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Pubblichiamo il progetto di dichiarazione d'intenti steso dai rappresentanti di Lutte Ouvrière e della LCR. Questo documento
comporta una chiara critica dei trattati di Maastricht e Amsterdam, incluso il patto di stabilità ; une chiara denuncia della
destra e dell'estrema-destra ; un'opposizione decisa alla politica del governo Jospin che rifiuta di attaccare i capitalisti,
che non combatte radicalmente la disoccupazione e la miseria. Le rivendicazioni sociali e politiche che fanno la battaglia per
un'altra Europa sono presenti : 35 ore verso le 30 ore, salario minimo europeo, diritti delle donne, regolarizzazione dei
senza-visto, difesa ed estensione dei servizi pubblici, esigenze ecologiche ed ambientali in rottura con la logica
capitalistica.
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Questo approccio é accompagnato da una serie di misure anticapitaliste, che consentono il finanziamento delle rivendicazioni
sociali con un'articolazione tra le incursioni nella proprietà padronale, la tassazione dei profitti e dei capitali finanziari
e il controllo dai lavoratori.
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le due organizzazioni partivano da riferimenti comuni nel loro rifiuto del sistema capitalistico, delle politiche di austerità,
e dalla battaglia per un'altra Europa, un'Europa socialista, in una battaglia internazionalista. Ma non avevano lo stesso
approccio. LO insisteva su una denuncia generica del capitalismo. La LCR, pur condividendo questa critica anticapitalista,
concentrava il tiro sui trattati e le politiche concrete che hanno fatto l'Europa capitalistica. LO poneva l'accento sulle
misure anticapitaliste di controllo e di esproprio, la LCR sulle rivendicazioni concrete che il movimento sociale doveva portare
avanti.
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Avremmo voluto insistere di più sulla necessità di una più forte articolazione tra la denuncia delle politiche di austerità
dei governi di sinistra o di centrosinistra e una battaglia per la rottura della sinistra con i trattati di Amsterdam e il patto
di stabilità. D'altra parte, se critichiamo insieme il carattere antidemocratico della costruzione europea, la delegazione
della LCR avrebbe preferito un'esposizione più argomentata sulla necessità di un'Europa politica democratica, con nuove
sovranità europee, nuove istituzioni, un controllo dei popoli sulle decisioni che li coinvolgono a tutti i livelli, in breve un
processo di costituzione di una nuova Europa democratica.
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Ovviamente questo testo non pone fine a tutte le divergenze tra le nostre organizzazioni, ma crea le condizioni di una campagna
comune. Il risultato delle nostre discussioni è la convergenza di due tradizioni politiche su una questione, la questione
dell'Europa, di cui deriva un documento che permette alle due organizzazioni di combattere insieme.
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Alain Mathieu, François Ollivier
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dai testi delle tre correnti della LCR che hanno dato un contributo sull'argomento in Rouge (n° 1804 del 26 novembre 1998)
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(...) Durante l'ultimo comitato centrale, tre posizioni erano a confronto. La prima posizione (posizione A) ha ottenuto 37 voti
; la seconda (posizione B) ha raccolto 12 voti ; infine la terza (posizione C) ha raccolto 4 voti. Iniziamo il dibattito questa
settimana.
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Posizione A - Cambiare i termini del confronto
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I grandi scioperi del 1995 hanno aperto un nuovo periodo di resistenza sociale manifestatasi con la molteplicità di conflitti
in generale massicci, combattivi e portatori di esigenze sociali radicali (insegnanti della Seine-Saint- Denis, liceali, SEITA,
tranvieri, ferrovieri, cantieri navali, ecc..). Queste lotte si articolano con lo svolgimento di nuovi movimenti sociali come
quelli dei senza-visto o dei disoccupati, in un clima in cui una parte del "popolo di sinistra" comincia di voltare le spalle
alla politica del governo. Abbiamo già constatato che a questo nuovo movimento sociale mancava uno sbocco politico. Sempre più
critico nei confronti della sinistra plurale, non è però ancora pronto a darsi i mezzi per sostituirla. Questa parziale
sfasatura tra il politico e il sociale spiega perché, sul terreno elettorale, per il momento è impossibile di costruire il
prolungamento politico naturale di questa radicalizzazione. Eppure, con il risultato registrato da LO e in parte dalla LCR
durante queste regionali, abbiamo potuto vedere che questa sinistra sociale cominciava in parte di manifestarsi nelle elezioni
con un voto d'estrema-sinistra diventato "utile" e credibile (quasi il 5%).
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L'anno prossimo sarà di un inizio di chiarificazione tanto per la destra quanto per la sinistra. E' in tal contesto che si
allargherà lo spazio già accennato di una "sinistra di sinistra", alla sinistra del governo. Ora non rimangono più che due
forze politiche su scala nazionale capaci di fare da strumento d'espressione di questa corrente : la Lega e LO.
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I disaccordo con LO sono ben conosciuti, tanto sul modo di funzionamento delle nostre organizzazioni quanto sulla pratica
quotidiana. La fusione non è all'ordine del giorno. Invece, in quanto alla critica dell'Europa capitalistica, quella della
politica di Jospin e innanzitutto le rivendicazioni alternative portate dai movimenti sociali, c'è un accordi di fondo, come
dimostra il progetto di dichiarazione d'intenti. Le centinaia di migliaia di persone che si preparano a votare per questa lista
unitaria non si pongono la questione di sapere se i militanti di LO partecipano a "Ras-le-Front" o AC !
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Invece sanno che Arlette Laguiller sta nel campo di chi lotta contro l'estrema-destra e la disoccupazione.
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Invece la possibilità per la prima volta di un risultato significativo (più del 5%) e vicino a quello del PCF e dei Verdi
potrà sconvolgere i rapporti di forza all'interno della sinistra, aiutare a chiarificare i dibattiti nel suo seno, di dare
fiducia al movimento sociale. Sarà l'apertura di una tappa e di nuove responsabilità per la LCR nella sua volontà sempre
condivisa di aiutare a costruire in Francia un partito della sinistra anticapitalista, ecologista e femminista. L'altra strada,
quella di una lista LCR sola con l'1%, apparirebbe come settaria su larga scala e completamente irresponsabile. Sarebbe
un'opportunità storica sprecata e quindi un regresso per il nostro progetto comune.
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Georges Villetin
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Posizione B - rischio di deragliamento
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(...) Una minoranza del comitato centrale -che rappresenta un quarto dei votanti, il terzo della maggioranza sorta dall'ultima
congresso- rifiuta queste ipocrisie.
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Per una ragione di fondo : le basi politiche per un'effettiva campagna politica non sono riunite tra LO e la LCR.
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L'approccio seguito è consistito in un'elusione di questa realtà politica con aiuto dei mass-media (...). Se, invece di
predisporre una dichiarazione d'intenti virtuale, avessimo discusso gli assi di una effettiva battaglia politica, sarebbe
immediatamente apparsa.
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(...) Non c'è un accordo per lavorare ad una mobilitazione unitaria per un'altra legge delle 35 ore, senza flessibilità né
diminuzione del salario.
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(...) Non c'è un accordo per fare una guerra decisa al Fronte Nazionale, denunciare le evoluzioni pericolose di una destra in
corso di frantumazione, difendere la necessità di un fronte unico di tutta la sinistra di fronte a queste minacce.
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Divergenze in quanto al posizionamento : non l'estrema sinistra contro la sinistra, ma un'estrema sinistra che si adopera
all'emergenza di una "sinistra della sinistra" (...)
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O si prende francamente la misura di questi disaccordi per provare a superarli, il che richiede tempo, decisione, e esperienza
dell'azione comune. O li mascheriamo per candidarci insieme nelle elezioni. Questa seconda (brutta) maniera vuol dire rimandare
le contraddizioni a più tardi, e renderle esplosive.
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Immaginiamo : 1) Una lista LO-LCR nelle europee 2) Un successo elettorale di questa lista : dei voti, perfino degli eletti..
Politicamente, cosa sarà il dopo ?
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In un paesaggio così sconvolto, quali risposte daremo alle speranze così risvegliate. (...)
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(...) Ma niente ci mette oggi in situazione di discuterle seriamente, perché l'accordo politico reale con LO non esiste (...)
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Posizione C - Coalizione a accodamento ?
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(...) Sul fondo, non dovevamo né schierarsi nella sinistra durante il congresso del gennaio 1998, né oggi accodarci nei fatti
ad una corrente che si colloca "altrove". L'ipotesi di potere raggiungere la soglia del 5% non può da sola fondare una
politica.
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Quello che ci separa da LO non è un dettaglio tra delle organizzazioni che abbiano un fondo programmatico e politico comune. La
ricerca comune di un risultato elettorale non può cancellare la storia -anche recente- di traiettorie politiche divergenti, di
pratiche che non lo sono meno e di concezioni contrapposte degli obiettivi di un intervento politico. (...)
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Così la maggioranza riconosce il carattere "relativo o parzialmente accennato" di alcune questioni (mozione maggioritaria).
"Così, per esempio, per le questioni di costruzione di un'Europa politica democratica" (idem). Tale profilo al posto di ciò
che dobbiamo sviluppare in materia di costruzione europea (processo costituente, sussidiarietà democratica e non
"democratizzazione" delle istituzioni esistenti sottomesse all'intergovernabilità) non è privo di conseguenze.
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In quanto alle questioni sociale, la dichiarazione d'intenti comune perlomeno "relativizza" il nostro costante approccio teso a
disegnare i contorni di "un altra politica", globale e coerente, fatta di obiettivi concreti e percepiti come accessibili ed
augurabili da quelli a cui ci rivolgiamo, con lo scopo di mobilitarli per imporla, almeno parzialmente, alla sinistra di
governo. (...) Cosa dire infine della lotta contro l'estrema destra che Lutte Ouvrière ha disertata in pratica e con costanza
in un contesto in cui non si può escludere che delle elezioni regionali parziali -nelle quattro regioni gestite in comune dalla
destra e dal FN- si svolgano anche prima della scadenza delle elezioni europee.
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Avremmo dovuto mantenerci nell'ambito di una stratta coalizione elettorale (dichiarazione d'intenti con due voci distinte. (...)
Ci avremmo guadagnato in chiarezza dal punto di vista del nostro profilo politico e in efficacia, pur salvaguardando le
condizioni di mobilitazione della LCR per difendere una politica in cui possa ritrovarsi.
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Sei membri del CC e della CCC
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