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L'Iraq obiettivo e vittima delle grandi manovre dell'imperialismo - Cercle Léon Trotsky
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8 novembre 2002
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Dodici anni di una guerra nascosta
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Per la popolazione irachena, il bilancio della guerra del golfo era drammatico. In più di circa 100000 vittime dei
bombardamenti, una gran parte delle infrastrutture di ogni genere erano state distrutte. Per fare solo un esempio, un esperto
dell'ONU riteneva alla fine 1991 che la rete elettrica era stata riportata al suo stato di prima della prima guerra mondiale.
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Ma per la popolazione un'altra guerra cominciava, che oggi non è ancora finita. Non solo avrebbe subito le conseguenze delle
sanzioni economiche dell'ONU, imposte col pretesto di costringere Saddam Hussein a soddisfare a tutti i requisiti del cessate il
fuoco, in particolare la distruzione del suo armamento, ma avrebbe anche subito bombardamenti periodici che spesso evrebbero
colpito obiettivi civili.
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Così da dodici anni, le potenze imperialiste giocano ad un gioco micidiale che consiste nel rincarare le loro esigenze ogni
volta che Saddam Hussein dice che è pronto a cedere alle esigenze precedenti, in modo da giustificare la continuazione di
questa guerra nascosta.
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Le sanzioni economiche hanno permesso all'imperialismo di esercitare un controllo praticamente totale sul commercio esterno
dell'iraq, e in particolare sui suoi redditi petroliferi. Le coperture umanitarie di cui l'ONU si è servita per nascondere i
suoi obbiettivi reali non hanno cambiato niente.
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Il programma "petrolio contro viveri" in vigore dal 1995, ne dimostra tutta l'ipocrisia. Senz'altro permette all'Iraq di
esportare una certa quantità di petrolio, e di importare di ritorno prodotti di prima necessità. Ma una parte delle entrate
così incassate deve innanzi tutto servire a finanziare i risarcimenti di guerra al Kuwait, a pagare i salari dei funzionari
dell'ONU incaricati di controllare i conti delle importazioni e le spese d'utilizzazione dell'oleodotto turco che deve
obbligatoriamente servire ad esportare il petrolio. Pagate tutte queste spese, sono i burocrati dell'ONU a decidere ciò che è
buono per la popolazione. E prendono tutto il tempo necessario.
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Per di più oggi si sta arrivando a questa situazione paradossale in cui l'Iraq è autorizzato a vendere più petrolio di quanto
non ne può produrre, perché non può importare i pezzi di ricambio e il materiale necessari per rimettere altri pozzi in stato
di funzionamento.
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Infatti per l'ONU non si tratta ancora di permettere all'Iraq di importare il necessario per riparare le sue infrastrutture
distrutte. Nessun prodotto di importazione deve essere a "doppio uso", cioè suscettibile di essere utilizzato a fini tanto
militari che civili. Di conseguenza molti prodotti chimici di base non possono essere importati perché potrebbero servire alla
fabbricazione di armi chimiche, anche se sono indispensabili per la fabbricazione di alcune medicine correnti. Nello stesso modo
le pompe dell'acqua di forte potenza sono vietate perché potrebbero servire alla pulizia del combustibile nucleare. Ora il
paese soffre drammaticamente della mancanza di installazioni di pompaggio.
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Così come lo dice la stessa ONU, i problemi di malnutrizione derivano dal deterioramento massiccio delle infrastrutture di
base, tra l'altro dei sistemi di fornitura dell'acqua e di evacuazione dei rifiuti. Questa situazione ha gettato brutalmente
indietro di parecchi decenni un paese che aveva un tasso di mortalità infantile tra i più bassi della regione. Si può stimare
che in dodici anni un milione di Iracheni sono morti per colpa delle sanzioni, di cui la metà sono bambini di meno di cinque
anni.
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