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Al contrario della menzogna inventata dallo stalinismo, diventata durante tre quarti di secolo una religione di Stato per la
burocrazia, l'Urss non poteva creare una società socialista nell'ambito di un paese solo, anche se immenso. La società
socialista futura necessita un grado di sviluppo raggiunto da molto tempo dall'economia capitalista, ma solo su scala
internazionale e, ovviamente, a condizione di includere i paesi più sviluppati che hanno concentrato la maggior parte delle
ricchezze materiali e scientifiche, e della competenza, che risultano dall'accumulo del lavoro umano dell'intero pianeta.
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Nondimeno, di fronte al compito di gestire a modo suo l'economia di un gran paese, cioè ponendo fine alla proprietà privata
dei mezzi di produzione, alla concorrenza, alla corsa al profitto, pianificando l'economia, lo Stato operaio ha dimostrato la
superiorità del sistema economico che la classe operaia porta in se.
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Nonostante l'enorme regressione rappresentata dalla degenerazione burocratica, l'Urss ha evidenziato per parecchi decenni il suo
dinamismo. E infatti grazie alla rivoluzione d'ottobre e agli sconvolgimenti sociali che ne risultarono, questo paese
estremamente povero ha conosciuto un nuovo e notevole sviluppo.
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La rivoluzione del 1917 sbarazzò la Russia dalla classe dei nobili proprietari fondiari e dal tributo enorme che la società
doveva pagare per mantenerli. Lo Stato nato dalla rivoluzione prese la direzione dell'economia dalle mani di una borghesia
comunque debole e subordinata al gran capitale occidentale. La Russia arretrata, solo sfiorata dallo sviluppo capitalistico,
riuscì grazie alla liberazione delle forze produttive a compiere in pochi decenni buona parte della strada che il capitalismo
aveva percorso in Occidente in parecchi secoli.
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L'industrializzazione fu non solo rapida, ma anche qualitativamente diversa, e per di più su un territorio immenso. Poiché gli
investimenti non erano concepiti in funzione del profitto, ad approfittarne non furono solo le poche regioni vicine alle grandi
città o alle risorse minerarie, bensì molte altre che lo zarismo aveva lasciate nel sottosviluppo.
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Lo sviluppo rapido dell'industria prolungò ed accentuò gli sconvolgimenti sociali del periodo rivoluzionario. La crescente
urbanizzazione strappava milioni di esseri umani dall'orizzonte limitato delle campagne. La classe operaia che nel 1917
costituiva solo una piccola minoranza, in pochi decenni divenne la classe sociale di gran lunga più importante. Tra la seconda
guerra mondiale e gli anni '80, il numero dei lavoratori aumentò da 24 a 83 milioni. Si trattò di uno sviluppo numerico senza
paragone, reso unico dal fatto che l'industrializzazione e il rafforzamento del proletariato si svolsero senza borghesia.
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Lo sviluppo dell'educazione, innanzitutto quella elementare ma anche quella secondaria ed universitaria, su scala di un paese
immenso, l'entrata massiccia delle donne nel sistema educativo, furono un'altra espressione del soffio rivoluzionario ancora
vivo nonostante il controllo burocratico, così come lo espressero la moltiplicazione e la democratizzazione dei mezzi di
cultura.
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Mentre la dittatura instaurata da Stalin si prolungava, dopo la sua morte, sotto forma appena attenuata, la società sovietica
cominciò a cambiare dall'interno. Questo non si vedeva tanto, siccome l'effetto di ogni dittatura è di mascherare la vita
reale. Ma nonostante il suo controllo l'economia evolveva, e anche la società.
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Ogni tanto si avvertiva qualche segno di questi cambiamenti. Fu così nel 1956, quando Krusciov denunciò alcuni crimini dello
stalinismo e aprì le porte dei campi . L'avvenimento fu clamoroso. Non significava la scomparsa della dittatura, ma un certo
disgelo, secondo il titolo di un romanzo dell'epoca.
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Riassorbite le considerevoli distruzioni della guerra, lo sviluppo economico si tradusse con un accumulo che, a sua volta,
portava a dei cambiamenti sociali poco percettibili, ma ben reali.
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La società sovietica diventava più complessa. Mentre la classe operaia continuava a crescere numericamente, anche la
burocrazia cresceva, allargava la sua base e si diversificava. Cresceva anche la differenziazione sociale tra un'alta burocrazia
che, dal suo modo di vivere, si avvicinava alla borghesia occidentale, e una massa di piccoli burocrati che, pur approfittando
di qualche vantaggio, aveva solo un tenore di vita poco superiore a quello dei lavoratori. D'altra parte, diventava più
consistente la piccola borghesia fatta di artisti, scrittori, scientifici, sportivi di alto livello ed altri che approfittavano
delle lacune della pianificazione burocratica per fare affari più o meno legali.
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Nonostante tutto questo la società sovietica conservava un'originalità fondamentale : di fronte ad un proletariato numeroso,
non esisteva una borghesia capitalistica nel senso marxista del termine, cioè una classe che possedeva a titolo privato i mezzi
di produzione, accumulava capitali e li reinvestiva nella produzione per accrescere il suo profitto.
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L'unico ceto privilegiato era la burocrazia, il ceto di quelli che amministravano, gestivano, comandavano, dall'alto verso il
basso, i vari apparati dello Stato e del partito. C'era al vertice il migliaio di persone che dirigevano i ministeri, i grandi
apparati dello Stato, i membri dell'ufficio politico. Poi, sotto, c'erano i membri delle direzioni di partito e dei governi
nazionali e regionali, i direttori delle imprese di Stato, poi ancora più giù i presidenti dei soviet delle città, ecc.
Questo ceto sociale, per riprendere l'espressione di Trotski e più ancora che ai tempi di Trotski, era "privilegiato e
dominante nel significato più ampio della parola". Era una casta sempre più cosciente dei suoi interessi e della sua
identità come ceto dominante, e che tendeva ad aumentare i suoi grandi e piccoli privilegi.
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Per molti aspetti, il suo posto nella società somigliava a quello della borghesia delle società capitaliste, almeno della
borghesia nel significato più ampio. Cioè non solo l'alta borghesia, ma anche questa borghesia media che domina la società
locale delle città, che i giornalisti chiamano volentieri "l'élite", che a sua volta poggia sul largo zoccolo della
piccola borghesia, cioè tutti quelli che possiedono qualcosa, uniti intorno all'idea di proprietà privata.
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A differenza della borghesia, la dominazione della burocrazia non era collegata alla possessione di capitali, bensì al potere.
Il posto di ogni burocrate nella gerarchia sociale era legato alla sua posizione nella gerarchia statale. Più alta era questa
posizione, e più aveva accesso a vantaggi che il sistema burocratico prelevava collettivamente sui lavoratori.
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L'ultima immagine rimasta di quel periodo tra la morte di Stalin e gli anni '80 è di questi dirigenti invecchiati, allineati
sulla piazza Rossa nei giorni di parata, e di un regime che sembrava ben sistemato.
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Gli anni di Gorbaciov furono quelli della decomposizione del potere politico e della frantumazione aperta della burocrazia in
clan rivali. Fu praticamente un implosione della burocrazia, senza intervento militare esterno e anche, d'altra parte, senza
rivoluzione proletaria. Questa evoluzione fu rapida proprio perché la dittatura della fine degli anni Breznev non aveva fatto
altro che mascherare un già inoltrato processo di decomposizione della burocrazia.
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La dittatura personale di Stalin era nata a suo tempo per rispondere ad una profonda necessità sociale : preservare il potere e
i privilegi della burocrazia contro la borghesia, ma ancora di più contro la classe operaia, in nome della quale la burocrazia
si era accaparrato il monopolio del potere. La dittatura proteggeva collettivamente il ceto burocratico contro le due classi,
proletariato è borghesia, tra le quali si sarebbe deciso il futuro dell'Urss. Ma aveva anche un'altra funzione, interna alla
burocrazia. Ci voleva un arbitrio supremo per decidere chi, e in quali proporzioni, avrebbe potuto accedere all'usufrutto
collettivo, e per costringere la burocrazia, a pena di morte, a rispettare tale disciplina. Perché questa casta ovviamente non
era democratica, neanche al suo interno.
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La posizione di ogni burocrate, il suo potere e i privilegi che ne derivavano, erano strettamente fissati dall'alto, mentre i
burocrati non volevano altro che potere approfittarne senza intralci. Da sempre avevano avuto tendenza a completare la loro
remunerazione gerarchica con la corruzione, o con le malversazioni quando era possibile . Ora, queste possibilità aumentavano
con l'ammorbidimento della dittatura sotto Krusciov e dopo di lui.
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Sotto Stalin i burocrati avevano paura per la loro vita , e sotto Krusciov per il loro posto ; sotto Breznev non avevano più
niente da temere e niente limitava le loro attività da predatori. Queste attività hanno creato sempre più incrinature nella
burocrazia tra le reti di interessi, secondo le relazioni tra le direzioni delle imprese, le autorità locali, la polizia ed
altri pezzi, locali o centrali, dell'apparato dirigente.
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Già sotto Krusciov l'edificio burocratico era stato sottomesso a forti tensioni che minacciavano di frantumarlo, anche se non
apparivano ancora apertamente. Ognuno degli alti burocrati alla testa dei numerosi ministeri dell'economia tendeva a favorire i
suoi interessi settoriali rispetto agli organismi di direzione politica. Come riflesso a questa incrinatura dall'alto in basso
della macchina dello Stato tra i vari apparati, un altro tipo di sfaldatura, orizzontale questo, apparve negli anni sessanta in
seno alla burocrazia territoriale.
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Di fronte al peso dei ministeri economici, Krusciov volle sostituirli con organi di coordinamento regionale dell'economia, i
Sovnarkhoz . Si diceva che si sarebbe dato più scioltezza alla gestione dell'economia col sostituire un mucchio di ministeri
che agivano autonomamente gli uni dagli altri, e gli apparati centrali di pianificazione che decidevano a Mosca di tutti i
particolari dell'approvvigionamento di tutte le imprese del paese.
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Questo sembrava derivare dal semplice buonsenso, ma corrispondeva anche ai desideri della burocrazia che, nelle regioni, non
sognava altro che sbarazzarsi di ogni controllo centrale. Alla fine, senza neanche indebolire gli apparati centrali, questa
riforma portò ad un altro tipo di frantumazione del regime, assicurando alle burocrazie locali il controllo delle "loro"
imprese.
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Ai tempi dell'Urss, ognuna delle strutture dirigenti, centrale o territoriale, aveva al suo vertice un alto esponente che era
capofila di una piramide di comandi. Legati da una comunità di destino politico e di interessi, questi raggruppamenti hanno
avuto molte forme diverse man mano dell'evolversi delle relazioni nella burocrazia e tra le istanze del potere.
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Sotto Breznev, si erano costituiti in quanto stati nello stato, il più delle volte sotto la direzione di un membro dell'ufficio
politico che gestiva il suo mondo senza interferenza dei colleghi, a patto che ognuno rispettasse la stessa regola.
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C'era una rivalità permanente tra questi apparati centrali . La necessaria cooperazione tra di loro comportava sempre di più
un permanente mercanteggiamento, per esempio tra i ministeri industriali, gli apparati di pianificazione e le grandi imprese,
per ottenere in tempo, e in quantità sufficienti, le forniture previste dal piano.
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Ognuno di questi apparati era naturalmente portato a ricercare la massima autonomia. Ma questa corsa all'autonomia comportava un
formidabile spreco. La società sovietica, cioè le sue classi lavoratrici, pagava il prezzo non solo di ciò che la burocrazia
prelevava per il suo uso personale, ma anche delle condizioni che consentivano questi prelevamenti : il rifiuto di ogni
controllo dal basso, la ricerca di scappatoie rispetto al controllo venuto dall'alto.
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Per di più, i mercanteggiamenti tra gli apparati burocratici generarono un intero ceto di intermediari, in parte ufficiosi se
non ufficiali, e in parte illegali. Pur non appartenendo alla burocrazia stessa, questi intermediari le erano però
indispensabili. Arrangiavano gli affari per conto dei burocrati e al tempo stesso si arricchivano. Questo ambiente di
intermediari era anche, per la natura stessa delle sue attività, qualche volta legato all'ambiente criminale stesso. Le mafie
erano il prolungamento naturale del sistema burocratico.
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Sotto Breznev si vide un'esplosione di questo fenomeno. La più famosa di queste mafie politico-criminali, la cosiddetta mafia
del cotone, aveva come padrini i dirigenti della Repubblica dell'Uzbekistan, e soprattutto il genero di Breznev e vice ministro
degli interni.
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Quando Gorbaciov a sua volta arrivò al segretariato generale, ereditò quindi un potere già ben minato. La crisi di
successione poteva solo aggravare quella del potere. Per sistemare il suo, Gorbaciov provò a raccogliere il sostegno di alcuni
ceti della burocrazia. Ma la demagogia verso le aspirazioni di numerosi ceti della burocrazia liberò delle forze che erano
rimaste relativamente contenute, emananti dalla burocrazia stessa. Il confronto pubblico e i maneggi occulti tra queste forze
avrebbero segnato tutto il periodo ulteriore.
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La mischia si sarebbe allargata con l'entrata in lizza degli intellettuali. Sotto Breznev quelli più attivi formavano la
dissidenza che denunciava gli aspetti più odiosi del regime in generale, in nome di idee che riflettevano le aspirazioni della
piccola borghesia sovietica ad avere lo stesso modo di vita dei suoi omologhi dei paesi capitalisti sviluppati.
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All'inizio Gorbaciov ebbe il sostegno di questa dissidenza. Ma essa non si limitò a plaudire la sua volontà di riformare :
cominciò a sognare ad alta voce a quello che riteneva essere la libertà, quella che hanno le sue sorelle occidentali di
idealizzare il regno del denaro e la proprietà privata.
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I primi ad approfittare della situazione furono i movimenti nazionalisti. Sin dal 1987, si svilupparono in certe repubbliche
periferiche, si opposero al Cremlino e spesso, più drammaticamente, alle minoranze di queste regioni : Azeri contro Armeni,
Abkhazi contro Georgiani, ecc... Anche oggi, è difficile misurare fino a che punto questi movimenti riflettevano le reali
aspirazioni popolari e fino a che punto erano favoriti, o addirittura suscitati dai burocrati desiderosi di sbarazzarsi del
controllo centrale. Comunque, fu tra le istanze dirigenti delle repubbliche che le tendenze nazionaliste trovarono, il più
delle volte se non sempre, i loro rappresentanti o capifila.
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Questo fece scoppiare guerre che non hanno finito di dilaniare gli stati nati dall'unione sovietica, la cui frantumazione in
quindici paesi indipendenti non ha dato la libertà ai loro popoli. A parte i paesi baltici, annessi all'Urss nel 1944, le altre
repubbliche periferiche sono regimi autoritari, o perfino dittature che opprimono i loro popoli e ancora di più le loro
minoranze nazionali.
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Nel campo economico, Gorbaciov si attaccò a certi blocchi che frenavano la produzione.
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Trascurare i beni di consumo, o produrli solo in quantità insufficiente e di bassa qualità, era per la burocrazia un modo di
ridurre la parte delle classi popolari nel prodotto nazionale. Diversificare l'approvvigionamento e migliorarne la qualità era
certamente un'aspirazione di tutte le categorie sociali, ad eccezione dell'alta burocrazia che si riforniva nei negozi
riservati, o addirittura in Occidente.
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Al contrario di ciò che dicono i denigratori del comunismo, questi blocchi non derivavano dalla pianificazione stessa, bensì
dal suo carattere burocratico. La pianificazione ha bisogno del controllo dei consumatori, della popolazione. Ma i privilegi
economici della burocrazia sono incompatibili con questo controllo.
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Nel dibattito economico che cominciò sotto Gorbaciov, come nel dibattito politico, la liberalizzazione si tradusse con
l'emergenza di una moltitudine di tendenze, fra cui alcune chiedevano la liquidazione dell'economia statalizzata. Ma l'economia
non era soltanto l'oggetto di una discussione astratta. Mentre politici e intellettuali ne stavano discutendo, altri agivano.
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Nel 1988, Gorbaciov aveva autorizzato le cooperative e la piccola proprietà privata. Difatti aveva preso atto di un fatto
compiuto poiché, sotto Breznev, ben che ufficialmente rifiutate, le pratiche affaristiche erano diventate una potente realtà,
e avevano anche ricevuto un nome : l'economia dell'ombra. Ormai questa si ostentava alla luce del sole. Ma il personale
subalterno dell'economia dell'ombra, dai maneggi di basso livello, ci guadagnò molto meno, e per meno tempo, della burocrazia.
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Gli apparati burocratici che avevano già delle agenzie e società fantasma all'estero fecero evadere gran parte di quello che
poterono raccogliere prima dell'inizio ufficiale delle privatizzazioni, e ancora di più dopo. Si sa come i reucci locali della
burocrazia approfittarono della frattura orizzontale dello Stato. Ma quelli che avrebbero approfittato di più dell'occasione
sarebbero stati i grandi apparati centrali -Kgb, alto apparato del partito, dogane, ministeri settoriali, innanzitutto quelli
dell'energia- che raggrupparono sotto il loro controllo i più redditizi pezzi dello Stato e dell'economia.
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Quelli che sarebbero stati chiamati dopo "oligarchi" o "nuovi russi", questi nuovi ricchi che riuscirono in tre o quattro anni a
costruirsi fortune stravaganti, erano spesso una specie di agenti dei clan burocratici.
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Non possiamo fare l'elenco di tutte le varietà tecniche del saccheggio. Ma se ne possono dare alcuni esempi. Un tale Abramovic,
considerato uno dei più importanti nuovi ricchi del paese, con un piede nella burocrazia come governatore di una regione, un
altro nella mafia, cominciò la sua carriera rubando carburante all'esercito e rivendendolo all'estero. Certo, bisogna essere in
posizione di farlo e beneficiare di numerose complicità per mettere la mano sul carburante, trasportarlo, passare la dogana,
ecc..
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Potanin , famoso miliardario russo attuale, era un giovane burocrate sotto Gorbaciov. La sua carriera negli affari cominciò a
questa epoca sotto la protezione di padrini dell'alta gerarchia del partito e del governo rimasti nell'ombra. Uno dei suoi pari,
Gussinski, costituì allora il gruppo Most intorno alla banca omonima controllata dall'apparato del Kgb, la polizia politica,
rappresentata al suo consiglio d'amministrazione dal suo primo vicepresidente.
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Era l'epoca in cui l'ottenimento di licenze d'esportazione di materie prime consentì alla gente che aveva il posto giusto di
acquisire in poco tempo fortune considerevoli . Questi prodotti erano comprati al prezzo interno russo, poi rivenduti all'estero
al prezzo mondiale, tra cinque o dieci volte superiore. Ad ogni operazione, gli esportatori moltiplicavano di altrettanto il
loro investimento, e così anche le autorità che lo permettevano.
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Un altro dirigente, Berezovski, si servì di queste differenze di prezzi, ottenendo il monopolio della vendita delle macchine
Lada che pagava alla fabbrica al prezzo russo e vendeva all'estero al prezzo occidentale, facendo così un beneficio del 3000% !
Lo stesso Berezovski, accompagnato dal genero di Eltsin, riuscì a mettere la mano sulla vendita in Occidente dei biglietti
della compagnia Aeroflot. Era un'operazione d'oro ! Le spese erano fatte in rubli dalla compagnia e lui intascava le entrate, in
valuta estera !
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Fu la piccola borghesia a segnare con le sue aspirazioni economiche e politiche questo periodo di effervescenza piuttosto breve.
La burocrazia espresse tanto più facilmente le sue aspirazioni in quanto alcuni dei suoi settori, da molto tempo legati alla
piccola borghesia, le condividevano. E per quelli, venuti in generale dall'alto apparato dello Stato e del partito, che stavano
davvero per approfittare del periodo, le aspirazioni della piccola borghesia potevano fare da paravento. La loro volontà di
sbarazzarsi di ogni controllo centrale prendeva la maschera della democrazia. Invocavano "l'economia di mercato" per mettere la
mano sul settore dell'economia di cui avevano la direzione.
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Ci furono numerosi scioperi ma la classe operaia non era in situazione di approfittare dell'effervescenza per tentare di fare
prevalere, fosse in modo parziale o embrionale, una propria visione dell'organizzazione dell'economia e della società. Bisogna
dire che, massacrando tutti quelli che avrebbero potuto trasmettere l'eredità rivoluzionaria dei bolscevichi e la loro alta
coscienza di classe, Stalin aveva facilitato le cose ai suoi lontani successori. Ma bisogna anche dire che l'intellighenzia, che
avrebbe potuto ritrovare questa eredità e trasmetterla alla classe operaia, aveva occhi solo per l'Occidente capitalista.
Questa intellighenzia russa che, un secolo prima, era stata capace di far nascere parecchie generazioni di rivoluzionari, questa
volta era completamente assente.
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Per i rivoluzionari il problema non era di speculare sulle possibilità dei lavoratori di intervenire in questa situazione (non
più che in nessun altro paese). Avevano da difendere il programma dell'indipendenza politica della classe operaia, in modo che
il dibattito sul futuro dell'Urss non fosse deciso tra le forze che rappresentavano sia la preservazione del dominio della
burocrazia sulla società, sia il ritorno al capitalismo.
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Contro il rafforzamento visibile e rapido delle correnti politiche favorevoli al ritorno al capitalismo, una tendenza proletaria
avrebbe imperniato il suo intervento presso i lavoratori intorno alla difesa dalla proprietà di Stato contro i burocrati o i
piccoli borghesi che volevano appropriarsi le imprese ; sulla difesa della pianificazione e del controllo del commercio estero
contro l'anarchia capitalista ; sulla necessità di procedere a cambiamenti radicali nel funzionamento dell'economia, ma sulla
base dell'economia pianificata.
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Detto in altre parole, si sarebbero opposti ad ogni ritorno della borghesia come, e questo è in fondo la stessa cosa,
all'imborghesimento di una parte della burocrazia. Cacciare i burocrati dai comandi, ridare vita al potere democratico della
classe operaia e sottomettere l'economia al controllo democratico della popolazione, questi obiettivi già formulati da Trotski
mezzo secolo prima, rimanevano pienamente validi.
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Ma non fu così.
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Il movimento sociale innescato dalla perestroika rimase limitato alla burocrazia, fiancheggiata dalla piccola borghesia. Non era
un movimento diretto dall'alto, con un progetto politico, fosse quello della controrivoluzione borghese. La direzione politica
della burocrazia non fece altro che seguire il movimento, sorvolando gli avvenimenti e lusingando le aspirazioni di un ceto
burocratico che voleva che il potere centrale gli lasci il diritto di agire come voleva.
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Su questo terreno Gorbaciov fu scavalcato da Eltsin che aveva preso la direzione della principale repubblica del paese, cioè la
Russia.
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Per indebolire quello di cui invidiava il posto, Eltsin stava per utilizzare gli stessi mezzi demagogici usati prima da
Gorbaciov, ma su scala decuplicata. Alla piccola borghesia fece intravedere la prospettiva di instaurare la "democrazia" e il
"mercato". Alla burocrazia delle repubbliche lanciò "prendete tanta autonomia quanto ne potrete ingoiare". E a tutti, lui che
era stato membro dell'Ufficio politico si presentò come quello che avrebbe spezzato il monopolio del partito unico, detto
comunista. Questo partito sparì come il guscio vuoto che era diventato.
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Cercando di togliere tutto quello che rimaneva di potere a Gorbaciov, Eltsin comprometteva anche la propria posizione. Sparita
l'Urss, ebbe un potere ristretto al solo territorio russo e qualche volta, come è stato detto, al solo perimetro del Cremlino.
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Secondo loro, la Russia stava per ricollegarsi con il mercato. La sua economia ne sarebbe rivivificata e si sarebbe reintegrata
nell'economia mondiale. Si sarebbe visto fiorire una Russia modernizzata su una base capitalistica, con una proprietà privata
consolidata e delle imprese funzionanti all'occidentale. Sarebbe finita con il grigio dei negozi di Stato ben poco forniti,
sostituiti da negozi pieni zeppi di merci.
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In realtà ci furono le lotte tra i clan di burocrati, o le loro "mafie" come si diceva allora nella popolazione, poi tra gli
"oligarchi". Questo accadeva al vertice e nelle regioni, di cui alcune erano saccheggiate mentre altre cadevano sotto controllo
delle mafie al potere o che se lo contendevano.
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Dappertutto ci fu l'esplosione della disoccupazione, un male da tempo dimenticato dalla popolazione. I salari sovietici non
erano molto alti ? Ma dopo la scomparsa dell'Urss, in pochi mesi, la popolazione vide questo debole potere d'acquisto
sciogliersi come neve al sole sotto l'effetto di un'inflazione galoppante.
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Con l'indebolimento del potere centrale, crollava anche la pianificazione centralizzata. Non sparivano necessariamente però
tutti i collegamenti che i piani anteriori avevano stabiliti tra le imprese. Queste potevano conservare un certo coordinamento
tra di loro solo sulla base delle relazioni stabilite dalla pianificazione tra clienti e subappaltatori. Questi collegamenti
diventavano però sempre più deboli man mano che il piano veniva sostituito da un sistema di baratto. Tanto più che la
frantumazione dell'Urss aveva innalzato confini di Stato tra imprese complementari.
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Questo sistema è sopravvissuto in gran parte fino ad oggi. Ma questo indebolimento dei legami economici ha aggiunto un fattore
supplementare di declino della produzione a ciò che era dovuto al saccheggio puro e semplice.
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E poi c'era l'altro aspetto, quello della democrazia, di cui si parlava sempre. I burocrati seppero rapidamente servirsi delle
elezioni per farsi confermare al loro posto. E nella maggior parte delle enti nazionali o regionali, quello che diventava il
presidente era lo stesso che, poco prima, controllava l'apparato di Stato regionale, in generale l'ex primo segretario del PC.
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La parola "democrazia" copre qualche volta il regno aperto dei predatori al potere, qualche volta quello delle mafie e dei
signori della guerra. L'arrogante arbitrario dei governanti corrotti e ladri non si copriva più col nome di comunismo, ma venne
giustificato con l'Islam o col buddismo.
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In alcune regioni autonome, preferibilmente poco abitate, ci sono elezioni nella forma dovuta, ma il governatore ha
semplicemente comprato una maggioranza degli elettori. E' il caso dell'uomo d'affari mafioso Abramovic, a cui abbiamo già
accennato. In Russia, nelle elezioni presidenziale o politiche, non si comprano gli elettori -o non tutti almeno !- ma le reti
televisive.
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I dirigenti delle grandi democrazie occidentali non hanno mai trovato niente da dire contro l'elezione di Eltsin o di Putin, né
contro il fatto che in questa bella democrazia russa Eltsin abbia ordinato di sparare a cannonate sul parlamento , eletto più o
meno legittimamente ma che le dispiaceva.
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E questo tanto democratico potere conduce da anni una guerra infame in Cecenia. Ma ovviamente non sarà la grande democrazia
americana a rimproverarglielo, tanto è vero che anche essa ha in conto una lunga serie di guerre di dominazione, di cui
l'ultima è la guerra in Iraq.
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Poiché bisogna rispettare le tradizioni, gli ex esponenti dell'Urss e del PC fanno benedire il loro regime dai popi, in Russia
e anche in Ucraina. Uno dei più famosi personaggi della democrazia a Mosca è il metropolita ortodosso Alexis che, per i suoi
accomodamenti col regime dell'ex-Urss si è conquistato il soprannome di "Metropolitburo" ! E questa nuova democrazia russa,
dopo avere preso il visto del titubante ubriaco Eltsin, oggi è incarnata dall'ex capo della polizia politica Putin.
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Non si può parlare di tutte la peripezie della vita politica russa. Al livello centrale, è segnata da dodici anni dagli
scontri tra apparati, dalle manovre e dai colpi bassi ; è anche segnata dalla decomposizione di fatto della federazione russa
in una moltitudine di poteri locali.
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Per fare il bilancio, dobbiamo citare lo storico Moshe Lewin che, qualche anno fa, riassunse in questo modo lo stato della
Russia: "attualmente, se le istituzioni assomigliano complessivamente al governo di uno Stato, governano in realtà un
crescente vuoto politico ed economico. La Russia si sta svuotando della sua sostanza. Una nazione in cui, storicamente, la
potenza pubblica ha sempre avuto una parte importante e addirittura onnipotente, così si ritrova praticamente senza Stato. Le
leggi non esistono o sono calpestate ; la giustizia è impotente ; le forze armate sembrano truppe di vagabondi, le forze di
polizia sembrano banditi ; delle regioni si separano ; alle più importanti il presidente propone uno scambio, e si contrattano
diritti speciali per i governatori in cambio di un sostegno politico al presidente ; i salari non sono più pagati ; le tasse
non sono più pagate, per frode o in mancanza di risorse ; la popolazione dipende sempre di più dal baratto e dal prodotto dei
propri orti."
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Dopo una fase sfrenata, questo saccheggio è stato coperto dalle leggi di Eltsin che riprendevano le misure preconizzate dai
consiglieri occidentali. Ma queste leggi nello stesso tempo ufficializzavano il fatto che, per esempio, i responsabili del
settore del gas l'avevano sottratto alla tutela dello Stato creando la società privata Gasprom, numero uno mondiale del gas.
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Questo gruppo, l'ex ministro sovietico del gas Tchernomyrdin lo presiedeva non in quanto capitano di industria, ma in quanto
capo di un clan di burocrati potenti e numerosi.
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Dietro lui, ancora prima della creazione di Gasprom, c'era una moltitudine di responsabili dell'industria, dello Stato, delle
regioni di estrazione e di transito del gas, delle dogane, ecc., che gli permettevano di prelevare la rendita del gas e che si
arricchivano personalmente.
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In Occidente si suole presentare Tchernomyrdin come un grosso azionario di Gasprom diventato miliardario. Ma quello che somiglia
ad una proprietà piena ed intera è in realtà governata dal "diritto di fatto" di una società dominata dal potere disgregato
di una burocrazia divisa in fazioni rivali e dai rapporti di forza tra queste fazioni.
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In quanto primo ministro, Tchernomyrdin aveva avuto carta bianca all'epoca di Eltsin.Ma fu battuto nella lotta per succedergli.
Il vincitore, Putin, poté finalmente installare un uomo del suo clan alla testa del consiglio d'amministrazione di Gasprom. Uno
scenario identico si produsse con altri due magnati degli affari, Berezovsky e Gussinsky.
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Durante gli anni di Eltsin, questi avevano approfittato della debolezza del potere centrale a cui si erano legati, per
accumulare una fortuna enorme.
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Avevano accaparrato società di televisori, di importazioni ed esportazioni, una compagnia aerea, partecipazioni bancarie e
petrolifere e quello che era indispensabile per fare tutto il resto: il patrocinio interessato della figlia di Eltsin per l'uno,
quello del sindaco di Mosca e della Kgb per l'altro. Il guadagno era grosso, ma bisognava comprare i loro protettori.
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Accedendo al Cremlino, Putin ha spinto in avanti i suoi propri protetti e protettori, ha rimesso un po' d'ordine nella dimora.
Berezovsky e Gussinsky ne hanno fatto le spese. E questo perché il potere di arricchirsi che gli era attribuito all'epoca di
Eltsin era, appunto, solo provvisorio. Certo possedevano delle aziende, ma questo possesso non costituiva una proprietà. Era un
appannaggio concesso dal potere. E per riprenderlo, bastò una semplice decisione, che fu sufficiente poiché il procuratore
generale diede il suo avallo .
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Approfittando dell'occasione, Putin lanciò i suoi commando sulle sedi delle banche e delle società petrolifere di altri
affaristi per fargli capire che, dovendo tutto al potere, dovevano smettere di tessere intrighi contro lui come l'avevano fatto
con Eltsin.
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Per indicare questa gente, non utilizziamo il termine di oligarchi usato dalla stampa qui come in Russia. In primo luogo,
perché l'oligarchia designa il governo di un piccolissimo numero. Ora i super affaristi russi sono poco numerosi ma non
governano, Putin l'ha ricordato in modo deciso. E soprattutto, questo termine maschera la realtà più di quanto non l'elucidi.
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Le loro posizioni, questi individui le devono ai clan della burocrazia che li hanno propulsati in primo piano per essere una
vetrina dei loro affari alla fine dell'Urss. Quando non sono essi stessi burocrati, provengono dai circoli dell'economia
dell'ombra, o da cosche, legati a questi stessi clan. Di fatto, dietro a queste brillanti figure di punta degli affari, si
finisce sempre per trovare i grandi corpi dell'amministrazione, centrale o regionale, politica o economica. E non è un caso se
il Cremlino e la stampa additano questi super ricchi : odiati dalla popolazione che li considera dei ladri, funzionano come uno
schermo tra questa e i loro padrini dell'alta burocrazia.
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Quanto all'intervento dell'Occidente imperialista nei cambiamenti in Russia, questo ha certamente giocato un certo ruolo tramite
le sue istituzioni finanziarie internazionali .
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Durante l'era di Eltsin, alcuni di questi organismi hanno concesso dei prestiti alla Russia.
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Non tanto nella speranza di trasformarla, quanto per aiutare lo Stato russo a tirare fino alla fine del mese ed evitare il suo
crollo. Abbiamo visto con quale risultato : i clan al potere hanno dirottato questi soldi.
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Alcuni crediti erano finalizzati ad incoraggiare i trust occidentali in assenza di investitori autoctoni, senza convincerli
però a rischiarsi sul mercato russo che avrebbe potuto tentarli. Per molti versi, oggi siamo nella stessa situazione di cinque
o dieci anni fa, e per le stesse ragioni.
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Emorragia di capitali, regressione della produzione e debolezza degli investimenti esteri produttivi
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Dopo la scomparsa dell'Urss, che ha provocato un decennio di caduta continua della produzione, e il crac del 1988, che l'ha
fatta sprofondare nella recessione, l'indice del prodotto interno lordo ( Pil) manifesta una leggera progressione. Ma la
produzione non ha fatto che ritrovare il suo livello precedente il crac, e neanche quello del 1990, quando la paralisi economica
iniziava. Il suo livello attuale rappresenta solo il 70% di quello di allora.
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Krusciov, famoso per le sue spacconate, fissava all'Urss l'obiettivo di sorpassare la Gran Bretagna in venti anni. Putin si
voleva più modesto quando, scommettendo su una crescita annuale del 8%, diceva di voler raggiungere il Portogallo in quindici
anni. Ma anche questo sembra un po' difficile .
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La fuga di capitali non si è interrotta. Il suo ritmo sarebbe sceso a 15 miliardi di dollari all'anno, contro i venti
precedenti il 1999. In ogni caso, la razzia sulle risorse del paese continua, da più di un decennio.
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L'estate scorsa, Putin ha pubblicamente chiesto ai più ricchi affaristi di rimpatriare una parte dei loro soldi all'estero in
cambio, diceva, di un'amnistia per procedere ad investimenti indispensabili, mentre questi sono ad un punto morto. Putin non ha
ricevuto risposta : dell'avvenire del paese, della sua economia, questa gente se ne frega completamente !
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Ecco come un giornale vicino al governo russo presenta la situazione economica per il 2002 : "gli investimenti esteri (sono )
in aumento del 33% in un anno circa. Gli investimenti diretti, da parte loro, continuano a decrescere e il volume di
investimenti russi all'estero è ancora più elevato del volume degli investimenti stranieri in Russia".
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Senza neanche parlare della fuga illegale dei capitali, quelli che desertano legalmente il paese sorpassano dunque in volume gli
investimenti stranieri in Russia. Fra questi, il giornale distingue gli investimenti imprecisati e quelli qualificati di
"diretti ", i soli che teoricamente dovrebbero servire a produrre beni reali, secondo la terminologia internazionale. Ora,
questi, appena un quinto del totale, sono diminuiti di oltre il 10% in un anno.
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Eppure la Russia sembra disporre di numerosi argomenti ritenuti attraenti agli occhi dei capitalisti. Da un lato, i salari sono
di molto inferiori a quelli di vari paesi poveri nei quali i capitalisti occidentali delocalizzano ; di più, la Russia dispone
di una manodopera qualificata.
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Ma nel 2002 come negli anni precedenti, i principali investitori nell'industria russa non sono le grandi potenze del mondo
imperialista. No, il primo, senza contesto, è Cipro, noto per la vendita di bandiere di compiacenza e per offrire un paradiso
fiscale ad imbroglioni e mafiosi, tra cui quelli dell'ex unione sovietica. Subito dopo, si trova un'altra piattaforma di
transazioni in cerca di discrezione, la Svizzera.
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Ma anche quando si aggiungono ai fondi ciprioti e svizzeri quelli, molto minori, provenienti dai Paesi Bassi, terzo paese della
lista, dalla Germania, dall'Italia, dagli Stati Uniti, dall'Inghilterra, dalla Francia, ecc. si ottengono 4 miliardi di dollari
di investimenti diretti per l'anno 2002 . Per avere un'idea precisa del loro significato, basta ricordare che la BNP (Banca
Nazionale di Parigi, francese) ha messo sulla tavola la stessa somma, nello spazio di una sola settimana di novembre, per
cercare di impadronirsi semplicemente di un sesto del capitale del Credito Lionese . Quasi altrettanto di ciò che la Russia ha
ricevuto globalmente in un anno ! Si misuri fino a che punto i flussi finanziari verso la Russia sono marginali nell'attività
del capitalismo internazionale, poiché alla portata di una sola banca di un paese imperialista di secondo rango.
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Detto questo, anche se a dosi infinitesimali, dei capitali occidentali penetrano in Russia.
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Dopo Mc Donald's, Auchan, Ikea e qualche altro hanno investito nelle grandi città. Possiamo citare: Danone, che già produce in
Russia e conta acquistare il numero uno locale dei succhi di frutta; le firme del tabacco, come Phillip Morris che lancia la
produzione della sigaretta Next nei pressi di San Pietroburgo, in una zona franca. Troviamo anche la Coca-Cola . Questo è
quanto per il commercio o l'agroalimentare. Nell'industria, il bilancio è ancora più magro .
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Difatti l'economia di questo paese, malmenata dai burocrati e dalle riforme consigliate dal mondo imperialista, resta dominata
dai giganti industriali concepiti al tempo dell'Urss secondo una logica estranea alle leggi di mercato. E' su questa base che si
sono sviluppate le entità industriali e, intorno, il resto dell'economia sovietica modellato a loro immagine e secondo i loro
bisogni durante tre quarti di secolo.
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Queste imprese, oggigiorno formalmente privatizzate, funzionano sempre in un contesto economico e politico dove molti uomini
d'affari occidentali confessano di non capirci più niente.
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Questo contesto è il prodotto di una lunga storia e di rapporti sociali differenti, e resta marcato, per esempio, dall'assenza
di piccole e medie industrie. E questo perché gli organizzatori dell'economia sovietica avevano scelto di concentrare in grandi
poli tutta la catena della produzione di un solo prodotto spesso molto complesso.
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A tutto ciò si sovrappongono dei tratti dovuti al funzionamento della burocrazia stessa. La necessità, per esempio, per la
direzione di queste imprese di legare relazioni d'interdipendenza permanenti con le autorità, locali o no, poiché solo da esse
dipendeva la risoluzione dei problemi di rifornimento, di manodopera, ecc. Tutto ciò funzionava, e non poteva che funzionare,
su delle basi molto lontane da quelle che conosciamo in Occidente. E se, nella Russia attuale, ciò funziona ancora bene o male,
é in gran parte in questo quadro.
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Certo, a differenza dell'Urss, nella Russia di oggi i grandi ricchi esibiscono un livello di vita a volte superiore a quello di
numerosi dirigenti capitalisti occidentali. Possiamo vedere questi miliardari come dei prototipi del regno della fortuna in
Russia. Ma, precisamente, sono solo dei prototipi sorti dalla decomposizione dello Stato e dalle riforme di Eltsin, e non dei
tipi socialmente definiti di una società capitalistica fondata sul mercato. E ciò per una ragione fondamentale: né l'una né
l'altro esistono in Russia, o in ogni caso, non ancora.
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Il baratto, che dominava circa i tre quarti dell'economia all'epoca di Eltsin, non è scomparso. Si è ridotto, ma resta un modo
di funzionamento "normale" per questa economia le cui relazioni generalmente non si stabiliscono sul mercato.
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Inoltre, questa deve vivere praticamente senza investimenti, poiché investire suppone avere buone ragioni di pensare che i
capitali immessi nella produzione produrranno del profitto a corto o medio termine. E' chiaro, in Occidente, che senza questa
fiducia nell'avvenire, i capitalisti non investono. Nei paesi ricchi, è allora lo Stato che prende il passo. Ma lo Stato russo,
impoverito, non ha più i mezzi di un tale intervento.
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E più il tempo passa, più quest'economia si installa in questo modo di funzionamento, meno gli investitori esteri sono tentati
di avventurarcisi .
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Evidentemente, in questa Russia detta in transizione verso il mercato, la questione degli investimenti è decisiva. E' la prova
di verità per il profitto, è qui che si manifesta tutta la differenza tra il profitto capitalista e quello che i burocrati e
affaristi privati russi tirano dal loro parassitismo.
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Quando diciamo che la burocrazia non ha radici economiche profonde, a differenza della borghesia, individuiamo in questo punto
la differenza tra la natura del profitto dell'una e dell'altra. La potenza della borghesia si esprime attraverso l'accumulazione
di questo profitto che le permette di trasformare il plusvalore estratto dal lavoro umano in capitale, in imprese, al fine di
riprodurre lo sfruttamento capitalistico. Ora, non è questo, si vede bene, che si prepara nelle profondità dell'economia
russa, o solo in modo molto incompleto e marginale.
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Allora, cos'è cambiato da 12 anni ? Molte cose sono cambiate quantitativamente, ma niente o quasi niente di fondamentale nella
sfera dei rapporti sociali . Quello che c'è di nuovo, oltre alla forma privatizzata assunta dal saccheggio della burocrazia, è
il suo carattere ormai parzialmente individuale. E' anche il fatto che, se il sistema attuale è stato concepito nel quadro
stretto della gerarchia nomenclaturista sotto Brejnev, questa gerarchia non si appoggia più su un potere centralizzato e una
struttura piramidale, ma su schegge di Stato. E in questa società, che non é ancora il capitalismo ma dove il denaro regna
sovrano all'ombra del potere, certi burocrati-affaristi hanno assunto ormai abbastanza peso per sorpassare in ricchezza e
potenza il loro vecchi padrini.
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Non è possibile prevedere il futuro senza sbagliarsi sui tempi, sulle forme e finanche sul risultato finale. Anche nei paesi
imperialisti più sviluppati, eserciti di specialisti, di economisti, sono incapaci di prevedere i corsi della borsa, perfino
per il giorno dopo.
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Allora, col rischio di deludere, noi non abbiamo risposte neanche approssimative alla domanda fatta all'inizio : "dove va la
Russia ?" Non possiamo che evocare un certo numero di possibilità sul suo futuro in funzione dell'evoluzione attuale,
nella misura in cui si può parlare di evoluzione.
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Dei cambiamenti importanti si sono prodotti dall'epoca di Gorbaciov e soprattutto durante i 12 anni che ci separano dalla
dislocazione dell'Urss. Ma questi cambiamenti si iscrivono più nel lessico che nella realtà sociale.
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I dirigenti del paese non solo non si affermano più a favore del comunismo ma alcuni di loro sono violentemente anticomunisti.
Solo che anticomunisti lo erano da molto tempo ed in modo molto più nocivo per il comunismo e per il suo avvenire che
oggigiorno. Perché era al tempo in cui si dicevano comunisti che i dirigenti della burocrazia compromettevano agli occhi del
movimento operaio, e gravemente, l'idea del comunismo. E' pretendendosi comunista che la burocrazia ha fatto nel movimento
operaio internazionale danni oggi non ancora superati, a cominciare dal massacro di migliaia di quadri bolscevichi e continuando
con il tradimento delle mobilitazioni rivoluzionarie, dalla Cina nel 1927 alla Spagna o alla Francia nel 1936. E, dopo la
guerra, la burocrazia russa è diventata uno degli elementi della stabilizzazione del mondo imperialista tanto con i suoi
interventi diretti nei paesi dell'est europeo che con la sua influenza marcescente sui partiti detti comunisti.
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L'aspetto principale degli ultimi 12 anni è l'implosione dell'Urss, e anche di fatto quella della Federazione di Russia.
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D'altronde, le ineguaglianze, tanto dissimulate durante la pretesa fase socialista della burocrazia, appaiono oggi apertamente,
sia con l'arricchimento fantastico di una minoranza al vertice che con la grande miseria degli strati più poveri della
popolazione che comincia a raggiungere i livelli dei paesi sottosviluppati.
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Ma, malgrado la comparsa di una borghesia ancora fragile, ancora dipendente dal potere politico, lo strato dominante rimane
essenzialmente la burocrazia.
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Mentre nei paesi economicamente sviluppati il potere politico dipende dal potere economico, nell'ex Urss si può dire il
contrario. Questo potere, fonte di ricchezze, prende forme differenti : quella di bande armate che devastano il Caucaso e l'Asia
centrale; quella di gruppi mafiosi che hanno esteso i loro tentacoli dappertutto; quella dei satrapi regionali nella Russia
stessa.
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Perché bisogna sempre avere presente l'immensità del paese che, anche amputato delle altre repubbliche sovietiche, resta
ancora il più esteso del pianeta.
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Coloro che giudicherebbero la situazione solo a partire da Mosca, San Pietroburgo e qualche altra grande città del paese, che
somigliano molto a quelle del mondo capitalista, farebbero lo stesso errore di quelli che giudicherebbero la situazione di un
paese sottosviluppato come la Costa d'Avorio dalla sua capitale, Abigian, con le sue banche e i suoi immobili commerciali, o
ancora quelli che non verrebbero della Cina che il fiorire degli affari a Shangai e Pechino, ignorando l'orribile arretratezza
del resto del paese.
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Allora, Stato Operaio per le sue origini, degenerato rapidamente, la Russia è uno Stato in decomposizione molto avanzata . I
burocrati,che non accettano più il carcano di una dittatura per arbitrare la ripartizione del prodotto collettivo, hanno in
qualche modo accaparrato questo prodotto a titolo individuale, e ancora più, a titolo dei clan burocratici. Ma il parassitismo
e l'assenza di radicamento nell'economia che caratterizzavano la burocrazia venti o trent'anni fa persistono.
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Certo, le relazioni interne alla burocrazia e il loro funzionamento stesso sono cambiati, e d'altronde non solo nel corso degli
ultimi dodici anni, ma ben prima. Se, in alcune Repubbliche e regioni, le burocrazie locali gestiscono l'economia esattamente
come prima- benché ad un livello nettamente inferiore, conseguenza dell'arretramento dell'attività economica sulla scala del
paese-, nelle regioni più avanzate sulla via del capitalismo, i passi avanti, o piuttosto indietro, consistono principalmente
in una specie di divisione del lavoro tra coloro che esercitano il potere politico e coloro che sono riusciti a mettere la mano
su questo o quel settore dell'economia.
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Ma c'è tra di loro un'interdipendenza stretta. Gli arricchiti del settore economico hanno bisogno del sostegno del potere
politico e il potere politico ha bisogno dei redditi controllati dai "nuovi ricchi". Tra Putin e i principali "nuovi
ricchi", o ancora tra i burocrati dirigenti delle regioni o delle grandi città e i capi delle imprese del loro settore,
c'è complicità e ricatto reciproco. I responsabili politici hanno altrettanto bisogno dei detentori del potere economico che
questi, la cui proprietà nominale non è radicata nella proprietà capitalistica, hanno bisogno del potere politico.
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Evidentemente si tratta ancora di una situazione labile e transitoria. Ma questa fase finale della burocrazia dura già da
diciotto anni, se si parte dall'accesso di Gorbaciov al potere dell'Urss, e da dodici dall'implosione di questa.
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Come abbiamo visto, questa forma di dominio della burocrazia si è tradotta in un arretramento considerabile della produzione
industriale.
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Si è tradotta anche in un'integrazione maggiore dell'ex Urss nell'economia mondiale, nel senso di un'integrazione più grande
dell'economia russa nella divisione internazionale del lavoro ? Ebbene, paradossalmente, ciò non è affatto vero. Gli scambi di
merci e di beni reali tra la Russia e l'estero sono crollati anziché crescere, allorché nessun ostacolo legale si opponeva .
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E, al di là della quantità di scambi, c'è la loro natura. Quello che esce dalla Russia sono il denaro e le materie prime.
Quello che entra, sono le merci occidentali, per quelli che possono pagarsele. Prima, per accedere ai prodotti di lusso di cui
avevano voglia, i burocrati avevano i loro magazzini riservati, mentre alle classi popolari mancava spesso il necessario. Oggi,
l'accesso ai magazzini di lusso è libero, ma i soldi rimpiazzano il controllo all'entrata. La maggior parte dei lavoratori e
dei contadini, che erano esclusi dai magazzini riservati, restano altrettanto esclusi da questi negozi di cui non hanno i mezzi
per pagarsi i prodotti.
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Gli scambi della Russia con l'estero somigliano sempre più agli scambi caratteristici dei paesi sottosviluppati con i paesi
imperialisti. Un pubblicista, in cerca di una formula choc, ha inventato questa espressione per la Russia attuale: "è il
Burkina Faso con i missili in più". L'immagine è giusta solo se prendiamo la parola "missili" non solo sotto
l'angolo della potenza militare ma come il simbolo di un'industria capace di produrli.
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Poiché, se effettivamente la maggioranza dei cittadini della Russia hanno un livello di vita appena superiore a quello del
Burkina Faso in un paese che ha un tessuto industriale, ci sono delle imprese e delle attrezzature che non hanno i paesi
sottosviluppati. Queste imprese industriali funzionano al quarto, al decimo delle loro capacità, ma esistono. E
paradossalmente, questo rappresenta uno dei problemi della borghesia internazionale: non basta cambiare le strutture giuridiche
per far funzionare queste grandi imprese. Questi combinat della metallurgia, delle costruzioni meccaniche o della chimica -che
sono stati costruiti e hanno potuto funzionare durante decine di anni solo grazie alle possibilità offerte dalla
centralizzazione statale -non sono alla portata dei capitali privati. Il grande capitale occidentale non ha interesse a
riprendere queste grandi imprese a suo conto, o almeno non per farle funzionare.
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Quanto ai settori che potrebbero essere più interessanti per la borghesia internazionale, non per farli funzionare in quanto
tali, ma per farne funzionare una sola parte, magari licenziando la maggioranza dei dipendenti, ebbene la borghesia si scontra
con le opposizioni della burocrazia stessa. Non è che ci sia un'opposizione ideologica tra due frazioni della burocrazia, l'una
a favore del capitalismo, l'altra opposta. Ma tutti i burocrati non possono diventare borghesi nel senso capitalista del
termine, vale a dire capaci di far funzionare le loro imprese per fare del profitto nel quadro del mercato. Non c'è abbastanza
posto, nè abbastanza ricchezza da spartirsi. Di più, la mangiatoia da spartire diminuisce con la riduzione della produzione.
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Quante grandi imprese continuano a funzionare, lentamente, irregolarmente, senza rispondere assolutamente ai criteri di
redditività capitalistica ? Ma funzionano lo stesso perché procurano un potere sociale ai burocrati che le controllano. E,
accessoriamente per questi ultimi, ma essenzialmente per la popolazione delle città o delle regioni impiegate, ciò permette ad
una parte della classe operaia di non ritrovarsi disoccupata, di mantenere alcune attrezzature sociali.
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Una delle idee essenziali di Trotsky, formulata in un'opera scritta poco prima del suo assassinio ad opera di uno sbirro di
Stalin, era in sostanza che la burocratizzazione dello Stato sovietico sarebbe stata una corta fase transitoria prima del
ritorno a capitalismo, se il capitalismo stesso non avesse perduto tutto il suo dinamismo.
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In altre parole, questa formazione sociale particolare che è stata lo Stato operaio degenerato è stata il sottoprodotto di
un'epoca storica dove, dopo le sue avanzate formidabili all'indomani della prima guerra mondiale, l'attività politica della
classe operaia, in particolare quella mirante al rovesciamento del potere della borghesia, è rifluita mentre il capitalismo non
aveva più il fiato della sua gioventù per recuperare il terreno perduto.
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Il periodo storico di cui parlava Trotsky è stato ben più lungo di quanto aveva immaginato. E, in realtà, non ne siamo ancora
usciti. Possiamo semplicemente constatare che per quanto la burocrazia apra le porte al capitalismo, la Russia non è certo di
fronte ad uno sviluppo economico su base capitalistica.
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Guardiamo il Brasile, guardiamo l'Argentina, senza parlare dell'India, paesi che non hanno mai abbandonato il grembo
dell'imperialismo, per cercare di prevedere il divenire della Russia, che ci ritorna.
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Al massimo, il capitalismo riuscirà a svilupparsi in un certo numero di isole che l'interessano. Quest'evoluzione iniziata in
città come Mosca, San Pietroburgo e qualche altra, potrebbe interessare ancora qualche grande porto aperto al commercio
internazionale. Saranno isolotti di capitalismo in un territorio immenso, di cui le regioni ricche di materie prime sono ridotte
al rango di fornitori con bassi salari, mentre nel resto del paese continuerà a prevalere l'autarchia regionale, completata
sicuramente -perché ciò si accompagna spesso- da dispotismi locali, da un inasprimento del nazionalismo, o addirittura del
micro nazionalismo, piu o meno colorato di demagogia religiosa. Senza parlare delle guerre che, anche se durano, non
disturberanno più di tanto la direzione politica di Mosca, e ancora meno i grandi gruppi capitalisti internazionali verso i
quali una burocrazia compradora orienterà le ricchezze del paese. Dopotutto, questa manifestazione di barbarie esiste già in
tutta una parte dell'Africa dominata dall'imperialismo e, in un certo modo, nel Medio oriente.
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Ciò costituirà una regressione economica e sociale considerabile.
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Pertanto, non sarebbe difficile rimettere in moto l'economia in Russia, nell'ottica di soddisfare i bisogni della popolazione.
Se la produzione industriale è considerabilmente diminuita, l'apparato produttivo esiste. In assenza di investimenti da almeno
dodici anni, le macchine, le attrezzature sono vetuste. Anche se queste imprese industriali non sono redditizie dal punto di
vista dell'economia capitalistica, vale a dire per produrre un profitto sufficiente, potrebbero comunque essere rimesse in
funzione.
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Anche considerando le degradazioni intervenute, basterebbero largamente a soddisfare i bisogni del paese in grandi prodotti di
base come acciaio, prodotti chimici, binari ferroviari, trattori, camion, locomotive...
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Dal punto di vista della logica sociale e umana, sarebbe meglio che i grandi combinati industriali del passato siano rimessi in
funzione dando nello stesso tempo del lavoro a tutti.
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Le somme colossali ottenute dalla vendita di materie prime, che oggigiorno sono dirottate verso le banche occidentali da una
burocrazia cupida, dovrebbero rimanere nel paese ed essere investite nell'apparato produttivo. L'assenza di investimenti odierna
non è una legge di natura. Non deriva da un'insufficienza di risorse, proviene dall'appropriazione di queste risorse da parte
della burocrazia.
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I combinati industriali ereditati dal passato sono giganteschi ? Ma questi furono concepiti per rifornire un paese immenso ! E,
dopotutto, tramite un cammino storico differente, anche l'economia capitalistica ha creato imprese gigantesche con la pretesa di
costruire prodotti per il mercato planetario.
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Resta la debolezza dell'economia che risale alle scelte anteriori della burocrazia, l'insufficienza di imprese di taglia media
che rifornisca di prodotti di consumo corrente una regione o una città. Ma se l'unione sovietica dei burocrati ha saputo, negli
anni '30, far sorgere grandi imprese a partire da niente, la classe operaia russa sapendo che lavora per soddisfare i propri
bisogni, e non per permettere a qualche nuovo ricco di ammassare fortune, potrebbe facilmente creare imprese che producano per i
bisogni della popolazione.
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Sì, rimettere in funzione l'economia non sarebbe impossibile. Ma né i burocrati predatori né, domani, i grandi gruppi
capitalistici suscettibili di essere interessati ai soli settori fruttuosi lo faranno. La sola via che permette di risollevare
l'economia e la società russa passa per l'esproprio delle imprese capitalistiche, in realtà poco numerose, e per
l'allontanamento della burocrazia dalla direzione delle altre imprese. Bisognerà sottomettere queste ultime al controllo dei
loro lavoratori e della popolazione laboriosa della loro regione. Bisognerà ristabilire il monopolio del commercio estero, non
per distruggere tutti i legami dell'economia russa con l'economia mondiale, ma per impedire la fuga dei capitali, per
controllare ciò che si importa e ciò che si esporta. Una volta rimesse in moto le imprese che i burocrati lasciano totalmente
o parzialmente inattive, sarebbe possibile coordinare le loro attività nel quadro di un piano poiché fin dall'inizio furono
concepite in questo quadro.
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Contrariamente ai paesi occidentali dove il controllo della classe lavoratrice sull'economia si urta inevitabilmente non solo
alla grande borghesia, ma a tutta o a una parte della media borghesia, e addirittura alla piccola, dove l'idea stessa di
un'economia statale e pianificata sarebbe una novità, ciò non vale per una grande maggioranza della popolazione russa. E, a
giudicare da quanto si sa sull'odio che prova la maggioranza della popolazione per i "nuovi ricchi", questa conquista,
culturale, della rivoluzione russa rimane nelle coscienze.
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Dire ciò, vuol dire anche che la sola forza sociale capace di imporre queste idee è la classe operaia. Il futuro della Russia
dei prossimi anni non è scritto. Dipenderà da chi l'impulserà : la burocrazia o la democrazia operaia.
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Fin dalle sue origini, le prospettive dello Stato operaio, creato nel 1917, erano legate alle prospettive del proletariato
mondiale. E' stato così all'epoca dello slancio rivoluzionario degli inizi, come al momento della burocratizzazione, riflesso
sul piano della Russia sovietica dell'arretramento del movimento operaio nel resto del mondo. E' ancora così oggigiorno.
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All'epoca della dittatura staliniana, Trotsky pensava poco verosimile che l'ascesa del movimento operaio rivoluzionario possa
intervenire in Urss prima che nei paesi occidentali. All'epoca, fu il peso dell'arretramento, quello che dalla rivoluzione
vittoriosa ha condotto alla rivoluzione tradita, a pesare sulla classe operaia sovietica, come anche il peso della dittatura
burocratica. Oggi, ciò che pesa è la deteriorazione della situazione economica, l'immiserimento, la disoccupazione, e ancora
più, l'assenza di prospettive politiche.
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Oggi, un'organizzazione rivoluzionaria proletaria dovrebbe tener conto di questo fattore essenziale che è l'esistenza di un
apparato economico non completamente distrutto, senza che esista una classe capitalistica di taglia comparabile a questo
apparato. I compiti del proletariato, se ritrovasse la via dell'attività politica cosciente, sarebbero tanto più facilitati
che questi ultimi anni hanno probabilmente dissipato molte illusioni sul capitalismo, e non solo tra i lavoratori.
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Certo, non abbiamo nessun indice che ci permetta di sperare che ciò accadrà in un periodo prossimo. Ciò che possiamo dire è
che questa è l'unica strada.
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La persistenza del sistema imperialista ha prodotto tante mostruosità su scala planetaria. Nel caso della Russia, abbiamo la
burocrazia e quanto essa è divenuta oggigiorno. Ma né la Storia, né l'Umanità hanno detto la loro ultima parola. Tutte le
società umane hanno conosciuto numerose peripezie, ma il progresso finalmente non ha mai cessato dall'inizio dell'umanità. Le
scorie del passato finiranno con l'essere spazzate. In Russia come altrove.
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- 25 ottobre (7 novembre) 1917
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I lavoratori prendono il potere in Russia
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- Inizio 1918-metà 1921
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Controrivoluzione e intervento militare delle potenze imperialiste : Trotski crea l'esercito rosso che vince e la guerra civile.
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Le rivoluzioni tedesca, ungherese, finlandese sono schiacciate.
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Creazione dell'internazionale comunista (come interna) nel marzo 1919.
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1921, la nuova politica economica (Nep) si appoggia sull'iniziativa privata per rianimare l'economia dissanguata dopo tre anni
di guerra civile.
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- 26 maggio 1922
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Lenin, handicappato nelle sue attività dalla malattia dalla fine del 1920, subisce un primo e riprenderà le sue attività solo
in ottobre.
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- 21 dicembre 1922
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Creazione dell'unione delle repubbliche socialiste sovietiche (Urss).
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- Gennaio 1923
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Lenin raccomanda di allontanare Stalin dal posto di segretario generale.
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- 9 marzo 1923
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Un nuovo e violento attacco paralizza definitivamente Lenin che, fino alla sua morte, sarà nell'incapacità fisica di
partecipare alla vita politica.
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- 1923
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Trotski impegna la lotta (opposizione di sinistra) contro la burocrazia dello Stato e del partito rappresentata da Stalin.
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Nuovo fallimento della rivoluzione tedesca dovuto alla direzione staliniana.
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- 24 gennaio 1924
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Morte di Lenin. Stalin apre largamente le porte del PC per affogare i sostegni di Lenin e Trotski sotto il numero dei nuovi
membri.
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- 1924-1929
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La burocrazia si appoggia sui privilegiati della Nep contro la classe operaia, e sulla destra del PC contro l'opposizione di
sinistra.
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Espulso dal PC fino alla fine del 1927, Trotski è bandito nel 1929.
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In Cina, Ciang-Kai-Shek sostenuto da Stalin schiaccia la rivoluzione operaia.
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- 1929-1930
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Stalin si rivolge contro i suoi alleati di destra e decide l'industrializzazione del paese e la collettivizzazione forzata delle
terre. Si intensifica la repressione contro i trotskisti.
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- 1930-1935
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Caccia ai trotskisti in tutto il mondo.
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Nel 1933 la direzione staliniana del PC tedesco capitola senza combattere davanti ad Hitler.
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- 1936-1938
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Stalin liquida i compagni di Lenin (processi di Mosca) e i Trotskisti. Il terrore si abbatte sulla popolazione. Epurazione di
massa tra i burocrati.
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In Spagna, gli stalinisti combattono la rivoluzione proletaria in nome della vittoria della "campo repubblicano". Questa
politica favorisce in realtà la vittoria di Franco.
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- 1938
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Una nuova guerra imperialista è imminente : Trotski crea la Quarta Internazionale.
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- 22 giugno 1941
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Invasione dell'Urss dall'esercito tedesco.
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- 1943-1953
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Nelle conferenze dei vincitori della guerra (Yalta, Potsdam), Stalin viene incaricato del mantenimento dell'ordine mondiale
contro i popoli d'Europa centrale e orientale.
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Nuove ondate di terrore (popoli d'Urss deportati durante e dopo la guerra, processo delle "tutte bianche")...
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Inizio della guerra fredda.
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L'Urss si rimette lentamente dai danni della guerra.
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- 5 marzo 1953
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Morte di Stalin e lotta tra i suoi luogotenenti e per succedergli (il capo della polizia politica Beria è giustiziato dai suoi
compari dell'ufficio politico).
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- 1 giugno 1953
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Scioperi e sommosse operaie in Germania orientale.
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- Febbraio 1956
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Al ventesimo congresso del PC sovietico, Krusciov denuncia alcuni crimini dello stalinismo. Inizio della destalinizzazione
ufficiale e del disgelo.
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- 26 ottobre 1956
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Inizio dell'insurrezione a Budapest. Creazione dei consigli operai. Intervento dell'esercito sovietico, il 4 novembre, per
schiacciare l'insurrezione.
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- 1964
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L'alta burocrazia dimette Krusciov. Direzione collegiale di Breznev, Kossighin, Podgorny, Mikoian, ecc.
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- 1979
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L'esercito sovietico interviene in Afghanistan. Se ne ritirerà, battuto, dieci anni dopo.
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- Novembre 1982
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Morte di Breznev in un clima di affari di corruzione e di sottrazione di fondi in seno alla burocrazia : caduta dei ritmi di
sviluppo economico dell'Urss.
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- 1982-1985
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Interregno di Andropov, poi Cernenko. Andropov cerca di reagire contro ciò che Gorbaciov chiamerà la "stagnazione"
brezneviana.
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- 11 marzo 1985
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L'ufficio politico del PCUS nomina alla sua testa Gorbaciov che riprende delle riforme innescate da Andropov.
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- 1986
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Alla perestroika si aggiunge la Glasnost per vincere le resistenze della burocrazia.
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- Giugno 1988
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Autorizzazione delle cooperative private.
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- 1988-1989
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Gorbaciov è scavalcato dai nazionalisti ("fronti popolari") delle repubbliche non russe e dal suo ex alleato Eltsin che prende
la testa del soviet supremo dell'Urss e si prepara a decretare la "sovranità"della Russia.
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- Novembre 1989
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Caduta del muro di Berlino.
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- 1990-1991
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L'Urss sprofonda nella crisi : autonomia, poi indipendenza delle repubbliche. Questo disorganizza la vita economica. L'esercito
reprime in Georgia e Lituania, pogromi in Azerbaigian e Asia centrale, guerra nel Nagorny-Karabakh.
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Eletto presidente dell'Urss, Gorbaciov generalizza le elezioni a candidature molteplici.
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- 1991
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Eltsin eletto presidente della Russia in giugno.
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In agosto, fallimento del golpe che cercava di fermare il processo di disintegrazione dello Stato. Il PC è sciolto.
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L'8 dicembre, i dirigenti della Russia, dell'Ucraina e della BieloRussia proclamano che "l'Urss ha smesso di esistere" : il 25,
Gorbaciov dà le dimissioni dalla presidenza dell'Urss.
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- 1992-1994
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Leggi di privatizzazione in Russia.
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Crollo del tenore di vita della popolazione.
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Fronda dei capi della burocrazia regionale contro il Cremlino.
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- 4 ottobre 1993
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Eltsin fa bombardare il parlamento. Arresto del presidente del parlamento Khasbulatov.
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- 1994-1996
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Prima guerra di Cecenia.
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- 16 giugno 1996
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Eltsin rieletto presidente.
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- 1997-1999
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Il saccheggio dell'economia e dello Stato porta al crac dell'agosto - 1998.
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Il regime sprofonda negli scandali finanziari di grande portata.
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- 1999-2003
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Il 31 dicembre 1999, Eltsin passa la mano al primo ministro Putin che ha appena iniziato la seconda guerra di Cecenia.
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Eletto presidente nel marzo 2000, Putin annuncia che vuole restaurare l'autorità dello Stato.
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