Union Communiste Internationaliste

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Spagna 1931-1937 - La politica del Fronte Popolare contro la rivoluzione operaia - Cercle Léon Trotsky

3 maggio 1996


La spagna prima del '36

La Spagna del 1930 era una monarchia di circa 24 milioni di abitanti, povera e sottosviluppata che conservava numerosi tratti feudali. La grande proprietà terriera dominava ancora il paese, in particolare al sud, in Andalusia ed in Estremadura. Sull'insieme del paese, due per cento dei proprietari possedevano quasi i due terzi delle terre. A fianco di immense proprietà, di cui una parte spesso era incolta (30% delle terre agricole) c'erano minuscoli fondi che non permettevano ai loro proprietari di vivere. E poi c'erano tutti quelli, mezzadri o operai agricoli, che non possedevano la terra che lavoravano. La miseria era terribile. "Lo Spagnolo va a letto senza cena", si diceva. Milioni di persone aspiravano alla spartizione delle grandi proprietà.
La borghesia industriale spagnola si era certo sviluppata all'inizio del secolo, in particolare grazie alla sua neutralità durante la prima guerra mondiale. Ma una volta la guerra finita, perse rapidamente i suoi mercati esteri. Una buona parte dell'industria spagnola era d'altronde nelle mani di capitali esteri, innanzitutto inglesi e poi francesi.
Essendosi sviluppata troppo tardi, dipendendo dal capitale estero, legata all'aristocrazia terriera, questa borghesia era incapace di trasformare il paese, di sbarazzarlo dalle strutture legate alla nobiltà che ne ostacolavano lo sviluppo. Essa si accomodava bene della monarchia, in quel caso di Alfonso XIII° arrivato al trono nel 1902.
In questa società arcaica, la Chiesa e l'esercito esercitavano un peso considerabile.
Nel paese dell'inquisizione per eccellenza, la Chiesa cattolica è sempre stata uno dei principali appoggi della monarchia e lo Stato spendeva milioni per sovvenzionarla. Nel 1930, il paese contava 5000 conventi, 80000 monaci e suore e 35000 preti.
La Chiesa era il primo proprietario terriero del paese e anche la prima potenza capitalista. Nel 1912, l'ordine dei gesuiti controllava il terzo dei capitali spagnoli. Un detto popolare riassumeva così la potenza finanziaria della Chiesa : "Il denaro è un buon cattolico".
Dopo l'aspersorio, la sciabola. L'esercito spagnolo contava più ufficiali di ogni altro esercito d'Europa : uno ogni sei uomini. Ciò mostra il carattere parassitario della casta militare, che lungo tutto l'arco del XIX° secolo aveva moltiplicato i colpi di stato.
Nel 1930, l'esercito era profondamente marcato dalla guerra coloniale che la Spagna aveva condotto per conquistare il Marocco dal 1912 al 1926.

Il movimento operaio

Ma in questa Spagna, sotto diversi aspetti sottosviluppata, esisteva anche una classe operaia rafforzata dallo sviluppo industriale dell'inizio secolo.
Il proletariato spagnolo aveva forti tradizioni di lotta, compresi gli scioperi politici. I tre anni di lotta che seguirono la rivoluzione russa furono perfino chiamati gli "anni bolscevichi". Nel 1930, il sindacato creato dagli anarchici, la Confederazione Nazionale del Lavoro, la CNT, forte di diverse centinaia di migliaia di aderenti, era il più influente nella classe operaia, in particolare in Catalogna ed in Andalusia. C'era anche l'UGT, l'Unione Generale dei Lavoratori, la confederazione legata al Partito Socialista, maggioritaria nelle Asturie e nella regione madrilena. Queste due correnti si spartivano l'influenza sul movimento operaio.
Infine esisteva un minuscolo Partito Comunista che aveva intrapreso come gli altri partiti comunisti un corso settario che denunciava le organizzazioni operaie anarchiche o socialiste come "fratelli gemelli" del fascismo. In Catalogna, una parte dei militanti del Partito Comunista rifiutò questa orientazione per formare un "blocco operaio e contadino" che rappresentava in Spagna l'opposizione di destra che si sviluppò ad un certo momento in seno all'Internazionale comunista dopo la rottura tra Stalin e Bukharin. Dopo questa scissione, il Partito Comunista non contava più che qualche centinaia di membri.
Una sola corrente rappresentava la filiazione con la tradizione bolscevica all'inizio degli anni trenta, quella della Sinistra Rivoluzionaria, animata da Andrès Nin, e legata al'opposizione di sinistra internazionale di Trotski. Ma questo gruppo era una piccola organizzazione, non ancora un partito.
L'assenza di un partito comunista agguerrito, dotato di una direzione politica competente, si sarebbe rivelata tanto più dannosa che nel 1930 si aprì una vera crisi rivoluzionaria.

La repubblica dei repubblicani e dei socialisti (1931 - 1933)

La situazione esplosiva del 1930
Il re Alfonso XIII° si era appena sbarazzato del generale Primo de Rivera, la cui dittatura era crollata da sola con la crisi del 1929.
Il generale Berenguer, a chi Alfonso XIII° aveva chiesto di formare il nuovo governo, disse più tardi che aveva preso il potere al momento in cui la Spagna era come "una bottiglia di champagne col tappo sul punto di saltare".
Nel maggio 1930 di fronte all'effervescenza che vi regnava, il governo dovette chiudere alcune università e far intervenire la guardia civile. L'agitazione operaia diede il cambio a questi movimenti con tutta una serie di scioperi nelle principali città. Una crisi drammatica colpiva le campagne, dove i contadini morivano di fame.
Un'ondata di repubblicanesimo soffiò su tutto il paese. Una parte del personale politico della borghesia si convinse che forse era tempo di sbarazzarsi della monarchia.
Il 17 agosto 1930, i socialisti e l'UGT conclusero il "Patto di San Sebastiano" con i repubblicani. Non avevano certo l'intenzione di preparare un'insurrezione popolare per porre fine alla monarchia, ma vagheggiavano un sollevamento delle guarnigioni appoggiato eventualmente da uno sciopero pacifico nelle principali città. Il piano messo a punto fu disdetto a più riprese. Tuttavia, due ufficiali repubblicani, il capitano Galan ed il tenente Garcia-Hernandez, si lanciarono lo stesso il 12 dicembre 1930 e proclamarono la repubblica nella piccola città di Jaca. Ci fu uno sciopero generale a Barcellona. Ma il comitato repubblicano-socialista non diede l'ordine di sciopero a Madrid. Preferiva la disfatta alla mobilitazione operaia. I due ufficiali furono giustiziati.
La crisi politica si aggravò. Bisognò procedere a nuove elezioni, in primo luogo municipali.
La proclamazione della Repubblica
Le elezioni municipali costituirono un successo schiacciante per il campo repubblicano nelle grandi città. Due giorni più tardi, il 14 aprile 1931, fu proclamata la Repubblica. Fu uno scoppio di entusiasmo popolare con manifestazioni mostruose. In un clima di allegria generale i prigionieri politici uscirono di prigione.
Nella mente dei contadini poveri, la Repubblica significava riforma agraria, accesso alla terra, possibilità di mangiare a soddisfazione. In quella degli operai, la soddisfazione delle loro rivendicazioni. Per tutti i poveri che ne celebravano la proclamazione, la Repubblica doveva significare la fine della miseria, altri rapporti sociali.
I nuovi dirigenti qualificavano la rivoluzione di "gloriosa, senza spargimento di sangue, pacifica ed armoniosa". Il loro repubblicanesimo era tuttavia relativo. Avevano lasciato il re dichiararsi in vacanza di regno e partire in esilio, senza esigere neanche l'abdicazione.
Il governo provvisorio fu affidato ad Alcala-Zamora, un politicante cattolico della monarchia, da poco repubblicano. Al fianco di repubblicani come Azaña, tre socialisti parteciparono al governo provvisorio, tra cui il principale dirigente del partito, Largo Caballero, che aveva già accettato di essere consigliere di Stato sotto Primo de Rivera.
Tutto il vecchio apparato di Stato restò al suo posto : i funzionari, i giudici, i militari.
Quanto alle masse, furono pregate di pazientare nell'attesa delle Cortes costituenti che dovevano essere elette à giugno.
L'ascesa rivoluzionaria
Ma, già dal mese di maggio, di fronte ai primi tentativi monarchici di rialzare la testa, i lavoratori risposero con incendi di chiese e di conventi. In solo qualche giorno il movimento, partito da Madrid, si propagò fino in Andalusia. Non osando utilizzare la guardia civile, troppo odiata, il governo decretò la legge marziale, inviò l'esercito in aiuto dei preti e creò rapidamente una nuova forza di polizia : le guardie d'assalto.
Le masse si radicalizzavano, i contadini occupavano le terre, scioperi duri ebbero luogo dappertutto, tutte le organizzazioni operaie si svilupparono. Si assisteva ad una vera ascesa rivoluzionaria. Tuttavia, il Partito Socialista e l'UGT non volevano la rivoluzione, ma il ritorno alla calma.
La CNT, quanto a lei, conduceva battaglie a volte molto dure, organizzava perfino tentativi d'insurrezione, ma in ordine sparso, senza coordinazione né alcun piano generale.
La politica di queste organizzazioni di fatto impediva alle masse di riunire le loro forze per una lotta destinata a conseguire i loro obiettivi economici e politici.
Il nuovo regime si rivelò completamente incapace di risolvere la crisi che scuoteva la Spagna attuando le trasformazioni politiche e sociali necessarie. Come i suoi predecessori, si fece difensore incondizionato dei proprietari terrieri e dei borghesi contro le rivendicazioni degli operai e dei contadini.
La repubblica contro le aspirazioni delle masse
Il blocco repubblicano e socialista, largamente maggioritario nelle Cortes costituenti, rivelò la sua impotenza a decidere una qualsiasi riforma di qualche importanza. Nella nuova costituzione, aveva affermato che "la Spagna (era) una repubblica di lavoratori di tutte le classi". Ma si sforzò sopratutto di non ledere le classi dominanti.
Certo, fece figurare nella nuova costituzione dichiarazioni di buone intenzioni : la rinuncia alla guerra, l'uguaglianza tra uomini e donne (che ricevettero il diritto di voto), il riconoscimento dei soli matrimoni civili ed il diritto al divorzio. L'insegnamento doveva essere laico. Ma non osò neanche decidere che lo Stato cessi immediatamente di pagare i preti : gli si diedero ancora due anni di respiro.
E quando questa costituzione fu adottata nel dicembre 1931, in materia di riforma agraria non era stato fatto ancora niente.
Alcala-Zamora diventò presidente della repubblica, Azaña presidente del consiglio, i socialisti restarono al governo.
La legge sulla riforma agraria non fu adottata che nel corso del 1932 e si trattava di una conchiglia vuota. Non prevedeva che l'installazione di 50000 famiglie all'anno su terre prese ai grandi proprietari che, beninteso, sarebbero indennizzati. Milioni di contadini attendevano impazienti la terra. Solo 10000 famiglie beneficiarono di questa riforma.
La prima cosa di cui il governo Azaña si era occupato era "la legge in difesa della repubblica" che ridusse quasi a zero i diritti democratici, autorizzando il governo a sospendere le libertà costituzionali, sottomettendo le riunioni pubbliche e le manifestazioni ad autorizzazione, la stampa alla censura, limitando il diritto di sciopero. Le autorità potevano arrestare ed incarcerare senza giudizio. Quanto alla legge sulle organizzazioni, rimuginata specialmente da Largo Caballero, questa addirittura obbligava i sindacati, partiti, associazioni a dichiarare alla polizia i nomi e gli indirizzi di tutti i loro membri. Gli anarchici come anche alcune sezioni dell' UGT rifiutarono e la legge non poté essere applicata. Tutte queste leggi furono applicate unicamente contro i lavoratori e le loro organizzazioni, le prigioni si riempivano così di contadini che occupavano le terre, di operai in sciopero, di militanti anarchici.
Repressione contro gli operai ed i contadini, indulgenza per i monarchini
L'insurrezione diretta dagli anarchici nella valle del Llobregat, al sud di Barcellona, nel gennaio 1932, proclamò il comunismo libertario. Questa, che non si estese oltre due distretti, tenne per cinque giorni l'esercito sotto scacco, prima di essere schiacciata. Migliaia di lavoratori rivoluzionari, tra qui i dirigenti anarchici, furono incarcerati o deportati in Africa.
Le lotte contadine del 1932 furono, anch'esse, condotte in ordine sparso e schiacciate.
La reazione credette poter rialzare la testa e nell'agosto 1932 il generale Sanjurjo tentò di organizzare un putsch a Siviglia per restaurare la monarchia. I lavoratori di Siviglia reagirono immediatamente, facendo fallire il colpo di forza. Il governo dovette sottrarre i congiurati alla furia popolare. Questi furono comunque condannati a morte - il minimo che si potesse fare -ma ben presto amnistiati, e non restarono che due anni in prigione. Si ritroveranno più tardi con Franco.
Uno dei principali fatti d'armi della nuova guardia d'assalto ebbe luogo nel gennaio 1933 a Casas Viejas presso Cadix, in questa Andalusia dove il problema della terra era acuto, in occasione di un nuovo tentativo anarchico. Le guardie uccisero un'intera famiglia anarchica ed incendiarono la casa che non riuscivano a prendere. Poi uccisero 14 prigionieri. Il capo delle guardie dichiarò aver ricevuto l'ordine di non far prigionieri. Grande fu l'indignazione ma il Partito Socialista restò solidale col governo.
Le masse popolari erano deluse dalla "repubblica di Casas Viejas". La destra monarchica preparava la rivincita. Si era raggruppata nella CEDA, la "Confederazione spagnola delle destre autonome", intorno a Gil Robles, conosciuto per le sue simpatie verso Mussolini. Questa ottenne in pochi mesi la dissoluzione delle Cortes e l'organizzazione di nuove elezioni il 19 novembre 1933 che consacrarono la sua vittoria.
L'uno degli ex-ministri socialisti, Prieto, ebbe il cinismo di dichiarare in un'intervista : "E' vero che il governo di sinistra in Spagna condusse la politica della destra.(...) In questa epoca di capitalismo putrescente, la borghesia spagnola non poteva neanche riuscire la rivoluzione democratica borghese".
Effettivamente. E non c'erano voluti più di due anni al Partito Socialista, alleandosi a questi repubblicani impotenti, per condurre la rivoluzione spagnola sull'orlo della catastrofe.

La repubblica reazionaria : il biennio nero (1934-1935)

Seguì l'inizio del periodo reazionario chiamato "bienio negro", il biennio nero, 1934- 1935.
Tutte le misure prese contro la chiesa e i proprietari fondiari furono abrogate. Nella maggior parte delle regioni la riforma agraria fu abbandonata. Le terre occupate temporaneamente dovettero essere evacuate. Il 1934 fu l'anno della grande offensiva dei proprietari dei grandi fondi per abbassare i salari e licenziare gli operai agricoli sindacalizzati. Il loro slogan : "Avete fame ? Mangiate la repubblica" !
L'estrema destra si faceva sempre più minacciosa. Monarchici e fascisti della Falange approfittavano di ogni occasione per sfilare in parata.
Il Partito Socialista parla di rivoluzione...
Di fronte alla minaccia di veder arrivare al potere la destra antiparlamentare col partito di Gil Robles, una frazione dei dirigenti socialisti ed in particolare Largo Caballero, l'ex-ministro del Lavoro, incominciò ad utilizzare una terminologia sempre più radicale.
L'arrivo di Hitler al potere, nel gennaio 1933 in Germania, poi i fatti del mese di febbraio 1934 in Austria ed in Francia, provocarono dappertutto un guizzo a sinistra dei partiti socialisti che sentivano la loro esistenza stessa minacciata dall'ascesa del fascismo.
Largo Caballero ormai affermava che la repubblica democratica era fallita, che l'obiettivo dei socialisti doveva essere la conquista del potere, la dittatura del proletariato.
Questi propositi erano accolti con entusiasmo dai lavoratori delle città come delle campagne. Dal 1930, non era la volontà rivoluzionaria che gli mancava, ma dei dirigenti risolti. Il Partito Socialista reclutò largamente. La Gioventù Socialista conquistò in qualche mese decine di migliaia di membri.
I giovani, i lavoratori presero in parola i discorsi rivoluzionari dei dirigenti.
Ma questi brandivano la minaccia della rivoluzione senza prepararla veramente, sperando di intimidire così la borghesia e dissuaderla dal confidare il governo alla CEDA.
Ed ogni volta che si profilò uno scontro decisivo, i dirigenti del Partito Socialista e dell'UGT si tiraronò indietro.
...ma non vuole farla
Così, mentre il dirigente della destra reazionaria e fascistoide Gil Robles si preparava a concentrare le sue truppe in una grande dimostrazione di forza il 22 aprile 1934 a Madrid, i dirigenti socialisti scelsero prima di non far nulla, col pretesto di non disperdersi in lotte parziali mentre tutto era già pronto, dicevano, per la rivoluzione. Ma all'ultimo momento, inquieti, indirono lo sciopero generale. Malgrado l'assenza di preparazione, la riposta dei lavoratori fu unanime. Madrid si trasformò in una città morta. Tutti i mezzi di trasporto che dovevano condurre i manifestanti furono paralizzati. Gil Robles non poté riunire che 10000 persone : un fiasco. Ma la politica dei dirigenti socialisti non permise alla classe operaia di tirar profitto dalla vittoria.
La politica del Partito Socialista fu ancora più criminale all'epoca del grande sciopero dei lavoratori agricoli nell'estate 1934.
La Federazione nazionale dei lavoratori della terra, che era membra dell'UGT, indisse lo sciopero al momento della mietitura, dal 1° giugno, per ottenere il ritorno ai salari precedenti il 1933 e la fine delle discriminazioni nella ripartizione del lavoro.
Ma, col pretesto di preservarsi per la rivoluzione, i dirigenti socialisti e quelli dell'UGT lasciavano passare le occasioni di mobilitare i lavoratori per conseguire vittorie parziali e preparare così concretamente l'insurrezione. L'UGT rifiutò il sostegno ai lavoratori delle campagne nonché di indire uno sciopero operaio di solidarietà.
Nelle campagne, lo sciopero, che coinvolse centinaia di migliaia di lavoratori, fu sconfitto regione per regione. 7000 operai agricoli furono incarcerati. Il 20 giugno gli operai agricoli vinti, demoralizzati, ripresero il lavoro.
Se il proletariato industriale avesse appoggiato lo sciopero delle campagne - e probabilmente l'avrebbe fatto, se vi fosse stato chiamato - avrebbe impedito al governo di concentrare tutte le forze repressive nelle campagne, rafforzato la solidarietà dei lavoratori delle città e delle campagne in una lotta comune ed avrebbe evitato di farsi battere separatamente. In effetti quando il proletariato si sollevò a sua volta in ottobre, le campagne non erano più in grado di aiutarlo.
I lavoratori prendono in parola il Partito Socialista
I dirigenti socialisti che affermavano da mesi che tutto era pronto per l'insurrezione dicevano di volerla scatenare se la CEDA di Gil Robles fosse entrata al governo.
Ma quando un nuovo governo accolse tre ministri della CEDA il 4 ottobre 1934, i dirigenti del Partito Socialista si tirarono indietro ancora una volta.
Al posto dell'insurrezione, come annunciato, dichiararono uno "sciopero generale pacifico". La CNT rifiutò di partecipare ad un movimento diretto dall'UGT. Tuttavia lo sciopero fu seguito nelle principali città del paese.
A Madrid, già dalla sera del 4 ottobre, una folla immensa invase le strade nell'attesa febbrile di una distribuzione delle armi : gli scioperanti credevano che la consegna di uno "sciopero generale pacifico" era un'astuzia destinata a disorientare il governo. I lavoratori attesero tutta la notte e la mattina del 5. Ma i dirigenti socialisti erano scomparsi, lasciandoli senza consegne né prospettive. La sera, il governo si rese padrone della situazione. Tutti i capi socialisti furono arrestati.
L'insurrezione nelle Asturie
Solo le Asturie insorsero, su iniziativa dei militanti locali di tutte le organizzazioni di sinistra e di estrema sinistra, compresi quelli della CNT, che si erano concertati in un'Alleanza Operaia per preparare l'insurrezione che avevano presa sul serio.
Il movimento partì, la mattina del 5 ottobre, dalla città mineraria di Mieres. "Verso le otto e trenta del mattino", racconta Manuel Grossi, militante della Sinistra Rivoluzionaria, che ne fu uno dei dirigenti, "una folla di circa 2000 persone si riunì davanti al comune di Mieres, già occupato dagli operai insorti. Da uno dei balconi, proclamai la repubblica socialista. L'entusiasmo fu indescrivibile".
L'obiettivo successivo era l'attacco dei posti della guardia civile, dei comuni, e degli altri punti chiave delle città e dei villaggi della provincia. Oviedo, la capitale, fu presa da 8000 minatori. Tre giorni dopo, gran parte della provincia era sotto il controllo degli insorti.
In ogni comune fu costituito un comitato rivoluzionario che assicurava i rifornimenti ed organizzava le milizie armate.
Le manifatture di armi della provincia lavorarono giorno e notte per rifornire le milizie e l'esercito rosso - nome che si erano date le armate dei minatori insorti. In dieci giorni, si arruolarono tra 30000 e 50000 operai. I minatori utilizzarono l'arma che conoscevano bene : la dinamite.
Il generale Franco fu incaricato di riconquistare la provincia. Dubitando dell'efficacia delle truppe regolari, chiamò la Legione.
La resistenza, accanita, durò fino al 20 ottobre. Le città minerarie furono riprese grazie ai bombardamenti, all'artiglieria ed infine a combattimenti corpo a corpo. Venendo meno le armi e le munizioni, gli insorti dovettero finalmente arrendersi.
La repressione fu terribile, selvaggia, marcata dalla tortura, assassini, stupri. Tra gli insorti ci furono 3000 morti e 7000 feriti, 40000 persone furono incarcerate. Le Case del Popolo della regione furono trasformate in prigioni.
L'insurrezione delle Asturie, malgrado la disfatta, restituì alla classe operaia orgoglio e coraggio e costituì un esempio ed una speranza di future vittorie. La liberazione dei prigionieri divenne, per gli operai, un'ulteriore ragione di battersi.
L'evoluzione della politica delle organizzazioni operaie : verso il Fronte popolare
Nel corso del 1935 si operò nel movimento operaio una ricomposizione, traduzione di uno spostamento a destra delle direzioni di tutte le organizzazioni operaie.
Il Partito Socialista, grazie al corso radicale del 1934, aveva esteso la sua influenza. La repressione, colpendone i dirigenti - che erano incarcerati - aveva fatto degli eroi. Ma il PS si servì della sua influenza per riprendere nel 1935 la politica di alleanza con i repubblicani borghesi già seguita dal 1930 al 1933, alleanza che diventò il Frente popular, il Fronte popolare.
Il Partito Comunista, allora piccolo partito senza grande influenza, abbandonò la sua politica ultra- settaria su ingiunzione di Stalin che, in seguito all'arrivo di Hitler al potere, ricercava un'alleanza coi borghesi occidentali. Ormai i Partiti Comunisti dovevano mostrarsi come fattore d'ordine e di stabilità per le loro borghesie nazionali. Il Partito Comunista si fece il teorico del Fronte popolare.
Anche gli anarchici abbozzarono un'evoluzione politica, verso l'abbandono del loro anti-politicismo. Ma ciò li portò qualche mese dopo a raggiungere il Fronte popolare.
Infine, la Sinistra Comunista, che contava allora circa 3000 militanti, perse un'opportunità considerabile. Mentre la direzione dalla Gioventù Socialista si orientava verso Trotski e la IVa Internazionale, e proponeva alla Sinistra Comunista di entrare nella Gioventù, che contava diverse decine di migliaia di membri, per contribuire a trasformarla in un autentico partito bolscevico, la Sinistra Comunista, malgrado i consigli di Trotski, rifiutò. Preferì continuare a corteggiare i dirigenti del Blocco Operaio e Contadino, un'organizzazione di qualche migliaio di membri che si situava tra la IIa e la IIIa internazionale, con la quale auspicava fondersi. La Sinistra Comunista ed il Blocco fecero fusione, per formare il POUM, Il Partito Operaio d'Unificazione Marxista.
Le conseguenze di questa scelta furono drammatiche. La Gioventù del Partito Comunista mise la mano sulla Gioventù Socialista, trasformata rapidamente in un'organizzazione stalinista.

La vittoria del Fronte popolare

Nel dicembre 1935, dopo una nuova crisi di governo, il Presidente della Repubblica decise di dissolvere le Cortes. Nuove elezioni furono fissate per il 16 febbraio 1936.
Il programma del Fronte popolare
Il programma elettorale del Fronte popolare era stato firmato da due partiti borghesi, la Sinistra Repubblicana di Azaña e l'Unione Repubblicana di Martinez Barrio, dal Partito Comunista, dal Partito Socialista, dalla Gioventù Socialista, dall'UGT e... dal POUM che fece valere come motivo la promessa dell'amnistia ed il fatto che la legge elettorale non gli permetteva di avere dei deputati se si presentava da solo.
Questo programma non riprendeva alcuna rivendicazione essenziale dei lavoratori. I repubblicani vi avevano fatto iscrivere che essi non accettavano "il principio della nazionalizzazione delle terre né la distribuzione gratuita ai contadini". Dunque nessuna riforma agraria, niente che intacchi la potenza dei proprietari fondiari, della chiesa, il potere dei militari, i tratti feudali della società.
La sola concessione che vi figurava era la promessa di un'amnistia per tutti i prigionieri del 1934.
I partiti firmatari si impegnavano a sostenere il governo nato dalle elezioni in caso di vittoria elettorale.
Nessun'organizzazione operaia mise in guardia la classe operaia contro ciò che il Fronte popolare era e ciò che poteva riservargli : una politica antioperaia per provare alla borghesia che poteva fare a meno del fascismo. Nessuna affermò la necessità, per la classe operaia, di prepararsi a prendere il potere.
E' vero che la CNT non firmò l'accordo del Fronte popolare, ma non vi oppose alcuna alternativa. Per la prima volta non invitò all'astensione, col pretesto di non impedire l'amnistia dei prigionieri del 1934 ma non proponendo candidature operaie con un altro programma; lasciò i lavoratori votare per i candidati del Fronte popolare.
La politica del fronte popolare di fronte all'ascesa rivoluzionaria (da febbraio a luglio 1936)
Il Fronte popolare riportò la vittoria alle elezioni del 16 febbraio 1936. Azaña diventò presidente del consiglio. I socialisti sostenevano il governo senza parteciparvi
Ma i lavoratori non attesero l'amnistia : il giorno dopo le elezioni invasero le prigioni e liberarono i detenuti. Nelle aziende furono creati dei comitati per controllare i padroni ed un ondata di scioperi si scatenò per imporre la reintegrazione dei compagni licenziati. I contadini ricominciarono ad invadere le terre ed a dividersele.
I dirigenti dei partiti di sinistra e l'UGT cercavano di mantenere i lavoratori nel quadro legale, di opporsi agli scioperi là dove ne avevano la forza, di trattare come provocatori quelli che non seguivano le loro consegne, ma il movimento era irresistibile.
Il governo ricominciò a riempire le prigioni ed inviò la guardia civile e le guardie d'assalto contro gli scioperanti ed i contadini che occupavano le terre e si difendevano alla meno peggio armati di forche e falci. Nessuno dei diritti democratici promessi fu accordato. La censura fu mantenuta, le garanzie costituzionali sospese. Ma il movimento di massa non fu stroncato.
D'altro canto, i gruppi di estrema destra, le gang al soldo dei proprietari terrieri si davano a spedizioni violenti contro i contadini e gli scioperanti, assassinavano i militanti operai, tentavano di terrorizzare i quartieri operai. La reazione rialzava la testa. La guerra civile cominciava.
Il 7 aprile fu tentata un'ultima manovra parlamentare per riprendere il controllo della situazione. Le Cortes deposero il Presidente della Repubblica Alcala Zamora, e lo sostituirono con Azaña, rappresentante dell'ala anticlericale dei repubblicani borghesi, che fu eletto con i voti del Partito Socialista e del Partito Comunista, ed anche dell'unico deputato del POUM.
Ma neanche il nuovo governo di Casares Quiroga riuscì ad arginare il torrente rivoluzionario. Bisogna dire che la CNT, quanto a lei, pur non avendo offerto prospettive ai lavoratori al momento delle elezioni, restava alla testa degli scioperi e delle occupazioni di terre.
Lo sciopero degli operai edili di Madrid, iniziato il 1° giugno, si svolse in un'atmosfera da guerra civile. Quando l'UGT chiamò alla ripresa del lavoro, la CNT restò da sola a dirigere lo sciopero fino alla fine, a difendersi contro le bande della Falange, contro la polizia, contro i crumiri. Alcuni operai, affamati dai padroni, obbligavano i commercianti ed i restauratori a servirli gratuitamente pistola in pugno.
Agli occhi della borghesia, il governo repubblicano si mostrava incapace di far rispettare l'ordine e la proprietà. Il colpo di forza militare si preparava sempre più apertamente con l'approvazione delle classi intermedie.
Il governo impotente di Fronte all'esercito
Ma il governo chiudeva gli occhi, pretendeva che gli ufficiali gli erano leali. In un comunicato, affermava addirittura che "il governo della repubblica ha appreso con tristezza ed indignazione degli attacchi ingiusti a cui sono sottoposti gli ufficiali dell'esercito (...)". Per il governo era fuor questione di toccare lo stato maggiore. Sapeva che l'esercito era l'utimo ricorso della borghesia. Il governo di Fronte popolare, responsabile di fronte a quest'ultima ed ai suoi ordini, si apprestava a capitolare davanti agli ufficiali.
Quanto alla CNT ed al POUM, militanti e dirigenti erano al fianco dei lavoratori negli scioperi e nelle occupazioni di terre. Avvisavano le masse del pericolo reazionario, ma tacevano la verità sul ruolo del Fronte popolare. Non preparavano la classe operaia ai compiti politici che l'aspettavano : armare i proletari ed i contadini, disarmare i corpi della repressione, tentare di prendere l'iniziativa e di schiacciare la reazione prima che questa colpisca. In questo modo le masse probabilmente sarebbero state meglio in condizione di schiacciare il colpo di Stato, quand'anche questo si fosse prodotto.
Prova ne fu che quando l'esercito si lanciò all'assalto del potere, il proletariato senza nessuna preparazione né direttive lo mise in scacco spontaneamente su buona parte del territorio e nelle due capitali.

Luglio 1936 : il sollevamento dei militari scatena la rivoluzione

Al centro del complotto c'erano i generali Mola a Pamplona e Franco nelle Isole Canarie. Da lì, quest'ultimo organizzò il sollevamento in Marocco.
E' là, a Melilla, che il colpo di forza cominciò il 17 luglio. Il giorno dopo, gli ufficiali ribelli erano padroni del Marocco spagnolo. Franco lanciava via radio un appello al sollevamento che cominciò immediatamente in Spagna.
Il governo ha paura più degli operai che dei golpisti
Il governo di Casares Quiroga si affrettò a minimizzare gli avvenimenti. Fece diffondere il comunicato seguente : "un nuovo tentativo d'insurrezione è fallito. (...) Nessuno, assolutamente nessuno si è giunto nella penisola a questa impresa assurda..." E il giorno dopo : "si può affermare che l'azione del governo basterà ad ottenere il ritorno alla normalità".
I comitati nazionali dei partiti socialisti e comunisti si schierarono col governo e pubblicarono, il 18 luglio, un comunicato comune : "se le risorse del governo non fossero sufficienti, la repubblica è assicurata solennemente che il Fronte popolare, che riunisce sotto la sua disciplina tutto il proletariato spagnolo, deciderà d'intervenire nel conflitto con serenità ed imparzialità non appena il suo intervento sarà richiesto. Il governo comanda ed il Fronte popolare obbedisce".
Di tutta evidenza, il governo non voleva fare ricorso alla classe operaia. Dichiarò perfino che quelli che avrebbero distribuito armi ai lavoratori sarebbero stati fucilati. La sottomissione del Fronte popolare agli ordini del governo rappresentava un vero tradimento degli interessi della classe operaia. E questo perché, già dal 18 luglio, guardie civili, guardie d'assalto e falangisti si unirono al golpe. I governatori, seguendo le istruzioni del governo, rifiutarono di distribuire le armi alla popolazione, quando non passavano essi stessi armi e bagagli dal lato dei militari golpisti.
Ciò che successe in Andalusia illustra bene le conseguenze della politica del governo. Esso rifiutò al governatore di Huelva l'autorizzazione di arrestare il generale d'estrema destra Queipo de Llano. Questi andò a Siviglia. Da solo, destituì le autorità militari, arrestò gli ufficiali che rifiutarono di giungersi alla ribellione e prese il comando delle truppe. Tra gli ufficiali, nessuno volle resistergli. Il governatore di Siviglia si arrese con le truppe d'assalto. Le truppe inviate dal governo contro Queipo de Llano si giunsero a lui. La sola resistenza venne dai quartieri operai di Siviglia quasi sprovvisti di armi. La repressione fece 9000 morti. Nel quartiere di San Julian, i legionari fecero uscire tutti gli uomini in strada e li uccisero a colpi di coltello. La periferia di Triana fu distrutta a colpi di cannone il 20 luglio.
Ma la sera del 18, Radio-Madrid annunciava che la ribellione era domata dappertutto, anche a Siviglia !
Casares Quiroga diede le dimissioni nella notte. Prieto, dirigente della destra del partito socialista, suggerì un governo Martinez Barrio per tentare un compromesso con i generali. Tutto, piuttosto che armare i lavoratori !
Ma bastò qualche telefonata affinché il nuovo governo riceva una sgarberia dai generali contattati.
L'insurrezione operaia mette in difficolta' il golpe
La classe operaia cominciò disperatamente a cercare da sola le armi che le rifiutavano, scavalcando le istruzioni dei dirigenti del Partito Socialista e dell'UGT. Ne trovò un po' con le quali si lanciò all'attacco con un'energia impresionnante. Ne trovò altre impadronendosi di caserme, disarmando le guardie civili, con le prime vittorie. Dappertutto ci fu un vero sollevamento popolare che segnò una brutale battuta d'arresto ai successi dei militari. Il governo Martinez Barrio non durò che qualche ora ed il governo Giral che gli succedette dovette accettare l'armamento dei lavoratori sanzionando semplicemente uno stato di fatto.
A Barcellona, capitale della Catalogna, gli operai avevano iniziato già ad impadronirsi delle armi sulle navi di guerra del porto, sui guardiani dei palazzi in città, nelle case dei falangisti, nelle armerie, ed anche in qualche deposito del governo grazie alla complicità di qualche guardia d'assalto. Si impadronirono anche della dinamite dei cantieri di costruzioni. La loro determinazione spinse la guardia civile e la guardia d'assalto a schierarsi contro i militari che si erano trincerati nelle caserme della città. Dopo furiosi combattimenti, i militari dovettero capitolare. Fu una vittoria importante : la seconda città di Spagna era in mano ai lavoratori in armi.
A Madrid, alla fine bisognò certo distribuire delle armi ai lavoratori in collera. Ma la maggior parte era inutilizzabile poiché mancavano gli otturatori, stoccati nella caserma di La Montaña nelle mani degli ufficiali ribelli. Galavanizzata dai successi eroici della classe operaia di Barcellona, la popolazione operaia si lanciò il 20 luglio all'assalto della caserma per recuperare gli otturatori. Più volte, i militari alzarono la bandiera bianca, poi tirarono con le mitragliatrici sulla folla. La rabbia permise alla popolazione di fare cedere le porte e d'invadere la caserma. I primi arrivati lanciarono le armi alla folla dalle finestre. Quanto agli ufficiali, spesso furono gettati anch'essi dalle finestre.
I lavoratori si impadronirono delle caserme della città una dopo l'altra. Il proletariato era armato e padrone della città.
In molte città industriali, come nei villaggi, i lavoratori prendevano le cose in mano. Il sollevamento militare, che aveva per obiettivo di schiacciare la classe operaia e salvare la borghesia dalla rivoluzione, aveva scatenato la rivoluzione lui stesso.
E' solo a causa del tempo perso dalle tergiversazioni del governo e soprattutto dal legalitarismo dei dirigenti dei partiti operai che il sollevamento militare aveva potuto vincere su una parte del territorio, obbligando così i lavoratori a combattere la reazione in condizioni ben più sfavorevoli.
In effetti, un terzo del paese fu preda dei militari, che massacrarono gli operai ed installarono una feroce dittatura.
L'attitudine delle grandi potenze
Prima del sollevamento, i congiurati ricevettero l'aiuto di Mussolini che sperava estendere la sua influenza nel Mediterraneo. Poi Hitler decise di aiutare la Spagna di Franco.
Il governo francese di Fronte popolare di Léon Blum, chiamato alla riscossa dal governo spagnolo, autorizzò l'invio di alcune armi. Ma dal 25 luglio, di fronte alle proteste della destra ed ai rimproveri dell'Inghilterra, Blum rifiutò di fornire qualunque materiale militare alla repubblica spagnola, malgrado il timore di vedere une Spagna franchista alle porte. La borghesia francese aveva almeno altrettanto paura della rivoluzione. La borghesia inglese, che aveva interessi in Spagna, non voleva inimicarsi nessuna delle due parti e raccomandava una "neutralità inflessibile", benché le sue simpatie andassero incontestabilmente a Franco.
Quanto a Stalin, questi aveva molti motivi per intervenire in Spagna. Certo, temeva il rafforzamento di Hitler in Europa. Ma temeva ancora di più la possibilità di una rivoluzione proletaria che avrebbe rimesso in discussione l'esistenza stessa della burocrazia sovietica. Per lui, aiutare il governo repubblicano a contenere la minaccia rivoluzionaria era una necessità, e nello stesso tempo un mezzo per dimostrare ai suoi alleati che i partiti comunisti non sarebbero un fattore di destabilizzazione ma, al contrario, i difensori dell'ordine borghese. L'URSS consegnò molte armi alla repubblica, ma queste armi non cominciarono ad arrivare che nell'ottobre '36, quando il governo aveva già ritrovato una certa autorità.

Rivoluzione proletaria e doppio potere

La resistenza al sollevamento militare non era venuta che dalle masse popolari. Le classi possidenti erano dal lato di Franco e le autorità civili e militari erano passate nel suo campo per la maggior parte.
L'energia, il coraggio, l'entusiasmo stesso col quale gli operai ed i contadini hanno combattuto derivava dalla loro volontà rivoluzionaria. Non si battevano per il ritorno allo status quo anteriore, per questa repubblica borghese e reazionaria che aveva rifiutato di soddisfare le loro aspirazioni. No, volevano sbarazzarsi dello sfruttamento, dell'arbitrario, spazzare il potere dei preti, dei militari, della burocrazia, prendere le terre. Volevano la libertà, una vita decente, la fine delle umiliazioni.
Il potere dei lavoratori...
Ovunque, i lavoratori presero il potere nelle proprie mani. Era veramente la rivoluzione. In ogni quartiere, in ogni impresa, in ogni villaggio, gli sfruttati si impossessavano delle terre, degli uffici, delle fabbriche, dei mezzi di trasporto, del telefono. Bruciavano le chiese ed i conventi, i catasti, i titoli di proprietà, gli archivi giudiziari e notarili. Arrestavano, e spesso giustiziavano i proprietari, i preti, i falangisti, tutti i controrivoluzionari. Requisivano le case dei ricchi, gli hotel di lusso ed i ristoranti, trasformati in mense popolari. Ovunque si erano organizzati in milizie ed avevano formato i propri comitati che, soli, godevano della loro fiducia e le cui sole decisioni erano applicate.
Tutto ciò si era fatto spontaneamente, senza parole d'ordine, senza preparazione, e nelle forme più svariate. Talvolta si divideva la terra, più spesso si decideva di sfruttarla collettivamente. Talvolta ci si impossessava completamente delle imprese, altre volte ci si contenteva di sottoporre la direzione alla sorveglianza del comitato. Questi comitati che avevano di fatto tutto il potere locale erano a volte eletti dai lavoratori, altre volte designati da accordi tra i partiti ed i sindacati presenti.
Ovunque i comitati presero le cose in mano, controllavano le strade, le frontiere, i porti. Il lavoro riprese rapidamente per assicurare i rifornimenti della popolazione e la produzione di armi e di munizioni per il fronte. A Barcellona, per far fronte ai bisogni urgenti, fu improvvisata spontaneamente tutta un'industria bellica.
I comitati fissavano le ore di lavoro ed i salari, le cui differenze furono considerabilmente ridotte, a volte completamente eliminate.
Ogni giorno, i camion requisiti dai comitati, dai sindacati, andavano nelle campagne a comprare i prodottti direttamente ai contadini ed ai collettivi agricoli. La soppressione degli intermediari nel commercio permetteva di far scendere i prezzi. Nelle campagne c'era un tale entusiasmo che, in alcune regioni, molti piccoli proprietari aderivano alle collettività apportandovi le loro terre, il loro bestiame, i loro attrezzi. Ognuno poteva ritirare ciò che gli spettava nei magazzini del villaggio, semplici centri di distribuzione che non facevano benefici, ristrutturati e puliti. Per la prima volta tutti mangiavano secondo il loro appetito.
... E l'impotenza del vecchio apparato di Stato
Dovunque, assolutamente dovunque, le autorità legali avevano perduto ogni potere. D'altronde, non disponevano più di nessuna forza armata. L'esercito stesso, quando non era passato dal lato degli insorti, si era dissolto. Erano le milizie e le organizzazioni operaie che andavano al fronte. A Barcellona per esempio, il dirigente anarchico Durruti organizzò una colonna di volontari per tentare di andare a liberare Saragozza. Altre colonne seguirono e così in una settimana Barcellona fornì 20000 volontari al fronte. Con dei capi eletti, senza gradi né privilegi, una totale uguaglianza di soldo, una vita politica intensa nel loro seno, queste unità rivoluzionarie favorirono la propagazione della rivoluzione nelle campagne aragonesi che attraversavano.
La vecchia magistratura non esisteva più e le sue leggi non erano più applicate. La popolazione si faceva giustizia da sola, creava dei tribunali rivoluzionari.
Spontaneamente, la classe operaia creava localmente gli organi del potere. Il governo centrale non aveva alcun mezzo per imporre la sua volontà. In Catalogna, il governo della "Generalità" diretto da Companys si trovava esattamente nella stessa situazione.
Fino al settembre 1936, durante due mesi, forse sarebbe stato possibile appoggiarsi sullo slancio rivoluzionario delle masse per sbarazzarsi senza spargimento di sangue, in qualche modo pacificamente, dei simboli della vecchia società. Ma i dirigenti dei partiti operai non lo volevano.
Il Partito Socialista ed il Partito Comunista al servizio del governo
In nome del comitato centrale del Partito comunista, Dolorès Ibarruri, detta la Pasionaria, dichiarava il 30 luglio: "... il governo spagnolo emana dal trionfo elettorale del 16 febbraio, e noi l'appogiamo e lo difendiamo, poiché è il rappresentante legittimo del popolo che lotta per la democrazia e la libertà". Il Partito socialista e l'UGT, come il Partito comunista, si limitavano alla prospettiva di ristabilire l'autorità della repubblica borghese e continuavano ad accettare gli ordini del governo. Tuttavia, non riuscivano ancora a farli applicare.
In Catalogna, la CNT rifiuta il potere
La rivoluzione si spinse più avanti in Catalogna, là dove il proletariato industriale era più numeroso e le organizzazioni che si dicevano rivoluzionarie erano più radicate. La CNT anarchica, la quale non cercava di convincere i suoi militanti che bisognava limitarsi alla difesa della repubblica borghese, era maggioritaria nel movimento operaio. L'influenza del Partito socialista unificato di Catalogna (il PSUC, risultato dalla recente fusione in questa regione del Partito socialista e del Partito comunista) e della stessa UGT erano limitate. E' ancora in Catalogna che il partito più a sinistra che si diceva marxista e per la dittatura del proletariato, il POUM, era più radicato. Benché molto più debole della CNT, avrebbe potuto tentare di giocare in questa regione un ruolo indipendente.
Dunque, in Catalogna, si giocò il destino della rivoluzione.
Il 20 luglio, Companys, capo del governo catalano, cosciente del rapporto di forza dopo la vittoria operaia, chiese un incontro con i dirigenti anarchici. Questi, guidati da Garcia Olivier, Abad de Santillan, Durruti, si resero armati alla sede del governo. Companys tenne questo linguaggio: "Oggi voi siete i padroni della città. Se non avete più bisogno di me, o se non volete che io resti presidente della Catalogna, ditemelo e sarò un soldato di più a combattere il fascismo. Se, al contrario, (...) credete che la mia persona, il mio partito, il mio nome, il mio prestigio possono essere utili, allora potete contare su di me e sulla mia lealtà..."
Santillan racconta il seguito: "Avremmo potuto scegliere di essere soli, imporre la nostra volontà assoluta, dichiarare caduca la Generalità ed istituire al suo posto un vero potere del popolo. Ma noi non crediamo alla dittatura quando essa si esercita contro di noi, e non ne vogliamo quando possiamo esercitarla noi stessi contro la maggioranza. La Generalità resterà al suo posto col presidente Companys alla testa e le forze popolari si organizzeranno in milizie per continuare la lotta per la liberazione della Spagna. Così fu creato il Comitato centrale delle milizie antifasciste di Catalogna, nel quale facemmo entrare tutti i partiti politici liberali e operai".
I dirigenti della CNT, questi anarchici anti-Stato, preferivano finalmente al "vero potere del popolo", il potere borghese rappresentato da Companys ! Era un vero tradimento degli interessi della rivoluzione. In quel momento Companys non era in condizione di esercitare un qualsiasi potere. Ma intorno a lui poco a poco si sarebbe ricostruito l'apparato statale borghese, con l'aiuto della CNT. Esattamente come nel resto della Spagna dove i partiti socialisti e comunisti fin dall'inizio si applicarono coscientemente a questo compito.
Il Comitato Centrale delle milizie
Loro malgrado, gli anarchici parteciparono comunque al potere tramite il Comitato centrale delle milizie poiché, come dice Santillan, "il governo della Generalità continuava ad esistere e meritava il nostro rispetto, ma il popolo non obbediva più che al potere costituito grazie alla vittoria ed alla rivoluzione". Ora, in questo comitato che era un organismo non eletto dai comitati, un cartello di organizzazioni, la CNT si era messa in minoranza offrendo ai rappresentanti della borghesia 4 seggi su 15, ed altrettanti seggi all'UGT. Dunque mise il potere tra le mani dei partiti che rifiutavano la rivoluzione. Significava tradire le masse che le davano fiducia.
In seguito, i dirigenti della CNT non fecero niente affinché il comitato centrale diventi effettivamente l'emanazione dei comitati, affinché vi sia legato da vincoli democratici. Preferirono gli accordi al vertice con i dirigenti borghesi e quelli del PSUC e dell'UGT.
In Catalogna come altrove, non ci fu alcuna volontà da parte dei partiti più a sinistra di rafforzare il potere degli sfruttati sorto spontaneamente dalla rivoluzione. Sarebbe stato necessario allargarlo, sistematizzarlo, democratizzarlo, far eleggere ovunque dei comitati dalle assemblee dei lavoratori, farne dei veri soviet, permettergli di eleggere una dieezione centrale dei comitati che sarebbe stato un vero potere rivoluzionario efficace, democratico e centralizzato, intimamente legato alle masse, che ne esprima la volontà, capace di vincere gli ostacoli e i nemici.
La CNT aveva tutti i mezzi per farlo in Catalogna ed i suoi dirigenti l'hanno deliberatamente rifiutato.
Ecco cosa diceva Trotski della politica dei dirigenti anarchici: "Rinunciare alla conquista del potere, significa lasciarlo volontariamente a chi l'ha, agli sfruttatori. Il fondo di ogni rivoluzione ha consistito e consiste a portare al potere una nuova classe ed a darle così tutte le possibilità di realizzare il suo programma. Impossibile di far la guerra senza desiderare la vittoria. Nessuno avrebbe potuto impedire agli anarchici di instaurare, dopo la presa del potere, il regime che avrebbero preferito, ammesso beninteso che sia realizzabile. Ma gli stessi capi anarchici avevano perduto la fede in lui... Il rifiuto di conquistare il potere spinge inevitabilmente ogni organizzazione operaia nella palude riformista e ne fa un giocattolo della borghesia (...)".
Il POUM in ritardo sulle possibilita rivoluzionarie
Il POUM fu incapace di definire obiettivi più chiari. Laddove era maggioritario, a Lerida, il comitato era frutto di un accordo con la CNT ed il PSUC, e se il POUM lo fece ratificare da un'assemblea formata da rappresentanti dei partiti, non ne fece mai un vero consiglio operaio, emanazione delle masse in lotta.
Il programme del POUM si limitava a reclamare il controllo operaio mentre le masse si impossessavano delle imprese, l'epurazione dell'esercito che praticamente non esisteva più, "la revisione dello statuto della Catalogna in un senso più progressista". In piena rivoluzione proletaria, il POUM proponeva un programma democratico borghese in ritardo sulla stessa attività delle masse in lotta.
Cosicché nessun partito, né in Catalogna, né altrove, propose al proletariato di completare la vittoria di luglio prendendo veramente il potere.
Completare la rivoluzione, una necessità vitale
Dal momento in cui le masse si limitavano ad esercitare dei poteri locali, il tempo giocava contro il loro potere rivoluzionario. Un'autorità centrale era indispensabile per completare la rivoluzione, per coordinare l'attività economica, per pianificarla efficacemente ed evitare di sprecare sforzi a causa di una scarsa coordinazione dei rifornimenti di materie prime, dello spaccio dei prodotti. Come anche sarebbe stato necessario mettere le mani sulle riserve delle banche, invece di lasciare ogni impresa sbrogliarsi per conto suo ed esaurire le sue riserve finanziarie. Bisognava organizzare la guerra unificando le milizie sotto il comando unico di uno stato maggiore operaio capace di dirigere la lotta militare. Tanto sul piano economico che militare era vitale l'istaurazione di un vero potere centrale. Doveva essere l'emanazione degli operai e dei contadini in lotta, basato sugli organi di potere che questi avevano iniziato a creare. In assenza di tutto ciò, è il vecchio Stato borghese che ha ripreso la situazione in mano, in nome dell'efficacia economica, in nome dell'efficacia militare, e che finalmente stroncò la rivoluzione.

I partiti operai al governo per riprendere il potere ai lavoratori

Di fronte all'impotenza del governo Giral, il 4 settembre il Partito Socialista decise di assumere le responsabilità di governo e Largo Caballero, dirigente dell'ala sinistra e dell'UGT, prese la guida del governo. Impose come condizione la presenza di ministri comunisti : per la prima volta dei membri del Partito Comunista (erano due) partecipavano ad un governo borghese. Prieto e Negrin rappresentavano l'ala destra del Partito Socialista. C'erano inoltre cinque ministri repubblicani, tra cui Giral.
Largo Caballero ricostruisce l'apparato statale
Largo Caballero rimise in piedi uno stato maggiore, richiamò tutti gli ufficiali considerati come repubblicani e tentò d'imporre la militarizzazione delle milizie combattenti, che dovevano integrarsi all'esercito.
Il governo lanciò una campagna di reclutamento nella guardia civile, le guardie d'assalto, i carabinieri. Finalmente nel corso dei mesi arruolò ed armò più forze repressive di quante ne esistevano prima del 19 luglio sull'intero territorio.
Condusse una campagna affinché le milizie delle retrovie rendano le armi perché "non una manchi al fronte" ma, parallelamente, armava le sue forze repressive.
I dirigenti della CNT e del P0UM non avevano mai reclamato la dissoluzione dei resti dei corpi repressivi. Non denunciarono la loro ricostruzione, non allertarono i lavoratori contro il pericolo che questi rappresentavano e ne parlavano come di "compagni guardie".
Ovunque i comitati furono dissolti e sostituiti da consigli municipali, almeno sulla carta.
Per strappare le imprese dalle mani degli operai, degli impiegati e dei contadini, il governo non ebbe altra scelta che la nazionalizzazione.
I comitati, le milizie, nessun organo locale della classe operaia voleva sparire. Resistettero passo a passo rifiutando di obbedire agli ordini. Occorsero mesi al governo per riprendere tutto in mano.
La CNT ed il POUM entrano nel governo catalano...
Anche in Catalogna fu creato un nuovo governo provinciale. Il 27 settembre, in effetti, gli anarchici accetarono, su richiesta di Companys, di entrare ufficialmente al governo della Generalità, esigendo solamente che sia ribattezzato "consiglio di difesa". Un membro del partito di Companys, Tarradellas, lo presideva. Gli anarchici accettarono la direzione della Sanità, dei Rifornimenti e dell'Economia. In più Garcia Oliver fu nominato segretario di Stato alla Guerra ed un altro membro della CNT capo della polizia.
Il comitato Centrale delle milizie fu dissolto e le sue commissioni annesse alle omologue della Generalità.
Da parte sua, il POUM fece esattamente la stessa cosa ed accettò il ministero della Giustizia nella personna di Andrès Nin !
Per giustificarsi, il POUM affermava che il nuovo governo era "di tipo originale, di breve durata, di transizione rivolutionaria, che sarà superato dalla presa totale del potere da parte delle organizzazioni operaie." L'organo del POUM rispondeva alle critiche di Trotski : "(...) si trattava di un governo rivoluzionario ed (...) il dovere del POUM era di parteciparvi. Non solo perché i rappresentanti dei partiti operai avevano la maggioranza, ma innanzitutto perché il suo programma era un programma rivoluzionario, la cui realizzazione doveva produrre un avanzamento della rivoluzione". L'organo della Gioventù del POUM, contraria alla partecipazione, confessava che "il nostro partito è entrato nella Generalità perché non voleva andare contro-corrente in queste ore di estrema gravità (...)".
In pratica tutta la politica del POUM era condizionata da quella della CNT. L'obbiettivo dei dirigenti del POUM era di convincere i dirigenti della CNT. Non riuscendoci, li seguivano. Non solo non bisognava criticarli pubblicamente per la loro capitolazione, ma era necessario capitolare a sua volta per non separarsi.
Eppure, per i rivoluzionari la sola politica possibile era di dire la verità sulla politica del Fronte popolare e quella della CNT. Se il POUM avesse acettato il rischio di rompere coi dirigenti anarchici sempre più inclini al riformismo, forse avrebbe potuto guadagnare l'interesse di tutta una parte della CNT, composta veramente da militanti rivoluzionari che cercavano un'uscita alla situazione.
Evidentemente, questo non stava scritto da nessuna parte. Ma in ogni modo, al di fuori da questa politica, non c'era nessuna possibilità di aiutare la classe operaia a vincere.
Ma i dirigenti del POUM non volevano essere accusati di rompere l'unità. Non volevano essere accusati di settarismo. Non erano cambiati da quando avevano firmato il patto di Fronte popolare : rappresentavano ancora l'ala più a sinistra del Fronte popolare ma in nessun modo un partito rivoluzionario proletario. Mai ebbero l'audacia politica di tentare di giocare il ruolo che il partito bolchevico, altrettanto minoritario all'inizio della rivoluzione, giocò nei confronti della classe operaia russa.
... che conduce la stessa politica del governo centrale
Il governo Tarradellas, appena qualche giorno dopo la sua formazione, decretò la dissoluzione dei comitati e la loro sostituzione con i consigli municipali. La CNT ed il POUM firmarono questo decreto ed altri ancora... Andrès Nin dovette convincere il comitato di Lerida di accettare di trasformarsi in un consiglio municipale qualunque, cioè che il POUM ci abbia una parte minima e che i partiti borghesi vi siano rappresentati ! I dirigenti anarchici fecero la stessa cosa con i comitati sotto il loro controllo.
Esattamente come il governo centrale, il governo Companys ricostruiva l'apparato statale, le forze armate, le autorità civili, i tribunali, e tentava di riprendere il controllo delle imprese.
La CNT entra nel governo centrale
Nell'ottobre 1936, il pericolo si concentrò su Madrid, che le forze franchiste pensavano di potere prendere senza colpo ferire. Appena queste giunsero nei pressi della capitale, il governo decise di fuggire a Valenza. Solo qualche giorno prima, il governo era stato rimpastato per fare entrare quattro ministri della CNT che, dopo quasi due mesi di discussioni e di voti contradditori aveva accettato la partecipazione al governo centrale di Largo Caballero. Ecco la giustificazione della CNT esposta nel suo organo centrale, Solidaridad Obrera del 4 novembre : "L'ingresso della CNT nel governo centrale è uno dei fatti più trascendenti che abbia registrato la storia politica del nostro paese.(...) Le circostanze hanno modificato la natura del governo e dello Stato spagnoli. Attualmente il governo... ha cessato di essere una forza di oppressione contro la classe operaia, allo stesso modo che lo Stato non è più l'organismo che divide la società in classi. Entrambi cesseranno, a maggior ragione, di opprimere il popolo con l'intervento della CNT nei loro organi."
I quattro ministri della CNT arrivarono al momento giusto per dare la loro garanzia politica a questo governo che stava scappando a Valenza.
La battaglia di Madrid vinta dal proletariato
Col governo, erano scappati gli alti funzionari, lo stato maggiore di tutti i partiti, le redazioni dei giornali, ecc.
Le proletariato madrileno fu lasciato a se stesso. Ma questa situazione offriva una nuova opportunità rivoluzionaria. I comitati si moltiplicarono di nuovo e assunsero tutti i compiti necessari alla sopravvivenza della capitale et dei rifugiati che affluivano in massa dai dintorni : i rifornimenti, i pasti collettivi, la sorveglianza dei sospetti, le perquisizioni, l'esecuzione dei controrivoluzionari, la sorveglianza antiaerea, lo scavo delle trincee, la ripartizione delle munizioni. La classe operaia madrilena poteva tentere di portare a termine ciò che aveva cominciato a luglio, formando un vero governo operaio, una Comune di Madrid. Ciò avrebbe potuto dare, a partire da Madrid, un nuovo impulso alla rivoluzione in tutto il paese.
Di tutta evidenza, ciò era fuori questione per il Partito Comunista e il Partito Socialista. Se la CNT, benché minoritaria nella capitale, avesse provato a trascinare la popolazione operaia a prendere ufficialmente il potere, forse ci sarebbe riuscita, tanto ciò corrispondeva alla situazione, all'aspirazione delle masse dopo la diserzione del governo. Ma, con le mani legate dal suo ingresso nel governo centrale, lasciò decretare che il generale Miaja, incompetente a detta di tutti, assicuri il governo e la difesa della città.
Ancora una volta fu l'eroismo della popolazione operaia che salvò la situazione.
Certo, è a partire dall'ottobre 36, poco prima della battaglia di Madrid, che le armi russe cominciarono ad arrivare. E' ancora a questa occasione che le prime Brigate Internazionali, formate da volontari di tutti i paesi, furono costituite ufficialmente.
Ciò costituì un aiuto militare, ma soprattutto un aiuto morale considerabile per i combattenti. Anche Durruti venne alla riscossa con una colonna di 4000 combattenti, venuti d'Aragona, e lui stesso fu ucciso in combattimento. L'esercito regolare, quanto a lui, non aveva truppe e fu ridotto a chiedere ai sindacati di fornirgli 50000 vomini.
Franco, che beneficiava fin dall'inizio dell'aiuto di Mussolini e di Hitler, aveva la superiorità militare. Le sue truppe arrivarono fino a Madrid. Ma una volta nei sobborghi della città, si scontrarono ad un'accanita resistenza e non potettero avanzare. Finalmente, il 23 novembre, Franco decise di abbandonare l'attacco frontale.
Per la seconda volta la classe operaia aveva salvato Madrid, ma non approfittò del suo vantaggio.
Le armi della rivoluzione che il governo non poteva utilizzare
Eppure solo l'istaurazione di un vero potere rivoluzionario proletario avrebbe potuto vincere le armate di Franco, non solo con l'energia e l'entusiasmo che avrebbe suscitato nel campo della rivoluzione ma sopratutto perché, di fronte alla superiorità militare di Franco, lui solo avrebbe potuto utilizzare armi rivoluzionarie per vincere. Lui solo avrebbe potuto ridare speranza agli operai ed ai contadini che vivevano con la rabbia in petto nelle zone occupate da Franco, appoggiando l'attività rivoluzionaria delle masse, legalizzando l'esproprio dei grandi proprietari e le libertà operaie nelle zone repubblicane.
Un potere della classe operaia avrebbe anche concesso l'indipendenza al Marocco spagnolo, tagliando così Franco dalla sua principale retrovia. Nel dicembre 1936, nazionalisti marocchini incontrarono dei rappresentanti del governo repubblicano per proporgli un'alleanza contro Franco. Ma Largo Caballero era fin troppo responsabile verso gli interessi delle borghesie spagnola e anglo-francese per fare il minimo gesto che avrrebbe potuto incoraggiare le rivendicazioni indipendentiste nelle colonie, e dunque rifiutò.
Lui, che voleva mettere al passo la rivoluzione nelle zone che controllava, non cercava assolutamente di suscitarla nel campo franchista.
Il ruolo del Partito Comunista
Quando il governo si rese conto che, contrariamente a ciò che si aspettava, Madrid non cadeva, fu preoccupato di riprendere in mano la capitale, sempre con l'aiuto attivo del Partito Comunista e del Partito Socialista e la complicità degli anarchici.
Nella lotta per restaurare lo Stato borghese, il Partito Communista ebbe un ruolo di primo piano. Era stato alla punta della battaglia sin dall'inizio, ben prima dell'arrivo di Largo Caballero al governo, ma non aveva ancora gran peso rispetto al Partito Socialista. Ma era un piccolo apparato che obbediva a Stalin, che non subiva le pressioni che la radicalizzazione della classe operaia esercitava sul Partito Socialista.
Godendo del prestigio della Rivoluzione Russa, poteva più facilmente fare passare per rivoluzionarie delle posizioni reazionarie. Aveva le mani più libere per apparire, più ancora della destra del Partito Socialista, come il partito della legge e dell'ordine.
A partire dall'autunno 36, l'aiuto militare sovietico aumentò ancora il suo credito e gli diede un'immagine di partito efficace. Da questo periodo, molti ufficiali aderirono al Partito Comunista. Nello stesso modo il Partito Comunista, difensore della proprietà individuale dei contadini, attrasse a se i ceti della piccola borghesia che vedevano in lui un protettore contro l'anarchismo e contro la rivoluzione in generale. Infatti il Partito Comunista beneficiò allo stesso tempo delle sua immagine di partito dell'ordine, difensore della proprietà in seno ai ceti medio e piccolo-borghesi, e della sua immagine di partito legato all'URSS, al paese della Rivoluzione d'Ottobre, che solo aiutava la rivoluzione spagnola. Il numero dei membri del Partito Comunista, da alcune decine di migliaia di membri nel luglio 36, triplicò o quadruplicò in sei mesi. Inoltre riuscì ad avere un controllo totale sull'ex-Gioventù Socialista con la quale la Gioventù Comunista si era fusa, così come sul PSUC e in parte sull'UGT stessa.
L'offensiva del governo contro i lavoratori
Nel novembre 1936, con un decreto firmato da tutti i ministri, compresi quelli anarchici, il governo decise lo scioglimento delle milizie delle retrovie e loro incorporazione nelle forze di polizia regolari. Di nuovo, le milizie del fronte furono costrette di accettare la militarizzazione. Col pretesto del comando unico, le truppe furono poste sotto l'autorità del ministro della Guerra, che nominava gli ufficiali, e fu ripristinata tutta la vecchia struttura gerarchica, con i gradi e i privilegi materiali, e anche il vecchio codice militare... nell'attesa di stenderne un nuovo !
I tribunali rivoluzionari furono sostituiti con dei tribunali composti da magistrati del vecchio regime.
Man mano che si ricostituiva il potere dello Stato, il governo disponeva di mezzi di pressione sempre più potenti : le milizie che non accettavano la militarizzazione non ricevevano più armi ; le imprese che rifiutavano il controllo dello Stato non avevano più finanziamenti ne materie prime... Tarradellas, che fu Primo ministro del governo catalano spiega lui stesso la sua politica dell'epoca : "Di fronte al rifiuto della CNT di accettare il nostro controllo, diedi l'ordine a tutte le banche di non pagare più il minimo assegno, o di non dare il minimo anticipo alle fabbriche collettivizzate senza l'autorizzazione della Generalità. Gli operai furono allora in una situazione difficile. Quando le loro disponibilità in liquido furono esaurite, le banche risposero alle loro domande che ci voleva un'autorizzazione speciale della Generalità. E la Generalità diceva di no, perché queste collettività non erano controllate da noi". E per le materie prime era lo stesso.
Le stesse autorità sabotavano la produzione per ragioni politiche, nello stesso modo che sabotarono la guerra. Il fronte d'Aragona tenuto inanzitutto dagli anarchici non riceveva che poche armi : il governo non voleva che potessero avere il prestigio della vittoria e non diede mai loro i mezzi per conquistare Saragozza.
Il nuovo ministro dei rifornimenti, Comorera, dirigente del PSUC, lanciò nel gennaio 1937 una nuova campagna contro i comitati, spingendo la piccola borghesia a manifestare al grido di "meno comitati e più pane". Chiaramente, benché fossero ufficialmente sciolti dall'ottobre, i comitati c'erano ancora !
D'altra parte il governo centrale organizzava a Valenza una manifestazione antioperaia che raggruppò i borghesi della città per il disarmamento delle milizie, per il comando unico, con la parola d'ordine "tutto il potere al governo".
Il rapporto di forza tra la classe operaia e le forze controrivoluzionarie si evolveva sempre più a favore di queste ultime man mano che il governo
riportava successi parziali contro le milizie, contro i comitati, contro le collettività, e che riusciva ad organizzare delle forze di repressione che gli erano fedeli. Un confronto decisivo diventava inevitabile.
Il POUM escluso dal governo catalano
Nel dicembre 1936, il POUM era stato escluso dal governo catalano su esigenza del PSUC. Libero da ogni obbligo di solidarietà di governo, aveva potuto spiegare la situazione ai lavoratori, e dedicarsi a prepararli a stabilire pienamente il loro proprio potere, in una situazione di forte malcontento contro la collaborazione al governo in seno alla CNT, alla Gioventù anarchica e nelle file dello stesso POUM !
Invece di approfittare dell'occasione per apparire finalmente come una vera alternativa rivoluzionaria per la classe operaia, il POUM mirò ad una sola cosa : il ritorno al governo. Ripeté continuamente : "non si può governare senza il POUM e meno ancora contro di lui". Gettato all'opposizione, attacato, il POUM si limitava a reclamare per collaborare di nuovo !
Affrontamento tra le forze della repressione e le milizie operaie
A marzo la Generalità dissolse le pattuglie di controllo. La CNT si oppose dicendo che queste potevano coesistere con gli altri corpi di polizia, "compagni guardie". Il POUM ebbe la stessa posizione. Ma quando il governo tentò di applicare il decreto a Barcellona, i lavoratori delle pattuglie di controllo occuparono i punti strategici della città e disarmarono 250 guardie civili.
La classe operaia di Catalogna continuava spontaneamente a resistere agli attacchi governativi.
Ad aprile 1937, i carabinieri ripresero con la forza il controllo della frontiera ai comitati dei villaggi frontalieri in mano alla CNT. A Puigcerda, dovettero dar battaglia per disarmare la milizia ed uccisero otto persone.
Maggio 37 a Barcellona : gli operai disarmati
Lo scontro decisivo con la classe operaia ebbe luogo all'inizio di maggio a Barcellona. Il 3 maggio il governo catalano stimò che il momento era venuto ed il commissario dell'ordine pubblico, allora uno stalinista, tentò di impadronirsi, alla testa di un gruppo di guardie, della centrale telefonica in mano agli impiegati ed al loro comitato e sorvegliata dai miliziani della CNT.
Non solo gli impiegati della centrale si difesero, ma tutto il proletariato di Barcellona scese spontaneamente in sciopero ed accorse alla riscossa. La città si riempì di barricate, gli operai erano ancora una volta padroni della città. Il settore del palazzo del governo era circondato da barricate, in mano a combattenti che chiedevano alla CNT l'ordine di prenderlo. I ministri anarchici Garcia Oliver e Federica Montseny si precipitarono in aereo da Valenza e alla radio diedero l'ordine di cessare il fuoco e di smettere questa "guerra fraticida". Un manifesto firmato dalla CNT fu distribuito sulle barricate il 4 maggio : "deponete le armi ; abbracciatevi come fratelli ! otterremo la vittoria se ci uniamo : saremo vinti se ci combattiamo tra di noi. Pensateci bene. Pensateci bene : noi vi tendiamo le braccia disarmate ; fate lo stesso e tutto ciò sarà finito. Che la concordia regni tra noi". Gli operai non credevano ai propri occhi : i loro propri capi si mettevano dall'altro lato della barricata ! Ma gli operai, se non presero d'assalto il palazzo del governo dove i loro dirigenti negoziavano in permanenza, rifiutarono di deporre le armi.
Il governo di Valenza mandò 5000 guardie civili di rinforzo a Barcellona. Sulla loro strada, soppressero i comitati, disarmarono gli operai, i contadini, chiusero i locali delle organizzazioni operaie, arrestarono ed assassinarono.
Quando arrivarono a Barcellona, il 6 maggio, la direzione della CNT diede e ripeté come sola consegna agli operai di abbandonare le barricate e di ritornare a casa. Eppure non fu seguita.
I dirigenti anarchici promisero che i responsabili dell'attaco contro la centrale sarebbero castigati e che le milizie potrebbero continuare a coesistere con le guardie.
Non sapendo piu che fare, gli operai abbandonarono poco a poco le barricate, a partire dal 7 maggio. Mentre erano militarmente padroni della città, e che potevano spazzare via il governo, gli operai di Barcellona furono vinti politicamente dai loro propri dirigenti anarchici.
Il POUM, quanto a lui, cercò di convincere la direzione della CNT che bisognava battersi. Non riuscendoci, non ebbe il coraggio di porsi alla testa della lotta e dal terzo giorno riprese l'ordine della CNT di smettere lo sciopero generale e di abbandonare le barricate.
Quando le ultime barricate furono abbandonate, il giornale della CNT presentò questa sconfitta decisiva come una vittoria e quello del POUM fece la stessa cosa, mentendo così ai lavoratori.
I partiti operai hanno sconfitto la rivoluzione
I fatti del maggio 1937 segnano una svolta decisiva nella rivoluzione spagnola. Da maggio, il potere controrivoluzionario passò apertamente all'offensiva, disarmò le milizie, compreso a Barcellona, sciolse effettivamente i comitati, distrusse tutti gli embrioni di potere creati dalla rivoluzione. Le conquiste rivoluzionarie furono annientate e la persecusione si abbatté sulle organizzazioni operaie ed i militanti.
Dal luglio 36 al maggio 37 erano passati quasi dieci mesi durante i quali coesistettero due poteri incompatibili : quello creato spontaneamente dal proletariato e dai contadini poveri, con le sue milizie, i suoi comitati, i suoi espropri, ed il vecchio apparato di Stato della repubbblica quasi completamente distrutto a luglio ma che fu ricostituito poco a poco, coscientemente, dal Fronte popolare. Era inevitabile che questa situazione si risolva con l'annientamento di uno dei due poteri. Durante questi dieci mesi non mancarono le occasioni che avrebbero potuto permettere al proletariato di ottenere una vittoria decisiva. A causa dell'assenza di una direzione rivoluzionaria, il proletariato non poté spingere la rivoluzione fino in fondo e finalmente fu lui ad essere schiacciato in nome dell'unità e dell'efficacia della guerra contro Franco.
Ma la disfatta della rivoluzione significava ineluttabilmente, come vedremo, la disfatta militare di fronte a Franco.

La vittoria della controrivoluzione

La creazione del governo Negrin
Con i fatti di maggio, l'equilibrio delle forze si spostò verso la destra a scapito del proletariato. Il giorni del governo Caballero, che aveva espresso il rapporto di forza presente nell'estate 1936, ma che da allora aveva fatto di tutto per modificarlo in favore della borghesia, erano contati. Tanto l'ala destra del Partito socialista che il Partito comunista volevano sbarazzarsene. Largo Caballero tentò di resistere qualche giorno denunciando sul suo giornale "Adelante", il 9 maggio, la politica che sarà quella del suo successore: "Se il governo applicasse le misure repressive richieste dalla sezione estera del Komintern, agirebbe come un governo Gil Robles o Lerroux, distruggerebbe l'unità della classe operaia e ci esporrebbe al pericolo di perdere la guerra e di minare la rivoluzione... Un governo composto in maggioranza da rappresentanti del movimento operaio non può utilizzare metodi che sono l'appannaggio di governi reazionari e di tendenze fasciste". Effettivamente si trattava di mettere in piedi un governo che proceda ad una repressione aperta contro i lavoratori rivoluzionari. La destra del Partito socialista ed il Partito comunista erano più adatti. Caballero fu sostituito da Negrin, suo ex ministro delle Finanze. Gli anarchici non facevano più parte del governo centrale (a giugno si dimisero anche dal governo catalano, dopo aver contribuito alla disfatta della rivoluzione).
Un regime che somiglia sempre piu' a quello di Franco
Si installò una dittatura sanguinaria che attaccò prima il POUM, messo fuori legge. Tutta l'estate 1937 fu segnata dal terrore contro i militanti rivoluzionari, terrore che continuò fino alla fine della guerra. Fu il socialista Prieto che creò lo strumento del terrore, il SIM, il Servizio d'Inchieste militari, vera succursale della GPU. La polizia spagnola e gli agenti del GPU agirono mano nella mano per arrestare, torturare, assassinare i militanti trotskisti, poumisti, anarchici, o della sinistra socialista. La scomparsa di Andrès Nin ed il suo assassinio da parte degli sbirri di Stalin provocarono un enorme scandalo, ma i rapimenti, le torture, le esecuzioni continuarono lo stesso. Tutte le vittime erano accusate di essere vendute a Franco. Stalin volle finanche montare un processo per alto tradimento contro i dirigenti del POUM sullo stile dei processi di Mosca che giungevano al culmine dall'agosto 1936. Non ci riuscirono ma i dirigenti del POUM restarono in prigione fino alla fine della guerra. I giornali rivoluzionari furono vietati, la censura sempre più pesante, le organizzazioni rivoluzionarie messe fuori legge, i loro locali saccheggiati e chiusi. Il terrore esercitato dal SIM continuò fino alla fine della guerra, compreso sul fronte. Decisamente, la famosa repubblica democratica borghese non poteva che essere una dittatura.
Sul piano sociale, la lotta contro le collettività industriali, la collettivizzazione delle terre, cercò di rimettere i mezzi di produzione nelle mani dei vecchi proprietari, nella misura del possibile. Negrin lo garantì a quelli che erano fuggiti o passati coi franchisti. Prieto mandò l'armata di Lister, un dirigente del Partito comunista promosso capo militare, a decollettivizzare con la forza l'Aragona, obbligando tutti i piccoli contadini che si erano associati volontariamente alle collettivizzazioni a riprendere individualmente possesso delle loro proprietà.Queste decisioni economiche che secondo il governo dovevano permettere una miglior efficacia furono al contrario disastrose: di nuovo i piccolo-borghesi, gli intermediari fecero profitti ma la popolazione fu affamata e la produzione crollò dappertutto, compreso nelle industrie belliche. Fu fatto tutto per ammansire le classi ricche ma queste avevano scelto Franco da tempo. La prospettiva di ristabilire una repubblica borghese democratica era un tradimento degli interessi del proletariato : ma era anche un'illusione. La sola alternativa al fascismo era la rivoluzione operaia. La fine della rivoluzione operaia avvicinava il trionfo di Franco.

I becchini della rivoluzione aprono la strada a Franco

Sul piano militare, adesso c'era il comando unico, in mano a ufficiali tra cui molti non aspettavano che la buona occasione per passare con Franco.
Soprattutto, gli operai, i contadini, i soli che avevano avuto la forza ed il coraggio di battere il sollevamento militare quando insorsero per un mondo migliore, non avevano più fiducia né nei loro ufficiali né in ciò che la vittoria militare poteva apportargli. Come battersi con entusiasmo per una repubblica che restituiva la terra ai proprietari e che somigliava sempre più al regime opposto?
Desideroso di sedurre la borghesia, il governo presentò ormai la guerra come una guerra d'indipendenza nazionale. Preconizzò la riconciliazione di tutti gli Spagnoli contro Hitler e Mussolini. Tese la mano ai fascisti ed alla borghesia spagnola che sapeva bene essere dalla loro parte. La propaganda sciovina del governo imitava alla lettera quella di Franco.
Ma in quanto rappresentante della borghesia spagnola, il governo Negrin doveva cedere il posto poiché quest'ultima aveva scelto Franco.
Il governo repubblicano non sperava altro che l'Inghilterra e la Francia si intromettano per spingere Franco ad accettare un compromesso. Ma questi due paesi imperialisti che avevano interessi in Spagna avevano due ragioni per non ostacolare la vittoria di Franco. Questi era sicuramente più efficace per domare a lungo la classe operaia, e non bisognava spingerlo unicamente nelle braccia di Hitler e di Mussolini. Perciò ricevette anche, discretamente, l'appoggio dell'Inghilterra e della Francia che iniziarono a corteggiarlo.
Il mito di un aiuto possibile, perfino certo, delle grandi potenze servì nel campo repubblicano come argomento per spiegare alle masse che non bisognava far niente che potesse indisporre i rappresentanti dei governi francese e inglese, fino a far sparire i graffiti rivoluzionari dai muri di Barcellona !
E, in piena battaglia dell'Ebro, il governo Negrin accettò di ritirare dalla lotta le Brigate internazionali, col pretesto di dimostrare unilateralmente che il governo era pronto a rinunciare ad ogni aiuto straniero.
Il proseguimento della guerra da parte di Negrin non aveva altra ragione che ottenere qualche garanzia da parte di Franco. Ma questi, ormai sicuro della vittoria, esigeva una capitolazione senza condizioni.
A marzo 1938, l'aviazione italiana fece subire a Barcellona dei bombardamenti che fecero 1200 morti. La città era ormai minacciata.
La CNT scelse allora di partecipare di nuovo al governo Negrin che pure continuava a perseguitare ed assassinare i suoi propri militanti. Fece appello all'arruolamento di 100000 volontari per risollevare la situazione militare.
Ma, il 25 gennaio 1939, Barcellona era presa senza combattimento dalle truppe di Franco.
La Francia e la Gran Bretagna riconobbero il governo di Franco fin dal 27 febbraio. Le truppe franchiste entrarono a Madrid il 27 marzo e si impossessarono di tutto il paese il 31 marzo 1939.

Affinché la storia non si ripeta

Stroncando la rivoluzione proletaria, il Fronte popolare aveva aperto la strada a Franco. Nel luglio 1939, Trotski scriveva : "Per gli operai ed i contadini di Spagna, la disfatta non è solo un episodio militare, essa costituisce una terribile tragedia storica. Significa la distruzione delle loro organizzazioni, del loro ideale storico, dei loro sindacati, della loro felicità, delle speranze che hanno nutrito durante decenni ed anche secoli. Un essere umano dotato di ragione può immaginare che questa classe possa, nello spazio di uno, due o tre anni, costruire nuove organizzazioni, un nuovo spirito militante, e rovesciare così Franco ? Non ci credo. Oggi la Spagna è più lontana dalla rivoluzione di ogni altro paese."
E la tragedia del proletariato spagnolo era anche la tragedia di tutto il proletariato internazionale. La vittoria della rivoluzione proletaria in Spagna avrebbe avuto conseguenze incalcolabili. Senza alcun dubbio avrebbe cambiato il rapporto delle forze in Europa in questi anni trenta. Avrebbe potuto galvanizzare il proletariato europeo tutto intero nella sua lotta contro il fascismo. La vittoria della rivoluzione proletaria in Spagna era l'ultima possibilità di risparmiare al mondo la Seconda Guerra mondiale.
L'ondata rivoluzionaria che scosse la Spagna si estese su un lungo periodo di sette anni, dal 1930 al 1937. Ciò mostra la potenza dell'ascesa rivoluzionaria proletaria, che si è risollevata a più riprese da disfatte parziali e che la reazione ha stroncato con tante difficoltà.
Ma questo indica anche fino a che punto è mancato un partito capace di condurre con fermezza una politica giusta.
La politica delle differenti organizzazioni della classe operaia ad ogni tappa costituisce ancora oggi una lezione tragica che bisogna conoscere e capire.
Perché sono sempre le stesse vecchie ricette fallite che i partiti riformisti servono di nuovo ai lavoratori. La politica di alleanza elettorale dei partiti operai e dei partiti borghesi "di sinistra" finisce immancabilmente col favorire la destra e l'estrema destra. E' sempre una politica funesta perché demoralizza la classe operaia. Ma, nei periodi di lotte di classe acute, è decisamente criminale perché porta all'annientamento della classe operaia.
Ancor'oggi, i socialdemocratici e i dirigenti dei partiti comunisti mentono sfrontatamente su quanto è successo in Spagna e non vogliono assumere alcuna responsabilità per la vittoria di Franco. I socialdemocratici denunciano i crimini degli stalinisti e nascondono il fatto che ne furono complici coscienti.
I dirigenti del Partito comunista ancor'oggi continuano a sostenere che la sola attitudine realista nel 1936 in Spagna era la difesa della "Repubblica". Ma quarant'anni dopo, così come i socialdemocratici, si sono precipitati nelle braccia di Juan Carlos, accettando la monarchia e la sua bandiera, senza più preoccuparsi di questa "Repubblica" in nome della quale strangolarono la rivoluzione spagnola.
Ma le lezioni da tirare non riguardano solo i riformisti dichiarati.
Anche i dirigenti anarchici, accettando di collaborare con la reazione borghese, tradirono i lavoratori che ebbero fiducia in loro, ed i loro propri militanti. Trotski riassumeva il loro fallimento in questi termini : "L'anarchia, che voleva essere solo antipolitica, si ritrovò ad essere nei fatti antirivoluzionaria e, nei momenti più critici, controrivoluzionaria."
Quanto al POUM, Trotsky stimava che "un enorme responsabilità nella tragedia spagnola" pesava su di lui. "Con la loro politica di adattamento a tutte le forme di riformismo, essi (i dirigenti del POUM) si sono fatti i migliori ausiliari dei traditori anarchici, comunisti e socialisti. (...) Il POUM ha sempre ricercato la linea di minor resistenza, ha temporeggiato, tergiversato, giocato a nascondino con la rivoluzione." Ed aggiungeva: "I dirigenti del POUM parlavano con eloquenza dei vantaggi della rivoluzione socialista sulla rivoluzione borghese, ma non facevano niente di serio per preparare la rivoluzione socialista, poiché questa preparazione non poteva che passare per una mobilitazione spietata, audace, implacabile degli operai anarchici, socialisti, comunisti contro i loro dirigenti traditori. Non bisognava temere di separarsi da quei dirigenti, di diventare "una setta" nei primi tempi, anche al rischio di essere perseguitati da tutti ; bisognava lanciare parole d'ordine giuste e chiare, predire il futuro, e, appoggiandosi sugli avvenimenti, discreditare i dirigenti ufficiali e scacciarli dai loro posti."
Ma i dirigenti del POUM avevano una sola paura, essere accusati di settarismo dicendo le verità politiche che avrebbero dovuto dire, essere accusati di rompere l'unità rifiutando di coprire le capitolazioni.
Ma quale unità ? L'unità e la solidarietà con i lavoratori in lotta, o l'unità e la solidarietà con dei partiti che non volevano, a loro volta, rompere l'unità con i rappresentanti della borghesia?
Si tratta di una scelta di classe che fa tutta la differenza tra la politica di un partito operaio rivoluzionario e quella di un'organizzazione opportunista. Il POUM si limitò ad essere il partito più a sinistra del Fronte popolare, a sinistra della sinistra in qualche modo.
Ma ciò di cui ha bisogno la classe operaia per vincere, è di un partito che accetta di situarsi completamente sul suo terreno di classe, senza compromessi.
E affinché la storia non si ripeta, il compito di tutti i rivoluzionari, di tutti i lavoratori coscienti è di costruire questo strumento che è così drammaticamente mancato al proletariato spagnolo, penetrandosi delle lezioni degli insuccessi passati per prepararsi alle future lotte.