Unión Comunista Internacionalista
Dicembre 2001
| Lutte Ouvrière ha tenuto il suo congresso annuale il 1° e il 2 dicembre 2001 nella regione parigina, nello stesso posto dove ogni anno viene organizzata la sua festa. Questo congresso ha riunito circa 200 delegati eletti nelle assemblee locali svoltesi nel mese di novembre e si è tenuto come al solito davanti tutti quelli dei nostri militanti che ci volevano assistere. |
| Le discussioni hanno portato sulla situazione economica e la situazione politica internazionale e nazionale ma è stato peraltro quasi interamente dedicato alla preparazione dell'elezione presidenziale e delle elezioni politiche che la seguiranno. |
| Innanzitutto, il congresso ha preso atto del fatto che Arlette Laguiller aveva ottenuto le 500 promesse di firme di sindaci necessarie per candidarsi all'elezione presidenziale. |
| Il Congresso ha approvato la decisione del Comitato Centrale di presentare candidati di Lutte Ouvrière alle elezioni politiche in tutti i collegi dell'esagono. |
| In più dei comizi di Arlette Laguiller, il cui numero totale sarà di una cinquantina prima della presidenziale, il Congresso ha deciso il proseguimento delle riunioni organizzate dai militanti locali di Lutte Ouvrière nel massimo numero di città nel paese. Un centinaio sono già state organizzate o erano previste nel novembre-dicembre 2001. Queste riunioni saranno moltiplicate al primo trimestre 2002 che precede la presidenziale. |
| D'altra parte un rapporto è stato presentato sui risultati delle elezioni comunali e innanzitutto sull'orientamento preso dall'organizzazione di sviluppare un'attività locale nelle città dove ha presentato delle liste. |
| Il bilancio di questa attività risulta estremamente positivo e quindi è stato deciso di proseguire su questa strada, e di utilizzare le elezioni politiche per estenderla al massimo. |
| Con questa attività, Lutte Ouvrière ha incontrato un nuovo pubblico per il suo settimanale, un pubblico popolare più largo e più diversificato di quello delle grandi imprese dove i gruppi di Lutte Ouvrière sono radicati. |
| Dopo questa discussione, il Congresso -constatando che le vendite pareggiavano perfettamente le spese di fabbricazione- ha deciso di riportare il prezzo del settimanale da 9 FF (1 euro) a 1 euro sin dal 1° gennaio 2002. L'aumento previsibile delle vendite del settimanale durante la campagna elettorale dovrebbe assorbire questa diminuzione del prezzo che mira, innanzitutto, a fare del settimanale Lutte Ouvrière una pubblicazione ancora più popolare. |
| Alla fine di questo Congresso, il Comitato centrale è stato eletto, il quale ha eletto i membri del Comitato esecutivo. |
| 6 dicembre 2001 |
| Il testo maggioritario su la situazione internazionale ha ottenuto il 99% dei voti. |
| Il testo maggioritario su l'economia capitalista mondiale ha ottenuto il 98% dei voti. |
| Il testo maggioritario su la situazione interna ha ottenuto il 97% dei voti. |
| Quanto al testo della minoranza che, ricordiamolo, esiste da parecchi anni nella nostra organizzazione, ha ottenuto meno del 3% dei voti. |
| Il Congresso ha anche votato un rapporto orale sullo svolgimento e il contenuto delle due prossime campagne elettorali. |
| Gli attentati di New York e Washington, le manovre diplomatiche e le operazioni militari che ne sono conseguite non costituiscono una svolta nelle relazioni internazionali, ma sono un rivelatore. |
| Le espressioni usate dai dirigenti americani e riportate con compiacenza dai mass media, del tipo "nuova forma di guerra" o "la prima guerra del 21° secolo" sono tanto interessate quanto stupide. Interessate perché mirano ad incanalare dietro la politica internazionale dell'imperialismo americano l'emozione dell'opinione pubblica americana dopo gli attentati. Stupide perché il terrorismo e, più in generale, l'esistenza di gruppi e movimenti terroristi certamente non sono una novità. E non lo è neanche l'esistenza di gruppi armati al di fuori delle "bande armate" ufficiali che sono gli Stati moderni. |
| L'ordine imperialista mondiale, che mira a preservare il diritto dei grandi gruppi capitalisti a saccheggiare il mondo, poggia su una moltitudine di forme d'oppressione, sulla negazione di una moltitudine di diritti nazionali e democratici. Ha sempre suscitato reazioni e provocato resistenze, tra l'altro innumerevoli forme di azioni armate, con i più vari obiettivi politici, praticando la guerriglia e usando qualche volta il terrorismo -e vedere una differenza tra queste due cose è qualche volta artificiale. Anche Stati imperialisti così ben radicati come lo Stato britannico o lo Stato spagnolo non sono riusciti a sradicare il terrorismo dal proprio territorio, il primo in Irlanda del Nord e il secondo nel Paese basco. Si può anche ricordare che lo Stato israeliano stesso, i cui capi guidano la repressione contro il popolo palestinese col pretesto della "lotta al terrorismo", si è imposto all'inizio con il terrorismo contro i Palestinesi, ma anche contro le truppe britanniche. Situazioni d'oppressione senza speranza come quella del popolo palestinese o quella del popolo curdo, sono un terriccio fertile per organizzazioni politiche con metodi terroristici. |
| Spesso in alcune regioni d'Africa si creano perfino delle situazioni in cui le bande armate costituitesi su basi regionali o etniche rappresentano forze tanto importanti quanto gli Stati ufficialmente riconosciuti, o addirittura prendono il posto di apparati di Stato smembrati. E non parliamo di altre forme di terrorismo o di guerriglia, che esprimono ancora di più la putrefazione del sistema imperialista, quali il narcoterrorismo o le narcoguerriglie, dalla Colombia ad alcune regioni del Sudest asiatico. |
| Anche solo il mezzo secolo che seguì la seconda guerra mondiale, quindi periodo di "pace" o di guerra solo fredda, ha visto più di un centinaio di conflitti armati relativamente importanti, dagli interventi militari diretti dell'imperialismo alle guerre locali. Alcuni hanno colpito l'opinione pubblica occidentale. Altri si sono svolti senza sollevare nessun interesse da parte dei mass media. Ma per le popolazioni coinvolte, anche le guerre ignorate in occidente sono guerre. Parlare di un "periodo di pace" dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi echeggia come un sinistro scherzo, perché le guerre locali e i conflitti armati incessanti hanno fatto più vittime della Prima guerra mondiale. L'imperialismo è di per se portatore di guerra. |
| Durante gli anni della guerra fredda, l'opposizione dei due blocchi nascondeva alcuni di questi conflitti : altri sembravano derivare dalla divisione del mondo in due. Non fu più così dopo il crollo dell'Unione sovietica. Le guerre locali o il terrorismo, come peraltro le attività armate delle mafie o dei boss della droga, appariscono sempre più per quel che sono : i sottoprodotti di un ordine internazionale iniquo. |
| Se gli attentati di New York e Washington hanno potuto impressionare l'opinione pubblica americana, per causa del loro carattere spettacolare ma anche perché per la prima volta l'imperialismo americano è stato colpito sul proprio territorio, non segnano alcuna fase nuova delle relazioni internazionali. I bombardamenti sull'Afghanistan, a cui si cerca di dare una legittimazione con questi attentati, si collocano nella lunga serie degli interventi dell'imperialismo americano, e sono della stessa natura dell'intervento contro l'Iraq nel 1991, in Somalia nel 1992, del bombardamento del Sudan nel 1998, dei bombardamenti della Serbia nel 1999, per parlare soltanto dei dieci anni appena scorsi. |
| Le reazioni popolari suscitate dagli attentati dell'11 settembre e, innanzitutto, dalle operazioni militari contro l'Afghanistan, sono anche stati rivelatori del sentimento di odio suscitato dalla dominazione imperialista, e non solo nella zona a popolazione araba o musulmana, aldilà della forma politica assunta dall'espressione di questo odio. Se un piccolo gruppo deciso, con l'aiuto delle possibilità finanziarie di un miliardario, può eseguire attentati come quelli di New York e Washington, quelli che li hanno attuati si sono appoggiati su sentimenti molto diffusi che hanno incanalato a loro favore. |
| Dato il ruolo dell'imperialismo americano nel sistema di dominazione imperialista, questo sentimento d'odio si esprime innanzitutto come un sentimento antiamericano. Gli imperialismi americano, francese, britannico, giapponese, ecc, si differenziano però gli uni dagli altri solo per i loro rispettivi mezzi e possibilità, e non affatto per la natura del loro ruolo in questo sistema e per la loro politica. Bisogna condannare ogni tentativo che, col denunciare il solo imperialismo americano, mira ad assolvere le responsabilità dell'imperialismo francese. |
| Il sostegno dato ai gruppi terroristici, islamisti tra gli altri, da una parte della popolazione povera del mondo, non giustifica per niente la loro politica. Quando è individuale, il terrorismo è l'arma dei poveri. Quando viene istituito come metodo di lotta sistematico o perfino come politica, mira sempre ad ingannare le masse. Al meglio, il radicalismo armato serve a nascondere l'assenza di radicalismo sul terreno sociale, il terreno di classe. Ma molto spesso il terrorismo serve ad imporre una dittatura, prima su quelli stessi che ne sono gli esecutori, per poi preparare l'instaurazione di una dittatura su quelli in nome di chi afferma di combattere. Di più, nel caso dei gruppi armati islamisti, gli obiettivi politici sono particolarmente reazionari, tanto nel campo politico quanto nel campo sociale. Gruppi come quello di Bin Laden o, più vicino, il GIA (Gruppo islamista armato) algerino, sono nemici feroci del proletariato. |
| Dato il carattere reazionario dei gruppi integralisti islamici in generale e delle loro forme più recenti quali i talebani o Bin Laden in particolare, gli strateghi dell'imperialismo li hanno usati, in passato, prima che gli sfuggano. |
| Nel caso dell'Afghanistan, i servizi segreti americani hanno armato, finanziato ed incoraggiato i gruppi islamisti, direttamente o tramite il Pakistan o l'Arabia saudita, per opporsi all'influenza dell'Unione sovietica. Ma l'utilizzo di tali forze politiche ubbidisce a meccanismi politici che la scomparsa dell'URSS non ha fatto sparire. |
| Nessuna potenza imperialista, neanche gli Stati-Uniti, unica superpotenza dopo la frantumazione dell'Unione sovietica, può garantire l'ordine mondiale solo con le sue proprie forze. Alla ricerca di forze politiche favorevoli al suo dominio, l'imperialismo è naturalmente portato a sostenere le forze più reazionarie. |
| All'indomani della Seconda guerra mondiale, la coalizione imperialista vittoriosa riuscì ad allontanare la minaccia di un'ondata rivoluzionaria proletaria simile a quella che seguì la Prima guerra mondiale. Ci riuscì grazie alla collaborazione del riformismo, tanto quello socialdemocratico quanto quello stalinista, che durante e dopo la guerra fece tutto il possibile per impedire la nascita di una coscienza rivoluzionaria nel proletariato. All'inganno, i vincitori aggiunsero la violenza : il bombardamento di Dresda o le bombe atomiche su Hiroshima non miravano a sconfiggere Hitler o Hiro-Hito, bensì a smembrare le concentrazioni operaie e terrorizzare i popoli e convincerli che ogni tipo di ribellione fosse impossibile. |
| Gli imperialismi vittoriosi non furono in grado però di evitare che immense masse dei paesi sottosviluppati si muovessero per por fine alla forma politica più umiliante della dominazione imperialista, la dominazione coloniale o semi coloniale. |
| I movimenti d'emancipazione dei paesi del terzo mondo impressero il loro segno sulla situazione mondiale per parecchi decenni. Le direzioni nazionaliste di questi movimenti non miravano a rovesciare la dominazione imperialista sul mondo. Cercavano di arginare la classe operaia dei loro propri paesi e di sottometterla alla dominazione di apparati statali rappresentanti degli interessi di classe della loro borghesia. Queste forze pur rivoluzionarie che fossero, nel senso di appoggiarsi sulle masse mobilitate e di essere portatrici di trasformazioni sociali, nondimeno erano profondamente ostili ad una politica di classe del proletariato, l'unica classe capace di portare la lotta contro la borghesia imperialista nel cuore stesso delle sue roccaforti politiche, economiche ed industriali. |
| L'imperialismo venne finalmente ai patti, rapidamente o dopo anni di affrontamenti, con i regimi sorti da questa ondata di "rivoluzioni coloniali". Pur senza minacciare l'imperialismo nelle sue fondamenta, i regimi sorti da questi movimenti d'emancipazione poggiavano su un largo consenso popolare che gli consentiva di contestare la dominazione politica diretta dell'imperialismo sui loro paesi e di allentare il suo controllo economico. Le potenze imperialiste, le loro diplomazie e servizi segreti erano particolarmente sensibili al rischio rappresentato da queste forze e cercavano di ostacolare la loro ascesa al potere. Nell'ambito dei due blocchi, a questa preoccupazione si aggiungeva quella di non lasciare questi paesi cadere nel campo sovietico o comunque trovarci i mezzi militari e diplomatici per giocare un ruolo autonomo. |
| Durante parecchi decenni, il filo conduttore della politica imperialista fu di ostacolare queste forze ; quando si riferivano abusivamente al comunismo come in Cina o nel Vietnam ; quando lo rivendicarono solo alla fine di un'evoluzione, come a Cuba ; o quando rimanevano sul terreno del nazionalismo radicale, come Nasser in Egitto o Sokarno in Indonesia. |
| Per questo obiettivo, l'imperialismo aveva una predilezione per le forze militari locali, finanziate, armate e qualche volta direttamente inquadrate. Dall'America latina all'Indonesia o all'Iran i tentativi di riforma agraria o di nazionalizzazione di questa o quella risorsa locale controllata dai gruppi imperialisti furono soffocate nel sangue da colpi di Stato militari. |
| La seconda guerra imperialista mondiale era stata presentata, con la complicità della socialdemocrazia e dello stalinismo, come una battaglia del mondo libero contro la barbarie nazista. Ma, una volta che il regime nazista fu seppellito sotto le macerie della Germania distrutta, il "mondo libero" ebbe un aspetto democratico solo in una dozzina di ricchi paesi imperialisti. Di fronte alla dittatura staliniana sull'Unione sovietica e i paesi dell'Est europeo, il cosiddetto "mondo libero" era costituito da innumerevoli dittature militari e civili. Anche le vicinanze della "grande democrazia" americana erano dirette da rappresentanti così tipici del "mondo libero" quali Battista, Trujillo, Duvalier, Somoza, senza parlare più tardi di Pinochet in Cile o dei seviziatori della soldatesca d'Argentina. |
| Però le stesse dittature militari non erano sempre affidabili per fare da basi locali alla dominazione imperialista. Qualche volta, le idee nazionaliste radicali trovarono un rifugio proprio nel seno dell'esercito, in generale al livello dei suoi capi intermedi. L'imperialismo americano ne fece l'esperienza prima in Egitto con Nasser, poi a vari gradi in Libia, Iraq, Siria o Etiopia. Per ostacolare l'influenza del nasserismo, accresciuta dall'intervento franco-israelo-britannico contro la nazionalizzazione del Canale di Suez, la Gran Bretagna prima, poi gli Stati Uniti, favorirono le forze islamiste. |
| Paradossalmente, fu precisamente questo corso reazionario delle cose su scala mondiale, segnato non solo dal riflusso di tutte le forze che -ben più spesso a torto che a ragione- si riferivano al comunismo, ma anche dal riflusso delle varie forme di terzomondismo, con gli aspetti antimperialisti della loro demagogia e qualche volta dei loro atti, che permise a queste forze reazionarie di darsi una base popolare. |
| Le prime forme dell'integralismo islamico, come i fratelli musulmani in Egitto, passavano ancora all'epoca per forze strumentalizzate dall'Occidente, e infatti lo erano. Coll'indietreggiare delle varie forme di nazionalismo "progressista", la demagogia integralista islamica ebbe tanto più facilmente un riscontro, in quanto le ingiustizie e disuguaglianze provocate dalla dominazione imperialista spingevano nuove generazioni a cercare un diversivo. |
| L'imperialismo subì il primo scacco di questi anni con Khomeiny. L'ayatollah reazionario era visto con favore dalle parti dell'imperialismo francese che lo accolse prima del duo ritorno dall'esilio, nonché dalle parti delle altre potenze, quando lo scià, protetto dagli Stati Uniti, apparse incapace di fermare l'ascesa rivoluzionaria che stava per abbatterlo. |
| Dopo l'arrivo al potere degli ayatollah, ancora una volta si poté verificare questa contraddizione di fronte alla quale si trovano le potenze imperialiste : i regimi -o le forze politiche sulle quali si appoggiano-, quando trovano una base politica, finiscono col riflettere, fosse in modo deformato o perfino reazionario, le frustrazioni e gli odi provocati da questa dominazione imperialista. |
| Per il momento, gli attentati dell'11 settembre hanno cristallizzato un certo numero di evoluzioni, rafforzato delle alleanze o ne hanno saldato altre che si stavano preparando. L'aspetto più notevole è la vasta coalizione di governi formatasi ed accodatasi all'imperialismo americano. Non è sicuro però, in caso di prolungamento dei bombardamenti sull'Afghanistan, che questa coalizione sarà duratura. Perché questo accodamento generale dei governi non significa accodamento dei popoli e, per molti regimi, il sostegno agli stati-Uniti sarà una nuova fonte di tensione. |
| I bombardamenti sull'Afghanistan non sono ignobili solo perché fanno pagare gli attentati sul territorio americano alla popolazione civile di uno dei paesi più poveri del mondo. Di più, non hanno nessuno obiettivo reale dallo stesso punto di vista degli interessi dell'imperialismo nella regione perché mirano innanzitutto a dimostrare alla popolazione americana stessa, e secondariamente all'opinione pubblica mondiale, che l'imperialismo americano non lascia gli attacchi senza risposta. |
| I bombardamenti sono completamente inadatti a risolvere il problema politico posto dal terrorismo dei gruppi integralisti islamici, e invece stanno creando altri problemi, prima nello stesso Afghanistan. Il rovesciamento del governo talebano in Afghanistan è l'unico obiettivo che i dirigenti americani si sono potuto inventare per giustificare l'operazione militare. Ma è un obiettivo che pone loro nuovi problemi politici, senza risolvere nessuno di quelli precedenti. Il governo talebano ebbe per anni l'accordo tacito della diplomazia delle potenze imperialiste, senza che questa abbia veramente qualche scrupolo rispetto al carattere reazionario del regime. Malgrado la finta indignazione retrospettiva, i dirigenti imperialisti non sono preoccupati né dalla sorte delle donne afgane, né dall'applicazione della sharia, né dalla dittatura esercitata dai talebani sul loro popolo. Gli Stati Uniti peraltro accettano benissimo tutto questo in altri luoghi, tra l'altro in Arabia Saudita il cui regime è praticamente tanto reazionario quanto quello dell'Afghanistan. |
| I Talebani avevano, agli occhi del mondo imperialista, il merito di avere stabilizzato la situazione in Afghanistan dopo gli anni di anarchia militare che seguirono la caduta del regime di Najibullah dopo l'evacuazione dell'esercito sovietico. L'incessante rivalità dei capi di guerra tratteneva l'instabilità nell'Afghanistan, nonché minacciava di destabilizzare tutta la regione. La reticenza delle potenze imperialiste nei confronti di Massud e della sua Alleanza del Nord prima degli attentati dell'11 settembre rifletteva la loro perplessità rispetto alla capacità di Massud di sostituire efficacemente i Talebani. |
| Adesso questa reticenza non è sparita completamente, nonostante la recente miticizzazione dell'uomo assassinato. L'Alleanza del Nord rimane una coalizione incoerente di capi di guerra rivali, per di più venuti da etnie minoritarie. Di più, il Pakistan, di cui gli Stati Uniti hanno bisogno nella guerra attuale, la considerano come una forza politica ostile ai suoi interessi. |
| Ma i dirigenti americani non hanno molte scelte. Sanno che non sarà la quantità di bombe lanciate su Kabul e Kandahar ad offrire loro la soluzione politica stabile che non hanno ancora trovata. Per il momento, gli Stati Uniti stanno cercando di inventare la quadratura del cerchio, cioè la combinazione politica con cui potranno affermare alla loro opinione pubblica che l'obiettivo sarà stato raggiunto e il regime talebano abbattuto, pur accettando di associare uomini venuti dal movimento talebano -se ne trovano- ad un futuro governo di coalizione. Ogni combinazione che apparirebbe troppo apertamente come un'emanazione degli Stati Uniti -anche se venisse sistemata con aiuto dell'ONU- rischia di prolungare la guerra e di minacciare gli Stati Uniti di impantanarsi. |
| Ovviamente l'imperialismo americano può rassegnarsi all'instabilità della situazione in Afghanistan. Ci sono nel mondo molti regimi poco stabili, o anche governi la cui influenza non va oltre i limiti della capitale dove hanno sede, e questo non impedisce all'imperialismo di vivere. Da molto tempo ha imparato a fare i conti con situazioni instabili. E gli esempi del Congo, del Liberia, o del Sierra Leone -per parlare solo di questi- dimostra anche che sa come ricavarne profitti. Durante le guerre locali e i massacri etnici, gli affari vanno avanti : lì con la droga, là con le pietre preziose di contrabbando, e col traffico d'armi, dappertutto. |
| Il pericolo di prolungare troppo l'intervento in Afghanistan è però di aggravare l'instabilità nei paesi vicini, strategicamente importanti per gli Stati-Uniti. |
| Prima nel Pakistan. Questo paese risulta, ricordiamolo, dalla sanguinosa divisione dell'ex impero britannico delle Indie, ed ha fatto a lungo da contrappeso all'imperialismo per pesare sulla politica dell'India, attratta da una forma di neutralismo. Il rientro dell'India nei ranghi portò gli Stati Uniti a prendere qualche distanza rispetto al Pakistan. Il regime militare pachistano fu ancora finanziato e sostenuto dagli Stati-Uniti, ma in modo più discreto. Per trovare un certo sostegno popolare su basi reazionarie, sviluppò una certa demagogia integralista e protesse le organizzazioni che la esprimevano. |
| Per disporre di una base d'attacco nel Pakistan, gli Stati Uniti sciolsero le poche sanzioni economiche decise in passato, sbloccarono crediti supplementari ed esigerono dai dirigenti pachistani un accodamento completo dietro loro. Questo ovviamente mette il regime militare in una posizione difficile. Benché sembri che fino a questa parte riuscisse ad arginare le organizzazioni integraliste islamiche, la situazione rimane sotto la minaccia di una destabilizzazione. |
| Per di più, la presa di posizione più aperta a favore del regime pachistano potrebbe sconvolgere il complicato equilibrio tra questo paese e l'India. Anche se il governo indiano partecipa pienamente alla cosiddetta alleanza antiterroristica al lato del nemico giurato quale il Pakistan -col quale prosegue una guerra interminabile per il controllo del Kashmir-, questa situazione potrebbe alimentare un altro fondamentalismo nella regione, quello degli induisti in India, in ascesa anche lui. |
| Il pericolo di destabilizzazione è anche grande per l'Arabia saudita, che con Israele è l'elemento decisivo del sistema di alleanze americano nel Medio Oriente. Molto prima della pressione degli avvenimenti attuali, questo paese era minato da contraddizioni che, pur soffocate, rimanevano esplosive. Le contraddizioni politiche del regime, che rivendica una delle forme più retrograde del fondamentalismo islamico mentre al tempo stesso apre il suo territorio per accogliere basi militari americane, risultano da contraddizioni sociali più profonde. Grazie alla sua ricchezza petroliera, la classe dirigente ha un piede nel 21° secolo e l'altro nel Medioevo, ed impone al paese strutture anacronistiche. |
| Non a caso il movimento islamista trovò dei quadri in questo paese, incluso lo stesso Bin Laden. Non a caso in questo paese i gruppi terroristici trovarono gente pronta a commettere attentati suicida, con per di più il livello tecnico necessario per prepararli efficacemente. Benché l'inquadramento dell'esercito saudita al vertice fosse stato formato dagli Stati Uniti, sarebbe naturale che il suo inquadramento medio e inferiore sia influenzato da forze islamiste. |
| Una destabilizzazione del regime dell'Arabia saudita avrebbe conseguenze incalcolabili per gli Stati Uniti, sia per la situazione geopolitica di questo paese che per le sue considerevoli risorse petrolifere. |
| L'atteggiamento dei dirigenti dell'Iran e della Siria dà invece un pretesto agli Stati Uniti per normalizzare un po' le loro relazioni con questi due regimi, puntati ancora poco fa come Stati terroristici. Ma, anche lì, il prolungarsi della guerra può mettere in forse questo inizio di riavvicinamento. |
| Rimane il problema principale della regione : la questione della Palestina. Bush, dopo l'arrivo al potere, ha lasciato ogni libertà a Sharon per attuare una politica di repressione. L'ha lasciato utilizzare i mezzi superiori di uno Stato moderno per reprimere l'Intifada di giovani palestinesi disarmati. L'accanimento del governo israeliano a mantenere e moltiplicare le colonie ebraiche, perfino all'interno dei territori concessi all'Autorità palestinese, l'aperto rifiuto di ogni concessione, anche quelle consacrate dagli accordi internazionali, hanno chiuso le prospettive politiche del popolo palestinese. |
| Le diverse frazioni dell'Autorità palestinese, le cui limitate prerogative si esercitano su un territorio piccolo e frazionato, possono essere isolate le une dalle altre dall'esercito israeliano ad ogni momento. E con l'accordo più o meno tacito di Bush, la politica di Sharon significa chiaramente che perfino questa caricatura di Stato palestinese era già una concessione troppo importante per l'estrema destra al potere in Israele. Togliere ogni prospettiva ad un popolo spogliato da decenni, sottoposto a condizioni di vita umilianti nel proprio paese, ferocemente represso in caso di contestazione, era un modo di indurre inevitabilmente una frazione della gioventù verso azioni disperate, verso gli attentati-suicida. Questo fa parte della logica della politica di repressione ma è anche l'obiettivo politico apertamente dichiarato dall'estrema destra israeliana : rifiutare l'idea di uno Stato palestinese e dare a questo popolo una scelta unica, tra lasciare il proprio paese e accettare di viverci senza diritti come carne da sfruttare nelle imprese israeliane, quando e dove queste ne hanno bisogno. Il crollo eventuale dell'Autorità palestinese e perfino l'eliminazione di Arafat non preoccupano l'estrema destra israeliana. E' su questo punto che la politica dell'amministrazione americana diverge : essa è cosciente del ruolo che Arafat ed il suo mini-apparato statale possono giocare, malgrado la perdita di una parte del suo prestigio, per far pazientare il proprio popolo. |
| Desideroso di non dispiacere troppo ad i suoi alleati arabi o, più precisamente, per non metterli in situazioni troppo difficili, Bush ammorbidisce un po' il suo atteggiamento. Ha appena riconosciuto l'eventualità di uno Stato palestinese. Arafat ha voluto interpretare questo come una vittoria politica, un'importante concessione degli Stati Uniti, e l'ha immediatamente ripagato col lanciare la sua polizia alla ricerca dei responsabili dell'assassinio di uno dei ministri d'estrema destra del governo israeliano. Anche se i mass media riconoscono la sua abilità ad accodarsi alla politica dell'imperialismo americano in Afghanistan mentre invece durante la guerra del Golfo si era schierato, almeno in parole, con l'Iraq niente garantisce che tale abilità possa ridargli un prestigio nelle masse palestinesi. Infatti malgrado la sua dichiarazione a favore di un eventuale Stato palestinese, Bush non ha nessun intenzione di soddisfare le aspirazioni del popolo palestinese. |
| Questa concessione ipocrita di Bush forse aprirà nuove negoziazioni, cioè nel migliore dei casi un nuovo accordo analogo a quello di Oslo. Ma quest'ultimo ha dimostrato che non poteva portare ad uno Stato palestinese che possa essere considerato come tale dalla popolazione. |
| Qualunque siano le variazioni del suo linguaggio a secondo delle circostanze e delle necessità del momento, l'imperialismo americano non è in grado di trovare una soluzione al problema palestinese. |
| In questa regione del Medio Oriente, la cui importanza strategica si aggiunge alla ricchezza petroliera, gli stati Uniti hanno bisogno dell'alleanza d'Israele. E ovviamente Israele ha ancora più bisogno del sostegno degli Stati- Uniti. E' l'unico paese del Medio Oriente di cui la politica filoamericana poggia su un largo consenso popolare. Anche l'Arabia saudita o la Giordania, i cui dirigenti sono altrettanto sottomessi agli interessi dell'imperialismo in generale e degli stati Uniti in particolare, sono in balia di colpi di Stato militari o di rivolte popolari che potrebbero sistemare regimi desiderosi di prendere qualche distanza con gli Stati Uniti. |
| Nel caso d'Israele, tale eventualità esigerebbe un cambiamento ben più fondamentale, l'installazione di un regime in rottura con la politica sionista condotta, fin dall'origine, da tutti i dirigenti dello Stato israeliano, e di una politica orientata verso la ricerca di alleanze con i vicini popoli arabi contro i loro regimi. Tale politica sarebbe stata possibile in passato e potrebbe certamente esserlo in futuro. Sarebbe anche l'unica politica che potrebbe assicurare alla popolazione d'Israele un'esistenza che non sia quella di guardiani di campi di concentramento per Palestinesi, sempre inquieti per la propria vita. |
| Ma conquistare la fiducia del popolo palestinese e dei popoli arabi, è possibile solo sulla base di una politica rivoluzionaria, cioè di una politica mirante alla prevalenza degli interessi comuni delle masse lavoratrici oppresse. |
| Il rischio di destabilizzazione, che potrebbe frenare i dirigenti americani per prolungare troppo i bombardamenti sull'Afghanistan o per aprire un secondo fronte contro l'Iraq, non si limita al Medio Oriente o alle vicinanze dell'Afghanistan. Lo dimostrano le manifestazioni antiamericane svoltesi in posti tanto lontani dalla zona di guerra quanto l'Indonesia da un lato e il Nord del Nigeria dall'altro. L'imperialismo sta alimentando l'ascesa dell'integralismo religioso e leva nuove generazioni di terroristi. |
| La santa alleanza sotto il segno dell'antiterrorismo ha portato gli Stati Uniti e la Russia a rendere più strette le loro relazioni. E' uno scambio : la Russia facilita l'introduzione di truppe americane negli Stati dell'Asia centrali sorti dal crollo dell'Unione sovietica quali l'Uzbekistan o il Tagikistan, mentre reciprocamente le potenze occidentali si asterranno di ogni tipo di rimprovero, anche del tutto platonico, nei confronti della guerra di repressione fatta in Cecenia. |
| Per di più, ben altre repressioni, attuate da molti altri regimi autoritari o dittature, troveranno l'assoluzione dalle parti della diplomazia imperialista. Assoluzione dei militari algerini e della loro politica di repressione e di stragi di manifestanti, in Kabilia in particolare, senza parlare della profonda corruzione del regime poiché, col combattere il GIA, questo può pretendere di combattere il terrorismo. Assoluzione del dittatore d'Uzbekistan poiché accetta di fornire alle truppe americane una base d'operazioni contro l'Afghanistan. Assoluzione del regime cinese, tra l'altro della sua politica di soffocamento della minoranza uigura nel Xin-Jiang, poiché si dice d'accordo con la crociata di Bush. Quanto al regime turco, può mettere le sue operazioni militari nel Kurdistan o le sue infamie contro i prigionieri politici sotto il segno della lotta al terrorismo del PKK. |
| I nuovi focolai di tensione alimentati o che lo potrebbero essere se la guerra contro l'Afghanistan si prolungasse, si aggiungono a tanti altri che si stanno preparando in molti paesi, come nella zona balcanica. Nella penisola balcanica in particolare, le potenze imperialiste non avevano neanche avuto il tempo di giustificare in modo retroattivo i bombardamenti sulla Serbia con il rovesciamento di Milosevic, quando la Macedonia fu a sua volta trascinata nel meccanismo dei conflitti etnici. Per opporsi alla Serbia, gli Stati Uniti incoraggiarono le organizzazioni nazionaliste del Kosovo come l'UCK. Una volta lanciata, l'UCK non si fermò laddove gli interessi delle grandi potenze l'avrebbero dettato. Estese le sue ambizioni politiche verso la Macedonia. Non pare che il recente accordo di disarmamento reciproco tra le forze paramilitari albanesi da un lato e quelle slave dall'altro abbia stabilizzato la situazione. |
| Dopo lo scoppio della Iugoslavia, i popoli dei Balcani vivono in uno stato di guerra quasi permanente, con tutte le conseguenze che ne derivano. Un segno è il fatto che, dopo la Bosnia e il Kosovo, sia stata la Macedonia a diventare ufficialmente una specie di protettorato collettivo dell'Occidente imperialistico. Torniamo a situazioni che assomigliano a quelle dell'indomani della Prima guerra mondiale, quando nel Medio Oriente gli imperialismi inglese e francese si divisero le spoglie del crollato impero ottomano. |
| Non c'è futuro per i popoli dei Balcani nel micronazionalismo, che riflette la putrefazione dell'ordine imperialistico mondiale e in nessun modo una maggiore libertà per i popoli, non più che di futuro per i popoli d'Africa nell'ascesa dei conflitti etnici. |
| L'attuale situazione internazionale, in cui a rappresentare la contestazione dell'ordine mondiale sono delle forze reazionari, pone ovviamente problemi politici ai dirigenti imperialisti, ma non minaccia affatto la dominazione imperialista sul mondo. Al contrario, la sta perpetuando sotto una forma particolarmente barbara, in cui gli attentati terroristici e le operazioni militari del tipo di quella che è in corso oggi in Afghanistan si alimentano a vicenda, a spese delle popolazioni civili coinvolte, creando un clima di barbarie. |
| L'unica alternativa è la rinascita del movimento operaio rivoluzionario, per aprire all'umanità una prospettiva che non sia la manifestazione sempre rinnovata ed allargata della barbarie. |
| Le prospettive fondamentali dipendono dalla capacità della classe operaia a giocare di nuovo sulla scena internazionale il ruolo che giocò nel periodo dell'ascesa mondiale del socialismo nella seconda metà del 19° secolo o dopo la Rivoluzione russa del 1917. |
| 25 ottobre 2001 |
| La situazione |
| Il rallentamento economico e il ribasso della produzione industriale negli Stati Uniti -con le dovute conseguenze sull'insieme dell'economia mondiale- smentiscono tutti gli stupidi discorsi su una nuova epoca di sviluppo senza crisi dell'economia americana. Anche adornata dai qualificativi "nuova" o "moderna", l'economia americana non può funzionare senza sobbalzi più o meno gravi. E' significativo peraltro che i vari settori della cosiddetta "nuova economia" (telecomunicazioni, internet, fabbricanti di computer e software, ecc) siano stati i primi ad entrare in una crisi di sovrapproduzione del tutto classica, anche se la speculazione ha amplificato tanto la crescita di questi settori quanto la loro caduta attuale. Lo spettacolare ribasso delle azioni di questo settore in Borsa, il crollo dei loro elementi di punta -le azioni di imprese quali Yahoo o la libreria elettronica Amazon.com hanno perso dall'80% al 90% del loro prezzo rispetto al loro corso più alto- non devono infatti nascondere il fatto che, dietro al crac borsistico, c'è proprio un ribasso della produzione di computer e di mezzi di comunicazione : imprese come Philips o Siemens e molte altre, ricorrono a drastiche soppressioni di posti di lavoro e molte imprese piccole o medie -queste "start up" celebrate dai fautori della "nuova economia"- spariscono senza lasciare traccia, tranne delusi e debiti. |
| Durante gli anni novanta e innanzitutto nella loro prima metà, le prospettive di sviluppo della telefonia cellulare e in generale delle telecomunicazioni e dell'informatica, hanno attratto gli investimenti in questi settori. Molte vecchie imprese si sono convertite a questo tipo di produzione, nuove imprese si sono create ed arricchite. Il mercato dei telefoni cellulari, dei computer, dei loro componenti elettronici o della "net economia" in pieno sviluppo, hanno attratto un volume crescente di capitali di cui una buona parte è stata investita nei mezzi di produzione. Gli investimenti in attrezzature hanno consentito importanti aumenti di produttività in questo settore, a tal punto che compiacenti economisti hanno estrapolato questa situazione all'insieme dell'economia. |
| L'aumento dei profitti -o, per qualche impresa come Amazon.com, la sola promessa di un aumento futuro !- hanno attratto capitali in cerca di investimenti meramente finanziari. L'afflusso della domanda ha fatto aumentare il prezzo delle azioni di queste imprese ben più rapidamente dei profitti. Nel settore tecnologico, negli Stati-Uniti, nella seconda metà degli anni novanta, l'aumento del corso delle azioni fu pressoché cinque volte più rapido di quello dei benefici, gonfiando ancora in modo fantastico la solita bolla finanziaria. |
| Ma le illimitate possibilità produttive alla fine si sono scontrate col carattere limitato del mercato. La cosiddetta nuova economia non era affatto immune contro le vecchie malattie dell'economia capitalista e le grandi imprese del settore, malgrado il rallentamento dell'estensione del mercato, conducevano una furiosa guerra commerciale di cui ognuna sperava di uscire vittoriosa. La crisi era inevitabile. La bolla finanziaria, alimentata ancora per qualche tempo dal crescente indebitamento del settore, alla fine scoppiò. |
| L'aspetto più spettacolare dell'attuale situazione sta negli incessanti sobbalzi borsistici. Brutali ascese e discese si alternano quasi ogni giorno, però intorno ad un asse in discesa. |
| L'indice borsistico dei valori tecnologici (NASDAQ) è passato tra la metà dell'ottobre 2000 e la metà dell'ottobre 2001 da 3316 a 1654, ossia un ribasso del 50%. Anche l'indice dell'insieme della Borsa di New York (Dow Jones) è andato in ribasso, sebbene in modo minore, passando nello stesso periodo da 10192 a 9189, mentre l'indice francese CAC 40 passava da 6064 a 4348. |
| Dopo aver creato una ricchezza fittizia, la speculazione borsistica la distrugge. Questo sicuramente significa la fine delle speranze di arricchimento dei creduloni che avevano puntato sull'informatica, le biotecnologie ed altre meraviglie della speculazione borsistica che, per qualche tempo, certamente costavano caro ma rendevano ancora di più. Questo però non significa affatto un impoverimento di tutti i gruppi finanziari speculatori perché, alla lotteria della Borsa, si può vincere puntando sul ribasso o addirittura provocandolo. La funzione delle crisi borsistiche nell'economia capitalista è appunto di fare le pulizie, di rallentare l'imballarsi speculativo dei capitali e la loro dispersione -e di permettere ai più potenti di raccogliere i guadagni e di centralizzare di nuovo i capitali. |
| Certamente non è la prima crisi a coinvolgere i corsi borsistici dopo l'inizio della loro curva ascendente intorno al 1983. Anche solo nei dieci anni scorsi, la Borsa ha attraversato almeno sei periodi, dalla guerra del Golfo nel 1991 agli attentati dell'11 settembre 2001, con nel frattempo la crisi asiatica del 1997 o il fallimento del fondo speculativo LTCM, durante i quali gli indici borsistici hanno subito variazioni oltre al 40%. |
| Ma il mondo della speculazione non è separato dall'economia produttiva. L'uno e l'altra costituiscono aspetti diversi di una stessa economia capitalista. Gli entusiasmi o le paure degli speculatori hanno inevitabilmente delle ripercussioni sull'insieme della vita economica. |
| Il ribasso attuale del prezzo delle azioni in Borsa riflette la recessione che si sta profilando nell'economia reale. Ma diventa a sua volta fattore aggravante. Se la Borsa è un luogo privilegiato di speculazione, essa al tempo stesso ha un ruolo indispensabile nell'economia capitalista : quello di mercato dei capitali che decide della destinazione del capitale-denaro, della sua ripartizione nei vari settori dell'economia. E la grande volatilità della Borsa, che provoca variazioni repentine del prezzo delle azioni, è un intralcio alla ricerca dei capitali necessari per gli investimenti produttivi a prezzi non troppo costosi. Già di per sé, l'evoluzione del mercato dei beni e dei prodotti verso la saturazione è un potente fattore di rallentamento degli investimenti. I sobbalzi della Borsa accentuano questa evoluzione, nonostante la politica di diminuzione dei tassi d'interesse praticata dalla banca centrale americana. |
| La recessione dell'economia americana comunque appare già nelle cifre di produzione dell'industria. In un anno di tempo, la produzione industriale è ribassata dal 5,8%. Il tasso d'utilizzazione delle capacità industriali che si è stabilito al 75,5% è al livello più basso dal 1983. Si tratta del dodicesimo calo mensile consecutivo della produzione industriale. Secondo la banca centrale americana, bisogna risalire al periodo compreso tra il novembre 1944 e l'ottobre 1945 per ritrovare un regresso durato dodici mesi di seguito. |
| A crollare ben prima degli attentati dell'11 settembre, non ci fu solo la produzione di computer e semiconduttori, e più largamente tutto quello che si collega ai settori delle alte tecnologie. Fu anche così nell'industria aeronautica e perfino nei trasporti aerei, anche se i padroni di questo settore e quelli delle assicurazioni invocano questi attentati per ottenere aiuti e sovvenzioni supplementari. Anche l'industria automobile americana ha diminuito la produzione e ridotto l'organico. Le esportazioni degli Stati-Uniti stanno calando, così come gli investimenti. |
| Il rallentamento dell'attività economica dei paesi industrializzati ha portato ad un ribasso più o meno brutale del prezzo delle materie prime. |
| Nel corso degli ultimi trent'anni, l'economia americana ha attraversato tre recessioni. Non si può dire se quella appena cominciata sarà più profonda o più lunga delle precedenti. Gli economisti della borghesia non sono più affidabili quando predicano una nuova ascesa a breve termine di quando sprofondano nel catastrofismo. |
| L'eccezionale lunghezza della fase d'espansione, cominciata negli Stati-Uniti nel 1991-1992 e finita quest'anno, ha alimentato però miti di ogni genere. Non parliamo dei commenti più imbecilli, pur largamente propagati, che annunciavano la fine delle crisi e delle variazioni cicliche. E' vero che ci fu un professore d'economia politica di una delle più agiate università americane per annunciare addirittura "la fine della Storia" dopo il crollo dell'URSS senza neanche coprirsi di ridicolo. |
| Ma la crescita americana ha alimentato tanti altri miti, più sfumati, sulla "nuova economia". Aldilà di una presentazione idillica di questa crescita attribuita a questa "rivoluzione tecnologica" rappresentata dalla diffusione dei computer e delle nuove tecniche di comunicazione, le migliaia di pagine scribacchiate a proposito della "nuova economia" comportavano in generale l'idea che questa "rivoluzione tecnologica" portava ad un aumento della produttività ed apriva al capitalismo una nuova fase di crescita. E' questa visione del capitalismo che stiamo combattendo. |
| Ci siamo spiegati nel testo della Conferenza dell'anno scorso sulla portata limitata della fase d'espansione dell'economia americana -anche prima che questi limiti diventino palesi con la flessione della curva della produzione industriale. |
| Per riassumere : malgrado la sua durata, la fase d'espansione americana non aveva niente d'eccezionale, niente comunque che possa giustificare i discorsi che vanno di moda sul nuovo respiro dell'economia capitalista. Il tasso di progressione del prodotto interno lordo (PIL) americano -con quello che c'è comunque in questa nozione di vago e di mistificatore della realtà economica- era rimasto inferiore a quello degli anni sessanta. E se il tasso degli investimenti produttivi, dopo un regresso e poi una lunga stasi, ha ricominciato a crescere tra il 1992 e il 2000 e portato guadagni di produttività, la crescita dei tassi d'investimento e sopratutto quella della produttività si sono limitati per l'essenziale ai settori della nuova tecnologia, computer, semiconduttori, microprocessori, reti, telefoni cellulari, ecc.. E questa crescita della produttività si è espressa con importanti diminuzioni dei prezzi (o nel caso dei computer con una potenza aumentata per lo stesso prezzo). Ma non fu la stessa cosa negli altri settori dell'economia, in cui certamente le spese per gli impianti informatici hanno gonfiato le cifre delle spese d'investimento, ma non quelle della produttività. Ora, anche negli Stati-Uniti, il settore dei prodotti di alta tecnologia rappresenta solo l'8% dell'attività economica. |
| L'unico campo in cui gli anni 90 hanno indubbiamente sorpassato gli anni 60 è quello dei profitti e della progressione dei corsi della Borsa. Ma appunto, questo divario tra la crescita limitata dell'economia produttiva e l'imballarsi della Borsa è oggi una delle principali cause di tensione. |
| Il cosiddetto "miracolo economico americano" tra il 1992 e il 2000 poggiava innanzitutto su due fattori. |
| Il primo -che riguarda l'insieme dell'economia capitalista mondiale- è l'aumento dello sfruttamento della classe operaia. Questo si esprime con una moltitudine di fatti, dalla diminuzione generale della parte dei salari nel reddito nazionale alla generalizzazione della precarietà, dal deterioramento della protezione sociale alla diminuzione delle varie forme di salario indiretto o all'intensificazione dei ritmi di lavoro. Il disimpegno dello Stato da pezzi interi del servizio pubblico agisce in modo indiretto nella stessa direzione. Il peggioramento dello sfruttamento è reso possibile dal deterioramento del rapporto di forze complessivo tra borghesia capitalista e classe operaia. |
| Il secondo fattore è propriamente statunitense. Esprime un altro rapporto di forze, questa volta tra l'imperialismo e i paesi sottosviluppati e, all'interno di questo rapporto di forze, tra l'imperialismo americano e gli imperialismi concorrenti d'Europa o del Giappone. Quello che oggi viene chiamato "mondializzazione" è la deregolamentazione generalizzata, la soppressione degli ostacoli davanti alla circolazione e agli investimenti dei capitali, la crescente integrazione dei paesi del Terzo mondo nel sistema imperialista mondiale, compreso quelli che in passato hanno provato ad assicurarsi un certo livello di sviluppo economico tramite lo statalismo protetto dal monopolio del commercio estero. Questa "mondializzazione" approfitta ovviamente innanzitutto ai maggiori consorzi multinazionali che sono in maggioranza americani. D'altra parte, la potenza economica americana si combina con il ruolo del dollaro nel commercio e la finanza mondiali per permettergli di finanziare la sua crescita con capitali esteri. |
| Anche durante la fase d'espansione, di crescita importante dei profitti e quella, molto relativa, degli investimenti, solo una parte dei capitali accumulati si è trasformata in capitale produttivo. |
| Malgrado il dinamismo della sua espansione durante alcuni anni, il mercato dei computer e altri telefoni cellulari non era abbastanza importante da assorbire le enormi quantità di capitale-denaro accumulate da venti anni che, dai crac borsistici alle crisi monetarie, dalle ondate di speculazioni immobiliari ai finanziamenti di fusioni-acquisizioni, erano sempre in cerca di nuovi investimenti. Anzi, come già detto, uno tra i "successi" principali della nuova economia, dal punto di vista capitalista, è stato di aver aperto un nuovo campo alla speculazione borsistica, particolarmente attraente per un po' di tempo. |
| Meglio -o peggio-, per finanziare il proprio futuro sviluppo, per ottenere licenze di sfruttamento, spinte dalla concorrenza accanita a cui si davano tra di loro, le imprese del settore delle telecomunicazioni si sono indebitate in modo importante. La gara alle fusioni che risulta dalla volontà di acquisire una "dimensione mondiale" e sopratutto le conseguenti posizioni di monopolio, faceva decisamente appello al credito e contribuiva così all'indebitamento globale dell'economia. |
| Il movimento delle fusioni-acquisizioni tra i consorzi di diverse nazionalità, che nel 2000 aveva raggiunto l'ammonto record di 1270 miliardi di dollari, era in gran parte un movimento speculativo. Le imprese hanno utilizzato i loro capitali accumulati per comprarsi l'una o l'altra, e alcune hanno semplicemente approfittato della rivalutazione fittizia dei loro capitali, grazie all'aumento della Borsa, per comprare delle impresi più potenti. Una delle conseguenze della caduta della Borsa è stata il rallentamento di questo movimento. |
| Senza neanche parlare di quest'altro indebitamento, quello dei nuclei familiari della piccola e media borghesia che le speranze di futuri profitti borsistici hanno portato a consumare aldilà delle loro reali possibilità del momento. Il consumo è stato, a quanto pare, uno dei principali motori degli anni d'espansione negli Stati- Uniti. Il crollo delle illusioni borsistiche rischia di bloccare anche questo motore. Non è detto che gli appelli al "patriottismo economico" di Bush possano sostituire le perdite in Borsa, anche se queste perdite sono tanto virtuali quanto lo erano i guadagni. |
| Anche all'ora della "nuova economia", si è mantenuta la tendenza dell'accumulazione del capitale a prendere una forma essenzialmente finanziaria, tendenza che aggrava l'ipertrofia del settore finanziario. |
| Il capitale finanziario, direttamente o tramite lo Stato e il debito pubblico, preleva una parte dei profitti del capitale industriale, "solo modo d'esistenza del capitale in cui la sua funzione non consiste solo nell'appropriazione, ma anche nella creazione di plusvalore, ossia di sovrapprodotto" (Marx), creando un ceto meramente parassitario di redditieri, una "classe di creditori dello Stato". |
| Con l'imperialismo, il parassitismo del capitale finanziario ha preso proporzioni ancora maggiori. |
| Lenin considerava come una delle caratteristiche fondamentali dell'imperialismo il fatto che implicava "una immensa accumulazione in pochi paesi di capitale liquido" (Lenin : l'imperialismo) e vedeva in questa accumulazione di capitale liquido la base dello "sviluppo straordinario della classe o meglio del ceto dei rentiers, cioè di persone che vivono del "taglio di cedole", non partecipano ad alcuna impresa ed hanno per professione l'ozio" (id). L'ininterrotto gonfiarsi del settore finanziario dagli anni settanta, conseguenza della stasi dell'economia capitalista, è diventato un fattore maggiore di aggravamento. Si nutre dell'aggravamento dello sfruttamento della classe operaia, nonché contribuisce a soffocare lo sviluppo economico. |
| La critica marxista del capitalismo non si limita alla denuncia dello sfruttamento e della pauperizzazione. Il capitalismo sin dall'inizio si è sviluppato su questa base -il che non ha impedito a Marx di sottolineare nel Manifesto comunista l'immenso ruolo giocato nella sua fase ascendente dalla borghesia, questa classe che non poteva "esistere senza rivoluzionare costantemente gli strumenti di produzione, cioè i rapporti di produzione, cioè l'insieme dei rapporti sociali". |
| Il capitalismo da molto tempo non ha più questa capacità di "rivoluzionare". E' diventato un freno dal punto di vista dello sviluppo delle forze produttive e un fattore di conservazione essenziale nel campo dei rapporti sociali. Le scienze e le tecniche non hanno certo mai smesso di progredire, benché si tratti di una progressione colpita dal predominio degli interessi privati, della concorrenza, ecc. I progressi tecnici non danno però ad un'economia capitalista sempre più parassitaria la capacità di impadronirsi di questi progressi per accrescere in modo significativo le forze produttive. L'uso dell'energia nucleare, la militarizzazione dello spazio illustrano per esempio la tendenza del capitalismo a trasformare invenzioni maggiori in mezzi di distruzione anziché in mezzi di crescita delle forze produttive. |
| Aldilà delle variazioni cicliche inerenti all'organizzazione capitalista dell'economia a tutti gli stadi del suo sviluppo, è il carattere imperialista a predominanza finanziaria dell'economia capitalista che costituisce un ostacolo di fronte ad un nuovo slancio delle forze produttive. |
| Quando Lenin e Trotski vedevano nell'imperialismo l'epoca della senilità dell'organizzazione capitalista dell'economia, non esprimevano un giudizio morale. Constatavano che questa organizzazione economica aveva esaurito le proprie risorse dal punto di vista dello sviluppo delle forze produttive. |
| Né l'uno, né l'altro si aspettavano che questo ordine sociale sopravvivesse a se stesso così a lungo e che "l'epoca della senilità" sia molto più lunga di questa giovinezza in cui, per riprendere il termine del Manifesto Comunista, il capitalismo compì delle "meraviglie". |
| Trotski visse abbastanza per conoscere una parte del prezzo che l'Umanità ebbe da pagare per questa sopravvivenza con la grande depressione del 1929, il fascismo e il nazismo, la Seconda Guerra mondiale e, in modo indiretto, la degenerazione del primo Stato operaio. |
| E anche i "trenta gloriosi", questi tre decenni -in realtà appena la metà- che oggi sono considerati l'età dell'oro del capitalismo, in realtà non avevano niente di glorioso per la società. E questo, non solo perché la sorte della classe operaia migliorò solo rispetto alla guerra e agli anni immediatamente successivi, ma perché non rappresentavano affatto quel periodo di ascesa economica descritto dai suoi adulatori, secondo i quali la crescita del prodotto interno lordo equivale ad una crescita delle forze produttive, mentre il primo include gli sprechi dell'economia capitalista, anche compreso le spese d'armamento e il costo del militarismo, senza neanche parlare delle varie ricadute del traffico della droga. |
| Il primo cosiddetto periodo dei "trenta gloriosi -un quarto, anche forse un terzo- è quel periodo del dopoguerra in cui la ricostruzione dell'apparato industriale distrutto aprì per qualche tempo un vasto mercato ai capitali. Però anche l'ammiratore più giocondo dell'economia capitalista farebbe fatica a presentare quel periodo, dal 1945 agli anni 1951-52 circa, come l'espressione di "una crescita sostanziosa delle forze produttive" mentre non si faceva altro che ricostituire le forze produttive distrutte dalla guerra imperialista. La borghesia, tra l'altro quella dell'Europa occidentale, approfittò del disorientamento della classe operaia, dovuto alle sconfitte dell'anteguerra, alla guerra stessa e innanzitutto ai tradimenti della socialdemocrazia e dello stalinismo, per imbavagliare i lavoratori e, in nome delle difficoltà della ricostruzione, per imporgli pessime condizioni di vita e di salario. |
| Ma fu innanzitutto lo statalismo a dare al capitalismo un'apparenza di dinamismo : "in Francia, in Gran Bretagna, ma anche in Germania, la spesa pubblica complessiva incide del 40% sulla produzione... Le spese d'intervento economico dello Stato sono aumentate in tutti i paesi industriali" (Pierre Léon, Storia economica del mondo). Fu lo Stato ad incaricarsi di tutto quello che non rendeva un profitto immediato ed era però necessario al funzionamento complessivo dell'economia capitalista. Fu lo Stato ad assicurare i grandi investimenti. Nel caso della Francia, furono le materie energetiche indispensabili (carbone e poi elettricità, gas, ecc..) ad essere statalizzate, nonché tutte le infrastrutture dei trasporti, le ferrovie come la rete stradale. Fu ancora lo Stato ad incaricarsi dello sviluppo delle infrastrutture del futuro : la rete telefonica, inseguita dalla sistemazione della rete di emittenti per la televisione, ecc... |
| Gli Stati hanno giocato un ruolo di primo piano per preservare gli interessi fondamentali della borghesia, nonché per assicurare i suoi profitti in un numero limitato di cosiddetti settori redditizi, incaricandosi del resto. Non c'è bisogno di ricordare fino a che punto il settore nazionalizzato ha fatto da nutrice per le imprese private. Nel caso della Francia, come d'altra parte in molti altri paesi d'Europa, lo Stato ebbe anche la cortesia di prendere il controllo delle banche di deposito per assicurare ai borghesi crediti "disinteressati" ed offrire loro un largo campo di truffe che non si finiscono mai di pagare. |
| Aldilà del ruolo enorme delle sovvenzioni, delle commesse rivolte al settore privato, lo Stato in qualche modo "nazionalizzò" buona parte delle spese della produzione capitalista, pur lasciando ai capitalisti i loro profitti : fondi pubblici per la ricerca e per gran parte degli investimenti, e profitti privati per i proprietari delle imprese. |
| E anche le "riforme sociali" del dopoguerra in Francia o il "Welfare" dei paesi anglosassoni, coll'aiutare le persone lasciate in disparte dall'economia capitalista -disoccupati, pensionati, malati- sono state fruttuose per la classe capitalista, giacché hanno mantenuto un certo livello di consumo. |
| La borghesia ebbe un periodo fasto perché ogni borghesia era appoggiata dal suo Stato, e anche gli Stati imperialisti di serie B erano appoggiato dagli Stati Uniti. Di più, se furono anzitutto gli Stati Uniti ad approfittare dal fatto che il dollaro si fosse imposto come strumento di pagamento e di tesaurizzazione dell'economia mondiale, il rilancio del commercio internazionale non sarebbe stato possibile senza tale strumento e fruttò, a vari gradi, a tutte le potenze imperialiste. |
| Non bisogna sottovalutare il ruolo della corsa all'armamento nel mantenimento di un tasso di crescita relativamente alto. Le spese militari hanno registrato, dalla fine della Seconda guerra mondiale al crollo dell'Unione sovietica, una crescita enorme. E come misurare l'incidenza, sul livello del PIL degli Stati Uniti, della guerra di Corea, della guerra del Vietnam o di questa "guerra delle stelle" che fortunatamente non è stata militare ma ha permesso alla NASA di riversare centinaia di miliardi di dollari nell'economia americana ? |
| Vale a dire che la crescita, pur relativamente durevole, era solo parzialmente e debolmente quella delle forze produttive, anche in quel felice periodo dell'economia capitalista. Il militarismo, la corsa all'armamento, vengono contabilizzati in positivo nelle statistiche borghesi e contribuiscono a gonfiare il tasso di crescita del PIL. Ma per Rosa Luxembourg, Lenin o Bucharin che già ne erano testimoni in un'altra "bella epoca" del capitalismo, quella che precedé la Prima guerra mondiale, questi erano l'espressione della putrefazione del capitalismo e non di un ritorno di vitalità. |
| Il fatto che in alcuni paesi la crescita sia stata continua, senza importanti recessioni, aveva già portato molti economisti a dire che il capitalismo aveva superato le crisi e che si era aperta un'era nuova (benché gli stessi Stati-uniti avessero già vissuto parecchie recessioni a quell'epoca). |
| Si sa cosa successe... Le minacce di recessione furono superate a forza di interventi statali, finanziati da emissioni monetarie con in controparte l'inflazione, il deterioramento delle monete, le svalutazioni, le crisi monetarie successive fino a quella del 1971 che segnò la fine del sistema monetario internazionale sistemato alla fine della guerra. |
| Le forze produttive non si misurano solo nei paesi imperialisti ma su scala dell'intera società. L'accumulazione di ricchezze nei paesi imperialisti è stata pagata col mantenimento del Terzo mondo nel sottosviluppo. |
| L'evoluzione dell'economia capitalista mondiale verso la finanziarizzazione crescente ha ancora peggiorato la situazione. Se un numero limitato di paesi una volta sviluppati, sistematicamente messi sul piedestallo, hanno approfittato della loro integrazione nel sistema capitalista mondiale (senza pertanto che ci sia un miglioramento della sorte delle loro classi lavoratrici), per la gran maggioranza dei paesi del Terzo Mondo, per continenti interi come l'Africa, il divario si è ancora approfondito e si è perfino tradotto in un impoverimento in valore assoluto. Non si possono sottovalutare le ripercussioni su questi paesi della crescente finanziarizzazione dell'economia. |
| Anche ai tempi della dominazione coloniale, il saccheggio imperialista aveva qualche volta come sottoprodotto la costruzione di un minimo di infrastrutture, fosse solo per trasportare le materie prime verso le imprese occidentali di trasformazione. |
| Il capitale usurario non produce neanche necessariamente queste ricadute. Quanti paesi poveri sono dissanguati perché rimborsano con interessi i debiti fatti dai loro dittatori per acquistare armi destinate a reprimere le popolazioni o per lavori di prestigio completamente inutili ? Il "progresso" del capitale finanziario, da quel punto di vista, fu di sostituire le catene o la frusta del lavoro forzato con le catene dello sfruttamento usurario che, pur invisibili, sono altrettanto catastrofiche, e anche peggiori, per la popolazione dei paesi poveri. |
| Le stesse statistiche ufficiali riconoscono -stando alle formulazioni della Banca mondiale- che "l'ammonto complessivo dei debiti esteri dei paesi emergenti è triplicato dall'inizio degli anni 80 per raggiungere, nel 1997, 2171 miliardi di dollari. L'importo degli interessi fu, in quel momento, di circa 250 miliardi di dollari, ossia praticamente l'ammonto del debito dei 15 paesi più indebitati all'inizio degli anni 80". |
| La grande maggioranza dei paesi poveri del mondo escono quindi dal cosiddetto periodo d'espansione dell'economia capitalista più indebitati e più dissanguati di quando c'erano entrati. Rischiano, invece, di pagare caro la recessione. |
| Quello che fu chiamato la "crisi asiatica", nel 1998, non si è trasformato in un crac generalizzato e gli speculatori, cioè innanzitutto le grandi imprese dei paesi imperialisti, se la sono cavata con alcuni agghiaccianti brividi. Ma questo innesco di crisi, benigno se visto dai paesi imperialisti, intanto coinvolse seriamente l'economia di parecchi paesi del Sudest asiatico e, in alcuni di loro come l'Indonesia, respinse nella miseria parecchi milioni di lavoratori, divenuti disoccupati. |
| Anche se la recessione che sta cominciando negli Stati-Uniti e potrebbe prolungarsi in Europa rimanesse benigna, significherebbe il moltiplicarsi di chiusure di fabbriche come quelle della Moulinex o della Philips. Nei paesi sottosviluppati e tuttavia molto integrati nell'economia imperialista -che un eufemismo del vocabolario borghese chiama "paesi emergenti"- come il Brasile, l'Argentina, il Messico o la Corea del Sud, la recessione minaccia però di trasformarsi in crisi e di portare a conseguenze catastrofiche per la popolazione lavoratrice. Basta che l'economia capitalista incontri piccole difficoltà nei ricchi paesi imperialisti perché, nella parte più povera del mondo, milioni di persone varchino di nuovo la linea che separa la povertà dalla miseria. |
| Ovviamente le ipocriti dichiarazioni su eventuali moratorie sul debito non possono modificare una situazione in cui metà degli abitanti del mondo, ossia 3 miliardi di donne e uomini, vivono con meno di due dollari al giorno, in cui un miliardo non accede all'acqua potabile e quasi 800 milioni patiscono la fame. Questo unico fatto smentisce le affermazioni degli economisti borghesi sulla crescita delle forze produttive dell'umanità. |
| A proteggere questa situazione ci sono la diplomazia e, se necessario, le forze militari delle potenze imperialiste. Ecco il terriccio sul quale crescono tanto le guerre etniche quanto i conflitti tra bande armate o lo sviluppo del terrorismo. |
| Il ricorso allo statalismo |
| Con la recessione che sta cominciando, i dirigenti delle potenze imperialiste, anche quelli che rivendicano il liberalismo più sbrigliato, riscoprono i vantaggi del ricorso allo statalismo, tanto più velocemente che in realtà non hanno mai smesso di coltivarlo. L'amministrazione Bush sta preparando un vasto piano di rilancio che potrebbe superare 100 miliardi di collari. La stampa economica evoca una quasi- nazionalizzazione dell'industria aeronautica in difficoltà. Queste pseudo nazionalizzazioni ovviamente non mirano a limitare il capitale privato ma, al contrario, a salvarlo nazionalizzando oggi le perdite per potere preservare i profitti privati dell'oggi e del domani. |
| Lo stesso cambiamento d'atteggiamento si sta profilando in Europa. Pur mantenendo la tesi ufficiale della "stabilità finanziaria", gli Stati dell'Unione europea cominciano ad "usare l'arma degli stanziamenti statali", per riprendere l'eufemismo di un quotidiano economico. Il governo di sinistra in Francia ha appena presentato un mini-piano di rilancio, ma i governi di destra di Spagna e d'Italia si stanno preparando a fare lo stesso. In questi tre casi, questi piani di rilancio economico comportano innanzitutto incentivazioni all'investimento sotto forma di sgravi fiscali, riduzioni di tasse, che inevitabilmente possono alimentare il disavanzo del bilancio statale e il ritorno all'inflazione. |
| Malgrado le cosiddette idee liberali o anti-interventiste dominanti, da molto tempo in realtà il capitale privato sopravvive o rimane redditizio, anche nei paesi imperialisti che però approfittano del saccheggio del mondo intero, solo grazie alle stampelle statali. |
| L'introduzione dell'euro |
| L'anno sarà segnato dall'introduzione dell'euro. L'introduzione di una nuova moneta, comune a parecchi paesi europei, è certamente un passo in avanti dell'Europa capitalista. Ricordiamo però che fra i quindici paesi d'Europa, tre non ci partecipano, o comunque non ancora, tra cui la Gran Bretagna, una delle principali potenze capitaliste d'Europa. Ricordiamo anche che la moneta poggia in ultima analisi sulla sovranità degli Stati, in situazione di imporre ai cittadini una moneta di carta che non ha nessun valore obiettivo. Ma l'esistenza dell'euro non poggia sull'esistenza di uno Stato europeo : si basa su un'intesa contrattuale tra gli Stati, alla quale ogni Stato può porre fine quando vuole e come vuole. |
| I dirigenti politici delle varie borghesie europee si vantano del fatto che grazie all'euro, l'Europa evita la speculazione monetaria all'interno dell'Unione europea e le conseguenze catastrofiche che ne risultarono in passato. |
| La situazione dell'Europa è diversa però da quella degli Stati Uniti, dove il dollaro è la moneta unica dei vari Stati, e dove la politica finanziaria viene fatta da un solo e unico Stato federale. L'Europa è in una situazione contraddittoria : esiste infatti una banca centrale unica, che dovrebbe determinare una politica monetaria su scala dell'Unione, ma per preservare l'essenziale dei loro diritti ad aiutare la loro propria classe capitalista, i governi nazionali hanno conservato il controllo della loro politica finanziaria. |
| Tuttavia, per evitare divari troppo importanti tra politiche finanziarie che potrebbero portare a disavanzi sproporzionati dei bilanci statali, gli Stati si sono messi d'accordo nei Trattati di Maastricht, Amsterdam, ecc, su un "patto di stabilità". Questo patto di stabilità, che prevede un tetto al disavanzo autorizzato, fu tanto più facilmente accettato da tutti gli Stati partecipanti all'Unione che la loro economia era in crescita relativa e che, peraltro, erano decisi per il proprio conto -e per quello dei finanzieri- a limitare l'inflazione imponendo alla loro classe operaia una politica d'austerità. |
| La questione potrà forse porsi diversamente con la recessione e i piani di rilancio che i vari Stati d'Europa progettano l'uno dopo l'altro. |
| Ciò che temono le istituzioni europee non è che gli Stati aiutino la loro borghesia - le istituzioni europee non si comportano diversamente. Ma, secondo il grado di recessione in ogni paese, secondo la ripartizione tra i vari settori economici, gli aiuti statali saranno necessariamente diversi da un paese all'altro, e anche il loro ammonto. Poiché nessun Stato vorrà finanziare il disavanzo degli altri, l'unità europea potrebbe subire forti scosse se la politica di sostegno condotta da ciascuno degli Stati, senza concertazione con gli altri, generasse disavanzi sproporzionati dei bilanci. Non è sicuro che l'euro sarà capace di resistere alle tensioni che ne risulteranno, e certi Stati saranno forse tentati di riprendere il controllo completo dell'emissione della moneta. |
| I principali paesi europei partecipanti a questa moneta, Francia, Germania e Italia tra gli altri, speravano che la moneta comune diventasse una moneta di pagamento internazionale, e anche una moneta di riserva, che fosse almeno capace di fare concorrenza al dollaro, se non di uguagliarlo. Ovviamente andrebbe bene alle potenze europee poter pagare la fattura petroliera in euro piuttosto che in dollari. Gli andrebbe anche bene che le banche centrali di altri paesi conservino riserve in euro, accanto o magari al posto del dollaro. Questa speranza però è stata delusa. Fin dalla sua istituzione, il 1° gennaio del 1999, l'euro ha perso il 23% del suo valore rispetto al dollaro. E perfino l'inizio di una speculazione contro il dollaro, dopo gli attentati, non ha rialzato la sua parità. |
| Paradossalmente, non è neanche sicuro che l'euro riuscirà a sostituire completamente quelle valute europee che già oggi fanno da strumento di transazione e di tesaurizzazione fuori dai paesi d'emissione. E' il caso innanzitutto del marco tedesco. Il 30% a 40% dei biglietti emessi vengono utilizzati fuori dalla Germania o perfino dalla zona euro. Il marco è la moneta ufficiale del Kosovo, e la moneta quasi ufficiale della Bulgaria. E' utilizzato su larga scala, tanto dalle banche quanto dalle imprese, nella totalità degli Stati sorti dall'ex Iugoslavia. Fa da strumento di tesaurizzazione in Romania e anche in Turchia. |
| Quanto al franco francese, su scala molto più ridotta assume lo stesso ruolo di strumento di pagamento e di riserva nella zona CFA in Africa, e anche in Algeria. |
| Al primo gennaio 2002, il denaro tesaurizzato sotto forma di marchi tedeschi o di franchi francesi all'estero non si trasformerà per forza in euro piuttosto che in dollari, totalmente o parzialmente. Pure spinti ad associarsi nell'ambito dell'Unione europea, sotto pena di essere schiacciati, gli Stati europei non hanno creato un complesso economico unico, con un potere politico unico che sia in grado di tenere testa agli Stati-Uniti. La fragilità dell'euro nei confronti del dollaro nasce da questa realtà. |
| L'insieme delle evoluzioni riassunte sotto il termine di "mondializzazione" non fa altro che spingere ancora più avanti il carattere parassitario del capitale. Anche in un cosiddetto periodo d'espansione le forze produttive vengono imbrigliate, proprio perché sono adoperate per soddisfare i bisogni solvibili e non l'insieme dei bisogni sociali. Di fronte alla recessione, l'unica "soluzione" dell'economia capitalista sta nel chiudere le fabbriche, spingere all'inattività forzata ancora più lavoratori ed aggravare la miseria dei paesi poveri. E' indispensabile sbarazzare la società dalla dittatura dei gruppi industriali e finanziari sopprimendo la proprietà privata dei grandi mezzi di produzione, e togliendo così le fondamenta del parassitismo della classe capitalista e dell'anarchia della concorrenza. Si potrà così organizzare coscientemente e democraticamente l'economia secondo un piano razionale. Il programma comunista, il programma del proletariato rivoluzionario, è l'unico che possa aprire una prospettiva alla società. |
| Attac ed altri movimenti anti-globalizzazione |
| Siamo sempre più confrontati al cosiddetto movimento "antimondializzazione" o "antiglobalizzazione" rappresentato in Francia da ATTAC la cui fraseologia viene anche assunta dal PCF e lo è anche sempre di più, all'avvicinarsi delle elezioni, dallo stesso Partito socialista. Ecco cosa dicevamo a proposito di questo movimento nel testo preparatorio al nostro congresso del 1998, pochi mesi dopo la creazione di questo movimento, all'epoca dei suoi primi passi : |
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"Da qualche tempo una corrente si sta sviluppando nell'intellighenzia, tradizionalmente influenzata dalla socialdemocrazia ma
oggi spaventata dall'evoluzione del capitalismo e delusa dalla pratica governativa dei socialdemocratici e dalla loro servilità
rispetto al capitale finanziario. Questa corrente -di cui l'ambiente raggruppato intorno al mensile "Le Monde Diplomatique", e
ai comitati Attac di cui è l'anima, è abbastanza rappresentativo- attrae dei riformisti che credono che il riformismo sia
possibile ma non si ritrovano nella politica dei gestori del capitalismo, gente che flirta con l'estrema sinistra senza essere
rivoluzionaria, umanisti rivoltati dall'inumanità del capitalismo, senza parlare di intellettuali ed economisti che gravitano
intorno al PC. Questa gente è cosciente degli effetti devastanti del capitale finanziario sulla vita sociale, sul futuro stesso del pianeta. Spesso la diagnosi è giusta, ma la cura si limita a misure la cui ambizione dichiarata è di "intralciare la speculazione internazionale" che vanno dall'instaurazione di una Tobin tax -questo premio Nobel d'economia propose venti anni fa la tassazione dell'1% di tutti gli spostamenti finanziari- alle sanzioni contro i "paradisi fiscali". Questa corrente difende anche una politica di rilancio del consumo, l'abbandono della politica d'austerità finanziaria e la scelta di un orientamento verso una politica di grandi opere pubbliche. Si propone di combattere "l'assolutismo dei mercati" in nome del "ritorno allo Stato" (i quali Stati vengono pregati di "non più autodistruggersi") e la deregolamentazione finanziaria in nome di una regolamentazione internazionale. Spaventati dalle conseguenze del regno del capitale finanziario impazzito, sembra che i fautori di questa corrente lo siano altrettanto davanti all'idea di un'esplosione sociale che questo potrebbe provocare. Denunciano i trattati che ufficializzano la deregolamentazione e facilitano la circolazione del grande capitale -Maastricht, Amsterdam, Dublino- ma non combattono il gran capitale stesso. Si propongono di "disarmare i mercati", di "rifondare la proprietà", ma non di distruggere la proprietà capitalista. In sostanza, vogliono spuntare le unghie del capitale finanziario, ma senza distruggere il gran capitale. Combattere il capitale finanziario senza combattere il capitalismo è al meglio un'utopia. fare appello allo Stato per combattere il capitale finanziario vuol dire ignorare la sottomissione dello Stato al gran capitale. E' anche una trappola per il futuro. Perché è molto possibile che, costretto e forzato, il capitalismo torni alla regolazione statale. Bisogna ricordarsi che la crisi del 1929 scoppiò anche come una crisi borsistica dopo un lungo periodo segnato dall'imballarsi e dal potere assoluto del capitale finanziario. Ma per salvare il capitalismo in collasso, le borghesie alla fine ricorsero allo statalismo ; quello del New Deal, ma anche quello dell'economia nazista. Ma né il "liberalismo impazzito", né lo statalismo salvarono l'Umanità dalla guerra. Perché la questione non è solo quella dello statalismo o meno, ma anche di sapere al servizio di quale classe sociale è lo Stato. Il ricorso allo Stato, così come la politica di grandi opere pubbliche, sono idee alla moda. Gli organismi internazionali dell'imperialismo, l'FMI in particolare -che, sia detto per inciso, è l'agente internazionale del capitale finanziario, nonché uno dei pochi organismi di regolazione del capitalismo internazionale- hanno dato la benedizione al rafforzamento dello statalismo in alcuni paesi del Sudest asiatico colpiti dalla crisi. Hanno contribuito a spingere il Giappone alla nazionalizzazione mascherata del suo sistema bancario. Quanto alle grandi opere pubbliche, sono una vecchia idea socialdemocratica, di cui anche Delors si fece portavoce e che potrebbe servire di nuovo in qualche caso. La borghesia è una classe troppo cupida, troppo preoccupata dal profitto a breve termine, perché non sia necessario di salvare periodicamente i suoi interessi e di salvare lei stessa, tramite istituzioni statali in grado di difendere i suoi interessi generali, qualche volta contro lei stessa. Ma non più che dopo la crisi del 1929 il ricorso allo statalismo verrebbe fatto nell'interesse delle classi sfruttate e della società. Sia attuato da cosiddetti governi democratici, sia da regimi autoritari se sembra necessario alla borghesia di schiacciare prima la classe operaia, il suo contenuto di classe è inevitabilmente di fare pagare alle classi sfruttate i danni causati dal gran capitale. L'interesse della classe operaia non è certamente di accodarsi a correnti in cerca di politica di ricambio per la borghesia capitalista, bensì di espropriare la grande borghesia e mettere fine all'organizzazione capitalista dell'economia". |
| Siamo tornati sulla questione durante la preparazione del congresso del 1999, coi seguenti termini : |
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"Con i loro obiettivi tanto limitati quanto utopici di un capitalismo un po' più "pulito", così come con i metodi moderati e
rispettosi delle autorità stabilite che stanno proponendo, gli iniziatori di queste correnti sarebbero al meglio degli innocui
sognatori, se non fossero innanzitutto ostili alla lotta di classe ed anticomunisti. Fanno parte in realtà di questo ambiente
socialdemocratico che contro gli "eccessi" del capitalismo è generoso solo di parole vuote, ma i cui capi politici al governo
conducono la politica che il gran capitale chiede loro di condurre. Spesso, quelli che partecipano alle iniziative ed alle manifestazioni di queste correnti sono spinti da una sincera indignazione contro questi aspetti delle devastazioni del capitalismo quali la speculazione o il saccheggio usurario del Terzo mondo. Questa sincerità nell'indignazione non significa necessariamente che chi si organizza in ATTAC o manifesta con i comitati per l'annullamento dei debiti o "giubileo 2000" non sia in fase con gli iniziatori riformistici di queste correnti e con le loro idee, e neanche che voglia andare più lontano del poco che gli viene proposto. Gli ambienti sensibili a queste questioni, almeno per il momento, fanno parte della base sociale dei Partiti socialisti. Può darsi che per alcuni di loro, raggiungere queste correnti sia un primo passo verso una presa di coscienza di che cosa è l'organizzazione capitalistica dell'economia e della società e, forse, una prima e timida espressione della volontà di combatterla. A maggior ragione spetta ai comunisti rivoluzionari spiegare a questa minoranza gli obiettivi ed i limiti di queste correnti. Non si combattono gli aspetti schifosi del capitalismo con vane risoluzioni rivolte ai dirigenti del mondo imperialistico e, innanzitutto, non li si combattono nel rispetto del capitalismo stesso ma, invece, con la lotta di classe del proletariato per rovesciare il capitalismo. E questo comincia col riallacciarsi alle idee della lotta di classe, e non coll'ignorarle o col combatterle. Quanto a mobilitarsi contro il WTO ed a raggiungere il largo arco che va dalla destra alla sinistra, da Pasqua a Chevènement e al PC, di chi chiede una moratoria sulle prossime negoziazioni, sarebbe partecipare ad un'operazione d'inganno politico che svia i lavoratori dagli obiettivi necessari e dall'azione efficace. Quando i lavoratori scenderanno in lotta, sarà loro interesse farlo contro i capitalisti -francesi o no- che hanno sotto mano e che possono fare andare indietro, e non contro la riunione lontana di un'organizzazione inafferrabile che, di più, non è la causa ma solo una delle molteplici espressioni del dominio dei trust e del capitale finanziario sul mondo". |
| Tre anni dopo, non abbiamo niente da aggiungere nel merito, tranne precisare che il tasso generalmente evocato per la Tobin tax non è più neanche l'1%, bensì lo 0,1% ; e che, nonostante il ridicolo di tale proposta, se ne parla tanto più che non c'é stato neanche l'inizio di un'applicazione. |
| Nel frattempo, si è sviluppata ATTAC, tanto più che il vago delle sue idee e il carattere floscio delle sue forme d'organizzazione sono fatti per piacere negli ambienti della piccola borghesia intellettuale. D'altra parte, la sua partecipazione ad alcune manifestazioni e contro-vertici le hanno dato una parvenza di radicalismo che le sue idee certamente non meritano. Per l'attuale generazione di giovani, sostituisce ciò che era stato il terzomondismo per altre : è un modo di esprimere il suo sdegno, nonché di sviarla dalla rivolta cosciente contro il sistema capitalista nel suo complesso e dalla scelta del campo del proletariato per combattere efficacemente il sistema. Tutto questo si combina per darle un certo valore agli occhi dei dirigenti del PS che vogliono, all'avvicinarsi delle elezioni, rifarsi una certa verginità dopo cinque anni passati al governo. |
| Non solo ATTAC viene accolta con favore in questi ambienti, ma il comitato ATTAC creatosi all'Assemblea nazionale francese conta ormai 126 deputati, in maggior parte venuti dalla sinistra plurale. |
| Oggi, è di moda chiacchierare sulla fattibilità della Tobin tax. Affermarsi antimondialista è un modo comodo per fare dimenticare il proprio sostegno alla politica filopadronale del governo, ai suoi ripetuti attacchi contro la classe operaia. La ricetta viene usata tra l'altro aldilà della maggioranza di sinistra poiché il centrista Bayrou ne ha fatto il suo cavallo di battaglia e Pasqua fa finta di interessarsi a questa idea. |
| Facendo finta di un'apoliticità di facciata, ATTAC fa sempre più apertamente da battitore per il PS. Si vedrà in futuro se l'ambizione dei dirigenti di ATTAC si limiterà a questo ruolo o se, trascinati dallo slancio, si candideranno ad un proprio ruolo politico. Potrebbero ritenere che il relativo discredito dei Verdi dopo la loro lunga partecipazione al governo e i loro problemi attuali, lascia uno spazio più o meno libero, se non a sinistra della sinistra, almeno nelle sue vicinanze. |
| ATTAC però, così come i Verdi, non costituisce una corrente riformista nello stesso senso che partiti come il PS o il PC. Al contrario di questi due partiti, queste correnti non hanno alcun collegamento, anche lontano, col movimento operaio. |
| Quanto alla LCR, essa pensa di avere trovato, ancora una volta, un'ondata che la potrebbe portare. Non solo molti dei suoi militanti e parecchi dei suoi dirigenti si sono impegnati nell'animazione o il controllo dei comitati ATTAC, ma sembra che stiano per imperniare la campagna del loro candidato all'elezione presidenziale intorno alle tematiche portate avanti dai comitati ATTAC. Il loro candidato si vanta di distinguersi da Arlette Laguiller, accusata di imperniare la sua campagna "sulla sola condizione operaia" mentre lui si fa portavoce della lotta alla mondializzazione. |
| Questa politica non contribuisce per niente a chiarire le idee di quelli giovani che sono attratti da ATTAC in ragione delle sue alcune critiche al sistema capitalista. E' incapace di portarli ad una battaglia coerente contro questo sistema. Al contrario contribuirà a buttarli nelle braccia della socialdemocrazia. |
| In passato, la direzione della LCR giustificava generalmente con considerazioni tattiche le sue politiche di accodamento ai movimenti alla moda, dai movimenti nazionalisti sostenuti in modo completamente acritico al movimento ecologista, dall'accodamento al candidato "rosso-verde" Juquin al flirt con Chevènement. Ma oggi l'obiettivo di costruire un partito rivoluzionario si è sciolto da tempo in quello di un partito "anticapitalista, ecologista, femminista, internazionalista" e non si tratta neanche più di considerazioni tattiche o "di efficacia" (mai dimostrata, del resto). La LCR si scioglie politicamente e tanto più facilmente in ATTAC, in quanto gli obiettivi riformisti di quest'ultima corrispondono con gli obiettivi proclamati dalla stessa LCR. |
| (25 ottobre 2001) |
| L'attualità politica si incentra sulle elezioni presidenziali e anche, per alcuni partiti più che per altri, sulle elezioni legislative che seguiranno. |
| E' la prima volta che esiste una tale congiuntura prevista in anticipo, nel senso che non dipende dal Presidente che sarà eletto e potrebbe stimare, l'indomani della sua elezione, di aver bisogno di sciogliere l'assemblea per farne eleggere una a sua immagine. |
| Oggi, queste due elezioni saranno automaticamente consecutive. Niente dice però che la camera sia dello stesso campo del Presidente eletto in aprile, a causa dello scrutinio uninominale previsto dalla legge elettorale. E' questa prospettiva che segna la campagna presidenziale perché quasi tutti i partiti mirano alle legislative attraverso quest'ultima. |
| I principali candidati, Jospin e Chirac, non sono ancora ufficialmente in campagna, così sostengono, ma i loro partiti ed i partiti associati lo sono al loro posto. |
| Per il momento, è soprattutto il governo a subire gli assalti dei suoi avversari. Tutto prende uno senso politico, dall'esplosione dell'AZF a Tolosa (fabbrica chimica, filiale del gruppo TotalFinaElf), all'omicidio dei due poliziotti da parte di un recidivo rilasciato prima del processo. |
| A Tolosa, la stampa di destra ha fatto correre voce che si trattava di un attentato terrorista, colpa della scarsa sicurezza ! Non di una mancata sicurezza al lavoro, ma di una insicurezza generale, mantenuta dal lassismo del governo. Quanto ai due poliziotti uccisi, la stampa di destra trasforma i fatti, sostiene e ribadisce che è a causa della recente legge Guigou che l'assassino è stato rilasciato parecchi mesi fa, quando questa legge non era stata ancora adottata. E' stato rilasciato nel nome di una legge votata dalla destra, e dalla sinistra, ma che non senza malizia un tribunale ha applicato "stricto sensu" senza preoccuparsi delle conseguenze. |
| Questo è il duello Jospin Chirac, nel quale Jospin non riesce a tirare gli stessi colpi perché subisce l'handicap di essere il capo del governo attuale e quindi di non poter rimproverare all'opposizione niente di quello che succede. |
| Per i partiti di destra, esclusa l'estrema destra, il candidato alla presidenziale è evidentemente Chirac. Ma la loro posizione nel gioco elettorale non è equivalente. Sicuramente auspicano la vittoria di Chirac, cosa che li metterebbe in una migliore posizione per affrontare le legislative, ma ogni componente della destra fa il suo proprio gioco. Alcuni cercano soltanto di mettersi nella migliore posizione possibile per le legislative. Altri hanno degli obiettivi più lungimiranti, ma senz'altro più ambiziosi. |
| E' il caso di François Bayrou, che mira alla possibilità, almeno per il 2007, di essere candidato della destra facendo conto che a quel momento, Chirac non sarà in grado di ripresentarsi, anche se è rieletto l'anno prossimo. Tuttavia Bayrou non é il solo, uomini come Sarkozy sembrano fare lo stesso gioco. Le prossime elezioni sono troppo vicine perché questi riescano a realizzare il loro progetto, ma hanno ancora cinque anni per cercare di imporsi. A meno che altri "giovani" entrino in lizza in futuro, visto che Pasqua ha ben poche possibilità di riuscire in futuro. |
| Anche per questi "giovani", i risultati dei loro partiti alle legislative saranno importanti per i progetti dell'avvenire. Il loro peso all'assemblea sarà uno degli elementi di credito politico rispetto ai vari concorrenti, per riunire la destra. |
| E' evidente che il numero dei deputati avrà ben poca relazione con il numero di voti dato ad ogni candidato, perché ci saranno degli accordi, delle circoscrizioni che si scambieranno mutuamente, e forse ben poche in cui ci sarà un primo turno tra di loro. Ma questo è anche in funzione del loro realismo o del loro arrivismo. |
| Quanto a noi però, nella nostra campagna non sarà questo che tratteremo perché, sul piano sociale, sono tutti, senza eccezione, nel campo della borghesia e quello che succede tra loro non concerne né i lavoratori né la popolazione in generale. |
| Anche a sinistra la situazione è complessa, ma più previsibile. |
| Il PS non ha veramente la scelta della sua politica. I suoi risultati dipenderanno dai risultati della presidenziale. Se Jospin viene eletto e soprattutto se viene eletto con un numero importante di voti, il PS cercherà di avere la maggioranza della Camera e lascerà il minor numero di collegi possibile ai suoi alleati della sinistra plurale . E se non ha la maggioranza assoluta, cercherà di essere il meno dipendente possibile dai suoi alleati. |
| Se Jospin non viene eletto e il PS si trova nell'opposizione, il problema sarà meno cruciale, meno difficile da risolvere. Jospin potrà lasciare più spazio ai suoi alleati poiché avrà meno probabilità di essere alla testa del governo. Pertanto non è escluso avere un presidente di destra e una Camera di sinistra. Ma anche se il presidente è obbligato a scegliere di nuovo Jospin come Primo Ministro, con una nuova coabitazione, il PS potrà o dovrà mostrarsi meno rigido con i suoi nemici più intimi. |
| Il problema per il PS è quindi, se Jospin viene eletto, di venire a patti con gli alleati della sinistra plurale per calcolare il modo di offrirgli un numero di seggi più importante senza perdere la maggioranza assoluta. Questo dipende sicuramente dagli elettori, ma anche dalle negoziazioni aspre e conflittuali che ci sono, come ad esempio quelle con gli attuali deputati socialisti che potrebbero essere costretti a lasciare il posto ad un candidato PC, Verde oppure "chevènementista". Bisognerebbe quindi in questo caso fare un gioco che eviterebbe gli scismi e dei candidati respinti. E' vero che esistono altri posti nello Stato che quello di deputato. Il PCF ha dei problemi ad uscire dalla situazione di regressione o addirittura solo dalla stagnazione. |
| Dopo vari e molteplici cambiamenti, il PCF non sa più cosa deve fare né chi è. Il destino del Partito Socialista gli fa invidia, cioè poter essere un nuovo partito riformista borghese, o piuttosto borghese con una vena riformista. Ma c'è stato un tempo, sotto la IVa e all'inizio della Va Repubblica, quando il Partito Socialista SFIO era completamente crollato, in cui il PCF avrebbe potuto prendere il suo posto, ma sfortunatamente per quest'ultimo, la fedeltà promessa dai dirigenti all' URSS, malgrado l'opposizione di un gran numero dei suoi esponenti, lo fece rifiutare dalla borghesia in quanto partito di governo. |
| Oggi, molti fattori hanno concorso alla regressione del PCF. |
| Prima di tutto sul piano elettorale. Se si doveva votare per una politica riformista, molti elettori hanno pensato che era meglio votare per il candidato riformista più credibile, quello che aveva maggiori possibilità e mezzi per fare una tale politica. E la drammatica ironia di questa evoluzione è che il PCF ha messo tutte le sue forze per giustificare la politica riformista tra le masse popolari, scavando così la sua propria fossa. Ma dato quello che era la direzione del PCF da molti anni, era l'unica politica che poteva e sapeva fare. |
| D'altronde, sul piano sociale, il PCF era il partito più inserito nella classe operaia e in generale tra i lavoratori. La maggior parte dei dirigenti della CGT era costituita dai suoi militanti, come quasi tutte le organizzazioni popolari dette di massa. Il PCF era, ed è stato per molto tempo, e resta ancora oggi il partito che ha più influenza sulle masse popolari. Ma, a che cosa è servita quest'influenza ? Solo per dare un esempio, il PCF, sostenendo Mitterrand dal 1974, ha demoralizzato i lavoratori, gli ha fatto perdere la fiducia nell'attività politica e sindacale, nelle lotte rivendicatrici, nella loro partecipazione alla vita delle organizzazioni della loro classe - e partecipazione significa controllo. |
| Il PCF ha detto per anni : "Non si può far niente fino a quando non avremo cambiato il governo. Alla Presidenza della Repubblica, ci vuole un Presidente di sinistra, e Mitterrand è il Presidente che ci vuole", tacendo che Mitterrand non era di sinistra ma che si era solo preso il Partito socialista. Non era Mitterrand ad essere diventato socialista, era il Partito Socialista ad essere stato comprato da Mitterrand. |
| E quando Mitterrand è stato eletto, i lavoratori hanno avuto non poche illusioni su questo programma comune, su quello che doveva cambiare. Risultato : hanno visto solo la disoccupazione, le chiusure di aziende o licenziamenti collettivi, la diminuzione del livello di vita del mondo del lavoro, la degradazione delle condizioni di lavoro, malgrado le 39 ore e poi le 35. Avevano detto ai lavoratori che la lotta non serviva a niente, senza cambiare il governo. Ma il governo era cambiato, la loro situazione no ! Allora che cosa gli restava ? Niente, hanno pensato i lavoratori ! |
| Questa è la ragione principale del distacco del mondo del lavoro per le organizzazioni operaie, sindacali, rispetto al PCF. Non per ostilità ma per delusione, non sapendo più come difendersi. |
| La direzione del PCF ha deciso, per disperazione, di diventare bicefala applicando a questo bicefalismo un "sex ratio" del 50/50. |
| Ma il peggio è che da un lato c'è un dirigente politico che vale quello che vale, e che non è al governo, e dall'altro un ministro di Jospin, cioè una persona che obbedisce a Jospin, quindi il partito comunista è diretto adesso in un certo senso da Jospin stesso. Robert Hue è solo sui manifesti elettorali, ma dietro i manifesti non c'è niente. |
| In che modo i militanti comunisti, quelli che sono ancora sinceramente comunisti, e ce ne sono, prenderanno questa nuova direzione ? Non si sa. In che modo gli elettori la concepiranno ? Neanche questo si sa. Soprattutto perché vedranno solo Robert Hue. La direzione del PCF non si manifesterà, divisa com'è tra il ministero ed il segretariato nazionale. |
| Ma noi non pensiamo che questo possa impedire il regresso del PCF. |
| A sinistra ancora, se si può dire, ci sono i Verdi. Questi hanno avuto da poco una crisi di identità a causa della scelta del loro candidato alle elezioni. In effetti sono soprattutto divisi dall'assenza di programma politico. Essere ecologisti non è un programma politico. Ci sono quelli che spererebbero nelle riforme sociali e che si sono impegnati nel vicolo cieco dell'ecologia, e ci sono quelli che non hanno obiettivi sociali, sono gli ecologisti puri, partigiani della bicicletta e dei roller, delle fabbriche inquinanti da situare lontano dalle città, dell'aria pura, dell'agricoltura biologica e del roquefort, ecc. |
| I primi vogliono difendere le persone con dimora precaria e si oppongono ai quartieri insalubri. E vogliono anche, e se veramente ce n'è bisogno, regolarizzare le persone senza permesso di soggiorno, quelli però che non mettono i loro panni alla finestra. Bene o male, questi fanno parte di quei verdi più vicini a tutto quello che si può chiamare "la sinistra". |
| I secondi, quelli che vogliono trasportare le campagne nelle città e che vogliono l'aria fresca e pura, sono i rappresentanti di una piccola borghesia benestante che vuole vivere secondo le sue possibilità. Sì, sono veramente gentili e profondamente convinti che la classe operaia non esiste più e che le catene delle fabbriche sono popolate solo dalla presenza di robot che luccicano talmente sono puliti, in un'ambiente insonorizzato, e dove l'olio delle macchine è profumato. |
| Per i Verdi è stato veramente difficile scegliere tra i due rappresentanti : Lipietz, il contestatore e Mamère, il servitore dello Stato. Avevano vissuto già la stessa drammatica indecisione, quando dovevano scegliere il capolista per le Europee. In quel contesto la discussione non aveva preso pubblicamente questo carattere grave, anche se il fatto di aver scelto in comune disaccordo Cohn Bendit come capolista, significava che la lite interna era violenta come quella odierna. |
| Resta il fatto che i dirigenti dei Verdi da Voynet a Lipietz e a Mamère, vogliono essere un partito di governo. Vogliono avere dei ministri. Vogliono avere dei sindaci nelle grandi città (Voynet non ha potuto) e vogliono integrarsi allo Stato. Ma hanno dovuto ingoiare non pochi rospi e Voynet, verde per partito e verde per i rospi ingoiati, ha dovuto spesso rendersi garante per delle misure di governo come quelle per la caccia, il nucleare, i tunnel letali, e molte altre che avranno certamente indignato l'elettorato ecologista. |
| Quello a cui aspirano i Verdi, è che in cambio del loro sostegno, il PS gli accordi dei collegi in modo da avere la possibilità di aumentare il numero di deputati, per avere più peso alla Camera in un'eventuale maggioranza di sinistra. Ma quello che conviene ai Verdi non corrisponde sempre a quello che conviene alla direzione del PS. |
| Infine c'è il caso Chevènement. E' veramente difficile classificare questo politico dalla parte sinistra della Camera, anche se il termine "sinistra" non significa molto. Si tratta di un vecchio ministro che ha battuto il record delle dimissioni, il cui linguaggio esita tra la demagogia populista di sinistra, evitando di affrontare i reali problemi di classe, e la demagogia nazionalista di destra. Campione della centralizzazione statale ad oltranza, ministro degli interni, campione della sicurezza, Chevènement gioca la sua carta, come Bayrou a destra, e punta alle elezioni presidenziali del 2007 a sinistra. |
| Prenderlo per il rappresentante della sinistra, anche molto plurale, è veramente esagerato. |
| Per il momento, cerca di piacere tanto a sinistra che a destra, grazie ad un opportunismo politico che gli permette di aleggiare tra le due. Pare che questo riesca. |
| Ovviamente, questo panorama politico non concerne i lavoratori, eccetto il fatto che rischiano di essere delusi dagli uni o dagli altri, e da un finto sentimento di avere dato un voto utile, anche sapendo che saranno traditi. |
| Ciò vuol dire anche che la nostra campagna, anche se parlerà accessoriamente degli uni o degli altri, non sarà basata sulle meschinerie, le ambizioni e le piccolezze che fanno parte di quel mondo. |
| Praticamente il gioco del PCF e dei Verdi sarà di raccogliere, al primo turno, dei voti che Jospin non avrebbe ottenuto per offrirglieli al secondo, e questo in cambio di qualche posto di deputato o di ministro. |
| La nostra campagna sarà basata, come dal 1995, sulla situazione sociale, la minaccia di una crisi, i licenziamenti, la chiusura di imprese, il regresso degli stipendi reali, e l'aggravamento delle condizioni di lavoro malgrado o a causa delle 35 ore. |
| Non scriveremo in questo testo quello che sarà la nostra campagna perché il contenuto è conosciuto da tutti. E' quello che diciamo e scriviamo da mesi. E metteremo a profitto la campagna per dirlo con più forza. |
| (2 novembre 2001) |