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L'Iraq obiettivo e vittima delle grandi manovre dell'imperialismo - Cercle Léon Trotsky
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8 novembre 2002
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La svolta del 1979
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Nel 1979 i dirigenti imperialisti ebbero di nuovo qualche timore per la stabilità del loro dominio nel Medio Oriente. Infatti
nel gennaio del 1979, lo scià d'Iran fu cacciato da un sollevamento popolare. Anche se questo era sotto la direzione di
dirigenti fondamentalisti islamici, gli avvenimenti d'Iran comportavano rischi di contagio in tutta la regione. Quindi occorreva
trovare rapidamente il modo di opporsi al nuovo regime, pur facendo pagare il più caro possibile le masse povere iraniane per
il rovesciamento dello scià.
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Toccò alla dittatura di Saddam Hussein portare all'imperialismo la soluzione che stava cercando. L'ex teppista del Baas,
diventato dittatore, capì che era venuto il momento di fare offerte di servigi come sicario per conto dell'imperialismo stesso.
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Saddam Hussein poteva contare sul fatto che il rovesciamento dello scià avrebbe lasciato un vuoto che gli avrebbe dato la
possibilità di diventare a sua volta, al posto dello scià, l'uomo forte della regione riconosciuto tale dall'imperialismo.
Questo poteva anche essere l'occasione di regolare una volta per tutte a vantaggio dell'Iraq i vecchi problemi di confine che
opponevano i due paesi. Per di più la vittoria di Khomeini in Iran poneva un problema a Saddam Hussein e ad un certo numero di
altri dirigenti arabi, nella misura in cui aveva rilanciato brutalmente le rivendicazioni delle popolazioni sciite. E in Iraq
gli sciiti erano maggioritari.
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Comunque quando le truppe irachene entrarono in Iran nel settembre del 1980, il presidente americano Carter si accontentò di
denunciare l' Iraq come paese invasore, il che era comunque innegabile. Ma si guardò bene dal protestare in nome del rispetto
del diritto internazionale come avrebbe fatto Bush senior dieci anni dopo, dopo l'invasione del Kuwait da parte dell'Iraq.
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Questo non era casuale. Tutto sommato questa guerra conveniva benissimo ai dirigenti americani anche se non si auguravano una
vittoria incontestata dell'Iraq. Saddam Hussein poteva servire a richiamare l'Iran all'ordine e a fare dimenticare alla sua
popolazione la sensazione di vittoria che aveva provato dopo il rovesciamento dello scià.
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E sebbene la diplomazia delle potenze imperialiste non incoraggiasse apertamente Saddam Hussein, i venditori d'armi non avevano
questi scrupoli. Non si trattava allora di boicottare l'Iraq.
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La dichiarazione di guerra accelerò le consegne d'armi. In quanto alla Francia, tutti i grandi nomi dell'industria francese
ebbero accesso a questa miniera d'oro: Dassault con 328 Mirage, la Aerospaziale con 121 elicotteri e più di 4000 missili, Matra
con 3000 missili, Giat con più di 500 carri armati, ecc. Per giustificare questa fiera della morte il ministro degli esteri
socialista dell'epoca, Claude Cheysson, spiegò ipocritamente nel 1983 : "ogni paese arabo insiste perché
il nostro sostegno all'Iraq vada avanti in modo che gli Iraniani -stavo per dire i Persi- non si lancino come in passato in
grande conquiste verso ovest".
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E' vero che li Stati Uniti furono più lenti a prendere così apertamente posizione a favore dell'Iraq. Ma nel 1984, di fronte
alle difficoltà dell'esercito iracheno, ripresero le relazioni diplomatiche con l'Iraq e autorizzarono le consegne d'armi
americane. Durante i cinque anni successivi, 750 imprese americane furono autorizzate a consegnare materiale d'armamento all'
Iraq, compreso alla commissione dell'energia atomica irachena. E molti altri paesi seguirono l'esempio americano, dalla Germania
al Brasile, all'Italia e alla Gran Bretagna.
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Complessivamente si ritiene oggi che furono vendute armi per 100 miliardi di dollari dalle potenze occidentali all'Iraq durante
questa guerra.
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Ma i venditori di cannoni non si accontentarono del mercato iracheno. Andarono a vendere armi anche nel campo opposto. Così il
cosiddetto scandalo dell'Irangate rivelò come la CIA aveva venduto armi segretamente all'Iran, con l'avallo
dell'amministrazione Reagan, prima in cambio dell'intervento iraniano per liberare ostaggi americani, poi per finanziare una
guerriglia d'estrema destra nel Nicaragua. Infatti, grandi quantità d'armi americani furono vendute così all'Iran per il
tramite di Israele, praticamente durante tutta la durata della guerra. Ma gli Stati Uniti non furono i soli. Anche la Francia
ebbe il suo Irangate quando si seppe che la società Luchaire aveva consegnato più di 400 000 obici d'artiglieria pesante
all'Iran, utilizzando falsi certificati di destinazione.
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