immessi nella produzione produrranno del profitto a corto o medio termine. E' chiaro, in Occidente, che senza questa fiducia nell'avvenire, i capitalisti non investono. Nei paesi ricchi, è allora lo Stato che prende il passo. Ma lo Stato russo, impoverito, non ha più i mezzi di un tale intervento.
E più il tempo passa, più quest'economia si installa in questo modo di funzionamento, meno gli investitori esteri sono tentati di avventurarcisi .
Evidentemente, in questa Russia detta in transizione verso il mercato, la questione degli investimenti è decisiva. E' la prova di verità per il profitto, è qui che si manifesta tutta la differenza tra il profitto capitalista e quello che i burocrati e affaristi privati russi tirano dal loro parassitismo.
Quando diciamo che la burocrazia non ha radici economiche profonde, a differenza della borghesia, individuiamo in questo punto la differenza tra la natura del profitto dell'una e dell'altra. La potenza della borghesia si esprime attraverso l'accumulazione di questo profitto che le permette di trasformare il plusvalore estratto dal lavoro umano in capitale, in imprese, al fine di riprodurre lo sfruttamento capitalistico. Ora, non è questo, si vede bene, che si prepara nelle profondità dell'economia russa, o solo in modo molto incompleto e marginale.
Allora, cos'è cambiato da 12 anni ? Molte cose sono cambiate quantitativamente, ma niente o quasi niente di fondamentale nella sfera dei rapporti sociali . Quello che c'è di nuovo, oltre alla forma privatizzata assunta dal saccheggio della burocrazia, è il suo carattere ormai parzialmente individuale. E' anche il fatto che, se il sistema attuale è stato concepito nel quadro stretto della gerarchia nomenclaturista sotto Brejnev, questa gerarchia non si appoggia più su un potere centralizzato e una struttura piramidale, ma su schegge di Stato. E in questa società, che non é ancora il capitalismo ma dove il denaro regna sovrano all'ombra del potere, certi burocrati-affaristi hanno assunto ormai abbastanza peso per sorpassare in ricchezza e potenza il loro vecchi padrini.

A mo' di conclusione

Non è possibile prevedere il futuro senza sbagliarsi sui tempi, sulle forme e finanche sul risultato finale. Anche nei paesi imperialisti più sviluppati, eserciti di specialisti, di economisti, sono incapaci di prevedere i corsi della borsa, perfino per il giorno dopo.
Allora, col rischio di deludere, noi non abbiamo risposte neanche approssimative alla domanda fatta all'inizio : "dove va la Russia ?" Non possiamo che evocare un certo numero di possibilità sul suo futuro in funzione dell'evoluzione attuale, nella misura in cui si può parlare di evoluzione.
Dei cambiamenti importanti si sono prodotti dall'epoca di Gorbaciov e soprattutto durante i 12 anni che ci separano dalla dislocazione dell'Urss. Ma questi cambiamenti si iscrivono più nel lessico che nella realtà sociale.
I dirigenti del paese non solo non si affermano più a favore del comunismo ma alcuni di loro sono violentemente anticomunisti. Solo che anticomunisti lo erano da molto tempo ed in modo molto più nocivo per il comunismo e per il suo avvenire che oggigiorno. Perché era al tempo in cui si dicevano comunisti che i dirigenti della burocrazia compromettevano agli occhi del movimento operaio, e gravemente, l'idea del comunismo. E' pretendendosi comunista che la burocrazia ha fatto nel movimento operaio internazionale danni oggi non ancora superati, a cominciare dal massacro di migliaia di quadri bolscevichi e continuando con il tradimento delle mobilitazioni rivoluzionarie, dalla Cina nel 1927 alla Spagna o alla Francia nel 1936. E, dopo la guerra, la burocrazia russa è diventata uno degli elementi della stabilizzazione del mondo imperialista tanto con i suoi interventi diretti nei paesi dell'est europeo che con la sua influenza marcescente sui partiti detti comunisti.
L'aspetto principale degli ultimi 12 anni è l'implosione dell'Urss, e anche di fatto quella della Federazione di Russia.
D'altronde, le ineguaglianze, tanto dissimulate durante la pretesa fase socialista della burocrazia, appaiono oggi apertamente, sia con l'arricchimento fantastico di una minoranza al vertice che con la grande miseria degli strati più poveri della popolazione che comincia a raggiungere i livelli dei paesi sottosviluppati.
Ma, malgrado la comparsa di una borghesia ancora fragile, ancora dipendente dal potere politico, lo strato dominante rimane essenzialmente la burocrazia.
Mentre nei paesi economicamente sviluppati il potere politico dipende dal potere economico, nell'ex Urss si può dire il contrario. Questo potere, fonte di ricchezze, prende forme differenti : quella di bande armate che devastano il Caucaso e l'Asia centrale; quella di gruppi mafiosi che hanno esteso i loro tentacoli dappertutto; quella dei satrapi regionali nella Russia stessa.
Perché bisogna sempre avere presente l'immensità del paese che, anche amputato delle altre repubbliche sovietiche, resta ancora il più esteso del pianeta.
Coloro che giudicherebbero la situazione solo a partire da Mosca, San Pietroburgo e qualche altra grande città del paese, che somigliano molto a quelle del mondo capitalista, farebbero lo stesso errore di quelli che giudicherebbero la situazione di un paese sottosviluppato come la Costa d'Avorio dalla sua capitale, Abigian, con le sue banche e i suoi immobili commerciali, o ancora quelli che non verrebbero della Cina che il fiorire degli affari a Shangai e Pechino, ignorando l'orribile arretratezza del resto del paese.
Allora, Stato Operaio per le sue origini, degenerato rapidamente, la Russia è uno Stato in decomposizione molto avanzata . I burocrati,che non accettano più il carcano di una dittatura per arbitrare la ripartizione del prodotto collettivo, hanno in qualche modo accaparrato questo prodotto a titolo individuale, e ancora più, a titolo dei clan burocratici. Ma il parassitismo e l'assenza di radicamento nell'economia che caratterizzavano la burocrazia venti o trent'anni fa persistono.
Certo, le relazioni interne alla burocrazia e il loro funzionamento stesso sono cambiati, e d'altronde non solo nel corso degli ultimi dodici anni, ma ben prima. Se, in alcune Repubbliche e regioni, le burocrazie locali gestiscono l'economia esattamente come prima- benché ad un livello nettamente inferiore, conseguenza dell'arretramento dell'attività economica sulla scala del paese-, nelle regioni più avanzate sulla via del capitalismo, i passi avanti, o piuttosto indietro, consistono principalmente in una specie di divisione del lavoro tra coloro che esercitano il potere politico e coloro che sono riusciti a mettere la mano su questo o quel settore dell'economia.
Ma c'è tra di loro un'interdipendenza stretta. Gli arricchiti del settore economico hanno bisogno del sostegno del potere politico e il potere politico ha bisogno dei redditi controllati dai "nuovi ricchi". Tra Putin e i principali "nuovi ricchi", o ancora tra i burocrati dirigenti delle regioni o delle grandi città e i capi delle imprese del loro settore, c'è complicità e ricatto reciproco. I responsabili politici hanno altrettanto bisogno dei detentori del potere economico che questi, la cui proprietà nominale non è radicata nella proprietà capitalistica, hanno bisogno del potere politico.
Evidentemente si tratta ancora di una situazione labile e transitoria. Ma questa fase finale della burocrazia dura già da diciotto anni, se si parte dall'accesso di Gorbaciov al potere dell'Urss, e da dodici dall'implosione di questa.
Come abbiamo visto, questa forma di dominio della burocrazia si è tradotta in un arretramento considerabile della produzione industriale.
Si è tradotta anche in un'integrazione maggiore dell'ex Urss nell'economia mondiale, nel senso di un'integrazione più grande dell'economia russa nella divisione internazionale del lavoro ? Ebbene, paradossalmente, ciò non è affatto vero. Gli scambi di merci e di beni reali tra la Russia e l'estero sono crollati anziché crescere, allorché nessun ostacolo legale si opponeva .
E, al di là della quantità di scambi, c'è la loro natura. Quello che esce dalla Russia sono il denaro e le materie prime. Quello che entra, sono le merci occidentali, per quelli che possono pagarsele. Prima, per accedere ai prodotti di lusso di cui avevano voglia, i burocrati avevano i loro magazzini riservati, mentre alle classi popolari mancava spesso il necessario. Oggi, l'accesso ai magazzini di lusso è libero, ma i soldi rimpiazzano il controllo all'entrata. La maggior parte dei lavoratori e dei contadini, che erano esclusi dai magazzini riservati, restano altrettanto esclusi da questi negozi di cui non hanno i mezzi per pagarsi i prodotti.
Gli scambi della Russia con l'estero somigliano sempre più agli scambi caratteristici dei paesi sottosviluppati con i paesi imperialisti. Un pubblicista, in cerca di una formula choc, ha inventato questa espressione per la Russia attuale: "è il Burkina Faso con i missili in più". L'immagine è giusta solo se prendiamo la parola "missili" non solo sotto l'angolo della potenza militare ma come il simbolo di un'industria capace di produrli.
Poiché, se effettivamente la maggioranza dei cittadini della Russia hanno un livello di vita appena superiore a quello del Burkina Faso in un paese che ha un tessuto industriale, ci sono delle imprese e delle attrezzature che non hanno i paesi sottosviluppati. Queste imprese industriali funzionano al quarto, al decimo delle loro capacità, ma esistono. E paradossalmente, questo rappresenta uno dei problemi della borghesia internazionale: non basta cambiare le strutture giuridiche per far funzionare queste grandi imprese. Questi combinat della metallurgia, delle costruzioni meccaniche o della chimica -che sono stati costruiti e hanno potuto funzionare durante decine di anni solo grazie alle possibilità offerte dalla centralizzazione statale -non sono alla portata dei capitali privati. Il grande capitale occidentale non ha interesse a riprendere queste grandi imprese a suo conto, o almeno non per farle funzionare.
Quanto ai settori che potrebbero essere più interessanti per la borghesia internazionale, non per farli funzionare in quanto tali, ma per farne funzionare una sola parte, magari licenziando la maggioranza dei dipendenti, ebbene la borghesia si scontra con le opposizioni della burocrazia stessa. Non è che ci sia un'opposizione ideologica tra due frazioni della burocrazia, l'una a favore del capitalismo, l'altra opposta. Ma tutti i burocrati non possono diventare borghesi nel senso capitalista del termine, vale a dire capaci di far funzionare le loro imprese per fare del profitto nel quadro del mercato. Non c'è abbastanza posto, nè abbastanza ricchezza da spartirsi. Di più, la mangiatoia da spartire diminuisce con la riduzione della produzione.
Quante grandi imprese continuano a funzionare, lentamente, irregolarmente, senza rispondere assolutamente ai criteri di redditività capitalistica ? Ma funzionano lo stesso perché procurano un potere sociale ai burocrati che le controllano. E, accessoriamente per questi ultimi, ma essenzialmente per la popolazione delle città o delle regioni impiegate, ciò permette ad una parte della classe operaia di non ritrovarsi disoccupata, di mantenere alcune attrezzature sociali.
Una delle idee essenziali di Trotsky, formulata in un'opera scritta poco prima del suo assassinio ad opera di uno sbirro di Stalin, era in sostanza che la burocratizzazione dello Stato sovietico sarebbe stata una corta fase transitoria prima del ritorno a capitalismo, se il capitalismo stesso non avesse perduto tutto il suo dinamismo.
In altre parole, questa formazione sociale particolare che è stata lo Stato operaio degenerato è stata il sottoprodotto di un'epoca storica dove, dopo le sue avanzate formidabili all'indomani della prima guerra mondiale, l'attività politica della classe operaia, in particolare quella mirante al rovesciamento del potere della borghesia, è rifluita mentre il capitalismo non aveva più il fiato della sua gioventù per recuperare il terreno perduto.
Il periodo storico di cui parlava Trotsky è stato ben più lungo di quanto aveva immaginato. E, in realtà, non ne siamo ancora usciti. Possiamo semplicemente constatare che per quanto la burocrazia apra le porte al capitalismo, la Russia non è certo di fronte ad uno sviluppo economico su base capitalistica.
Guardiamo il Brasile, guardiamo l'Argentina, senza parlare dell'India, paesi che non hanno mai abbandonato il grembo dell'imperialismo, per cercare di prevedere il divenire della Russia, che ci ritorna.
Al massimo, il capitalismo riuscirà a svilupparsi in un certo numero di isole che l'interessano. Quest'evoluzione iniziata in città come Mosca, San Pietroburgo e qualche altra, potrebbe interessare ancora qualche grande porto aperto al commercio internazionale. Saranno isolotti di capitalismo in un territorio immenso, di cui le regioni ricche di materie prime sono ridotte al rango di fornitori con bassi salari, mentre nel resto del paese continuerà a prevalere l'autarchia regionale, completata sicuramente -perché ciò si accompagna spesso- da dispotismi locali, da un inasprimento del nazionalismo, o addirittura del micro nazionalismo, piu o meno colorato di demagogia religiosa. Senza parlare delle guerre che, anche se durano, non disturberanno più di tanto la direzione politica di Mosca, e ancora meno i grandi gruppi capitalisti internazionali verso i quali una burocrazia compradora orienterà le ricchezze del paese. Dopotutto, questa manifestazione di barbarie esiste già in tutta una parte dell'Africa dominata dall'imperialismo e, in un certo modo, nel Medio oriente.
Ciò costituirà una regressione economica e sociale considerabile.
Pertanto, non sarebbe difficile rimettere in moto l'economia in Russia, nell'ottica di soddisfare i bisogni della popolazione. Se la produzione industriale è considerabilmente diminuita, l'apparato produttivo esiste. In assenza di investimenti da almeno dodici anni, le macchine, le attrezzature sono vetuste. Anche se queste imprese industriali non sono redditizie dal punto di vista dell'economia capitalistica, vale a dire per produrre un profitto sufficiente, potrebbero comunque essere rimesse in funzione.
Anche considerando le degradazioni intervenute, basterebbero largamente a soddisfare i bisogni del paese in grandi prodotti di base come acciaio, prodotti chimici, binari ferroviari, trattori, camion, locomotive...
Dal punto di vista della logica sociale e umana, sarebbe meglio che i grandi combinati industriali del passato siano rimessi in funzione dando nello stesso tempo del lavoro a tutti.
Le somme colossali ottenute dalla vendita di materie prime, che oggigiorno sono dirottate verso le banche occidentali da una burocrazia cupida, dovrebbero rimanere nel paese ed essere investite nell'apparato produttivo. L'assenza di investimenti odierna non è una legge di natura. Non deriva da un'insufficienza di risorse, proviene dall'appropriazione di queste risorse da parte della burocrazia.
I combinati industriali ereditati dal passato sono giganteschi ? Ma questi furono concepiti per rifornire un paese immenso ! E, dopotutto, tramite un cammino storico differente, anche l'economia capitalistica ha creato imprese gigantesche con la pretesa di costruire prodotti per il mercato planetario.
Resta la debolezza dell'economia che risale alle scelte anteriori della burocrazia, l'insufficienza di imprese di taglia media che rifornisca di prodotti di consumo corrente una regione o una città. Ma se l'unione sovietica dei burocrati ha saputo, negli anni '30, far sorgere grandi imprese a partire da niente, la classe operaia russa sapendo che lavora per soddisfare i propri bisogni, e non per permettere a qualche nuovo ricco di ammassare fortune, potrebbe facilmente creare imprese che producano per i bisogni della popolazione.
Sì, rimettere in funzione l'economia non sarebbe impossibile. Ma né i burocrati predatori né, domani, i grandi gruppi capitalistici suscettibili di essere interessati ai soli settori fruttuosi lo faranno. La sola via che permette di risollevare l'economia e la società russa passa per l'esproprio delle imprese capitalistiche, in realtà poco numerose, e per l'allontanamento della burocrazia dalla direzione delle altre imprese. Bisognerà sottomettere queste ultime al controllo dei loro lavoratori e della popolazione laboriosa della loro regione. Bisognerà ristabilire il monopolio del commercio estero, non per distruggere tutti i legami dell'economia russa con l'economia mondiale, ma per impedire la fuga dei capitali, per controllare ciò che si importa e ciò che si esporta. Una volta rimesse in moto le imprese che i burocrati lasciano totalmente o parzialmente inattive, sarebbe possibile coordinare le loro attività nel quadro di un piano poiché fin dall'inizio furono concepite in questo quadro.
Contrariamente ai paesi occidentali dove il controllo della classe lavoratrice sull'economia si urta inevitabilmente non solo alla grande borghesia, ma a tutta o a una parte della media borghesia, e addirittura alla piccola, dove l'idea stessa di un'economia statale e pianificata sarebbe una novità, ciò non vale per una grande maggioranza della popolazione russa. E, a giudicare da quanto si sa sull'odio che prova la maggioranza della popolazione per i "nuovi ricchi", questa conquista, culturale, della rivoluzione russa rimane nelle coscienze.
Dire ciò, vuol dire anche che la sola forza sociale capace di imporre queste idee è la classe operaia. Il futuro della Russia dei prossimi anni non è scritto. Dipenderà da chi l'impulserà : la burocrazia o la democrazia operaia.
Fin dalle sue origini, le prospettive dello Stato operaio, creato nel 1917, erano legate alle prospettive del proletariato mondiale. E' stato così all'epoca dello slancio rivoluzionario degli inizi, come al momento della burocratizzazione, riflesso sul piano della Russia sovietica dell'arretramento del movimento operaio nel resto del mondo. E' ancora così oggigiorno.
All'epoca della dittatura staliniana, Trotsky pensava poco verosimile che l'ascesa del movimento operaio rivoluzionario possa intervenire in Urss prima che nei paesi occidentali. All'epoca, fu il peso dell'arretramento, quello che dalla rivoluzione vittoriosa ha condotto alla rivoluzione tradita, a pesare sulla classe operaia sovietica, come anche il peso della dittatura burocratica. Oggi, ciò che pesa è la deteriorazione della situazione economica, l'immiserimento, la disoccupazione, e ancora più, l'assenza di prospettive politiche.
Oggi, un'organizzazione rivoluzionaria proletaria dovrebbe tener conto di questo fattore essenziale che è l'esistenza di un apparato economico non completamente distrutto, senza che esista una classe capitalistica di taglia comparabile a questo apparato. I compiti del proletariato, se ritrovasse la via dell'attività politica cosciente, sarebbero tanto più facilitati che questi ultimi anni hanno probabilmente dissipato molte illusioni sul capitalismo, e non solo tra i lavoratori.
Certo, non abbiamo nessun indice che ci permetta di sperare che ciò accadrà in un periodo prossimo. Ciò che possiamo dire è che questa è l'unica strada.
La persistenza del sistema imperialista ha prodotto tante mostruosità su scala planetaria. Nel caso della Russia, abbiamo la burocrazia e quanto essa è divenuta oggigiorno. Ma né la Storia, né l'Umanità hanno detto la loro ultima parola. Tutte le società umane hanno conosciuto numerose peripezie, ma il progresso finalmente non ha mai cessato dall'inizio dell'umanità. Le scorie del passato finiranno con l'essere spazzate. In Russia come altrove.

Cronologia

- 25 ottobre (7 novembre) 1917
I lavoratori prendono il potere in Russia
- Inizio 1918-metà 1921
Controrivoluzione e intervento militare delle potenze imperialiste : Trotski crea l'esercito rosso che vince e la guerra civile.
Le rivoluzioni tedesca, ungherese, finlandese sono schiacciate.
Creazione dell'internazionale comunista (come interna) nel marzo 1919.
1921, la nuova politica economica (Nep) si appoggia sull'iniziativa privata per rianimare l'economia dissanguata dopo tre anni di guerra civile.
- 26 maggio 1922
Lenin, handicappato nelle sue attività dalla malattia dalla fine del 1920, subisce un primo e riprenderà le sue attività solo in ottobre.
- 21 dicembre 1922
Creazione dell'unione delle repubbliche socialiste sovietiche (Urss).
- Gennaio 1923
Lenin raccomanda di allontanare Stalin dal posto di segretario generale.
- 9 marzo 1923
Un nuovo e violento attacco paralizza definitivamente Lenin che, fino alla sua morte, sarà nell'incapacità fisica di partecipare alla vita politica.
- 1923
Trotski impegna la lotta (opposizione di sinistra) contro la burocrazia dello Stato e del partito rappresentata da Stalin.
Nuovo fallimento della rivoluzione tedesca dovuto alla direzione staliniana.
- 24 gennaio 1924
Morte di Lenin. Stalin apre largamente le porte del PC per affogare i sostegni di Lenin e Trotski sotto il numero dei nuovi membri.
- 1924-1929
La burocrazia si appoggia sui privilegiati della Nep contro la classe operaia, e sulla destra del PC contro l'opposizione di sinistra.
Espulso dal PC fino alla fine del 1927, Trotski è bandito nel 1929.
In Cina, Ciang-Kai-Shek sostenuto da Stalin schiaccia la rivoluzione operaia.
- 1929-1930
Stalin si rivolge contro i suoi alleati di destra e decide l'industrializzazione del paese e la collettivizzazione forzata delle terre. Si intensifica la repressione contro i trotskisti.
- 1930-1935
Caccia ai trotskisti in tutto il mondo.
Nel 1933 la direzione staliniana del PC tedesco capitola senza combattere davanti ad Hitler.
- 1936-1938
Stalin liquida i compagni di Lenin (processi di Mosca) e i Trotskisti. Il terrore si abbatte sulla popolazione. Epurazione di massa tra i burocrati.
In Spagna, gli stalinisti combattono la rivoluzione proletaria in nome della vittoria della "campo repubblicano". Questa politica favorisce in realtà la vittoria di Franco.
- 1938
Una nuova guerra imperialista è imminente : Trotski crea la Quarta Internazionale.
- 22 giugno 1941
Invasione dell'Urss dall'esercito tedesco.
- 1943-1953
Nelle conferenze dei vincitori della guerra (Yalta, Potsdam), Stalin viene incaricato del mantenimento dell'ordine mondiale contro i popoli d'Europa centrale e orientale.
Nuove ondate di terrore (popoli d'Urss deportati durante e dopo la guerra, processo delle "tutte bianche")...
Inizio della guerra fredda.
L'Urss si rimette lentamente dai danni della guerra.
- 5 marzo 1953
Morte di Stalin e lotta tra i suoi luogotenenti e per succedergli (il capo della polizia politica Beria è giustiziato dai suoi compari dell'ufficio politico).
- 1 giugno 1953
Scioperi e sommosse operaie in Germania orientale.
- Febbraio 1956
Al ventesimo congresso del PC sovietico, Krusciov denuncia alcuni crimini dello stalinismo. Inizio della destalinizzazione ufficiale e del disgelo.
- 26 ottobre 1956
Inizio dell'insurrezione a Budapest. Creazione dei consigli operai. Intervento dell'esercito sovietico, il 4 novembre, per schiacciare l'insurrezione.
- 1964
L'alta burocrazia dimette Krusciov. Direzione collegiale di Breznev, Kossighin, Podgorny, Mikoian, ecc.
- 1979
L'esercito sovietico interviene in Afghanistan. Se ne ritirerà, battuto, dieci anni dopo.
- Novembre 1982
Morte di Breznev in un clima di affari di corruzione e di sottrazione di fondi in seno alla burocrazia : caduta dei ritmi di sviluppo economico dell'Urss.
- 1982-1985
Interregno di Andropov, poi Cernenko. Andropov cerca di reagire contro ciò che Gorbaciov chiamerà la "stagnazione" brezneviana.
- 11 marzo 1985
L'ufficio politico del PCUS nomina alla sua testa Gorbaciov che riprende delle riforme innescate da Andropov.
- 1986
Alla perestroika si aggiunge la Glasnost per vincere le resistenze della burocrazia.
- Giugno 1988
Autorizzazione delle cooperative private.
- 1988-1989
Gorbaciov è scavalcato dai nazionalisti ("fronti popolari") delle repubbliche non russe e dal suo ex alleato Eltsin che prende la testa del soviet supremo dell'Urss e si prepara a decretare la "sovranità"della Russia.
- Novembre 1989
Caduta del muro di Berlino.
- 1990-1991
L'Urss sprofonda nella crisi : autonomia, poi indipendenza delle repubbliche. Questo disorganizza la vita economica. L'esercito reprime in Georgia e Lituania, pogromi in Azerbaigian e Asia centrale, guerra nel Nagorny-Karabakh.
Eletto presidente dell'Urss, Gorbaciov generalizza le elezioni a candidature molteplici.
- 1991
Eltsin eletto presidente della Russia in giugno.
In agosto, fallimento del golpe che cercava di fermare il processo di disintegrazione dello Stato. Il PC è sciolto.
L'8 dicembre, i dirigenti della Russia, dell'Ucraina e della BieloRussia proclamano che "l'Urss ha smesso di esistere" : il 25, Gorbaciov dà le dimissioni dalla presidenza dell'Urss.
- 1992-1994
Leggi di privatizzazione in Russia.
Crollo del tenore di vita della popolazione.
Fronda dei capi della burocrazia regionale contro il Cremlino.
- 4 ottobre 1993
Eltsin fa bombardare il parlamento. Arresto del presidente del parlamento Khasbulatov.
- 1994-1996
Prima guerra di Cecenia.
- 16 giugno 1996
Eltsin rieletto presidente.
- 1997-1999
Il saccheggio dell'economia e dello Stato porta al crac dell'agosto - 1998.
Il regime sprofonda negli scandali finanziari di grande portata.
- 1999-2003
Il 31 dicembre 1999, Eltsin passa la mano al primo ministro Putin che ha appena iniziato la seconda guerra di Cecenia.
Eletto presidente nel marzo 2000, Putin annuncia che vuole restaurare l'autorità dello Stato.

Galleria di ritratti

Ecco un riassunto di biografie di affaristi russi tratte dalla stampa.
Cernoï :
Uno dei re della metallurgia russa, cominciò le sue prodezze nell'Uzbekistan del genero di Breznev, col riciclaggio di denaro sporco. Proseguì con un'associazione con uno dei più noti mafiosi russi, attualmente in carcere negli Stati-Uniti. E' sotto avviso di garanzia negli USA e in Israele dove si è rifugiato; è accusato tra l'altro di estorsione di fondi, di legami con la mafia, di essersi appropriato un impero industriale grazie ad assassinii da lui ordinati, coperti delle autorità russe.
Deripaska :
E' un parente di Eltsin, ed è questo che lo ha aiutato di più a mettere la mano sulla società RusAl "numero due mondiale dell'alluminio, sospetta di legami con la mafia".
Abramovic :
Qualificato di "primo oligarco di Russia grazie ai suoi legami con la famiglia", il clan ravvicinato di Eltsin. La sua carriera cominciò nel 1992 quando sottraeva il carburante destinato all'esercito, e proseguì quando si collegò con Berezovski (allora uomo di fiducia del Cremlino e segretario del consiglio di sicurezza) : si lanciarono all'assalto dei gruppi petroliferi e misero sotto controllo la Sibneft. Strettamente legato al gangster Cernoï e a Deripaska, si è fatto eleggere governatore della Tciukotka. Questo non gli costò caro in acquisto di elettori (la regione è quella meno popolata della Russia) e gli dà l'immunità giudiziaria.
Malevski
Era capo di uno dei principali gang del paese, quello di Ismaïlovo, e legato ai servizi segreti russi. Braccio destro di Cernoï nei suoi affari finanziari, ha al suo attivo due avvisi di garanzia internazionali e il sostegno di un ministro dell'interno (Ruciailo) che lo ha "discolpato". Dopo, sarebbe morto in un incidente sospetto : il suo fratello ha ripreso i suoi affari.
Gaydamak
Altro associato del clan di Cernoï, ricercato dall'Interpol nell'affare dell'Angolagate che mischia appetiti petroliferi, traffico d'armi e servizi segreti (russi, francesi, ecc.) è strettamente legato con le attività finanziaria delle banche russe Menatep e Rossiiski Kredit.

Itinerario di un giovane burocrate futuro miliardario

Ecco il racconto dell'ascesa del miliardario Potanin, fatto da Iurii Afanassiev che fu, alla fine dell'Urss, un noto membro della squadra dei deputati "democratici" intorno ad Eltsin.
Alla fine della Perestroïka, "la funzione principale dei centri di «creazione» (formati dall'apparato del Komsomol di cui era membro Potanin) era di procedere sotto lo stretto controllo della nomenclatura del partito e del KGB ad un trasferimento degli attivi del PCUS (il partito al potere) e dello Stato verso società private o società miste che già all'epoca costituivano una rete molto fitta. (...) E' importante sottolineare che non furono chissà quali nuovi russi, appena arrivati nel mondo degli affari, ad essere i primi architetti, i veri creatori di questo capitalismo criminale : furono membri della nomenclatura o del partito o della sfera economica : direttori di grandi imprese, dirigenti di dipartimenti ministeriali e di grandi amministrazioni. Quindi questo sistema fu creato da quelli che, già all'epoca sovietica, controllavano in realtà le più grandi imprese, che disponevano dei flussi finanziari e delle risorse minerarie. Legalizzarono progressivamente la loro situazione per arrivare con vari mezzi alla situazione attuale.
In particolare, si potevano indovinare i veri padroni dietro i giovani e dinamici dirigenti del Komsomol che dirigevano ufficialmente i "centri di creazione". Erano personaggi del vertice della gerarchia del partito e del sistema economico, ma che preferivano rimanere nell'ombra. Alcuni dei giovani dirigenti del Komsomol poterono qualche volta sorpassare i loro padroni nascosti e, quando non caddero sotto le pallottole di un sicario, divennero loro stessi oligarchi di primo piano.
Vladimir Potanin fu uno di loro.
"Il destino ne ebbe cura" come dice Pushkin a proposito di uno dei suoi eroi. "Nacque nella famiglia di un funzionario che occupava un alto posto nel sistema del commercio estero" prima di raggiungere lui stesso "la struttura in carica dell'esportazione dei metalli non ferrigni". Membro attivo della direzione del Komsomol, "al futuro oligarco furono assegnate le imprese più delicate, come la creazione dell'associazione per le relazioni internazionali Interros. Essa beneficiò della protezione di Cilin, vice del ministro delle relazioni economiche con l'estero e di Prokhorov che era il responsabile del dipartimento in carica delle operazioni d'esportazione in valute" alla Banca del Comecon (una specie di mercato comune dei paesi d'Europa centrale e orientale dipendenti dell'Urss). "Grazie alla sua rete di relazioni, Potanin potè ottenere senza difficoltà delle licenze per operazioni di esportazione "speciali" e si lanciò in quella degli armamenti", sottraendo una parte di quelli delle truppe sovietiche che tornavano dalla Germania. "Poi Potanin effettuò, sin dal 1993, le sue operazioni più importanti tramite una nuova struttura chiave : la banca unificata per l'importazione e l'esportazione (Oneksimbank) che veniva ancora chiamata «la la banca di Soskovets» dal nome di quello che assicurò la campagna elettorale del partito di governo" e "fu vice primo ministro nel 1993 e uno dei leader del lobby industriale".

Le "prodezze" del Giovane Putin

Rimpatriato dalla Germania orientale al momento della caduta del muro di Berlino (1989), il colonnello-spia Putin fu assegnato allo spionaggio, ma questa volta quello dei suoi propri concittadini a Leningrado. Nel 1991 decise di mettere le sue competenze di ufficiale del Kgb al servizio di un alleato di Eltsin, Sobciak, che aveva appena preso la testa del secondo municipio dell'Urss. Divenuto il suo assessore alle relazioni estere, fu messo così secondo uno dei suoi biografi "al contatto diretto degli investitori stranieri che desideravano sistemarsi nella città approfittando della sua zona franca", il che gli avrebbe permesso "di percepire interessanti commissioni di questi investitori" e soprattutto, come lo rivelò un processo, di vendere la sua protezione a predatori di alto volo.
I negozi alimentari erano allora vuoti a Leningrado come altrove perché le autorità regionali affamavano il paese esportando tutto ciò che potevano. Col pretesto di approvvigionare la città, Putin chiese di poter esportare del petrolio, comprato al prezzo locale e rivenduto al corso mondiale, sei volte più alto. La differenza doveva servire a finanziare acquisti di cibo all'ovest.
Appena ottenuta la licenza per l'esportazione di centinaia di migliaia di tonnellate di petrolio, di metalli rari e non ferrigni, di legno e di cemento, "firmò 19 contratti co diverse «strutture commerciali» che, in maggior parte, si erano appena create". Contratti abborracciati, qualche volta non firmati, con imprese sconosciute, prezzi dei prodotti esportati "sottovalutati di parecchie decine di volte. Il risultato di questi contratti di baratto di un valore di 122 milioni di dollari fu... l'arrivo a San Pietroburgo (...) di due navi cariche di olio da tavola.
Davanti ai giudici, Putin "rigettò le accuse sulle dogane e il ministero del commercio estero" e gridò al complotto politico destinato a discreditare il municipio "democratico".
In questa occasione il Cremlino aveva notato i suoi talenti per concludere buoni affari (e le sue proprie, poiché avrebbe ottenuto partecipazioni nelle società commerciali che aveva favorite). Putin fu chiamato a Mosca al servizio degli "affari" nauseabonde ma molto redditizie della "famiglia, il clan ravvicinato di Eltsin. Al suo posto di vice dell'"intendente" del Cremlino, sembra che fece meraviglie, poiché dopo di questo gli fu assegnata la direzione della Fsb (ex Kgb) per insabbiare gli scandali che dilagavano su Eltsin e i suoi vicini e preparare la sua successione... che finalmente gli toccò.

Gli investimenti stranieri in Russia

Durante un forum e seminario di affari tenutosi alla fine dell'ottobre 2002, sotto egida del Centro francese del commercio estero e della Missione economica dell'ambasciata di Francia a Mosca, un economista universitario ricordava che in Russia, "l'investimento e drammaticamente debole ed è caduto di più dell'80% dal 1990. Trattandosi di investimenti stranieri, le scorte accumulate dal 1992 non superavano 36 miliardi di dollari, ossia circa 23 dollari per anno e per abitante, un livello molto debole rispetto a quello dell'Ungheria (...) che ha attratto annualmente 205 dollari per abitante".
Anche se si fa l'ipotesi, poco probabile, che l'ammonto del denaro entrato in Russia comincerebbe a superare l'ammonto di quello che ne esce, il volume complessivo degli investimenti sarebbe determinante. Ora, da quel punto di vista, la Russia rimane molto indietro, soprattutto rispetto al grado di sviluppo che aveva raggiunto l'economia sovietica.
L'Onu ha notato che la Cina, in questi ultimi anni, ha ricevuto 23 volte più investimenti stranieri che la Russia. La Bers nota che, dal 1991, la Russia ha ricevuto 70 dollari di investimenti diretti per abitante, mentre in Europa centrale e nei tre paesi baltici, la media è di 1365 dollari : venti volte di più.
In questi paesi, a differenza della Russia, la penetrazione del capitale occidentale è massiccia. Per esempio, in Ungheria, il 72,5% dell'industria è nelle mani dei capitali occidentali, che realizzano l'88,6% delle esportazioni del paese. Questo piccolo paese ha ricevuto 22 miliardi di dollari di investimenti stranieri diretti in un decennio, più della Russia che è quindici volte più popolata e la cui economia e incomparabilmente più potente.
Se si fa il paragone con altre grandi potenze industriali, lo scarto diventa un abisso. Dal 1989 al 1999, la Svezia ha ricevuto quattro volte più investimenti diretti (68 miliardi di dollari) della Russia; la Francia (182 miliardi) 13 volte di più; la Germania (225 miliardi) 15 volte di più, la Gran Bretagna (394 miliardi) più di 25 volte di più ! Queste cifre sono eloquenti perché nei paesi sviluppati le convulsioni di un'economia mondiale in crisi distruggono più posti di lavoro che non ne creano. E quando il patronato trasferisce le sue attività, non lo fa verso la Russia.

Nel retrovisore

Facendo un punto sull'ex Urss, la Lettera di informazione del Comitato dei costruttori francesi di automobili nota che tranne una "presenza industriale limitata di Daewoo" in Ucraina e in Uzbekistan, i costruttori mondiali preferiscono non rischiare i loro capitali nell'ex Urss. Per soddisfare i gusti della clientela solvabile per le automobili occidentali, si limitano a consolidare le loro reti di vendita.
Tra le eccezioni recenti (come Ford che, secondo questo bollettino padronale "ha cominciato la costruzione della Focus a San Pietroburgo nella sola impresa del settore dai capitali 100% stranieri"), i progetti annunciati da dieci anni rimangono allo stato di discussioni. I pochi portati a termine nel 2002 riguardano volumi ristretti. Solo molto recentemente la joint-venture GM- Avtovaz ha cominciato di produrre la Chevrolet-Niva" che potrebbe raggiungere 75 000 unità prodotte, ma non prima del 2007. E' la stessa cosa per Ford che progetta di produrre 25 000 veicoli nel 2007. Per la fabbrica di montaggio Scania di San Pietroburgo, si tratta di 200 autobus. In totale, non molto di più, a termine e se queste cifre non sono rivalutati, del numero di veicoli nuovi importati in Russia, mentre la rivista dice che questo mercato è "a forte potenziale"...
Questo bollettino ricorda nel suo editoriale le ragioni di questa situazione: "l'evoluzione del sistema economico russo non corrisponde a nessuno schema conosciuto; una trasformazione progressiva e incerta lo caratterizza e bisogna vedere lì la ragione della prudenza, addirittura della circospezione, con la quale gli attori industriali occidentali si sono avvicinati a questo mercato". La constatazione non è nuova né particolare al settore automobilistico. E' quella che fanno gi randi gruppi capitalisti occidentali dopo di avere qualche tempo sembrato prendere sul serio le dichiarazioni infiammate di Eltsin ed altri sull'instaurazone del "mercato".
Allora, scrive questa pubblicazione, "i costruttori europei hanno cercato di concludere accordi con interlocutori russi per produrre veicoli in Russia. Ma per ragioni che risultano tanto dalle difficoltà economiche e dalle pesantezze amministrative quanto dalle incertezze della regolamentazione e dagli imperativi industriali (esistenza di una rete di accessoristi adatto ai processi di fabbricazione dei costruttori), i risultati sono stati lunghi a concretizzarsi". Infatti questa concretizzazione non si vede.